ciao a tutti,
negli ultimi mesi in giro per diverse citta' ho trovato su pali della luce ,
muri, semafori, ecc, un adesivo di un rinoceronte senza nessun tipo di
spiegazione.
un po' di tempo fa per radio sono stati trasmessi spot demenziali con al
centro del messaggio il rinoceronte e alla fine si pubblicizzava il sito
www.rinoceronte.org .
il sito contiene qualche pezzo sui rinoceronti , un test , gli spot radio ed
una bacheca con qualche annuncio curioso tipo " offresi baby sitter per
rinoceronte" ecc.
il fenomeno non e' nuovo e viene chiamato guerrilla marketing che ha lo
scopo di creare un marchio usando la citta' e mezzi non convenzionali per farlo.
non ne so molto ma sono molto incuriosito sia da eventuali altri casi del
genere sia dai risultati finali che puo' avere un simile modo di fare
marketing.
spero che qualcuno abbia la mia stessa curiosita' a riguardo e che magari
sappia piu' di me di cosa si tratta e come funziona per discuterne un po'.
grazie a tutti.
ciao
TXTe-solutions
Ing.Gianluca Pozzi
Media Content Management
TXTe-solutions spa Via Frigia 27
20126 Milano (Italy)
http://www.txt.it
Tel: +39 02 25771.246
Fax: +39 02 2578994
E-mail: gianluca [dot] pozzi [at] txt [dot] it
Re: Guerrilla marketing
Inserito da The viper il 16 Settembre 2002 - 22:59Beh mi sembra che l'anno scorso la stessa cosa era stata fatta con il
lancio della Renault Clio.
Era stato prima pubblicizzato il gioco e la community.
C-community se non sbaglio.
poi quella specie di forcone che avevano tutti tatuato...che poi si è
semplicemente rivelato il segno del pomello del cambio...
A me era piaciuta.
Ciao,
Massimiliano Because life is not a spectator sport....
theviper [at] iol [dot] it http://www.ronzitti.it
Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Davide Taschini il 17 Settembre 2002 - 23:05un saluto a elena e a tutta la lista,
massimiliano cita il caso della renault clio dell'anno scorso...
MA:
io incuriosito dai grandi cartelloni con il simbolo e la scritta
c-community ero andato sul sito e....... vi si vedeva solo la scritta:"
dal 12 novembre saprete" (il giorno non me lo ricordo con esattezza ....)
e null'altro!!!
EBBENE IL GIORNO FISSATO (e per i 2 successivi...) SONO NATURALAMENTE
ANDATO SUL SITO E....
CAMPEGGIAVA LA STESSA SCRITTA!!!
cioè, intendo, l'arcano non era stato svelato!!! ed inoltre renault aveva
speso molti soldi per la cartellonistica a cui poi ne aveva aggiunti altri
per gli spot in tv...
Altri hanno citato i casi della nike....
Ma io credo che la definizione di guerrilla marketing sia combattere
contro i colossi spendendo pochi soldi (detto in breve fare le famose
nozze con i fichi secchi..)
e che internet si possa prestare bene a questa tattica aggressiva.....
di conseguenza penso che il migliore target per i prodotti di largo
consumo siano i giovanissimi ma che si possa usare anche nel caso di medio
piccole imprese per bene industriali di nicchia nel b2b
davide
Re: Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da The viper il 18 Settembre 2002 - 21:30Verissimo.
Renault per un po' si è dimenticata di aggiornare il sito..
e l'arcano tanto nascosto comunque non era poi così stimolante.
Alla fine, nonostante la curiosità generata, a me di comprare una Clio
interessa poco.
Quindi la mia domanda è?
una pubblicità di questo tipo riesce veramente a portare vendite o solo a
fare rumore?
Ciao
Massimiliano Because life is not a spectator sport....
theviper [at] iol [dot] it http://www.ronzitti.it
Re: Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Andrea Minini il 19 Settembre 2002 - 09:36Salve a tutti,
vorrei rispondere al caso Community-clio non a nome di Renault (quindi non
potrò citare dati o altro), ma personalmente in quanto ho partecipato al
team di lancio del progetto come e-marketing manager.
Nella campagna europea community-clio abbiamo sicuramente utilizzato anche
tecniche di guerrilla marketing, ma non solo. E' importante focalizzarsi
su questo aspetto.
