Buongiorno a tutti.
Un piccolo commento ai post di Morello e Brojanigo.
Non sono uno sprovveduto e so benissimo come funziona e cosa ci vuole per
un e-commerce che guardi lontano.
Il mio ruolo (ma per la verità fa parte del mio dna) mi impone però la
dottrina del pragmatismo, senza molte filosofie.
Con il mio intervento ho voluto portare a conoscenza di chi legge la mia
personale esperienza, costruita con il
contatto giornaliero con decine (e non una o due) di iniziative di
piccolo / medio e-commerce un pò in tutta Italia.
A parità di prestazioni (contatti = potenziali clienti), costo consegna,
immediatezza dell'informazione,
comparazione simultanea, ecc..l' on-line è vincente sotto tutti i profili.
Non si discute.
Quindi concordo in linea di principio con quanto da voi asserito, ma i
miei commenti erano riferiti a
quello che era il post in origine. Perchè tante aziendine piccole-medio
piccole (e alcune grandi,
con bilanci spaventosamente in rosso, ed Amazon tra queste ultime, da
Giorgio citata)
sono in difficoltà nella loro attività on line? perchè tante hanno chiuso
i battenti o sono fallite?
La verità è che la legge del mercato impone regole precise, che devono
essere tutte rispettate. Fatto salvo
che le "regole" tecniche (sito, info e visibilità) siano a posto, il
prezzo è la quarta indiscutibile discriminante.
La quinta, da verificare a posteriori, sarà l'affidabilità sotto ogni
profilo (in cui rientra l'assistenza pre-post vendita
utilizzata con successo da Marco).
I volumi però non li fanno (ancora) i Brojanigo-Morello-Vurruso (in
carenza di tempo come molti di noi e quindi disposti
a spendere anche qualcosetta di più, eppoi diciamocelo, anche perchè ci
piace un sacco fare così),
o coloro che sono alla ricerca del prodotto introvabile o del libro
parimenti non facilmente recuperabile.
I numeri li fanno coloro che cercano un cellulare a 20 euro in meno o una
stampante Epson più economica o l'ultimo "capolavoro" di Wilbur Smith a 5
euro in offerta e vanno
su Pinco piuttosto che su Pallo. E comprano da Pinco o da Pallo, dipende
da chi conviene. Ryanair insegna.
Certissimo è che (come sottolina Brojanigo) i costi per una struttura on
line seria sono forti, certo è anche che
in certi settori il costo può essere maggiore o paragonabile alla
struttura che opera tradizionalmente,
ma i settori di cui parli sono numericamente pochi, e quindi non
significativi (attualmente) rispetto al volume del commercio tradizionale.
Esselunga consegna a casa facendo pagare 7 euro a consegna. La signora
Gina non compra ancora da Esselunga on line,
mentre io si (l'acqua, la birra ed il vino pesano un sacco e poi non ho
tempo). I volumi l'Esselunga
non li fa con me, ma con la signora Gina. Esselunga quindi, propone l'on
line come servizio aggiuntivo
(giustamente quindi con costo aggiuntivo) che io e pochi altri utilizzano
(un solo autista per tutto Torino).
Eprice (citato in questo post) invece ne fa il proprio business e quindi
costa meno dei vari Auchan, Trony, ecc.. ecc..
Se parliamo poi di costi in generale, conti alla mano, (certamente a
parità di volume d'affari e pari prodotto, salvo
pochissime eccezioni che non sono però significative in volume/denaro),
l'on line è molto meno costoso
del commercio tradizionale, ed è per questo che si guarda (e tutti noi
guardiamo, sennò non saremmo quì
a discuterne) al futuro con fiducia rinnovata ogni giorno.
Buon lavoro a tutti.
Stefano Vurruso
Direttore commerciale
Responsabile franchising ePOINT
Cell +39 347 8468788
s [dot] vurruso [at] mediarete [dot] it