Non credo che l'immagine del vino Tavernello sia particolarmente "alta": è
considerato come "il vino in
cartone" di fascia molto bassa, da supermercato, peggiorata ulteriormente
dai barboni che ne fanno largo 
Non riesco perciò a capire come lo spot di Fazzuoli, ideato dall'agenzia
Testa, possa essere convincente. Lo spot
consiste in una finta trasmissione in cui l'ex conduttore di "Linea Verde"
finge di rivolgere delle domande a dei
personaggi in studio che parrebbero degli esperti del ramo,
che rispondono ovviamente confermando le qualità del vino in questione.
Gli esperti sono i responsabili dell'azienda, in altro spot addirittura il
titolare ripreso in una campagna tipo "mulino bianco" del vino.
Ripeto, la finzione dello spot è palese, c'e' persino una scritta in
sovrimpressione: "informazione pubblicitaria".
Tuttavia impostato cosi non mi convince per nulla.
Sarò anche "fuori target", come disse Venturini una volta
ma questo spot su di me ottiene un effetto negativo. Mi
da' l'idea di un prodotto scadente venduto come
ottimo, con l'aggravante di uno spot col trucco, anche se dichiarato.
Non so, forse con le massaie funziona ma a me non piacciono
le pubblicità che vogliono sembrare qualcos'altro, usando testimonial noti
(qui si aprirebbe un altro thread sulla deontologia professionale dei
giornalisti ma lasciamo stare 
Capita solo a me di percepire questo effetto negativo dello spot
tavernello o anche ad altri succede lo stesso?
Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Veronica il 7 Febbraio 2006 - 10:03Anche a me fa questo effetto.
Ormai lo spot e' in tv da tempo, in ben due versioni se hai notato, segno
che l'azienda crede che veramente questo genere di comunicazione possa
aiutare il posizionamento del Tavernello.
Ho anche pensato che forse il Tavernello stia risentendo della concorrenza
dei vini di marca commerciale (quelli della GDO) e che quindi abbia
bisogno di differenziarsi ulteriormente.
Cmq la verita' e' che quando il finto talk show finisce con lo slogan "Il
successo di Tavernello invita a riflettere" un'espressione interrogativa
si dipinge sui nostri visi: riflettere su cosa?
A noi markettari vengono in mente tutte queste considerazioni fallimentari
sullo spot, ma alla massaia? Non e' che non le viene in mente proprio
nulla?
Ciao,
Veronica.
Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Riccardo Garavaglia il 10 Febbraio 2006 - 07:52Ciao Elena, ciao Lista.
Veronica ha ragione. In questo periodo, intendo gli ultimi anni, alla
massaia vengono in mente solo due cose: la dieta, che non comprende il
vino causa rischi di obesità, e la spesa, che non comprende i vini di
pregio causa mancanza di euro.
A chi piace davvero il vino, e cerca di berne di buono, non viene in mente
un vino in tetrapack, perché sà che lì il vino stagna, non matura. Il
vino è vivo, e non può essere conservato in altri modi che nei tini,
nelle botti e nel vetro. Con i tappi di sughero. Ma avete guardato bene
le confezioni in cartone? Che tristi !
Avete visto un'altra campagna del competitor di Tavernello, che punta sul
fatto che, secondo loro, sia un vantaggio avere il vino in un contenitore
in cartone, con un rubinetto, "che non fa entrare l'aria, il vero nemico
del tuo vino" ? E' un tentativo di volgere in positivo un fatto
giudicato negativo: il vino va in aceto. Ma questo lo pensa chi non
conosce il vino. In realtà il vino deve prendere aria, sta a me
trattarlo, servirlo e berlo in modo che non si rovini.
Campagne inutili, perché chi può compra vini di pregio, chi non può, se
vuole, compra quello, punto.
Le fantasie markettare hanno effetti credo marginali, le massaie pensano:
meglio poco, in occasioni particolari, e buono.
Che la Lista sia con voi.
Riccardo Garavaglia.
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Gabriele Scaroni il 12 Febbraio 2006 - 14:13che poi, giusto per essere sincero, con un meccanismo semplice come
quel tappo non ho mai capito come fa ad uscire il vino se non entra un
pari volume di aria
Comunque non mi stupisco che molti storcano il naso di fronte alla
pubblicità di Fazzuoli, però penso che siano persone fuori target,
quelle che bevono vini di un altro tipo; però ci sono quelli che lo
bevono, quelli che lo usano solo "per far da mangiare" (come se li non si
sentisse la qualità) e che da una pubblicità di quel tipo si possono
sentire "giustificati": dopotutto ti dicono che è italiano, che segue
rigorosi controlli, che a parità di prezzo (se non ricordo male infatti
specificano la fascia di prezzo) ha una buona qualità.