L'intento finale dell'operazione era di supportare tramite teasing il
lancio pubblicitario della nuova Clio (maggio 2001) seguendo ogni canale
di comunicazione ritenuto opportuno. La diversificazione dei canali ha
favorito e rafforzato l'efficacia delle pianificazione (ovvero il classico
insieme superiore alla somma degli elementi).
Il 12 novembre la Community aveva già 3 mesi di vita dal reveal. Credo tu
faccia riferimento quindi ad uno step successivo al lancio (avvenuto in
maggio 2001). Non nego comunque che qualche difficoltà di coordinamento ci
sia stata anche all'inizio dell'operazione, soprattutto legata al
carattere internazionale della campagna (tutti i paesi europei salvo
l'inghilterra) e da diverse date di reveal per i vari paesi.
E' una mia personale opinione che le tecniche di guerrilla marketing siano
molto efficaci, soprattutto se inserite in una fase teasing e
successivamente supportate da una normale pianificazione pubblicitaria che
ne faciliti il ricordo. Quindi, difficilmente possono considerarsi a basso
costo poichè efficaci solo se parte di un media mix.
Sono sicuramente un'opportunità a basso costo da giocare una tantum per
affiancare i budget pubblicitari, comunque previsti al lancio di qualsiasi
prodotto. Ma da soli (in assenza di altri media) potrebbero non essere
sufficienti a lanciare un nuovo competitor o per aggredire il mercato.
Questo può avvenire seguendo strade più complesse e di lungo periodo e non
può essere associata ad un esclusivo canale di comunicazione.
Spesso una buona relazione con la clientela è molto più "aggressiva" di
qualsiasi altra azione, soprattutto per le piccole aziende emergenti.
Ma, ci tengo a ripetere, è solo la mia opinione.
In ogni caso, a distanza di 15 mesi dal lancio, il "forcone" ha generato
curiosità e tuttora affianca la vita del prodotto, anche in assenza del
sito. Di fatto è associato alla Clio. E, non nego con molto piacere, venga
citata anche nella Mlist a distanza di molto tempo dal lancio... nel bene
e nel male.
Spero di aver contribuito alla discussione.
Un saluto a tutti
Andrea Minini
Internet Marketing Manager
Renault Italia
PS chiederò
l'autorizzazione per fornire ad Mlist una case history dell'operazione
Community-Clio
Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Matteo il 16 Aprile 2004 - 14:27perdonatemi se sbaglio ma il guerrilla marketing non è l'esatto
contrario? E cioè boicottare i messaggi pubblicitari modificandoli,
taroccandoli, intervenendo ironicamente in vari modi.
Visto che qui c'è un 'azienda che si fa pubblicità, Nike, il guerrilla marketing
consisterebbe nell'inventarsi qualcosa per modificare il logo dello scorpione.
So che dei ragazzi ci hanno disegnato sopra una scarpa adidas che lo schiaccia,
anche se lo hanno fatto per altri motivi questo potrebbe forse esserene un
esempo.
cià
Matteo.
Re: Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Roberto Venturini il 17 Aprile 2004 - 15:53Sorry, ma sbagli completamente... Il Guerilla Marketing e' una forma di
comunicazione (e non di marketing, ma lasciamo stare) che permette di
arrivare al target senza usare la pubblicita' e i mezzi tradizionali
Quindi di riuscire a mettersi in contatto con il target in maniera piu'
"smart" rispetto ai concorrenti tradizionali - quindi di far passare piu'
comunicazione, di esporre il target a piu' messaggi....
Come per tutte le discipline, anche in questo campo esiste un guru
autoproclamato, per maggiori info visita il suo sito gmarketing.com
Per chi fosse interessato (faccio un minimo di promozione, ma dato che non
mi pagano mi sento eticamente a posto) c'e' un convegno del Sole 24 ore (a
pagamento) il 29 di Aprile dove si parlera' proprio di questo tema (io) e
di altri aspetti dei marketing innovativi...
Omaggi alla lista
Roberto
Re: Re: Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Silvano Tommasoli il 20 Aprile 2004 - 14:54Sottoscrivo e “rinforzo” i concetti espressi da Roberto Venturini, a
proposito del Guerilla Marketing, che è esattamente l’opposto di quanto
pensano Matteo e Antonella Russo.
