Avete visto un'altra campagna del competitor di Tavernello, che punta
sul fatto che, secondo loro, sia un vantaggio avere il vino in un
contenitore in cartone, con un rubinetto, "che non fa entrare l'aria,
il vero nemico del tuo vino" ? E' un tentativo di volgere in positivo
un fatto giudicato negativo: il vino va in aceto. Ma questo lo pensa
chi non conosce il vino. In realtà il vino deve prendere aria, sta a me
trattarlo, servirlo e berlo in modo che non si rovini.
Campagne inutili, perché chi può compra vini di pregio, chi non può, se
vuole, compra quello, punto.
Le fantasie markettare hanno effetti credo marginali, le massaie
pensano: meglio poco, in occasioni particolari, e buono.
Sulla questione dell'aria e del vino ne ho sentite di ogni genere. Chi a
favore e chi contro. Non mi sembra questa la lista in cui discuterne. Se
la Roncato crede che l'aria faccia male al vino allora il contenitore che
non la fa passare mi sembra una buona idea da comunicare.
Chi non può comprare vini di pregio non è detto debba comprare il
tetrapack.
Vivo in Puglia e di cantine che vendono ancora il vino in contenitori da 5
litri o, addirittura, sfuso ve ne sono parecchie. Certo si tratta di "vino
quotidiano" ma non è di certo una porcheria. Lo stesso vino, poi, lo si
può trovare tranquillamente in bottiglia nei supermercati e nelle
enoteche, senza svenarsi.
Probabilmente, chi acquista Tavernello e simili, a mio avviso, non si pone
proprio il problema di cosa beve, Forse per queste persone il vino è un
alimento "accessorio" che mettono nel carrello del supermercato senza
soffermarsi più di tanto sulle alternative. È lì sullo scaffale e lo
prendono.
Probabilmente il problema può essere dovuto anche alla comunicazione che
insiste sui soliti quattro nomi che oramai hanno imparato tutti:
Sassicaia, Barolo, Montepulciano, Brunello. Forse in molti credono che
bere un buon vino significhi bere questi vini, il cui costo non è
certamente alla portata di tutti, e si fermano senza neanche cominciare a
guardarsi intorno.
A questo c'è da aggiungere la confusione che regna sovrana sugli scaffali
dei supermercati che non aiuta il profano. Nessuna marca riesce a dominare
lo scaffale o ad attrarre l'attenzione. Se consideriamo anche la fretta...
Escludo le enoteche perché chi si reca in questo genere di punto vendita
ha già qualche idea su ciò che cerca.
Bye,
Francesco De feudis