Re: Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli

E se l'acquisto di vino di buon livello, oltrechè direttamente proporzionale
al reddito, fosse proporzionale al livello di istruzione di una determinata
famiglia o persona?

Per pagarmi gli studi ho avuto il piacere di lavorare un mese all'anno,
per quasi dieci anni, in un'enoteca della mia città. Niente mescita,
solo vini di pregio, con un assortimento molto ampio di etichette
italiane ed estere.

La clientela fissa è abbastanza variegata e trasversale. In generale ho
scoperto che esistono due gruppi distinti di clienti. Ci sono quelli che
di vino ne capiscono veramente, e sono i meno: sanno cosa chiedono, sono
molto aperti ai consigli, non badano più di tanto alla spesa, ma non
misurano la qualità con il prezzo. Non ho notato differenze di
istruzione, piuttosto è facile che siano persone almeno benestanti.

Poi ci sono quelli che di vino non ne capiscono niente, che sono la
stragrande maggioranza. In genere sono quelli che si lanciano in corsi
di enologia, cultura enologica, sommelier e via discorrendo. Dagli amici
vengono apostrofati come "intenditori". Comprano solo
sopra un certo prezzo, variabile a seconda delle possibilità di
ognuno. Una certa prevalenza per i professionisti, ma non una
maggioranza assoluta. Non accettano consigli perché hanno paura che li
voglia fregare; guai, poi, a consigliare un vino che sia sotto al loro
livello minimo di spesa.. :)

Quindi, per quanto riguarda la mia esperienza l'istruzione non c'entra,
c'entra piuttosto quella cultura per il vino che non nasce sui banchi di
scuola, ma sulle tavole delle nostre case, o su quelli delle osterie. :)
Può fare la differenza, come dicevo, il reddito, ma c'è anche chi
sacrifica qualcosina per poter bere meglio.

Tra l'altro le stesse sensazioni le ho avute conoscendo alcuni
produttori. Anche tra di loro, infatti, è possibile trovare sia persone
molto istruite, sia dei più classici contadini, tutti, però,
meravigliosamente ottimi vinaioli.

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Marco Meneghello