Il G.M. è una tecnica che non considera le strategie classiche della
comunicazione (per lo più per la inconsistenza del budget) e ricorre alla
tattica di colpire una nicchia con strumenti (veri e propri “media”
alternativi) very low cost. Ma attenzione: stiamo parlando di una vera e
propria tattica di comunicazione, con degli obiettivi e dei tempi ben
definiti, che affronta anche dei costi, e non di un semplicistico
“divertimento da ragazzotti”.
Esso è altra cosa dalla street art, dalla quale trae sicuramente
ispirazione, e che mi ricorda più da vicino gli interventi pittorici sui
manifesti del Berlusconi.
Ahimè! Se non è zuppa è pan bagnato: dall’Arte della guerra di Von
Klausevitz alla Tecnica della guerriglia di Mao Tse Tung, per un popolo di
pacifisti come sono, di solito, i pubblicitari…
Silvano Tommasoli
http://vitadapubblicitario.spl inder.it /
Re: Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Antonella Russo - Ufficio Stampa La Compagnia del Gran Ducato il 19 Aprile 2004 - 13:55Un'altro esempio sono i manifesti di Silvio Berlusconi.
Io vivo a Roma e, in tutto il centro città, ai grandi manifesti del
Presidente del Consiglio è stato disegnato il naso da pagliaccio:
attraverso un intervento semplice, si cambia senso ad un messaggio, che da
esaltante diventa di scherno, da positivo negativo.
Il senso dell'operazione è diverso, per esempio, rispetto ai taroccamenti
di manifesti che girano sulla Rete, non solo perché il supporto è diverso,
ma perché è diversa l'operazione di comunicazione che si copie: sui
manifesti "falsi" si modifica il messaggio in se, alterandolo, mentre nei
manifesti per strada, si cerca di far leva su un elemento della
comunicazione, per ribaltare il senso del messaggio, senza modificarlo.
Non so se sono riuscita a spiegarmi.
Antonella Russo
Re: Guerrilla marketing
Inserito da NicK il 17 Settembre 2002 - 08:56Ciao Gianluca, ciao a tutti,
per quanto ne so il guerrilla marketing sembra essere uno strumento di
promozione tanto semplice quanto efficace. Principalmente fa leva sul
Brand Awareness e sul Viral Marketing.
Un esempio per tutti: Nike, per portare traffico al sito NikeFootball.com
ha fatto una massiccia campagna pubblicitaria a livello mondiale (o quasi)
chiamata "il Torneo Segreto" in cui dei calciatori giocano a pallone
dentro una nave fantasma. Ricordate il simbolo? uno scorpione.
Bene. Visto che in fin dei conti chi spinge il mercato sono anche gli
opinion leader, la Nike ha reclutato un piccolo esercito di skaters,
writers, e altri tipetti che fanno tanta tendenza, ed in cambio di qualche
paio di scarpe e qualche felpa li hanno mandati in giro per le metropoli
armati di bombolette e di stampi raffiguranti lo scorpione della
pubblicità.
Il risultato è stato quello di "infondere" nei ragazzini che camminano
allegramente per la città e che vedono questo simbolo la coscienza
dell'esistenza di qualcosa che però non si conosce (bel controsenso!).
E qui scatta il viral marketing: l'amico dell'amico dell'amico dello
skater famoso viene a sapere che lo scorpione dipinto sui bidoni, nei
sottopassaggi, sui cartelli stradali (e pure sulla mia macchina) è proprio
lo scorpione che si ritrova nel mitico gioco3d "Scorpion Knock Out"
(sviluppato da WildTangent) della Nike.
Quindi scatta il passa-parola, e come la storia possa continuare credo lo
immaginiate tutti.
Questo è un esempio pratico ed abbastanza recente di cosa significa
guerrilla marketing, anche se non ho la più pallida idea di quali possano
essere stati i risultati.
Ora, uno spunto di discussione potrebbe essere: sono esclusivamente i
giovani e giovanissimi il target migliore per questa strategia?
Ciao a tutti
Nick
Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Massimo Moruzzi il 19 Settembre 2002 - 08:14Ciao Nick,
io personalmente trovo il sito nikefootball.com imbarazzante e davvero non
riesco a capire perchè Nike voglia portare tanto "traffico" a un sito del
genere. (ovvero: imho meno gente vede un sito del genere, meglio è...)
imho è un'orgia di flash senza senso, senza contare che è dev'essere
davvero molto lento per chi ha una connessione non adsl o più veloce.
