Gentilissima Elena,
capisco la Sua frustrazione sulla mancanza di rispetto di ruoli professionali che spesso fanno fatica ad essere riconosciuti come essenziali.
E' un male comune: sono il direttore creativo di una società di consulenze creative, che possono andare dalla grafica al retail design.
Come grafico, perché ancora oggi amo disegnare marchi e immagini coordinate nonostante faccia più strategia e mi occupi del rapporto con il Cliente e della sua soddisfazione, vedo tanti marchi, biglietti, siti web sinceramente fatti in casa 'perché non c'era budget'. E sono soprattutto gli altri professionisti della comunicazione, uffici stampa in testa, a pensare che non sia importante.
Per quanto mi riguarda, ammetto, sono tra quelli che, ascoltati alcuni Suoi colleghi che si sono proposti, sentivo l'esigenza di un ufficio stampa ma nessuno finora mi ha convinto con doti di linguaggio nuovo e diretto. Non basta sicuramente scrivere due righe in croce ma non mi interessa nemmeno il pr che conosce da una vita i giornalisti per nome.
Questo momento di transizione è per tutti noi professionisti un'occasione per riflettere su come abbiamo operato finora e trasformarci, evolverci mantenendo vivo ciò che fino a qui ci ha reso migliori di altri.
Cordiali salluti,
Paolo Prossen.