e-commerce dove vai...
Inserito da Enrico Forte il 1 Luglio 2006 - 09:08ciao,sono enrico: come pensate si evolverano i negozi on-line e cosa serve per fare il salto così facendo non si rischia di confondere l'utente che ha "troppa" grazie. |
ciao,sono enrico: come pensate si evolverano i negozi on-line e cosa serve per fare il salto così facendo non si rischia di confondere l'utente che ha "troppa" grazie. |
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Marco MorelloCiao Enrico, buongiorno lista,
il problema dei siti di e-commerce non e' certo quello di avere la stessa
struttura tecnologica o la stessa interfaccia... Non credo che per te sia
un problema sapere che due auto diverse utilizzano lo stesso motore oppure
trovare il volante dell'automobile sempre allo stesso posto...
Il problema dei contenuti, poi, intesi in termini merceologici, lo si ha
anche nei supermercati, nei negozi di alimentari, nelle edicole... che
vendono tutti le stesse cose.
Il visitatore non e' disorientato, quindi, da questi elementi, come non lo
e' dal fatto di avere panettieri, edicole, farmacie, fruttivendoli,
minimarket e supermercati a volonta' lungo il tragitto da casa al lavoro.
Sul fatto che la personalizzazione grafica venga spesso trascurata, hai
pienamente ragione. Molto spesso infatti le piattaforme di e-comemrce
vengono implementata dai programmatori, che scelgono tra i templates
predefiniti quello che piu' si adatti a ospitare il logo del cliente,
creando eserciti di siti-clone, dove, con lo stesso aspetto grafico, trovi
in vendita componenti elettronici o gioielli. Qui sono completamente
d'accordo con te.
L'aspetto grafico, che ha il compito di introdurti in un
mondo speciale, unico, dove a colpo d'occhio, prima di aver letto
alcunche', devi aver capito, o meglio, SENTITO, che li' si risolve un tuo
problema o si soddisfa una tua necessita', ecco, l'aspetto grafico, se
lasciato in mano anche al piu' geniale dei programmatori, non riuscira' a
raggiungere il suo scopo.
E qui, come sempre, la COLPA (se vogliamo darla
a qualcuno) va equamente divisa tra operatori del settore e clienti. A un
estremo troviamo il famigerato factotum (e' il solito cugino del cliente)
che si sente in grado di realizzare i progetti dalla A alla Z e implementa
siti standard e un po' sgangherati. L'altro estremo e' invece
rappresentato dal cliente con il solito budget sufficiente a comprare al
massimo un servizio di hosting condiviso e che vuole invece che gli si
sviluppi amazon.com. Quando questo tipo di cliente incontra il factotum,
il disastro e' assicurato.
Se pero' il cliente incontra anche un piccolo gruppo di professionisti che
riesce a fargli capire le necessita' e le opportunita', se il cliente e'
QUELLO GIUSTO si riesce a spiegargli perche' gli serve un progetto fatto
bene e perche', invece, e' assolutamente inutile buttare via i soldi in un
progetto fatto male. A questo punto, una volta spiegato il valore di
quello che si vuole realizzare, sara' piu' facile far comprendere
l'importanza di tutti gli aspetti, dall'ideazione di un concept, alla
grafica, all'implementazione della piattaforma e, soprattutto, alla
gestione continuativa del progetto.
Il problema delle piattaforme di e-commerce messe in piedi TANTO PER
VENDERE L'E-COMMERCE AL CLIENTE e' quindi di altra natura rispetto alle
piattaforme o alle interfacce tutte uguali, e rispecchia il problema del
web e di internet piu' in generale in relazione a molte piccole e medie
realta'.
Ovvero quello di considerare gli strumenti a disposizione non dei gadget
aggiuntivi, il solito DI PIU' rispetto alla propria attivita' principale,
ma dei veri e propri strumenti di business con le loro regole e modalita',
che richiedono attenzione e cura, progettazione seria, implementazione
professionale, gestione continuativa.
Il commerciante che tutti i giorni apre il negozio, fa le pulizie, riceve
la merce in magazzino, la espone sul banco e sugli scaffali, sistema la
vetrina... se affianca alla sua attivita' commerciale tradizionale un
servizio di vendita online, dovra' ricordarsi di rimuovere le offerte
scadute dal proprio sito, mettere le foto dei prodotti che vende, scrivere
delle descrizioni non dico accattivanti ma perlomeno decenti e complete
dei prodotti in vendita, dovra' seguire e risolvere i problemi che i suoi
clienti online incontrano in fase di pagamento, dovra' avvisarli se il
prodotto non e' disponibile e verra' consegnato in ritardo, dovra' insomma
dedicare quel tempo e quella cura necessari perche' il suo negozio online,
in tutto e per tutto simile ad altre decine di negozi virtuali, diventi
per i suoi clienti un punto di riferimento, un posto sicuro, che ti aiuta
quando serve, che ti spiega se chiedi, che diventa, come il negozio
fisico, un posto dove torni volentieri perche' ti sei trovato meglio che
nell'altra panetteria dove la commessa e' sempre scorbutica e prende il
pane con la stessa mano con cui maneggia i soldi...
In conclusione, quindi, posto che la personalizzazione grafica (perlomeno
nella testata) deve essere intesa come l'insegna, la vetrina e
l'arredamento del negozio e che quindi e' necessario abbia una sua
personalita', il proliferare di siti di e-commerce secondo me non ha di
per se un effetto disorientante. Ai consumatori bastera' valutare
l'aspetto, i dati per il contatto, scrivere un'email al gestore del sito
per chiedere qualche informazione... Dalla tempestivita' e dal livello
delle risposte ci si potra' rendere conto se si ha a che fare con un sito
abbandonato o con un sito attivo, con gente seria o con commercianti
improvvisati.
Ah, ricordatevi che io predico bene ma razzolo male, quindi se sul mio
sito trovate offerte scadute, non mi sgridate.
Buone vacanze a chi va in vacanza,
Marco Morello
marco [at] supersalute [dot] com
http://www.supersalute.com
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Stefano Vurruso il 19 Luglio 2006 - 09:10Buongiorno a tutti.
Ho letto con molta attenzione i vari pareri/consigli/critiche varie e posso
solo confermare, per esperienze dirette (commercio tradizionale e commercio
on-line) quanto asserito in merito all'usabilità, assistenza al cliente, attualità
delle informazioni, necessaria visibilità, ecc...
Posso però aggiungere che la maggior parte dei fallimenti (piccoli e
grossi), intesi non solo come fallimento
sotto il profilo giuridico del termine, ma sotto il profilo imprenditoriale,
è derivata dalla mancata differenziazione
tra tradizione le e on-line sotto il profilo commerciale ed amministrativo
dell'impresa.
Se infatti, come giustamente fa rilevare Marco Morello nel suo post, il
commercio tradizionale ha nel negoziante un'arma vincente, nel
commercio on-line, fatti fermi i requisiti tecnici di cui sopra, il prezzo
la fa da padrone.
Nel commercio tradizionale l'affabilità del commerciante e dei servizi
proposti, supera di gran lunga il
fattore prezzo, nel commercio on-line la quotazione del prodotto è invece
una barriera pesante, quasi insormomntabile,
che anche solo per una percentuale ridicola (1 - 2 - 3%) fa alzare o
abbassare.
Ecco che si arriva al punto. Molti ottimi commercianti/imprese commerciali
che nel mercato tradizionale sono magari vincenti
su piccola o larga scala, falliscono nella propota on-line solo (qualora
la parte tecnica sia ok) per il fattore prezzo.
L'errore comune è infatti quello di equiparare il mercato on line con il
mercato tradizionale.
Perlopiù non si tiene conto della differenza (grande) di spese vive in meno
e si pretende di guadagnare
la medesima percentuale (ma in effetti, detratte le spese, molto di più),
mentre così non dovrebbe essere.
Non pago l'ìnsegna, non ho necessità di un negozio in centro (mi basta un
ufficio), non devo avere a disposizione
personale in gran numero, non ho spese di manutenzione, molte volte non ho
neanche la necessità di un magazzino con il costo che genera, insomma, mi basta
davvero poco.
Ma il colmo è che ho potuto rilevare non una diminuzione sensibile dei
prezzi finali
(assolutamente giustificata), ma addirittura un aumento, magari per le
spese di spedizione!!
Allora ditemi voi che vantaggio avrà mai il cliente nell'acquistare un libro
on line da 10 euro al quale deve aggiungere
magari 3 euro di spedizione, quando il libraio sotto casa lo vende a 10
euro (e lo pago quando ce l'ho in mano).
Ai nostri clienti, oltre a tutto quanto giustamente menzionato sotto il
profilo tecnico/comunicativo, cerchiamo di far passare
tale aspetto, chiedendo loro di "aprire un nuovo ramo aziendale", con i
suoi costi, i suoi ricavi ed i suoi guadagni,
più che come estensione del ramo attuale, come nuovo ramo a se stante
(anche solo sotto il profilo commerciale).
Magicamente coloro che ci stanno ad ascoltare vendono, eccome.
Altri languono nel limbo dell'e-commerce fortemente e-improduttivo.
E sono tutti coloro ai quali, se si chiede cos'è internet, rispondono : è
un fattore di spesa.
Buon lavoro.
Stefano Vurruso
Direttore commerciale
Responsabile franchising ePOINT
Cell +39 347 8468788
s [dot] vurruso [at] mediarete [dot] it
Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Marco MorelloBuongiorno Stefano, saluti a tutta la lista.
Intervengo di nuovo sull'argomento, che mi sta molto a cuore. Per i
prossimi post cerchero' di astenermi, ma adesso non resisto.
Rispondendo a me, dici:
... ma sai che io non sono certo che sia così? Se mi permetti, ti faccio
un esempio.
Io ho un sito che si occupa di contenuti legati al mondo della salute e
che vende prodotti correlati.
Io sono un grande appassionato del tema e sono un paziente del medico che
costituisce "la guida" per gli argomenti che trattiamo. Tutti gli oggetti
che vendo sono oggetti che uso nella mia vita quotidiana. Un esempio
pratico? Vendo il Freeze Framer, un aggeggio che, semplificando, si
collega al computer e serve a misurare e migliorare le proprie capacita'
di meditazione (utile per chi, pragmatico e scettico come me, ha bisogno
di qualche cosa di TANGIBILE per avvicinarsi a questi argomenti). Io
questo aggeggio lo uso. So che e' meglio utilizzarlo con un sensore
particolare che si applica all'orecchio piuttosto che con il sensore per
il dito e quindi includo il sensore nel pacchetto che invio ai miei
clienti (invece di costringerli ad acquistarlo a parte con ulteriori spese
di spedizione). So in che posizione e' meglio mettersi perche' la seduta
funzioni meglio, so quali sono i libri migliori per capire a fondo
l'argomento... Quando i visitatori del mio sito mi scrivono (o mi
telefonano) io so spiegare loro un sacco di cose: sono il commerciante,
io, appassionato e competente, che parla alla piccola nicchia dei suoi
appassionati potenziali clienti.