Soprattutto, mi chiedo: non è che per una volta si potrebbe provare a
"fare guerriglia" (...) semplicemente creando un sito facile da navigare,
utile e piacevole ?
Massimo
http://dotcoma.radiopossibilit y.co m
Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Giordano Contestabile il 17 Settembre 2002 - 18:29Ciao Nick,
rispondo a questa tua domanda:
I giovani e i giovanissimi sono naturalmente il target privilegiato, per
questi motivi:
1- maggiore tendenza ad aggregarsi in "tribù" e a farsi influenzare dagli
opinion leader del loro gruppo
2- maggiore curiositù e tempo libero a disposizione per seguire una
"traccia"
3- maggiore abitudine e propensione all'interazione on-line\off-line
(Internet, wireless ecc.)
Detto questo, non vedo perchè un'operazione di guerrilla effetutata nei
luoghi adeguati, e con modi adeguati, non possa coinvolgere anche gli
adulti.
Del resto, operazioni di viral marketing on-line hanno trovato nei
professionisti e negli impiegati con un pò di tempo a disposizione i più
entusiastici propagatori...
Inoltre, a mio parere un'operazione di guerrilla può integrarsi
perfettamente con pubblicità e marketing tradizionale, aumentando la
possibilità che i destinatari del messaggio ne siano incuriositi e colpiti.
Ciao,
Giordano
Re: Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Marco Giorgi il 19 Settembre 2002 - 22:22Ciao a tutti,
è la prima volta che scrivo, quindi spero di riuscire a essere d'uiuto...
A mio avviso i giovani sono si un target ottimale per quel che ha detto
Giordano ma quel che è fondamentale è riuscire ad individuare
una serie di "trend setters" o "innovators".
Mi riferisco a quelle persone che per naura
sono pionieri, sperimentano, non seguono le mode ma le fanno,...
quelli che il bene lo avranno per primi ma che ti abbandoneranno quando il
bene diventerà di massa.
Saranno loro a diffondere il messaggio.
Una volta che questi sono stati colpiti dal messaggio....il gioco si fa'
abbastanza da
sè: "easy adaptors" precederanno "late adaptors" che precederanno
i "followers".
Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Elisabetta Castriota il 18 Settembre 2002 - 17:07Ciao Lista!
Ottimo spunto di discussione il tuo Nik!
Penso che questa strategia possa essere utilizzata non solo per un
target-audience giovane e giovanissimi.
Se infatti fare business significa anche adottare strategie che fanno leva
sull'emotività e sulla fantasia (volgarmente detto!), allora questo tipo
di comunicazione sembrerebbe l'ideale, articolata chiaramente nei modi e
attraverso i mezzi idonei a raggiungere il target con cui si vuole
comunicare!
Ciao a tutti, pensanti!
Re: Guerrilla marketing
Inserito da Martin Bened il 17 Settembre 2002 - 09:02Ciao a Tutti,
Una cosa simile anche se in maniera più vistosa lo ha fatto la Nike con la
sua ultima campagna, in giro per la città si vedevano molti scorpioni
disegnati a modo di murales o come scritte coi pennarelli su muri,
cassonetti della spazzatura...ovunque, come se fosse fatto da qualche crew
di ragazzi a cui piace la "street life"
Io per esempio ho visto prima lo scorpione per la strada e poi la
pubblicità in tv...
E' un modo per affermare un marchio a mio avviso molto funzionale a patto
che non si divulghi un marchio tipo IBM o altre multinazionali...la Nike
stessa non ha dovulgato il proprio marchio ma quello dello scorpione...
Buon lavoro a tutti,
Martin Benes
Re: Guerrilla marketing
Inserito da Giordano Contestabile il 17 Settembre 2002 - 09:58Ciao Gianluca,
con tutta probabilità ti sei imbattutto in un teaser: i contenuti del sito
fanno infatti supporre che questo sia il primo stadio di una campagna, e
che il prodotto vero e proprio saà rivelato in seguito. Questa è una
strategia piuttosto comune nel guerrilla (o street) marketing.
