Ho seguito con interesse il post,
concordo in gran parte, ma vorrei aggiungere che quando tu dici :
"ho avuto il piacere di lavorare un mese all'anno,
per quasi dieci anni, in un'enoteca della mia città...
Quindi, per quanto riguarda la mia esperienza l'istruzione non c'entra,
c'entra piuttosto quella cultura per il vino che non nasce sui banchi di
scuola, ma sulle tavole delle nostre case, o su quelli delle osterie"
sia una verità molto vicina ...alla verità, ma non sia la principale
"causa".
Ritengo che la differenza tra chi beve Tavernello
o chi beve vino di qualità superiore sia non solo da addebitare al reddito
che comunque la fa da padrone
(perchè se il Tavernello costa un euro ci sono anche dei buoni vinelli
che si acquistano, magari non in enoteca, con pochi euro in più, e magari
in offerta sono davvero buoni affari),
nè al solo fatto culturale o - come rilevi tu con ragione -
cultural/spocchioso (che se a cena, come dolce
ho del cioccolato allora -devo- avere a tavola del Barolo Chinato),
ma al fatto di considerare il vino bevanda (e va bene il Tavernello come
va bene la birra Dhrer) apprezzato
in quanto bevanda gradita al gusto più dell'acquà, o magari mescolato con
quest'ultima (abitudine largamente diffusa da sempre nelle campagne,
perchè l'acqua gonfia mentre unita al vino disseta e non gonfia).
Insomma una moltitudine di persone che sposano il gusto (il loro
rispettabilissimo gusto)
con il costo e/o che non da al vino definito di qualità,
l'importanza che invece assume per chi giudica quest'ultimo
un vero piacere (e non una bevanda), da gustare in momenti particolari
(ad esempio il vino da meditazione) e con abbinamenti ambientali,
climatici, stagionali, odorosi (oltre che alimentari).
Saluti a tutti.
Stefano Vurruso
Direttore commerciale
Responsabile franchising ePOINT
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