Sul mio sito l'oggetto in questione forse costa di piu' rispetto a chi lo
acquista direttamente dagli USA. Ma il problema non e' QUANTO COSTA,
piuttosto e' QUANTO MI FIDO DI TE CHE MI SPIEGHI COSI' BENE LE COSE, che
mi tieni aggiornato, che rispondi alle mie email, che se qualcosa in una
spedizione va storta mi aiuti a risolvere il problema ecc.
Dici ancora:
A questo punto io farei un distinguo. Dipende da CHE COSA si vende e A CHI
lo si vende. Se parliamo di vendere online i libri di Harry Potter, sono
d'accordo con te, online il libro di Harry Potter dovrebbe costarmi di
meno e non dovrei pagare le spese di spedizione per poter competere con le
librerie...
Tu probabilmente vivi in una grande citta' dove sotto casa hai davvero una
libreria (o un megastore) dove c'e' tutto quello che puoi desiderare.
L'Italia pero' - lo so che dico una banalita' - non e' solo Milano, Roma,
Bologna... L'Italia e' migliaia di paesi dove da poco e' arrivata l'ADSL,
dove ci si connette con una data card perche' non c'e' nemmeno l'ADSL,
dove se Internet e' arrivata in qualche modo, probabilmente non c'e' un
cinema se non nel paese piu' vicino e dove la libreria, l'unica del paese,
vende i best sellers di Grisham, i libri per bambini e poco piu', magari
e' una cartolibreria...
E se provi a girare un po' ti accorgi che non sono
soltanto i paesini sperduti a trovarsi in queste condizioni, ma anche
decine di citta' di piccole o medie dimensioni. Se cerchi un libro
specializzato (come quelli che vendiamo noi) sei disposto a pagare anche
le spese di spedizione maggiorate per il contrassegno, te lo assicuro,
perche' nella tua libreria non lo trovi.
E in ogni caso io ho ricevuto
ordini anche da Torino, dove non credo proprio ci sia penuria di librerie!
Se penso poi che uno dei libri che vendo io non l'ho trovato nemmeno in un
megastore Feltrinelli a Milano, puoi avere la misura di quanto i siti di
nicchia possano essere indispensabili.
Una fascia ristretta - ma non esigua - di persone ha gia' intrapreso
quello che sul nostro sito si chiama IL CIRCOLO VIRTUOSO DEL BENESSERE. Si
cerca di utilizzare tutti gli strumenti a propria disposizione per vivere
meglio la propria esistenza. Chi puo' permetterselo, evita di passare il
sabato pomeriggio tra supermercati e negozi e acquista online tutto quello
che puo', dedicando all'operazione pochi minuti della propria giornata,
libero di investire il tempo guadagnato (bene prezioso) in una sana corsa
al parco, in una sessione di meditazione, in un piacevole amplesso...
Lo so che a fronte di milioni di consumatori sedotti dal prezzo, io sono
interessante per una piccola nicchia di persone rassicurate dalla
competenza. Ma non e' detto che questa piccola nicchia non sia quanto mi
basta per poter fare bene il mio lavoro, soddisfacendo i miei
interlocutori e vivendo bene.
Anche in questo caso non c'è nulla di diverso rispetto alla vita off-line.
Ci sono negozi ultraspecializzati dove nessuno si preoccupa di quanto
costano le cose.
Rivolti ad appassionati e cultori di qualche materia,
diventano meta di pellegrinaggi e si permettono di avere i prezzi che
ritengono opportuni per i prodotti che tanti clienti smaniosi vanno a
cercare con entusiasmo, pronti a qualsiasi sacrificio pur di acquistare
quello che desiderano.
Anche questa volta ho scritto troppo.
Grazie a tutti per la pazienza,
Marco
marco [at] supersalute [dot] com
http://www.supersalute.com
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Andrea CappelloCiao Enrico.
Non è vero che tutti gli ecommerce si assomigliano, come non è vero che
tutti i negozi si assomigliano.
Personalmente credo che il concetto di "differenziazione" al quale tu ti
riferisci cercando di capire come un ecommerce possa differenziarsi da un
altro vada ricondotto al concetto di "personalità".
I negozi e gli ecommerce che si assomigliano di solito sono quelli senza
personalità.
Quelli in cui l'imprenditore pensa che il suo ruolo sia solo quello di
comprare e rivendere i prodotti.
IL VALORE
Per creare "valore" ad un negozio bisogna pensare che il suo ruolo oggi
non è più quello di vendere ma "soddisfare esigenze" del consumatore, che
non sono strettamente correlate al prodotto o al prezzo (basso?) dello
stesso.
I consumatori oggi vogliono essere seguiti in tutte le loro fasi
d'acquisto, vogliono sentirsi coccolati, vogliono sentirsi a loro agio,
non vogliono perdere tempo in procedure noiose e burocratiche o inutili,
vogliono sentirsi tutelati e assistiti, vogliono potersi fidare, vogliono
affidare al venditore il ruolo di orientarli alla vendita,ecc... Banale e
risaputo dite voi? Mah, per me non tanto.,,
Molti di questi fattori sono comunicabili con elementi portanti del sito
quali:
organizzazione = "questa azienda si che è efficiente!"
si che mi capiscono"
(Teniamo conto che molti di questi processi sono in realtà inconsci)
Ricordiamoci però che internet è soprattutto informazione.
Se devo trovare un valore che in internet deve avere il mio ecommerce è
proprio nell'informazione e nella sua reperibilità tramite l'interfaccia
di navigazione del sito e strumenti correlati.
QUINDI
Per rendere FUNZIONANTE E VINCENTE un sito di ecommerce devo preoccuparmi
di:
agli investimenti tecnologici)
nella creazione delle sue piattaforme
dell'ecommerce: la comunicazione (forum, chat, telefono, email, pagine
prodotto, commenti, blog...) che comprende non solo il corretto utilizzo
dei suoi strumenti, ma anche un'esperienza sul loro utilizzo.
INTANTO "CONVERTIAMO"
Marco Fontebasso offe un ottimo spunto per cominciare a migliorare
l'efficienza di un sito web: migliorare le conversioni.
Capire perché un utente non diventa cliente, analizzandone i
comportamenti, e cercando di estrapolare le criticità, normalmente
permette di intervenire nella rimodellazione dei fondamentali del sito
quali:
e anche sugli investimenti nella promozione.
MARKETING
Poi, come dice Roberto, abbandoniamo le questioni tecnologiche
(programmatori, seo, grafici) e ritorniamo sui fondamentali del business
che passano per il marketing e la comunicazione. E ricominciamo da li.
ESPERIENZE PASSATE
Ma allora qualcuno si domanda, ma questo non era gia stato fatto nel
recente passato con fallimenti a catena in Italia e all'estero? Mia
risposta: no. Le esperienza passate in Italia erano frutto di
dilettantismo d'alto livello dovuto alla scarsissima conoscenza della
materia , delle tecnologie, dei tempi di crescita.
Andrea Cappello
www.studiocappello.it
Search Engine Marketing
www.searchadvertising.it/marke tingblog /
Il mio blog
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Matteo Rapparini il 13 Luglio 2006 - 07:49Ciao enrico e a tutta la lista,
il tema che proponi è davvero interessante, e pone l'e-com su un piano
diverso rispetto al business off line.
Ti posso portare la nostra
esperienza: nel 2002 abbiamo aperto un primo sito e-com (in Italia) che
vendeva prodotti rivolti alla consulenza, poi dal 2003 inizio 2004 sono
apparsi i primi competitor tra cui uno allucinante che proponeva un
semplice abbonamento da 70 euro per accedere a centinaia di documenti
(mentre nei vendevamo i singoli documenti a tre volte tanto). Ovviamente
il competitor aveva realizzato il suo sito mediante un finanziamento di
Sviluppo Italia, a differenza nostra che invece abbiamo investito i
risparmi di anni di consulenze....Ma questo è un altro discorso!!
Per fartela breve: noi non abbiamo chiuso, anzi continuiamo a vendere con
i soliti ritmi e sai perchè?
1) ottimo posizionamento nei motori di ricerca
2) elevato traffico per parole chiave fondamentali per il settore in cui
operiamo
3) siamo diventati "esperti" di web marketing a forza di cercare nuove
strade per difenderci da siti come quello sopraindicato
4) stiamo proponendo spazi pubblicitari avendo un elevato numero di accessi
Comunque ritornado al tuo tema, posso dirti che ok il potenziale cliente
ha più opportunità di scelta ma se ne acquisti la fiducia e la stima
proprio nel momento in cui "gira" tra il tuo sito e quello dei
concorrenti....hai ottime possibilità di essere premiato dal suo acquisto
saluti alla lista
Matteo Rapparini
www.certificazione.info
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Marco MorelloIo non conosco il caso di cui parli (nel senso che il sito dell'urlatrice
televisiva non l'ho visto). Ma un sito di commercio elettronico non e'
niente di piu' che un negozio, e quindi se lei ha potuto aprire un sito di
commercio elettronico vuol dire che ha i requisiti per aprire un negozio.
Il problema quindi e' il nostro apparato legislativo e non l'e-commerce.
La faccenda dei controlli mi sembra di capire che sia poco chiara per
molte persone. Lo sai che io per vendere integratori vitaminici sul mio
sito (li vendero' a partire da settembre/ottobre) ho dovuto seguire lo
stesso corso ufficiale della camera di commercio che seguono tutti quelli
che vogliono aprire un negozio di frutta e verdura, un minimarket, una
macelleria, una panetteria ecc.?
Senza quel corso (e senza l'esame e la conseguente certificazione) e senza
l'assolvimento di tutti gli obblighi correlati (iscrizione alla camera di
commercio, dichiarazione al comune e cosi' via) non avrei potuto aprire
quell'attivita'.
Ho notato pero' che per aprire un'attivita' di vendita di prodotti NON
ALIMENTARI si richiedono requisiti minimi di livello molto basso, mentre
per vendere i prodotti alimentari ci sono regole piu' severe.
E' chiaro che la normativa ha una colossale falla: le regole piu' severe
sono legate alla gravita' dei DANNI che puo' provocare un commerciante in
malafede se vende prodotti alimentari non idonei (nel senso che, nei casi
estremi di frode, puo' anche ammazzarti). Pero' chi vende prodotti per la
bellezza, che interagiscono con la pelle, dovrebbe essere considerato A
RISCHIO tanto quanto chi vende prodotti per lo stomaco, perche' i danni
che possono essere povocati da prodotti non idonei rischiano di essere
anche in quel caso gravissimi.
Ma in questo caso l'e-commerce non c'entra. E' la legge italiana che e'
fatta cosi'.