Personalmente, seguo questo fenomeno da un bel pò e ho ideato alcune
campagne di guerrilla, anche se purtroppo attualmente in Italia tale
strumento è visto solamente come l'ultima risorsa di chi non ha a
disposizione budget sufficienti per fare promozione in altro modo, e
nessuna grande azienda pare intenzionata a metterlo in pratica.
Questo, a mio avviso, è un peccato: negli States, aziende come IBM (che
lanciò Linux dipingendo pinguini con lo spray sui muri di tutt'America)
hanno messo in piedi campagne molto estese di GM, con risultati
lusinghieri, solitamente utilizzandolo in combinazione con un buon ufficio
stampa e con l'utilizzo di Internet. Uno dei pochi modi di misurare la
redemption di un'azione di guerrilla è infatti collegarla a un sito
(completamente collegato dalla presenza internet dell'azienda) e
utilizzare accessi e registrazioni per monitorarne il successo.
Il meccanismo adesivo (o poster, o altro) - sito è il più semplice: una
campagna di guerrilla marketing potrebbe comprendere ad esempio magliette
e cappellini indossati in giro per la città, performance artistiche in
mezzo alla strada, cacce al tesoro, operazioni nei bar e nelle discoteche,
e persino finti incidenti stradali e risse!
Insomma: tutto quello che, con poca spesa, riesce a fare clamore e a far
sì che un prodotto o un indirizzo internet restino bene impressi nella
memoria della gente.
La fonte più significativa per quel che riguarda testi riguardo al GM è
sicuramente Jay Conrad Levinson, autore di "Guerrilla Marketing" e diversi
altri libri.
Spero di esserti stato utile!
Ciao,
Giordano
Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Elena Malagoli il 18 Settembre 2002 - 08:33Interessante fenomeno, che non conoscevo, se non superficialmente. Domanda
"sciocchina": chi si accolla le opere e i costi di ripulitura di muri,
cassonetti, ecc.?
Se il metodo venisse adottato più diffusamente avverrebbe forse come nella
campagne elettorali, dove gli "attacchini" di destra vanno di notte a
coprire i manifesti della sinistra, e poi l'inverso, fino a che si trovano
stremati al mattino a fare colazione nello stesso bar? Oppure si
dovrebbero chiedere gli spazi in concessione al comune con relativa
copertura dei murales abusivi? E ancora, come ci si potrebbe
differenziare, sempre in un'ottica di diffusione del metodo, dai "segni"
della concorrenza o di altri marchi: sui muri , sui bidoni ci sarebbe
spazio per tutti o tutti si finirebbe in un orribile scarabocchio? ...e
che fine farebbe il decoro cittadino?
A parte gli scherzi, stavo solo mettendo in luce un mio personale fastidio
per una strategia di marketing che trovo subdola e invasiva ...maleducata,
per così dire.
Un caro saluto a tutti, è sempre un piacere leggervi.
Elena
Re: Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Giordano Contestabile il 19 Settembre 2002 - 09:27Ciao Elena,
dici:
Innanzitutto, volevo specificare che quella di dipingere con lo spray o
fare attacchinaggio illegale e la forma più basic di guerrilla marketing,
e sicuramente non l'unica.
Come altri hanno già puntualizzato, tale fenomeno nasce dal caso e dal
bisogno di alcune strutture dotate di pochi mezzi di farsi conoscere...
naturalmente, la grande industria ha capito che la cosa poteva essere
interessante e l'ha subito sfruttata per i propri scopi.
Ovviamente questo sarà possibile ancora per un pò, dopodichè ci
stancheremo di vedere loghi e simboli dipinti ovunque, non ci faremo più
caso e il messaggio perderà tutta la sua forza, restituendo questa forma
di comunicazione a chi in definitiva la sa fare meglio... quelli che la
strada la vivono, non la sfruttano semplicemente per una campagna
pubblicitaria.
A mio avviso, questa è la sfida più interessante che aspetta il GM:
evolversi oltre il semplice utilizzo di una strategia adesivo-spray-spot
radio teaser-sito web, utilizzata praticamente da tutti quelli che si sono
cimentati nell'impresa.
Per quel che riguarda l'aspetto "invasivo" del gm... beh, questa è una
caratteristica di questo tipo di marketing, anche se non concordo sul
fatto che sia sempre necessario imbrattare o danneggiare qualcosa per dare
un messaggio forte.
