Mi sembra di vedere un vago astio nei confronti degli sms, cosa che di
per se e' assurda: il problema semmai e' culturale. Si e' perso il dono
della sintesi e la cultura diminuisce invece che aumentare.
Vorrei citare una poesia di Ungaretti
"Si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie."
Sono 46 caratteri. Eppure descrisse in maniera esemplare il dramma della
prima guerra mondiale.
Un esempio davvero meraviglioso.
Ungaretti con quelle parole ci ha voluto trasmettere una sua intima
emozione di fronte al dramma del grande conflitto.
Ma credo anche che non gli importasse di essere frainteso, e non credo
nemmeno che pensasse che queste semplici parole sarebbero piaciute a
tutti.
L'SMS è diverso... nel comunicare da uno a uno non vogliamo solo
comunicare un'emozione, ma vogliamo essere sicuri che l'immagine che
diamo con un messaggio sia diversa da quello che in realtà noi siamo, o
forse, diverso da cio' che vorremmo essere e da come vorremmo apparire
all'altro/a.
Condivido molti dei pensieri espressi da te, Andrea, Anna, Umberto... ma
vorrei anche portare questo spunto per un altro "approccio" alla
discussione sugli sms. Non voglio assolutamente entrare in dettagli
troppo psicologici o psicanalatici, tirando in ballo famigerati traumi
infantili (ah... se non fossi caduto da quel seggiolone) o rapporti
problematici con in genitori. Mi limito semplicemente ad osservare le mie
esperienze ed il comportamento mio e dei miei amici.
Uno scrittore scrive per dare libertà e vita ad una sua emozione, e
spesso poco importa chi e quanti saranno i lettori.
Con un sms, soprattutto nel caso di una relazione, io invece voglio
essere sicuro dell'emozione e dei pensieri che un mio sms provoca
nell'altro. In alcuni casi vorro' che si senta amata, in altri vorro' che
mi reputi un tipo brillante e spiritoso, in altri profondo e riflessivo,
altre volte vorrei che lei "capisca che sto pensando a lei ma che non si
senti oppressa dalla mia presenza, senza farla sentirla abbandonata... "
e via cosi', sulla linea degli esempi di Elio e le Storie Tese in "Cara
ti amo". 
Ho quasi paura di lasciare che poche parole possano provocare nell'altro
una emozione su cui io non ho alcun controllo. La bellissima libertà che
ha ciascuno di noi di elaborare personalmente come meglio crede stimoli,
pensieri ed emozioni diventa un pericolo. E cosi' cerchero' goffamente di
"guidare" i pensieri dell'altro con frasi sempre piu' complesse ed
aggiungendo mille precisazioni.
Personalmente non credo quindi che sia solo un problema di cultura. C'e'
anche una profonda insicurezza di fondo in tanti di noi. Magari non in
tutti, ma almeno nel mio caso io so di doverci fare i conti ogni giorno.
Buona settimana, lista!
michele.
PS: recentemente in Feltrinelli è stato presentato un libro di Luciano di
Gregorio: "Psicopatologia del cullulare. Dipendenza e possesso del
telefonino" (edizioni Franco Angeli). Io non l'ho ancora letto, quindi
non posso certo consigliarvelo. Ma la casa editrice è molto seria, e
credo che magari potrebbe essere un titolo utile per chi volesse
approfondire l'argomento.