Ciao,
Marco Morello
marco [at] supersalute [dot] com
http://www.supersalute.com
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Roberto FumarolaQuesto non è corretto, perchè un buon servizio di e-commerce ha costi
comparabili a quelli di un negozio fisico. Ci sono molte voci dove si
risparmia, come per esempio la necessità di avere magazzino, ma poi ci
sono altri costi aggiuntivi, come l'avere un sito funzionante e funzionale
ed il personale a contatto con il cliente formato nel modo giusto.
Se poi stiamo parlando degli shop quasi "home made" dove ci sono 1 o 2
persone a far tutto, senza magazzino perchè le spedizioni sono gestite dai
fornitori, etc... allora è un altro discorso. Ma questo non è un
e-commerce con un grosso volume di affari, ma stiamo parlando di una
realtà comparabile al negozzietto di quartiere.
Altra considerazione, per non avere intermediari vuol dire che un
produttore deve cominciare a vedere direttamente all'utente finale.
In questo caso deve:
clienti finali
prodotti (se ce ne sono) per non cannibalizzare il mercato e perdere
posizioni
Insomma, per fare e-commerce bisogna sempre valutare tante variabili e
soprattutto bisogna capire della realtà della quale si sta parlando,
quindi se si parla di piccolo shop o media/grossa realtà.
Saluti,
Roberto Fumarola
Consulente e-Business
http://www.b2commerce.it
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Luca LicataCiao a tutta la banda di internettaroli
Voglio prima portare una testimonianza
personale di shopping on-line, e vi invito a fare altrettanto (magari
abbiamo qualche elemento di analisi interessante sull'esperienza
d'acquisto di skilled users).
Poi fare due riflessioni a bassa voce.
Chiudere con una "profezia".
La testimonianza.
Ho bisogno di un palmare, decido di fare un giro in rete per cercare
quello che fa al caso mio.
Lo trovo. Cerco il miglior prezzo (tutto compreso, anche iva e
spedizione). Si tratta di e-price.
Giretto sui forum (cerco opinioni su e-price).
Tutte negative! Me ne frego, avevo già deciso!
Rischio. Sbagliatissimo. Una settimana dopo l'ordine nessuna notizia. Non
posso più aspettare, mi serve il palmare (anzi il navigatore embedded).
Vado in un pdv Euronics, trovo il c___o di palmare e lo acquisto a rate,
iniziando a pagarlo tra tot mesi. Intanto, ho già annullato l'ordine con
e-price. Avevo anche contattato un punto di stoccaggio di CHL per chiedere
info sui tempi di consegna CHL. Mi ha allargato telefonicamente le
braccia: siamo nelle mani di DHL. Faccio: ti capisco!
Le riflessioni.
1)Sulla qualità del sito dico che tanto più velocemente trovo un
informazione che mi interessa sul sito tanto più godo. non mi interessa il
profumo dei pop up. ergo. qualità = semplicità di navigazione, velocità.
2) Sull'ecommerce in generale. Se non mi offre n vantaggi in più rispetto
allo shopping tradizionale: tenetevelo. Per ora mi basta l'accesso alle
informazioni.
Profezia.
Le lascio a Vanna marchi, però mi piacerebbe sapere se hai saltato a piè
pari tutto il resto per arrivare alla profezia o no!
pepo.
Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Titti Zingone il 18 Luglio 2006 - 14:50Ciao lista, ciao Elena.
Trovo interessante tornare di tanto in tanto sul tema e-commerce, giusto
per capire a che punto stanno ancora le cose.
Ho seguito i vari interventi ed ho estrapolato alcune esperienze alle
quali posso contrapporre le mie.
Pepo scrive:
Su e-price acquisto spesso perchè il risparmio è notevole ed ho pure la
possibilità di ricevere la merce senza costi di spedizione, usufruendo
cioè dell'opzione "pick & pay", che consente di ritirare i plichi presso
un punto convenzionato della mia città (Brescia) e di pagare. La data per
il ritiro mi viene comunicata via email, ed in genere è entro 3-4 giorni
lavorativi. Per seguire l'iter dell'ordine (una volta inoltrato) basta
logarsi al sito.
Solo in un caso ho riscontrato un problema "di comunicazione" su e-price.
Ordinai un monitor e nel contempo avviai la pratica di finanziamento che
Consel (la finanziaria alla quale si appoggia il sito) mi accettò entro 14
ore. Nel frattempo il mio ordine era considerato in stand by. La pratica
però venne perfezionata e conclusa solo quando Consel ricevette con posta
prioritaria la documentazione cartacea richiesta e da me sottoscritta (2
giorni dopo). Intanto il prezzo del monitor sul sito era già lievitato di
circa 50 euro. Vennero così meno i presupposti per l'acquisto. Dovetti
quindi disdire l'ordine e bloccare il finanziamento. Infatti, il prezzo
viene bloccato solo quando l'ordine viene effettivamente concluso, quando
si utilizzano forme di pagamento immediate (con carte) o contrassegno
(corriere)/alla consegna (pick & pay).
Vincent Picariello scrive:
Hai ragione, molti siti ti svelano solo alla fine quelli che saranno i
costi effettivi del corriere (calcolabili, dicono, in base al peso o alle
dimensioni del pacco), ma per fortuna solitamente vengono visualizzati
appena prima di premere "Invia ordine", il che consente in tempo utile (e
con un pò di delusione) di fare ancora due conti per capire se ne vale la
pena. In questa fase di ripensamento mi ci sono trovata spesso (quando ho
esplorato siti poco noti) ed ho preferito non procedere con l'inoltro
dell'ordine perchè l'iniziale appetibile convenienza della merce veniva
praticamente azzerata da spese di spedizione "stranamente" elevate.
In Italia (patria dello Stile) si potrebbe davvero fare di più.
All'estero ci sono siti mono-marca o mono-griffe che fanno anche vendita
diretta (es. Fred Perry, Tommy Hilfiger),
mentre da noi abbondano stilisti, marchi e designer che ancora non osano
fare il gran passo verso il commercio elettronico.
I siti che propongono articoli fashion sono pochi (diciamo sempre gli
stessi), praticano ormai prezzi troppo alti anche quando trattasi di capi
di fine collezione o di stagioni precedenti (come gli outlet), e di fatto
non risultano più convenienti di quelli di uno shopping tradizionale.
Ultimamente (per pigrizia) su un sito con sede nella Repubblica di San
Marino ho acquistato una polo firmata che costava quanto in un noto
negozio di Brescia (vista appena una settimana prima). Le spese di
spedizione (corriere 48 ore) erano però gratuite e così ne ho
approfittato per testare il sito e capire se ritornarci ancora in futuro.
Tutto ok, o quasi, perchè l'etichetta cucita internamente al capo, che
avrebbe dovuto riportare la composizione del tessuto e le istruzioni di
lavaggio, risultava tranciata da un colpo di forbice!
Per concludere.
In via generale diffido di quei siti che non prevedono il pagamento alla
consegna, che pretendono bonifici o pagamenti anticipati e che solitamente
offrono prezzi troppo bassi per non destare sospetti.
Saluti
Titti Zingone
www.marketingpark.it
http://marketingpark.blogspot. co m
Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Pierfranco il 20 Luglio 2006 - 08:17Un saluto a Tutti ed a Titti..;-o))
E questo è il fatto grave !
Per curiosità, hai protestato o ti sei tenuta l'oggetto ?
Immagino che anche l'origine del prodotto ( il made in...) sia scomparsa
con il resto.
Una volta era pratica comune rimuovere l'etichettatura su capi di seconda
scelta, fallati ( può essere sufficiente una sfumatura di colore diversa
dal previsto, anche se quasi inavvertibile), o molto vecchi destinati
alla distruzione o alla vendita su bancarelle.
A questo occorre aggiungere pure il fenomeno del "tarocco", anche se non
mi sembra questo il caso.
Dato che, oggi come oggi, il "valore" di un prodotto di marca è dato dalla
certezza che sia originale e che risponda alle caratteristiche previste,
la mancanza delle suddette lo riduce ad un pezzo di stoffa qualsiasi.
E' ipotizzabile che chi spedisce materiale così "neutralizzato" confidi
nella disattenzione dell'acquirente, o nella "pigrizia" nel reclamare o
nel restituirlo, cosa che farebbe invece nel negozio sotto casa.
In modo particolare se , come in questo caso, è stato pagato per "buono" e
per intero: in caso di forti sconti è invece accettabile l'esistenza di
qualche escamotage ( meglio sarebbe se dichiarato) .
Saluti Compìti ( con...etichetta !)
Pierfranco
Re: Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Titti Zingone il 26 Luglio 2006 - 08:35Buongiorno lista, ciao Elena.
Pierfranco mi chiede:
In genere, prima di fare shopping "importante", cioè di valore su siti a
me ancora poco noti, preferisco testarli (qualità della merce, del
servizio etc.) con piccoli acquisti.
In quel caso specifico si è trattato del mio primo ed ultimo ordine!
Peccato per loro, buon per me che ho potuto valutare subito con chi avevo
a che fare.
Comunque la mia email di commenti gliel'ho inviata, la polo no, perchè le
spese sarebbero state a mio carico e la restituzione del dovuto (in tempi
accettabili) probabilmente un miraggio.
Inoltre, nel suo post, Pierfranco aggiunge:
mi sembra questo il caso. Dato che, oggi come oggi, il "valore" di un
prodotto di marca è dato dalla
certezza che sia originale e che risponda alle caratteristiche previste,
la mancanza delle suddette lo riduce ad un pezzo di stoffa qualsiasi.".
Vorrei fare un'ulteriore considerazione. Mi è capitato di acquistare capi
di abbigliamento anche su siti leader, ma talvolta ho avuto la sensazione
di aver ricevuto merce usata, vestiario cioè firmato (con etichette
interne o ologrammi al loro posto ma privati dei cartoncini originali,
quelli attaccati col nylon per intenderci), in buone condizioni
(indossato poco, ma indossato) e mandato in tintoria per dargli un
aspetto presentabile.
Volendo pensar bene, quell'effetto "vissuto"
potrebbe esser dovuto solo ad un cattivo stoccaggio in magazzino, però
tutto ciò lascia comunque dei dubbi, fa riflettere sulla provenienza
reale di quello che compriamo online e fa buona pubblicità solo ai negozi
su strada.
Saluti
Titti Zingone
www.marketingpark.it
http://marketingpark.blogspot. co m
Re: Re: Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Pierfranco il 27 Luglio 2006 - 08:09Grazie Titti: tutto come previsto, le mie erano domande retoriche.
E ti sei comportata bene ( intendo come consumatrice poi non sta a me
esprimere alcunchè...non è un caso personale) ma non benissimo.
Siamo noi consumatori-vittime che determiniamo, alla lunga, la liceità di
certi comportamenti.
Cos'è una maglietta ? Quasi nulla. Ma 1000 o 10.000 magliette ?
Personalmente ( non consiglio niente a nessuno, non ne ho l'autorità
morale e personale) essendo dotato di spirito polemico e senso della
giustizia sin dalla prima infanzia, non mollo.