Per farti un esempio, qualche tempo fa ho studiato una
campagna gm per un prodotto destinato agli studenti e studiato per
aiutarli nell'apprendimento. Il tono scelto era sicuramente molto ardito
(poneva gli studenti in diretta contrapposizione con i professori,
utilizzando il loro linguaggio), ma il media scelto (banner di stoffa
legati nottetempo davanti alle principali scuole) non poneva alcun
problema di questo genere.
Comunque sia, la mia idea è che la maggior parte delle aziende e delle
persone impegnate in questo tipo di campagne si convincano del fatto che
un'operazione di gm dev'essere caratterizzata da un'impostazione di un
certo tipo ("street") e da un certo atteggiamento, non dall'adozione
pedissequa di un format trito e ritrito.
Ciao,
Giordano
Re: Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Fabrizio Fustini il 19 Settembre 2002 - 09:26Ciao a tutta la lista
Altra domanda: e se comuni provincie regioni e/o semplici cittadini
denunciassero chi applica un gmarketing cosi' aggressivo??
E il ritorno non sarebbe negativo per l'immagine azienda/marchio???
Comunque il 'guerrilla marketing' in alcune sue forme di promozione
trasversale ma piu' diretta di prodotti/marchi era gia' in essere negli
anni ottanta (vedi Timberland sotto il gessato dell'Avvocato Agnelli)
ed anche in tempi piu' recenti (vedi Fay sempre addosso all'Avvocato
durante le partite della juve allo stadio) con l'utilizzo degli allora
definiti 'trade maker'.
Fabrizio
Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Danilo Rampino il 18 Settembre 2002 - 09:41Cari listaioli,
il rinoceronte è un teaser come lo scorpione della Nike o il forcone
tatuato della Renault Clio.
In questo caso il prodotto è un media ovv. Radio Italia Network o meglio
RIN ( RIN-oceronte).
L'unico modo per misurare le redemption di questa strategia sarà quello di
monitorare i prossimi dati Audiradio: la terza rilevazione è partita da
qualche giorno e si concluderà a fine Ottobre.
L'operazione complessivamente penso sia costata un bel pò (se paragonata
ai budget limitati delle emittenti radiofoncihe).
Nei primi giorni di Settembre è andato in onda uno spot del "rinoceronte"
sugli altri network: nessuno delle emittenti si è chiesto a cosa servisse
pubblicizzare un sito www.rinoceronte.org, soprattutto in questo periodo
di "magra".
Direi che è forse il primo caso di Goliardia Marketing, con un goccio di
Guerrilla ed un pizzico di Viral. Un buon cocktail comunque.
Ai posteri l'ardua sentenza
Saluti a tutti
Danilo Rampino
www.rampino.it
Re: Guerrilla marketing
Inserito da Gianluca Arnesano il 17 Settembre 2002 - 13:24Salve a tutti,
.. non so se proprio di guerrilla marketing si è trattato (in realtà poco
interessa);
piuttosto sarebbe carino se tra noi ci fosse qualcuno di RIN (Radio Italia
Network) o abbastanza addentro, pronto a svelare i retroscena (o almeno
qualche curiosità) di questa intrigante campagna teaser.
Un saluto a tutti
G.
Re: Guerrilla marketing
Inserito da Salvo I. il 17 Settembre 2002 - 21:40Ciao Gianluca,
ieri leggendo il tuo post mi è venuto in mente un articolo che avevo letto
su "Il Nuovo". L'articolo parlava proprio di una denuncia, da parte di un
consigliere comunale di Milano, alla Nike per una campagna di Guerrilla
Marketing.
A parte le cose curiose che escono fuori da quell'articolo credo sia
importante definire anche i confini legali di certe azioni di GM che
vengono messe in atto dalle aziende che utlizzano questo strumento.
Ho trovato il link all'articolo:
http://www.ilnuovo.it/nuovo/fo glia/0,1007,115954,00.htm l
Ciao a tutti
Dott. Salvatore Insinga
Resp. Comm. e Marketing
Autostart Srl
Url: http://www.autostart.it
Re: Guerrilla marketing
Inserito da Gianluigi RagnoA costo di essere scontato, vi segnalo www.gmarketing.com .
Ha il sapore di un sito ufficiale sul Guerrilla Marketing...e c'è un po'
di tutto.
Al testo già citato scritto da Levinson, ne segnalo un altro curioso,
scritto dallo stesso Levinson in collaborazione con, udite udite, Seth
Godin!
