Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...

Dubito che ci siano aziende con titolari persone fallite o con una
condanna sulle spalle.
Nel mercato reale I controlli ci sono.
Per metter su un e-commerce di beni devi inviare una raccomandata al
comune di residenza e se entro 30 gg non ti arrivano comunicazioni puoi
aprire tranquillamente il tuo shop.
Se invece vendi servizi, non devi neanche usare il modello Com6 per la
comunicazione al comune... Non devi fare nulla

Un saluto a tutta la Lista e ad Elena.

Scusa Dap ma forse il disgusto ( condivisibile) ti confonde le valutazioni:
un conto è la morale e un conto sono le leggi ( che se non van bene si
possono pur sempre modificare).

Noto che spesso ( anche in lista) si tende a pensare che il mondo
immateriale di internet sia una "altra cosa" rispetto al mondo reale,
mentre ne è una conseguenza, perlomeno nel campo del commercio
professionale e della necessità di rispettare le legislazioni vigenti.

Che poi sia difficile il controllo, e facile volatilizzarsi per gli
irregolari, non vedo differenze tra una bottega "seria" e il fuggi fuggi
dei vù cumprà che stazionano sul marciapiede antistante, quando arriva uno
dei rari controlli...che sortiscono ancor più rari effetti. Eppur le leggi
ci sono.

Per "metter su" qualsiasi commercio devi prima mettere su una azienda.
L'azienda deve essere in possesso di certi requisiti.
Se poi dopo vuoi fare e-commerce puoi mandare raccomandate etc..

Probabile che l'e-shop riferito alla marchi si riferisca a sua volta ad
una azienda con tutte le carte formalmente in regola, dove le signore in
oggetto rivestano ruoli compatibili con la loro situazione processuale.
Un po' come una bottega che, dopo un fallimento, assume come commessa la
ex-titolare (ovvio che spesso c'è un inciucio, con un prestanome.

Quindi non esistono aziende con titolari persone fallite, ma aziende con
titolari "sani" che impiegano persone fallite.

wmarchi a perte, se poi in internet c'è qualcuno ( vù cumprà ) che non
rispetta le leggi e apre e-shop senza partita iva e licenza...dandone la
sola comunicazione al comune, salvo scappare... è pur sempre un reato...

il disgusto dovrebbe essere riservato ancor di più a coloro che, preposti
ai controlli ( e stipendiati per questo) , tollerano una evidente
flagranza di reato sotto il loro naso, pigliandosela vilmente e senza
sforzo con i casi più facili, di chi non può sfuggire e che ha qualcosa da
perdere.

Forse vado fuori tema, ma sottoporrei un quesito "collegato": eBay.

Quale è la disciplina fiscale per chi vende abitualmente su eBay?

Ci sono:

1) privati che vendono saltuariamente (le garage-sales da cui prende
spunto il fenomeno)

2) vere aziende che aprono una loro vetrina di articoli nuovi e usati che
suppongo rispettino le leggi, anche se mi chiedo se abbiano le necessarie
autorizzazioni e rilascino scontrino o equivalente per le vendite a
privati...e non la sola partita iva (quesito valido anche per altri
piccoli siti di e-commerce)

3) (e questo è il punto), privati che vendono abitualmente, soprattutto
ad altri privati ( una azienda o un professionista non acquista senza
documentazione), beni e servizi nuovi in quantità illimitata o usati ma
con una frequenza e proposte tali da essere dei commercianti o rigattieri
professionisti, in evidente evasione fiscale ed inosservanti delle leggi
in vigore, salvo i regolamenti del sito...

Per non parlare poi, per esempio, di coloro che vendono Cd vergini, in
evidente evasione della (iniqua) tassa a cui sono sottoposti

Trovo immorale anche questo, anche se non evidente e disgustoso come il
caso ( il= singolo) delle marchi.

Che ne pensate ?

saluti Pierfranco