Cerco di evitare queste situazioni il più possibile ma se capita non
protesto: chiedo la soluzione del problema completamente a spese loro,
pena denuncia alla polizia postale o meno, lettere ai giornali e
quant'altro mi possa venire in mente.
Per il principio, non per l'importo: mi sono occorsi casi dove l'importo
era notevole, ma il principio dubbio e mi sono assorbito il danno, in
tutto o in parte.
Per coerenza, anche nel lavoro, nel gestire eventuali controversie di
nostri rivenditori vado a fondo, anche per un pezzetto da pochi euro. E se
c'è il raginevole dubbio che l'utilizzatore abbia un fondo di ragione, o
comnque vi siano zone d'ombra, intervengo "pro bono pacis".
Di contro, certe associazioni di consumatori mi sembra perseguano più
aspetti di tipo economico che di giustizia e/o principio, e questo
svilisce l'operato poi di tutta la categoria.
Saluti "categorici" a tutti.
Pierfranco
Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Giorgia il 28 Luglio 2006 - 10:28Quanto mi piace questa "discussione" costruttiva sull'e-commerce...
Ho letto, tutti i messaggi postati da voi, sia in qualità di esperti che
) che
in qualità di utenti e-commerce e mi sono soffermata su alcuni post (che
non riporto perchè sennò il messaggio diventa lunghissimo
parlavano delle fantomatiche "Spese di Spedizione"...
Che tasto dolente ragazzi miei...
Le "amate" spese di spedizione aimè sono qualcosa che a noi operatori
e-commerciani pesano come una spada di Damocle sulla cabeza...
Purtroppo, nonostante passiamo in rassegna ogni x mesi le "super offerte
tariffarie" dei vari Corrieri Espresso nazionali ed Internazionali (TNT,
DHL, UPS, SDA, Fedex....) non esiste niente di super conveniente per noi e
di conseguenza per i nostri clienti.
Purtroppo i vincoli imposti, almeno nel nostro caso, quindi nella vendita
e conseguente spedizione delle Cravatte, sono allucinanti...
Il costo della spedizione va a volume e peso...hai il volume giusto? bene,
controlliamo il peso...è tutto in regola? ok questa è la tua tariffa per
spedire in Italia, Europa, Resto del mondo...
Il volume è ok ed il peso no (e viceversa) allora questa è la tariffa
(ovviamente molto più alta..
Proprio 2 settimane fa, abbiamo rivisto le spese di spedizione del nostro
sito, che confrontate con i vari Yoox (per citare il più grande) o con gli
e-commerce che vendono Cravatte, sono in assoluto le più basse sia per
spedire in Italia che all'estero, ma per rivederle e tentare di abbassarle
ancora di più, abbiamo dovuto giocare ai piccoli costruttori di scatole
per spedire la merce.
"No dobbiamo farla lunga così, ed alta così e profonda colà e lo spessore
non deve essere così...ecc...ecc...ecc...."...un dramma...per scoprire
alla fine che con determinate misure, riusciamo ad abbassare ancora di più
le spese di spedizione, ma che, se l'omino che mi fornisce le scatole,
sbaglia anche solo di 1 mm dico 1 mm...la frittata è fatta...perchè mi si
alzano le spese di spedizione...e quindi siamo costretti a farle pagare
più alte anche ai clienti.
Ora cosa dobbiamo fare??
E' colpa nostra se viviamo in Italia e spedire dall'Italia all'estero
costa di più che spedire dall'estero all'Italia??
Potessimo dare le spese di spedizione gratuite come fanno molti siti (mi
limito a parlare dei siti che vendono lo stesso prodotto nostro)...lo
faremmo...
Ma vi siete mai chiesti come riescono a darle gratuite vendendo lo stesso
prodotto nostro??
O la cravatta non è esattamente Made in Italy...o il prezzo della cravatta
è già maggiorato con le spese di spedizione...ma mica lo sa il cliente...o
a questo punto c'è qualcosa di strano...
Vincent Picariello dice:
Se vuoi scrivimi privatamente, non so se il nostro articolo ti può
interessare, ma ti assicuro che non ti deluderemmo...poi saresti
raccomandato
Ok mi sono dilungata troppo...
Buona giornata
Giorgia
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Enrico Forte il 18 Luglio 2006 - 07:30ciao a tutta la lista
perfetto sono d'accordo con tutti messaggi postati nella lista...
colgo l'occasione per buttare sul fuoco un altra considerazione.
noi come società operiamo da circa 6 anni nel settore del turismo
tradizionale e ora stiamo implementando un progetto rivolto al web...
un altro errore di cui mi sono accorto ultimamente e l'assenza del multi
lingua nei siti e-commerce, e quando parlo di multi lingua mi riferisco
almeno alle lingue inglese, fancese, tedesco e spagnolo...
mi sono anche accorto che le pagine in lingue diverse non sempre sono
ottimizzate con title tag, meta tag e key word di pertinenza con la lingua
straniera in questione...
potrebbe essere anche questo un elemeno su cui migliorare?
sapete darmi dei riferimenti su "best practise" relative al mio settore?
ciao
enrico
http://www.mandala-tour.com
Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Giorgio Brojanigo il 20 Luglio 2006 - 10:26E' un elemento certamente fondamentale ma ti assicuro non l'unico che
influenza la decisione di acquisto....
Contesto su tutta la linea questa impostazione. L'e-commerce è un'attività
a VOLUME, tutt'altro che economica o caratterizzata da costi di struttura
inferiori a quelli di un'attività tradizionale. Il vantaggio in termini di
costi si ha dal punto di vista non dei costi assoluti ma dei costi
marginali e dell'elevata scalabilità
Per gestire un e-commerce di qualità servono mediamente + investimenti e
ci sono MOLTI più costi di quelli che servono per gestire un medio negozio
di qualità.
Ti faccio l'esempio del mio settore...hai idea dei costi necessari per
gestire il solo database prodotti con tutte i relativi collegamenti, gli
aggiornamenti prezzi quotidiani, la vita media di prodotto di 1-2 mesi etc
etc?
E sono costi che hai a prescindere da quanti ordini fai......certo sono
costi che ammortizzi poi rapidamente e senza soluzione di continuità al
crescere dei volumi ma ti assicuro che i volumi che devi raggiungere sono
assolutamente importanti, molto superiori a quelli necessari ad un negozio
tradizionale per stare in piedi
Il vantaggio è che la struttura che ti serve per gestire 1000 ordini al
mese te ne gestisce 3000 o 10.000 con un aumento di costi relativo e senza
cambi di struttura rivoluzionari. Il negozio fisico ha dei limiti appunto
"fisici" nella sua dimensione, nel numero dei commessi, nel numero delle
casse che una volta saturati impongono di aprire un nuovo negozio, con
tutti i costi e le inefficienze che si possono facilmente immaginare....
Capita che i corrieri si facciano pagare e che con l'aumento dei prezzi
Mi pare che tu
dei carburanti pretendano anche di aumentare le tariffe
non dia adeguato valore al TUO tempo
Io compro online non perchè
risparmio sul prezzo o non in modo prevalente per questo, ma perchè
risparmio il mio TEMPO, che è risorsa scarsa, che vale tanto, sia in
termini monetari che in termini personali, e che preferisco sinceramente
investire in attività assai diverse dall'infilarmi in un centro
commerciale
lo chiederei a questo indirizzo mail jeff_bezos [at] amazon [dot] com
Scherzi a parte provo ad avanzare qualche ipotesi sui possibili
vantaggi....
volontà + di qualche migliaio di titoli non riesce ad avere in pronta
consegna....se vuoi qualcosa di diverso da quelli che ha in negozio ti
tocca prenotare, aspettare e ritornare....
quelli che ha letto non è che proprio può mettersi a raccontarti tutte le
sue impresssioni, i visitatori e clienti di amazon invece i libri li hanno
letti e hanno voglia di parlarne
le scatole di farti da camerier serventi e ti dicono di arrangiarti
montagna o per il mare dove speri di stare fino alla domenica sera o anche
fino al lunedì mattina, di andare a trovare il pur simpatico libraio sotto
casa non te ne può fregare di meno
al libraio sotto casa, ma questo strabuzza gli occhi e comincia a
diventare cianotico
abita in un'altra città o paese o che non vedi spesso...magari diventa una
scusa per rivederla, sai per ringraziarti etc etc
Ciao a presto
Giorgio
www.bow.it
Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Stefano Vurruso il 26 Luglio 2006 - 15:10Buongiorno a tutti.
Un piccolo commento ai post di Morello e Brojanigo.
Non sono uno sprovveduto e so benissimo come funziona e cosa ci vuole per
un e-commerce che guardi lontano.
Il mio ruolo (ma per la verità fa parte del mio dna) mi impone però la
dottrina del pragmatismo, senza molte filosofie.
Con il mio intervento ho voluto portare a conoscenza di chi legge la mia
personale esperienza, costruita con il
contatto giornaliero con decine (e non una o due) di iniziative di
piccolo / medio e-commerce un pò in tutta Italia.
A parità di prestazioni (contatti = potenziali clienti), costo consegna,
immediatezza dell'informazione,
comparazione simultanea, ecc..l' on-line è vincente sotto tutti i profili.
Non si discute.
Quindi concordo in linea di principio con quanto da voi asserito, ma i
miei commenti erano riferiti a
quello che era il post in origine. Perchè tante aziendine piccole-medio
piccole (e alcune grandi,
con bilanci spaventosamente in rosso, ed Amazon tra queste ultime, da
Giorgio citata)
sono in difficoltà nella loro attività on line? perchè tante hanno chiuso
i battenti o sono fallite?
La verità è che la legge del mercato impone regole precise, che devono
essere tutte rispettate. Fatto salvo
che le "regole" tecniche (sito, info e visibilità) siano a posto, il
prezzo è la quarta indiscutibile discriminante.
La quinta, da verificare a posteriori, sarà l'affidabilità sotto ogni
profilo (in cui rientra l'assistenza pre-post vendita
utilizzata con successo da Marco).
I volumi però non li fanno (ancora) i Brojanigo-Morello-Vurruso (in
carenza di tempo come molti di noi e quindi disposti
a spendere anche qualcosetta di più, eppoi diciamocelo, anche perchè ci
piace un sacco fare così),
o coloro che sono alla ricerca del prodotto introvabile o del libro
parimenti non facilmente recuperabile.
I numeri li fanno coloro che cercano un cellulare a 20 euro in meno o una
stampante Epson più economica o l'ultimo "capolavoro" di Wilbur Smith a 5
euro in offerta e vanno
su Pinco piuttosto che su Pallo. E comprano da Pinco o da Pallo, dipende
da chi conviene. Ryanair insegna.
Certissimo è che (come sottolina Brojanigo) i costi per una struttura on
line seria sono forti, certo è anche che
in certi settori il costo può essere maggiore o paragonabile alla
struttura che opera tradizionalmente,
ma i settori di cui parli sono numericamente pochi, e quindi non
significativi (attualmente) rispetto al volume del commercio tradizionale.