Per quanto riguarda lo spunto di discussione proposto da Nick, diciamo che
il target è quello dell'utente che si muove, possibilmente attento, o
meglio curioso.
E' ovvio che ha più senso spingere un prodotto negli ambienti appropriati
con i testimonial giusti, che chiamerei più propriamente "endorser".
Gli endorser non è necessario che siano famosi o conosciuti, basta che
siano fortemente rappresentativi; si inizia così e poi si va avanti...
Aziende notissime nel loro ambiente come Powell-Peralta (skatedoard) o
Bear (tavole e abbigliamento da surf) sono ex manifatture artigianali che
non hanno avuto altra scelta che diffondere il loro prodotto attraverso
questo sistema.
Nel caso di Bear il successo è stato addirittura casuale. Un bravo
costruttore di tavole (detto Bear, appunto), nel suo negozietto di 30 mq
aveva l'abitudine di attaccare l'adesivo di un orso sui suoi prodotti.
Indovinate quanto ci ha messo la tribu dei surfisti a passare parola?
Aziende molto più conosciute hanno avuto endorser spontanei che hanno
favorito il loro ingresso in mercati "difficili".
E' il caso di Adidas che ha ringraziato mettendo sotto contratto il gruppo
rap dei Run Dmc e l'attore Eddy Murphy molto tempo dopo che si
dimostrassero fedeli al marchio e ne favorissero la diffusione all'interno
della comunità nera, ma il guerrilla mktg è ancora tale se è
involontario, o si chiama in un altro modo?
Saluti
Gianluigi Ragno
Web Marketing Infoblu spa
Gruppo Autostrade
www.infoviabilita.it
Re: Guerrilla marketing
Inserito da Gianluca Favro il 19 Settembre 2002 - 10:27buona giornata a tutti i guerrileros della lista.
gli interventi di elena e di salvo mettono l'accento su un argomento
importante: l'educazione, il politically correct del mktg.
spesso gli uomini e le donne di marketing sono abituati a trattare la loro
materia con i guanti più o meno bianchi. la gradazione spesso dipende dal
budget, più che dal prodotto e/o dal target
qui si sono citati i casi di alcuni colossi tipo nike e renault che hanno
voluto provare una strategia applicandola a marchi e prodotti che si
posizionano come unconventional, cioè fuori dallo schema, vanno a
ricercare mercato in una nicchia che per forza virale ed emulativa si
estenda fino a diventare un bacino per prodotti industriali come football
wear e automobili.
tutto questo è comunque un interessante segno dei tempi, ma per milano
girano strane storie dal sapore quasi di leggende metropolitane, che
rendono il - o la? - guerrilla marketing ancora più interessante.
caso 1.
. nessuno lo aveva mai visto,
ai frequentatori delle notti milanesi non sarà sfuggito questa estate un
adesivo che si ritrovava fuori da molti dei locali più di tendenza che
riportava un marchio - AH - che ad un'analisi più attenta era formato da
due persone che, diciamo, erano impegnate in una pratica di soddisfazione
sessuale che richiama un'animale belante
non riportava un pay off che ne specificasse il settore. il perchè è
semplice: è un marchio punto e basta. un'esercizio di qualcuno che
contento della sua realizzazione e dotato di iniziativa ci ha provato...
ora sembra che qualcuno ci abbia creduto e il marchio firmerà una linea di
qualcosa
caso 2.
liceo parini di milano.
l'anno scorso andava per la maggiore uno zainetto che non riportava il
logo di nessuno dei soliti colossi. qualcuno aveva prodotto una linea di
zaini, ne ha distribuiti 4/5 ai fighi della scuola e loro avevano fatto il
resto.
conclusioni parziali:
avete visto quanti pronomi indefiniti - qualcuno, qualcun altro - perchè
ci si muove nell'ombra con operazioni mordi e fuggi come il buon comandate
ernesto ci ha insegnato a suo tempo. niente milioni in pianificazione,
niente globalizzazione dei target, ma segmentazioni di un territorio già
di per sè ristretto. come a dire: non mi interessano i numeri, ma l'azione.
forse dovremmo leggere lao tze, miyake e il redivivo ernesto. il motto è
sempre lo stesso: hasta la victoria, siempre!