Insomma, secondo me non sarà il massimo della pubblicità, ma per il
prodotto (che per me non è di certo il massimo della qualità) direi che
non saprei come fare di meglio... devono proprio invertire la "fama"
che il loro vino si è fatto, che però onestamente non va denigrato
fino al ruolo di "vino da senzatetto"
Cordialmente,
Gabriele
Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Veronica il 14 Febbraio 2006 - 08:55La discussione mi sembra molto interessante e viste le vostre
considerazioni a maggior ragione mi sento di riproporvi una supposizione
del mio primo intervento: il Tavernello deve combattere la concorrenza di
una serie di follower a marca commerciale (Dì per Dì solo per fare il
primo nome che mi viene in mente), che costano ancora meno.
Voglio dire: se attribuisco al vino in cartone uno scarso valore allora
scelgo in base al prezzo e le marche commerciali mi offrono proprio il
prezzo più basso.
Quindi questa pubblicità non è tanto utile ad affermare la qualità di un
vino da tavola ma di una commodity da cucina.
Dico questo anche perchè, pur non essendo in possesso di dati di mktg, non
ho mai visto nonni e zii di una certa età privarsi del vino in bottiglia...
Che ne dite?
Veronica.
Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Mario Sabelli il 16 Febbraio 2006 - 20:17Una sola frase nei vostri discorsi:
E se l'acquisto di vino di buon livello, oltrechè direttamente proporzionale
al reddito, fosse proporzionale al livello di istruzione di una determinata
famiglia o persona?
Non so se questa considerazione sia così fit, ma penso possa essere
interessante al ragionamento.
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Marco MeneghelloPer pagarmi gli studi ho avuto il piacere di lavorare un mese all'anno,
per quasi dieci anni, in un'enoteca della mia città. Niente mescita,
solo vini di pregio, con un assortimento molto ampio di etichette
italiane ed estere.
La clientela fissa è abbastanza variegata e trasversale. In generale ho
scoperto che esistono due gruppi distinti di clienti. Ci sono quelli che
di vino ne capiscono veramente, e sono i meno: sanno cosa chiedono, sono
molto aperti ai consigli, non badano più di tanto alla spesa, ma non
misurano la qualità con il prezzo. Non ho notato differenze di
istruzione, piuttosto è facile che siano persone almeno benestanti.
Poi ci sono quelli che di vino non ne capiscono niente, che sono la
stragrande maggioranza. In genere sono quelli che si lanciano in corsi
di enologia, cultura enologica, sommelier e via discorrendo. Dagli amici
vengono apostrofati come "intenditori". Comprano solo
sopra un certo prezzo, variabile a seconda delle possibilità di
ognuno. Una certa prevalenza per i professionisti, ma non una
maggioranza assoluta. Non accettano consigli perché hanno paura che li
voglia fregare; guai, poi, a consigliare un vino che sia sotto al loro
livello minimo di spesa..
Quindi, per quanto riguarda la mia esperienza l'istruzione non c'entra,
c'entra piuttosto quella cultura per il vino che non nasce sui banchi di
scuola, ma sulle tavole delle nostre case, o su quelli delle osterie.
Può fare la differenza, come dicevo, il reddito, ma c'è anche chi
sacrifica qualcosina per poter bere meglio.
Tra l'altro le stesse sensazioni le ho avute conoscendo alcuni
produttori. Anche tra di loro, infatti, è possibile trovare sia persone
molto istruite, sia dei più classici contadini, tutti, però,
meravigliosamente ottimi vinaioli.
--
Marco Meneghello
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Stefano Vurruso il 22 Febbraio 2006 - 17:29Ho seguito con interesse il post,
concordo in gran parte, ma vorrei aggiungere che quando tu dici :
"ho avuto il piacere di lavorare un mese all'anno,
per quasi dieci anni, in un'enoteca della mia città...
Quindi, per quanto riguarda la mia esperienza l'istruzione non c'entra,
c'entra piuttosto quella cultura per il vino che non nasce sui banchi di
scuola, ma sulle tavole delle nostre case, o su quelli delle osterie"
sia una verità molto vicina ...alla verità, ma non sia la principale
"causa".
Ritengo che la differenza tra chi beve Tavernello
o chi beve vino di qualità superiore sia non solo da addebitare al reddito
che comunque la fa da padrone
(perchè se il Tavernello costa un euro ci sono anche dei buoni vinelli
che si acquistano, magari non in enoteca, con pochi euro in più, e magari
in offerta sono davvero buoni affari),
nè al solo fatto culturale o - come rilevi tu con ragione -
cultural/spocchioso (che se a cena, come dolce
ho del cioccolato allora -devo- avere a tavola del Barolo Chinato),
ma al fatto di considerare il vino bevanda (e va bene il Tavernello come
va bene la birra Dhrer) apprezzato
in quanto bevanda gradita al gusto più dell'acquà, o magari mescolato con
quest'ultima (abitudine largamente diffusa da sempre nelle campagne,
perchè l'acqua gonfia mentre unita al vino disseta e non gonfia).