Esselunga consegna a casa facendo pagare 7 euro a consegna. La signora
Gina non compra ancora da Esselunga on line,
mentre io si (l'acqua, la birra ed il vino pesano un sacco e poi non ho
tempo). I volumi l'Esselunga
non li fa con me, ma con la signora Gina. Esselunga quindi, propone l'on
line come servizio aggiuntivo
(giustamente quindi con costo aggiuntivo) che io e pochi altri utilizzano
(un solo autista per tutto Torino).
Eprice (citato in questo post) invece ne fa il proprio business e quindi
costa meno dei vari Auchan, Trony, ecc.. ecc..
Se parliamo poi di costi in generale, conti alla mano, (certamente a
parità di volume d'affari e pari prodotto, salvo
pochissime eccezioni che non sono però significative in volume/denaro),
l'on line è molto meno costoso
del commercio tradizionale, ed è per questo che si guarda (e tutti noi
guardiamo, sennò non saremmo quì
a discuterne) al futuro con fiducia rinnovata ogni giorno.
Buon lavoro a tutti.
Stefano Vurruso
Direttore commerciale
Responsabile franchising ePOINT
Cell +39 347 8468788
s [dot] vurruso [at] mediarete [dot] it
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Giorgio Brojanigo il 16 Luglio 2006 - 12:23Ciao
la cosa più interessante è proprio che per molto tempo e, purtroppo, di
tanto in tanto ancora oggi i mezzi di informazione off line abbiano
parlato di ecommerce ( e di internet in generale ) quasi sempre solo per
cose tipo quelle da te citate...come altrettanto interessante è che
evidentemente la comunicazione o meglio la disinformazione ha funzionato
se questa è la tua reazione
Per vendere online da parte di un'azienda italiana che vende in Italia ci
sono esattamente gli stessi controlli che ci sono per vendere con
qualsiasi altro mezzo...
i.e. non conosco il caso specificio delle 2 "signore" ma se vendono online

possono vendere anche in un negozio, su catalogo o come gli pare
Concordo sul fatto che non sia bello, ma il commercio elettronico c'entra
niente
Ciao
Giorgio Brojanigo
www.bow.it
Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Web Adviser il 20 Luglio 2006 - 08:53Caro Giorgio Brojanigo
La mia era una forzatura...scriviamo su Mlist e non su Donna Moderna...do
per scontato che la grafica e i contenuti devono essere perfetti.
Sottolineavo il fatto che il prezzo è determinante, e non è possibile che
aziende produttrici vendano on line allo stesso prezzo con il quale
vendono i loro rivenditori nei negozi....
Saluti
Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Pierfranco il 26 Luglio 2006 - 09:21Scusa Web Adviser, ma non dovrebbe essere possibile il contrario, semmai
!!!
e' stupefacente che tu non consideri, se non l'etica, almeno la logica
della convenienza di una impresa produttrice.
Specialmente se sei consapevole che qui...non siamo su Donna Moderna.
Anche se si sente abbastanza bisogno anche della prima, qui nel mondo
reale.
I "loro rivenditori" (nei negozi o nel web) sono i partner principali (
nonchè primi clienti...) dei produttori, i quali ne rispettano le
prerogative di filiera ( quelle giuste, non corporative...), almeno quelli
SERI.
E se li coccolano, quelli ancor più seri.
E che non sono al mondo per filantropia, ma per svolgere un ruolo.
Le aziende produttrici non dovrebbero mai vendere direttamente ( anche
negli spacci aziendali, o negli outlet. Deformità di mercato, se emissione
diretta, a mio avviso. Fan bene quei rivenditori che tolgono dalla gamma i
prodotti reperibili in outlet diretti: gioca da solo, caro produttore, se
vuoi giocare "sporco". E se sei abbastanza forte oggi. Ma domani ? ) bensì
promuovere il prodotto a favore dei rivenditori, magari con una scala di
valori e di segnalazioni favorevole ai più motivati e fidelizzati (
1advocates/2clients/3users) nonchè efficienti.
E, nell'interesse dei consumatori ( finalizzato al proprio...) rendere la
filiera più efficiente, meno costosa, senza lungaggini e loop, quindi
utile e per questo avere di conseguenza prezzi competitivi.
E' perlomeno ingenuo ( oggi sono generoso..) pensare che un produttore
vendendo direttamente all'utente possa farlo ai prezzi di cessione al
rivenditore, prescindendo dai maggiori costi e servizi che dovrebbe
erogare.
Per accorciare la filiera da Produttore/rivenditore/consumatore a
produttore/consumatore, tanto vale portarla a cons-produttore, così si
risparmia ancor di più..
Purtroppo nelle piccole imprese italiane, tra programmatori di programmi
gestionali ( notoriamente commercianti nati..) che hanno diffuso programmi
contenenti sezioni di creazioni di listini da costo ( 3 colonne +5+10+15%
: senza analisi di mercato...) , pubblicitari che si sostituiscono al
cliente nel determinare le politiche di prezzo, e strumenti di
produttività individuale alla portata di tutti ( un kalashnikov dato a un
ascimmia, in certi casi..) "passano" certi concetti semplicistici. E poi
ci ritroviamo con una serie di problemi da discutere, in lista e non.
E gente che pensa che il web sia solo un posto dove comprare
super-scontato, scaricare cose gratis e poco più.
E il resto zero, basta che il prodotto "X" costi la metà. ( servizi,
notizie aggiornate sui prodotti, consulenza, info etc.)
Che i produttori producano
Che i programmatori programmino
Che i markettari markettino
Che i pubblicitari pubblicizzino
Che i venditori vendano
Che i rivenditori rivendano ( anche quelli web)
Che i consumatori acquistino ( con soddisfazione e senza inganni)
Che il customer-care carezzi
..
..
..
Che i calciatori giochino
Che le veline velinino
E che tutti vivano, felici e contenti, facendo bene il loro lavoro ed
eseguendo ben i loro compiti, anzichè far male quelli degli altri.
Buon lavoro a tutti ( da un "produttore", ovviamente ...>:-) )
Pierfranco
Re: Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Gianni LombardiIl problema non e' tanto quello di ipotetici e
fantomatici "controlli" (che sono impossibili da
effettuare in maniera preventiva) quanto
l'efficace intervento in caso di contenzioso con
il cliente.
E' qui che in Italia cascano il giudice (zoppo)
il poliziotto (distratto) e le associazioni dei
consumatori (pressoche' impotenti). In caso di
contenzioso fra consumatore o cliente e
venditore, ci si deve generalmente affidare alla
correttezza e alla buona preparazione del
negoziante, perche' altrimenti qualsiasi pratica
diventa onerosa e farraginosa (ad esempio, se un
negoziante non onora la clausola "soddisfatti o
rimborsati" e' necessario fare una causa civile -
ovvero utilizzare un cannone con le polveri
bagnate per dirimere un problema che i negozianti
onesti e intelligenti risolvono dando ragione
al cliente piu' in fretta possibile).
Il caso Vanna Marchi e' scoppiato perche', per
motivi di spettacolo, fu preso in carico da
"Striscia la notizia". Ma per i quotidiani abusi
di molti operatori economici (banche, fornitori
di servizi, telecom, negozianti variamente
onesti) spesso non c'e' nulla da fare, a meno di
non volersi imbarcare in una crociata dagli esiti
incerti.
Abbiamo una legislazione e infrastrutture per la
difesa del consumatore di tipo pre-moderno, con
un impianto legislativo e culturale che mette
sullo stesso piano la grande banca e il suo
cliente piu' piccolo, orientata al formalismo
preventivo invece che alla rapida risoluzione dei
problemi quando questi si presentano.
La stessa a cui e' sottoposto nella sua attivita'
normale: se sono un privato che vende un mobile
usato, non pago nulla. Se sono un titolare di
partita iva che vende un mobile usato del mio
ufficio, emetto regolare fattura (o dovrei
emetterla) intestata al privato o alla ditta che
ha comprato il mio mobile.
Poi sicuramente esisteranno situazioni
"borderline" (il privato che comincia a vendere
in modo sistematico i soprammobili che realizza
con le conchiglie) che secondo me dovrebbero
essere tollerate senza porre troppi vincoli.
Gianni
--
->--> Gianni Lombardi
COPY PER POCHI
Scrittore pubblicitario, Consulente Strategico -
Copywriter, Strategic Planner
Autore di "Come si fa a comunicare con la posta elettronica"
il manuale per usare l'e-mail alla seconda edizione
http://www.tecnichenuove.com/
Cell. 348-2288110 - FAX 02700557862
Re: Re: Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Pierfranco il 28 Luglio 2006 - 12:00Mi riferivo, in quanto controlli, proprio a questi : il giudice
fannullone, il poliziotto pigro, il vigile orbo e così via ogni autorità
per quel che gli compete.
Zoppi e distratti sono la minoranza.
Cosicchè le indagini scattano perchè ci arriva striscia la notizia, mentre
a nessun "tutore" vien da "tutelare" , mentre si guarda in tv ogni sera la
wanna che "ciula" i poveretti , e questo per anni.
devo smetterla di fare domande retoriche, è un brutto vizio..;-|
Forse la "sciura" che produce qualche soprammobile deve essere tollerata
( o al peggio fiscalizzata con un piccolo forfait, come all'estero).
Ma il rigattiere-restauratore con decine di pezzi in vendita e centinaia
di commenti pluriennali?
Oppure, per fare un esempio più calzante, le centinaia di venditori di
accessori informatici e consumabili e CD senza tassa: non c'è "tutore"
che se li fili...magari gli stessi che, andando in visita ad aziende
normali, fan perdere tempo e comminano ammende ( relativamente piccole, e
che quindi si pagano per amor di pace..) su interpretazioni, queste sì,
"borderline"...
Saluti confinanti
Pierfranco
Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Daniela Apollonio il 17 Luglio 2006 - 20:48La mia reazione di disgusto dipende dal fatto che a deroga di quanto tu
affermi:
Dubito che ci siano aziende con titolari persone fallite o con una
condanna sulle spalle.
Nel mercato reale I controlli ci sono.
Per metter su un e-commerce di beni devi inviare una raccomandata al
comune di residenza e se entro 30 gg non ti arrivano comunicazioni puoi
aprire tranquillamente il tuo shop.
Se invece vendi servizi, non devi neanche usare il modello Com6 per la
comunicazione al comune... Non devi fare nulla
Ora mi chiedo, se a me comune di canicatti' mi arriva una richiesta da
parte di una signora che ha una condanna, come faccio a "non far nulla"???
E poi, dopo la pubblicita' delle tv come mai nessuno fa nulla per evitare
questo scandalo?
Dicono che l'ecommerce in Italia non decolla come nel resto del mondo.
Siamo circondati da approssimativi e da pochi di buono.
Scusate I toni ma proprio sono disgustata.