gianluca favro
Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Emanuela il 21 Settembre 2002 - 18:48Salve a tutti!
mi infilo in questa discussione al quanto interessante per sottolineare
l'ultimo intervento...che a me sembra davvero significativo e con il quale
concordo in pieno.....
ciò che conta spesso e volentieri ormai...non è quello di cui abbiamo
bisogno..ma quello di cui crediamo di aver bisogno...lavorando con i
ragazzi della fascia appetibile (15/20) mi sono accorta di come...oggi più
che mai....bisogni indotti siano diventati in realtà bisogni primari.....e
le cose e i messaggi di cui poco conosciamo..quelli che si nascondono
dietro una fitta nebbia di mistero sono l'esca più accattivante!
anni fa...un mio caro.....conregionale... Diego della Valle....spedì circa
100 paia delle sue scarpe migliori (realizzate da artigiani della ditta di
suo papà....15 operai in tutto) ai vips dell'epoca...primo fra tutti
Agnelli.....che fecero solamente la fatica di indossale.....trovarle ben
fatte....e metterle ai piedi qualche volta........un buon servizio
fotografico....l'ormai riconoscibilissima suola a tappini....fecero il
resto!
[a conferma di quanto già detto.........con l'aggiunta che sempre più
ormai a qualsiasi strato sociale si appartenga...c'è sempre qualcosa o
qualcuno che si vorrebbe eguagliare.......e di conseguenza un bene che
vorremmo possedere.....
sono perfettamente d'accordo!
keynes diceva:
*La maggior parte delle nostre attività positive dipende da un ottimismo
spontaneo piuttosto che da un'aspettativa in termini matematici*......
muoversi...diffondere...far parlare..creare una necessità..questo conta..
ciao a tutti!
Re: Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Daobservah! il 16 Dicembre 2002 - 09:29Voi tutti vi preoccupate se la guerrilla marketing funziona o meno
io mi inkazzo e basta...
la così detta guerrilla marketing è la trasmutazione malata che prende
spunto ( o meglio sfrutta...)
un movimento artistico totalmente puro e spontaneo che è quello del
writing e della street art.
l'underground oggi serve a vendere a alla "superficie"
il tutto mi disgusta...
..la a, calvin klein, nike e tutte quelle aziende che credono di fare la
cosa giusta non sanno che i giovani non sono scemi...
a tutti voi istruitevi...
http://www.obeygiant.com/
http://www.bo130.org/
http://www.microbo.com/
http://www.inventati.org/apb/a bbominevole.ht m
http://www.banksy.co.uk/
http://www.artcrimes.com/
Re: Re: Guerrilla marketing
Inserito da Simone Tarantino il 27 Settembre 2002 - 17:08Ciao a tutti,
mi infilo in questo thread sentendomi in parte chiamato in causa.
Il marchio A e' un qualcosa che e' andato al di la' del guerrilla
marketing, quanto meno nel senso che non era questa la sua strategia ne'
tantomeno si aspettava che portasse a tali risultati.
Un ragazzo, parecchi anni fa, giocherellando con il suo computer, crea un
logo.
Il logo diventa, come un gioco, un distintivo di un gruppo di amici.
Vengono stampati un po' di adesivi che passano velocemente di mano in mano.
Passano cosi' alcuni anni, alcune migliaia di adesivi stampati e una
grande curiosita' comincia a farsi strada.
Niente marketing plan, niente strategia e soprattutto niente budget.
Cosi' nasce e si diffonde il logo: solo piacendo.
Il logo della A, che oggi, dopo anni di involontario teaser, diventa una
linea di abbigliamento urbano, e' un esempio di come, da un logo vincente,
puo' nascere qualcosa, senza budget e senza grandi nomi alle spalle.
Ci tengo quindi a parlarne, proprio perche' e' una storia semplice di
persone, e non di aziende con budget milionari; un "caso marketing" al
contrario.
Un appunto, parlando di Milano: due settimane fa si e' visto in giro un
adesivo tondo con una freccia, svelando dopo poco essere Calvin Klein, un
rinoceronte per RIN, e cosi' via.
Da qui alcune domande.
Quante di queste azioni si sono poi trasformate in reale profitto ?
Quanto deve durare un teaser prima di essere svelato?
Quali devono essere le azioni collaterali a rinforzo del teaser?
Grazie dell'aiuto,
Simon