Dap
Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Giorgio Brojanigo il 18 Luglio 2006 - 17:14Quali ? Guarda che per aprire un'azienda REGOLARE di ecommerce devi fare
ESATTAMENTE le stesse cose che devi fare per aprire QUALSIASI
azienda...costituzione società dal notaio, iscrizione in CCIAA, apertura
partita IVA, dichiarazione di inizio attività con le varie pratiche per
ASL, comune, vigili del fuoco etc etc, l'invio del modulo al comune di cui
parli è un adempimento AGGIUNTIVO e non SOSTITUTIVO degli altri. Anche per
aprire un NEGOZIO al dettaglio non devi fare NULLA di più di questo, non
esistono + licenze ( se non per bar, ristoranti, farmacie etc ), non
esistono più esami o titoli richiesti, fai una comunicazione al comune e
basta
Quindi ribadisco, se vuoi prenditela con il sistema dei controlli, chiedi
maggior severità in GENERALE, ma non vedo cosa c'entri l'ecommerce.
Questo ribadisco non è vero..a meno che tu voglia aprire un'attività
illegale, cosa che puoi fare online o offline indifferentemente....
Su questo sono d'accordo...ho segnalato il caso a NetComm, l'associazione
dell'ecomerce, dubito si possa fare qualcosa....ma tentar non nuoce
In tutti i settori....
Ciao
Giorgio
www.bow.it
Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Pierfranco il 19 Luglio 2006 - 07:58Un saluto a tutta la Lista e ad Elena.
Scusa Dap ma forse il disgusto ( condivisibile) ti confonde le valutazioni:
un conto è la morale e un conto sono le leggi ( che se non van bene si
possono pur sempre modificare).
Noto che spesso ( anche in lista) si tende a pensare che il mondo
immateriale di internet sia una "altra cosa" rispetto al mondo reale,
mentre ne è una conseguenza, perlomeno nel campo del commercio
professionale e della necessità di rispettare le legislazioni vigenti.
Che poi sia difficile il controllo, e facile volatilizzarsi per gli
irregolari, non vedo differenze tra una bottega "seria" e il fuggi fuggi
dei vù cumprà che stazionano sul marciapiede antistante, quando arriva uno
dei rari controlli...che sortiscono ancor più rari effetti. Eppur le leggi
ci sono.
Per "metter su" qualsiasi commercio devi prima mettere su una azienda.
L'azienda deve essere in possesso di certi requisiti.
Se poi dopo vuoi fare e-commerce puoi mandare raccomandate etc..
Probabile che l'e-shop riferito alla marchi si riferisca a sua volta ad
una azienda con tutte le carte formalmente in regola, dove le signore in
oggetto rivestano ruoli compatibili con la loro situazione processuale.
Un po' come una bottega che, dopo un fallimento, assume come commessa la
ex-titolare (ovvio che spesso c'è un inciucio, con un prestanome.
Quindi non esistono aziende con titolari persone fallite, ma aziende con
titolari "sani" che impiegano persone fallite.
wmarchi a perte, se poi in internet c'è qualcuno ( vù cumprà ) che non
rispetta le leggi e apre e-shop senza partita iva e licenza...dandone la
sola comunicazione al comune, salvo scappare... è pur sempre un reato...
il disgusto dovrebbe essere riservato ancor di più a coloro che, preposti
ai controlli ( e stipendiati per questo) , tollerano una evidente
flagranza di reato sotto il loro naso, pigliandosela vilmente e senza
sforzo con i casi più facili, di chi non può sfuggire e che ha qualcosa da
perdere.
Forse vado fuori tema, ma sottoporrei un quesito "collegato": eBay.
Quale è la disciplina fiscale per chi vende abitualmente su eBay?
Ci sono:
1) privati che vendono saltuariamente (le garage-sales da cui prende
spunto il fenomeno)
2) vere aziende che aprono una loro vetrina di articoli nuovi e usati che
suppongo rispettino le leggi, anche se mi chiedo se abbiano le necessarie
autorizzazioni e rilascino scontrino o equivalente per le vendite a
privati...e non la sola partita iva (quesito valido anche per altri
piccoli siti di e-commerce)
3) (e questo è il punto), privati che vendono abitualmente, soprattutto
ad altri privati ( una azienda o un professionista non acquista senza
documentazione), beni e servizi nuovi in quantità illimitata o usati ma
con una frequenza e proposte tali da essere dei commercianti o rigattieri
professionisti, in evidente evasione fiscale ed inosservanti delle leggi
in vigore, salvo i regolamenti del sito...
Per non parlare poi, per esempio, di coloro che vendono Cd vergini, in
evidente evasione della (iniqua) tassa a cui sono sottoposti
Trovo immorale anche questo, anche se non evidente e disgustoso come il
caso ( il= singolo) delle marchi.
Che ne pensate ?
saluti Pierfranco
Re: Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Giorgio Brojanigo il 1 Agosto 2006 - 00:05Mess interessante, ma troppo lungo per poter rispondere compiutamente a
quest'ora di notte
Solo mi permetto di toccare ferro di fronte a tanti presagi di sventura
e a sottolineare che Amazon non è spaventosamente in rosso, nel 2005
, mai stati in rosso, notte
ha fatturato 8.5 Miliardi di $ con utili per circa 400 Milioni...e anche
noi, nel ns piccolo
Giorgio Brojanigo
www.bow.it
Re: Re: Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Stefano Vurruso il 31 Agosto 2006 - 09:46Buongiorno lista, buongiorno Giorgio,
premesso che il post al quale ti riferisci non fornisce "dati catatstrofici",
ma dosi di ottimismo ed un punto di vista pragmatico derivato dal contatto
giornaliero con molte piccole realtà, tu affermi :
" che Amazon non è spaventosamente in rosso, nel 2005
ha fatturato 8.5 Miliardi di $ con utili per circa 400 Milioni....."
Da uno dei tanti siti specializzati (aggiornati ad oggi però...)
1) Amazon (US0231351067) ha presentato ieri dopo la chiusura delle
contrattazioni al Nasdaq dei deludenti risultati di bilancio. Il titolo è crollato nel
dopo-borsa dell'8,2% a $39,25.
Nel quarto trimestre dello scorso anno l'utile netto del leader a livello
mondiale del commercio elettronico
è calato, rispetto allo stesso periodo del 2004, del 43% a $199 milioni
pari a $0,47 per azione.
Senza tenere conto dei benefici straordinari l'utile per azione di Amazon
ha ammontato a $0,27, ...
E ancora, da altro analista (dati del al 29/8 /06) :
2) Amazon.com, a causa anche dell'andamento contraddittorio dei risultati
di bilancio, perde da inizio anno circa il 40% della propria capitalizzazione di
Borsa...
E ancora, sempre da analisi borsistiche:
3) ...la crescita (del fatturato n.d.r.) è stata sostenuta dalla
riduzione dei costi di spedizione per gli utenti,
una circostanza che ha ridotto però ancora una volta la profittabilità di
Amazon...
Ed aggiungo poi io che l'utile netto è esclusivamente legato al conto
economico del periodo considerato,
senza tenere conto dell'indebitamento pregresso (che è altissimo).
Amazon ha macinato il primo utile a bilancio dopo ben sei anni di sangue e
di perdita sino al 90%
del valore dei titoli quotati in borsa, sostenendo il tutto attingendo dal
mercato (i risparmiantori)
il fabbisogno finanziario e licenziando qualcosa come 1.300 dipendenti su
3.000.
Cordiali saluti
Stefano Vurruso
Direttore commerciale
Responsabile franchising ePOINT
Cell +39 347 8468788
s [dot] vurruso [at] mediarete [dot] it
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Giorgio Brojanigo il 6 Settembre 2006 - 23:51E' calato l'UTILE, quindi non e' in rosso...si e' in rosso se non si fanno
utili.
Gli utili sono calati a causa dei costi delle campagne promozionali sul
trasporto gratuito...e parliamo di utili NETTI quindi dopo aver gia' scontato
gli ammortamenti dovuti agli investimenti degli anni scorsi e le tasse....
che nulla ha a che vedere con il rosso
eh...non vedo il punto...se si fanno molte promozioni chiaramente la
profittabilita cala
no l'utile netto tiene conto anche degli ammortamenti quindi degli investimenti
non ho sottomano i dati ma credo che gli investimenti siano stati pagati con
gli aumenti di capitali non con indebitamento....
creando un brand tra i primi al mondo che domani puo diventare il primo
editore al mondo e sconvolgere il mercato editoriale...
beh ha fatto bene, ha ottimizzato i costi...
Ciao
Giorgio
www.bow.it
Re: Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Marco MorelloCara DAP, ottima lista,
ho gia' risposto su questa faccenda raccontando quanto mi e' costato in
termini di tempo e risorse creare il mio piccolo shopping online dedicato
al mondo della salute. Ho fatto la trafila operativa e burocratica di
tutti quelli che devono aprire un negozio fisico.
In ogni caso, rispondo a DAP (vorrei farlo in privato perche' la risposta
esula dagli argomenti della lista)... Rispondo a Dap per dirle che non
sono poche le aziende in Italia i cui titolari, consiglieri
d'amministrazione, sindaci... sono inquisiti, condannati, ex carcerati...
Parliamo di aziende in alcuni casi ENORMI e non di fruttivendoli. Ci sono
aziende costituite da pregiudicati che creano i loro imperi economici
aprendo le loro attivita' grazie a prestanome, fiduciarie. Se la legge
italiana prevede questa possibilia' per "il mondo reale", non si stupisca
se le stesse regole valgono per "il mondo digitale": alla fine, il mondo
e' lo stesso, le persone pure...
Che sia tremendo, sono d'accordo. Ma non se la prenda con noi imprenditori
del web se le leggi sono fatte per chi riesce ad aggirarle. Le assicuro
che noi che ci mettiamo impegno ed entusiasmo siamo disgustati quanto lei
nel vedere che sono spesso i piu' furbi ad andare avanti. Ma fare di tutta
l'erba un fascio la costringe a mettere sullo stesso piano l'orrida
urlatrice televisiva e me.
Io, chiaramente, non ci sto.
Un cordiale saluto,
Marco Morello
marco [at] supersalute [dot] com
http://www.supersalute.com
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Davide GiansoldatiCiao Enrico e ciao lista
Credo che presto o tardi anche il commercio on line seguirà la stessa
strada del commercio tradizionale
A seconda del settore prevarranno il negozio online con il prodotto +
appetibile in termini di prezzo, o il sito con il call center più
organizzato e disponibile, o il portale che ti culla e ti segue
continuamente anche nella fase di post vendita o che ti assiste se hai 1
problema (sia su un reso non funzionante che su un problema).
Il trucco sta parafrasando le parole di Seth Godin, bisogna trovare la
mucca viola, quell'idea, spunto, plus per farsi notare (e fare fortuna) in
un mondo tutto uguale...
Davide
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Roberto FumarolaCiao Enrico, ciao a tutti.
Dall'ultima ricerca riguardante il commercio elettronico in Italia dal
politecnico di Milano (se ne parla anche su http://www.b2commerce.it) vien
fuori che c'è un tasso di crescita incoraggiante, da dove vien fuori però
che il peso degli operatori emergenti è ancora basso. Il grosso lo fanno
per ora le aziende diciamo storiche.
Per quanto riguarda invece l'offerta di shop on-line attualmente
disponibile è vero che ci sono tanti shop e molti sembrano simili o
addirittura uguali, per via dell'utilizzo delle stesse tecnologie ma
soprattutto per il fatto che non sono personalizzati a dovere.
Il problema, in questo caso, è di cultura relativa alle vendite on-line,
sia del merchant che vuole vendere sia di chi propone la soluzione
"tecnica".
Dico questo perchè per avere uno shop funzionante ed in grado di
ritagliarsi un suo posto sulla rete ma in particolare nei browser dei
clienti è indispensabile in mix di caratteristiche che, se assenti,
portano all'inutilità dell'investimento fatto per andare on-line. Non si
tratta solo di avere il prodotto ed il motore per il sito.
Riporto alcuni di questi fattori in maniera schematica di seguito.
Adesso c'è spazio soprattutto per le nicchie di mercato, perchè i grossi
shop dominano sul mercato ed è inutile andare a scontrarsi con loro, salvo
avere progetti ambiziosi e tanti fondi a disposizione. Per esempio, è
inutile cominciare a vendere libri on-line a meno che non si tratti di
libri di nicchia. Scontrarsi con BOL, IBS e gli altri non ha molto senso.
con uno stile tutto suo, così come un negozio tradizionale (non affiliato
ad una catena). L'uso di software facili da installare e da gestire spesso
riduce gli shop ad assomiliarsi l'un con l'altro. Per esempio tutti i siti
fatti con OsCommerce, per quanto valido sia, sono simili nell'impostazione
e sono abbastanza asettici.
C'è da considerare che ogni prodotto ha le sue dinamiche d'acquisto e la
sua clientela con esigenze più o meno particolari. Il sito deve riflettere
queste differenze.
come si risponde alle mail di richiesta informazioni, come si gestisce un
problema con un ordine. Il cliente deve sentirsi al centro dell'attenzione
del venditore. Il che non vuol dire inondarlo con 7 mail la settimana con
offerte favolose.
succede attorno all'attività di vendita on-line, cosa fanno i nostri
visitatori, cosa chiedono e cosa si aspettano. Soprattutto bisogna vedere
come riagiscono i concorrenti, cosa stanno facendo e come si muovono.
Non vado oltre altrimenti scrivo un trattato.
Per concludere, comunque, la presenza sempre maggiore di operatori di
e-commerce on-line non può che essere un bene per il consumatore che ha
più possibilità di scelta ed un bene anche per il mercato in generale
pechè con la concorrenza si affinano i servizi, i siti e le strategie
delle singole aziende. Chi non riesce ad adattarsi verrà ovviamente messo
fuori gioco dal mercato stesso.
Per riprendere un attimo il tuo discorso, è vero il fatto che visitando
alcuni siti si ha una sensazione di flashback straordinaria ed anche
quando vi vede un sito per la vendita di condizionatori ci si sente ancora
sul sito visitato poco prima che vendeva invece marmellate.
Spero in un'alfabetizzazione più veloce nei prossimi mesi e spero che
avere un sito di e-commerce non diventi solo una semplice moda, destinata
poi a cambiare nel tempo, anche perchè senza i giusti presupposti e
strumenti si va poco avanti.
Ciao,
Roberto Fumarola
Consulente e-Business
http://www.b2commerce.it
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Marco FontebassoCiao a tutti
Mi sembra una domanda davvero interessante anche se forse un po' complessa
e ricca di sfumature per sviscerarne tutti gli aspetti con qualche e-mail.
Da parte mia, posso dare un punto di vista: credo che il problema più
significativo che il web marketing ha, in Italia, sia proprio la qualità
media dei siti, intesa come:
Insomma un quadro disastroso
Ovviamente questa è una critica pessimista e forse anche un po' drastica,
allo stesso modo esistono molti notevoli esempi e casi di successo nei più
disparati settori, e lavorando giorno dopo giorno sono ben consapevole di
quanto sia difficile...
Anche con i nostri clienti, da parte mia non smetto mai, però, di portare
l'attenzione verso la qualità del sito, dei contenuti, dei servizi, della
navigazione, delle opzioni per gli utenti e dell'architettura del sito nel
suo complesso. Questo perché alla fine al di là di tutti i discorsi sulla
più efficace gestione delle campagne (PPC e non), il singolo maggior
moltiplicatore dell'efficacia di iniziative di marketing è intervenire a
monte sul tasso di conversione.
Se si considera il caso dell'e-commerce, parliamo solitamente di numeri
fra l'1% (o meno) e il 5% in caso di attività estremamente verticali. Da
operatore del settore trovo sempre molto frustrante parlare di numeri così
bassi di rapporti fra visite e acquisiti. Un dato da considerare è che
spesso acquisti on-line di una certa "importanza" non avvengono "in
sessione" ovvero nel corso della prima visita di un utente al nostro sito.
Ciò detto, è evidente che decisivo per l'acquisto non è solamente il primo
funnel di acquisto quanto la capacità di generare un rapporto e persuadere
l'utente nelle sessioni necessarie per l'azione che deve intraprendere.
Tornando un po' alle premesse iniziali, personalmente non trovo che la
maggior parte degli shop sia così simile nella grafica e nell'interfaccia,
mi piacerebbe avere magari qualche esempio per capire meglio cosa
intendevi, mentre per quanto concerne i contenuti, credo che
l'appiattimento sia dovuto qualche volta a una "leggerezza" nella
realizzazione delle schede prodotto e di altri elementi di questo tipo;
per esperienza abbiamo spesso riscontrato come l'arricchimento delle
informazioni date in fase di pre-sale possono moltiplicare il tasso di
conversione per tre o per quattro, cosa davvero difficile da ottenere con
dinamiche promozionali.
Sull'aspetto tecnologico, è vero che esistono "pezzi" o "interi" open, ma
non mi è chiaro al 100% il tuo punto di vista, quindi passo il commento in
attesa di ulteriori considerazioni altrui o tue
Un saluto,
Marco Fontebasso
---
Biquadra S.r.l.
www.biquadra.it
========================
Autore del libro: "Come si promuove un sito con Google"
[Tecniche Nuove, in libreria il 20 Luglio 2006]
http://www.guida-google.com/
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Enrico Forte il 14 Luglio 2006 - 07:31ciao, grazie della risposta.
quello a cui mi riferisco è il fatto che la maggior parte degli shop è
fatta con os-commerce...quindi quando dico che sono tutti uguali mi
riferisco alla loro struttura tecnologica, alla modalità navigazione e al
fatto che sono scarni di contenuti.
il problema su cui volevo soffermarmi è l'approccio che hanno i
merchant...secondo me il + delle volte l'approccio all'e-commerce è
improvvisato, senza una strategia di fondo nel lungo termine...
es: faccio un sito: tanto poi pago ad-word è mi arrivano i
visitatori...senza pensare che si potrebbero risparmiare un sacco di soldi
progettando gia alla base un sito che rispetti i parametri
dell'ottimizzazione delle pagine, lo scambio link, il web writing, l'eye
tracking e l'usailità.
ciao
enrico forte
http://ww.mandala-tour.com
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Daniela Apollonio il 13 Luglio 2006 - 13:43Ciao Enrico
La cosa bella di Internet e' la molteplicita' e la possibilita' per tutti di esserci.
Certo e' monotono vedere la poca personalizzazione dei siti da un punto di
vista grafica /Layout: ma il consumatore scaltro non si ferma su questo
aspetto e magari usa altri parametri per effettuare un acquisto.
La cosa che a me da ai matti e' il controllo inesistente sui requisiti
necessari per metter su un sito di vendita.
E' possibile che una persona condannata a 10 anni per truffa sia ora su
tutti I giornali perche' ha aperto un sito di commercio elettronico per la
vendita di cremine e ammennicoli vari?
Le hanno interdetto per 5 anni le televendite e lei che fa? Vende su
internet?
Dove sta la tutela dei consumatori?
A me questo pare una follia
Buone cose
Dap
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Riccardo PortaCiao Enrico e un saluto a tutta la lista.
Una brevissima presentazione doverosa: sono il responsabile commerciale e
direttore clienti di Pangora, società del gruppo Lycos Europe che gestisce
diversi siti di comparazion/shopping online come ad esempio buycentral.it
o shopping.lycos.it e sono a contatto quotidianamente con realtà più o
meno grandi di e-commerce.
Trovo che non tutti gli shop siano uguali. Mi verrebbe anche da aggiungere
un "purtroppo".
Sono infatti ancora pochi quelli che pubblicano correttamente tutte le
informazioni che un utente vorrebbe vedere subito (prezzo ivato, tempi e
costi di spedizione, disponibilità prodotto, modalità di pagamento,
customare care); parimenti sono pochi quelli che hanno una struttura di
navigazione lineare e studiata come si deve (sì, parliamo di usability).
Se è vero che alcuni si assomigliano molto (immagino che tu ti riferisca
in paricolare a quelli che usano la piattaforma tecnologica OScommerce che
produce frontend con lo stesso layout a "U rovesciata") spesso ci sono
comunque delle differenze fondamentali che premiano proprio i più attenti.
Realizzare un sito di e-commerce non è affatto cosa banale: in commercio
ci sono tanti strumenti che permetto di realizzare in breve tempo un
proprio shop online. La customizzazione però poi diventa fondamentale.
Soprattutto l'improvvisazione, in una logica di business a lungo periodo,
deve essere lasciata da parte.
Tutto sommato però non credo che ci sia un qualche problema per l'utente
che sta diventando sempre più smaliziato: mi piace immaginare che in un
futuro non troppo lontano, i negozi della rete saranno percepiti come i
negozi su strada. Se cammini per via Torino a Milano ci sono così tante
"offerte" che i consumatori dovrebbere essere disorientati. Non è così,
infatti via Torino è sempre piena di gente
Quello che hai notato comunque è sintomatico di un mercato in crescita e
mi fa solo piacere: all'inizio tutti partono utilizzando le fonti e le
risorse più comuni. Strada facendo e grazie all'esperienza vedrai che le
differenziazioni saranno sicuramenti più evidenti di come possono essere
ora.
Che lo shopping online sia con te
Un saluto,
Riccardo
Dott. Riccardo Porta
Sales Director Pangora Italia - Gruppo Lycos Europe
_______________________________________________________
* PANGORA ITALIA
* Via Caradosso, 18 - 20123 Milano
* Tel +39 02.4398.2530/ Fax +39 02.4398.2579
* Mobile: +39 349.180.84.80
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Enrico Forte il 14 Luglio 2006 - 07:17Ciao Riccarco,
grazie della risposta.
hai colto nel segno!
e' l'improvisazione il problema a cui mi riferivo.
oggi la facilità con cui si può mettere su un sito di e-commerce da forse
l'illusione che basta essere in rete per far arrivare gli ordini...
io me ne sto accorgendo portando avanti il mio progetto...
ci sono un sacco di fattori di considerare dalla scelta: dalle key word
giuste, alla ottimizzazione delle singole pagine, a come si scrivono i
contenuti alla usability del sito.
e questo solo per metterlo in rete!...non parliamo poi della scelta dei
canali di promozione!
mi sto dimenticando qualcosa?
ciao
enrico forte
http://www.mandala-tour.com
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Giorgio Brojanigo il 16 Luglio 2006 - 12:31..e certo, per questo tutte le aziende hanno con successo gestito
un'attività di vendita online...che ci vuole ? Basta fare i prezzi + bassi
degli altri
Interessante analisi economica
La manderei a Jeff Bezos, forse non lo
sa di non esistere
Tipo ? Qualche esempio ?
Ciao
Giorgio Brojanigo
www.bow.it
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Web Adviser il 13 Luglio 2006 - 08:39Sull'e-commerce non ci sono problemi grafici o di contenuto, i problemi
sono solo di prezzo.
Nell'e-commerce non ci sono intermediari, non ci
sono rivenditori, dovrebbe costare tutto la metà ed, invece, i prodotti
di alcuni settori costano quasi il doppio...datemi un prodotto solo per il
web e vi faccio fatturare miliardi......scherzo, ma non molto...
Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Vincent Picariello il 16 Luglio 2006 - 11:35Salve, parlo da cliente...
Come fa a confondersi l'utente? (chiamiamolo "cliente", ovverossia quello
che paga e che qualche volta ha pure ragione, ok?)
Ho l'impressione che la vedi troppo dal lato "marketing", come se fosse
veramente possibile confondere il prodotto con il marketing.
Se un negozio vende, non e` il marketing a convincere i clienti che il
prodotto e` effettivamente in buono stato, ne dipende dal marketing se i
prodotti difettosi non vengono piu` restituiti, o se vengono gestiti male
i rimborsi.
Puoi ragionare cosi` per siti di e-commerce che puntano a clienti che
facciano un solo acquisto, per i quali e` fondamentale quell'unico e
magico momento di convincimento del cliente all'acquisto, e poi via e
chissenef....
Vorrei sottolineare quello che ha gia` detto un altro amico, qui in lista;
ci sono pochi (pochissimi) siti che mettono bene in chiaro dall'inizio
prezzo ivato, costo di spedizione, tempi di consegna e condizioni.
Purtroppo (per qualcuno) la tecnologia da sola non puo` in pochi giorni
inventarsi l'affidabilita` di un sito.
Posso fare un confronto citando i nomi?
In questi giorni mediaworld li sta facendo a fettine pubblicizzando
prodotti e sito. Da quando per via un trojan messo in un flash ho
rischiato di perdere dati importanti per il mio lavoro, ho deciso di
tagliare via gli swf. Bene, mediaworld.it e` inutilizzabile per me, e non
me ne importa niente di non poter visualizzare il sito.
Pixmania, francese, ha proprio quelle caratteristiche di cui parlavo
prima: il prezzo ivato, costi di spedizione, scheda tecnica, qualche volta
ho rimandato indietro la merce non difettosa perche` semplicemente il
prodotto non era come mi aspettavo, l'ho rimandata indietro e mi hanno
ridato i soldi.
Il motore di ricerca interno e` veloce, cosi` come i tempi di consegna;
c'e` da dire che una volta diventati clienti si viene tempestati di
pubblicita` da loro, ma tutta ben identificabile e non obbligatoria. Non
ho avuto bisogno una volta sola dell'helpdesk telefonico (con numero a
tariffazione aggiunta)
Ci ho comprato un sacco di prodotti, mi son messo su un pc niente male con
meno di 500 euro, compreso di monitor, comprando pezzi singoli.
Affidabile, affidabile, affidabile.
Un sito di e-com che avesse la stessa struttura tecnologica, interfaccia,
grafica e "gli stessi contenuti" (stessi prodotti con prezzi simili)
dovrebbe comunque essere affidabile. Credo sia questo il fulcro del "salto
di qualita`".
nierle
non e` certo per "l'interfaccia web" che gli italiani vi comprano supporti
vergini...
ebay
L'affidabilita` del venditore viene misurata solo nel numero dei feedback,
tutti dello stesso peso, e credo sia una sciocchezza abissale; puo` avere
un senso se i prodotti hanno tutti piu` o meno lo stesso prezzo... un
tizio che ha 1000 feedback positivi vendendo mascherine per per cellulare,
portachiavi ed accendini ed uno negativo che di punto in bianco si mette a
vendere un portatile sembra equivalente ad uno che ha venduto un migliaio
di pc...
Un concorrente di ebay dovrebbe consentire di valutare i venditori anche
in base al prezzo della merce che ha indotto il feedback positivo.
Se conoscete siti veramente paragonabili a pixmania, mandatemeli
privatamente, se dovesse essere un problema fare nomi qui sulla lista.
Quello che non riesco a trovare e` un buon sito e-com per l'abbigliamento.
saluti
--
VIP
Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Carola Minincleri il 18 Luglio 2006 - 08:45Ciao a tutti,
volevo riportare la mia esperienza di "tentata cliente",
nel senso che ho tentato di comprare degli oggetti in http://www.dmail.
it/ ma dopo mesi e mesi in cui ricevo la newsletter commerciale al
momento di "quagliare" ( = stringere l'accordo in slang veneto) i signori
dell'assistenza sono scomparsi nel nulla.
Dmail offriva un set di valigie
a poco piu' di 12 euro, anziche' a 79 e rotti, a chi effettuasse una
spesa minima di 20 euro. Mi piacevano le valigie (e poi, per la gioia
della lista, "mi bevo" (quasi) tutte le pubblicita' ...) e avevo deciso di
spendere il mio obolo.
Ho fatto un giro tra le vetrine, ho visto pochi
prodotti che mi interessavano e alla fine ho deciso di comprarne uno che
era a suo volta scontato. Poiche' non mi era chiaro se le due offerte si
potessero cumulare ho scritto all'indirizzo dedicato per richiedere
rassicurazioni: "se acquisto il prodotto XY la valigia mi arriva a 12
euro o mi ritrovo un conto da 79?"
So che avrei potuto magari mettere le
cose nel carrello e vedere il totale, ma essendo il mio primo acquisto
con Dmail ho preferito testare anche la loro attenzione nei miei
confronti. E' passata piu' di una settimana, la promozione-set di valigie
non e' scaduta (ma quanto durera'?), e non ho ottenuto alcuna risposta.
E QUINDI NON HO COMPRATO.
Ho trovato abbastanza significativo questo
fatto: mi mandi email per un anno e quando ti scrivo io stessa che ho
"penna in mano" e attendo solo una piccola risposta rassicurante per
"firmare" la compravendita sparisci nel nulla? Si trattera' di qualche
impiegato che non sta facendo bene il suo lavoro dall'altra parte dello
schermo, di qualche valore fondamentale che non e' ben chiaro
all'azienda, o di peggio ancora?
E' come se Totti si fosse allenato
come un ossesso per arrivare in finale ai mondiali e dopo l'1-1 e i
supplementari non avesse sbagliato il rigore, ma proprio avesse
dimenticato di tirarlo... Mah!
Che ne pensate?
Buona giornata,
Carola
Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Antonello Burranca il 20 Luglio 2006 - 11:42Buongiorno Carola
Mi chiamo Antonello Burranca e sono il Marketing Manager della D-Mail.
Ti ringrazio della segnalazione e mi scuso per il problema che hai
segnalato.
Normalmente rispondiamo alle richieste al call-center entro poche ore, ma
sembra che la promozione in corso (alla quale anche tu eri interessata) ci
abbia leggermente "spiazzato".
Sarà il periodo, saranno le vacanze che si avvicinano, stiamo ricevendo
oltre 1.000 ordini al giorno con questo articolo e può darsi qualche
domanda al call-center sia rimasta leggermente indietro, pur di non far
attendere chi ha già fatto l'ordine (e magari vorrebbe utilizzare le sue
valige ... al più presto).
Per restare in tema lista, aggiungo che - anche per me - l'attenzione e la
soddisfazione del cliente sono certamente tra degli elementi fondamentali
per la conquista di credibilità e fiducia da parte dei clienti di un sito
e-commerce.
Nella maggior parte dei casi (almeno per i brand che vendono online da
molti anni) questo è un fatto monitorato in maniera rigorosa (qualcosa può
sempre sfuggire, ma l'attenzione è costante).
Purtroppo non sempre chi comincia da zero ha una visione corretta
dell'importanza di ascoltare e cercare (nei limiti del possibile) di
accontentare sempre il cliente; non basta comunicare un indirizzo e-mail e
aspettare che qualcuno scriva qualcosa.
La qualità del rapporto col cliente va sviluppata costantemente (con
questionari, interviste, ecc.) perchè spesso le esigenze cambiano in archi
temporali molto stretti.
Inoltre è molto importante rendersi reperibili non solo online, ma andare
il più possibile "incontro" ai clienti; ad esempio D-Mail fornisce un
Numero Verde nazionale sempre raggiungibile, per avere risposte immediate
anche a domande estemporanee, 5 negozi aperti con orario continuato per
vedere i prodotti, chiedere informazioni ai commessi o acquistare, ecc.
Spot a parte, la fiducia è sempre più difficile da conquistare, ma alla
lunga è il vero valore di un sito di shopping online (ancor più di un
negozio retail tradizionale), proprio perchè il cliente che non ti vede -
eppure ti consente di "entrare" nella sua casa con prodotti, cataloghi o
Newsletter - non si merita certo la delusione di un ... rigore mancato.
Un saluto a Elena e a tutta la lista,
Antonello
Re: Re: Re: e-commerce dove vai...
Inserito da Carola Minincleri il 25 Luglio 2006 - 06:10Buongiorno,
ho scritto qualche tempo fa a proposito di Dmail e il
ritardo nei tempi di risposta che mi aveva fatto rinunciare all'acquisto:
per correttezza vorrei precisare che l'azienda ha risposto alle mie
richieste e il servizio clienti mi ha seguita con "particolare
attenzione", ovvero prima c'e' stato tra noi un battibecco dovuto alle
mie rimostranze e poi un chiarimento cosi' umano e cosi' poco formale
che, pur restando un evento commerciale, mi pareva di essere passata
dall'ecommerce al negozio sotto casa.
Visto che non avevo
esitato a sottolinearne una pecca, mi fa piacere evidenziare anche un
evento che non mi aspettavo, agli occhi di un cliente positivo al punto
di far cambiare l'idea di rinunciare al servizio.
Potere del servizio clienti.
Grazie per l'attenzione.
Carola