Insomma una moltitudine di persone che sposano il gusto (il loro
rispettabilissimo gusto)
con il costo e/o che non da al vino definito di qualità,
l'importanza che invece assume per chi giudica quest'ultimo
un vero piacere (e non una bevanda), da gustare in momenti particolari
(ad esempio il vino da meditazione) e con abbinamenti ambientali,
climatici, stagionali, odorosi (oltre che alimentari).
Saluti a tutti.
Stefano Vurruso
Direttore commerciale
Responsabile franchising ePOINT
Cell +39 347 8468788
s [dot] vurruso [at] mediarete [dot] it
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Marco MeneghelloCertamente questo aspetto è importante.
In effetti volevo solo portare la mia esperienza, mi rendo conto, però,
che è comunque limitata a un ambiente abbastanza ristretto e che di per
sé propone un campione di clientela comunque già orientata a un certo
tipo di spesa.
Tutto sommato la maggior parte del vino viene venduto nei supermercati,
direttamente dai produttori e sfuso. L'enoteca di qualità rappresenta
un'eccezione.
In ogni caso il mio post era di risposta a una domanda fatta in
precedenza: centra l'istruzione negli acquisti del vino? Penso ancora
che non centri, tutto qui.
--
Marco Meneghello
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Daniele MedriLe famiglie italiane purtroppo hanno un profilo molto basso: non esiste
vita mondana e neppure grandi "occasioni particolari".
Molto probabilmente si hanno due opzioni:
1. "nel dubbio, meglio niente"
2. "meglio spendere poco" (adeguatamente alle possibilita' limitate)
--
Daniele Medri
Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Sandro BorrelliSalve a tutta la lista
dopo qualche anno di assenza (leggevo la lista una tantum) ritorno perchè
mi sento quasi chiamato in causa parlando di prodotti di massa e GDO
(avendo lavorato per 8 lunghi anni nel settore).
Innanzitutto rispondo a Daniele dicendo che purtroppo non esistono solo
due opzioni di acquisto per i consumatori. La clusterizzazione dei
consumatori per motivazioni di acquisto è molto complessa rispetto a
quella che ipotizzi tu. Tuttavia nella scelta sull'acquisto del prodotto
vino in brick incidono due fattori:
( 1 ) Abitudine storica della famiglia al consumo del vino a tavola (tipo
succedaneo dell'acqua)
( 2 ) Conseguenza economica del primo "bisogno"
Dati alla mano posso dirvi che la vendita di Tavernello rispetto ad altri
vini e in rapporto del tipo 1000 a 1. Ricordo che per ogni promozione
andavano via diversi autotreni di merce, cosa impensabile per altri tipi
di vini (in Puglia).
Negli anni altri prodotti in brick hanno preso quote di mercato ,il tutto
grazie esclusivamente al fattore prezzo, unica vera leva di questo
segmento di mercato. Con la differenza che, Tavernello, essendo stato il
pioniere dei vini non in bottiglia, ha sempre dato ai consumatori quella
garanzia psicologica sugli standard minimi di qualità/sicurezza del
prodotto. Tutti i suoi competitors vivono grazie all'acquisto d'impulso e
alla "potenza" dei flyers promozionali! (una delle leggi della GDO è
esporre bene = vendere)
Ritornando allo spot, credo che sia veramente brutto per noi markettari da
"subire", mentre dal punto di vista professionale direi che rispecchia
l'essenza del brand, quindi nulla da dire agli autori/ideatori.
Per quanto riguarda Amica Chips, che ha una pessima brand identity, ha
realizzato qualcosa di veramente sorprendente. Assolutamente geniale!
Sfrutta l'immagine di Rocco Siffredi in un momento di redenzione (tra
l'altro pare sia candidato per un prossimo reality) con il risultato di
aver prodotto un messaggio pubblicitario giovane, ironico e piacevole da
vedere. Quello che ci volevo per il brand, peccato che non abbiano
approfittato per un restyling dell'immagine aziendale!
Attualmente mi occupo dell'implementazione di campagne promozionali con
gadgets ed approfitto per lanciare un messaggio al responsabile marketing
dell'Amica Chips (in passato nostro cliente per l'acquisto di "sorprese"
per le patatine a target bambino/a).
Perchè non lanciare una linea di
gadgets da inserire nelle confezioni a target adulto? Del tipo perizoma
uomo/donna o profilattico alla fragola (in questo caso sarebbe una
co-marketing), ecc...? Naturalmente questa è una provocazione per tutti i
puritani!
--
Sandro Borrelli
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Francesco De FeudisBhe, io sono un moralista puritano! A me quello spot fa schifo! Non solo
perché lo trovo volgare ma anche perché l'interpretazione di questo
"grande" attore è davvero scadente.
Comunque siamo alle solite: quando le idee mancano si può ricorrere a
qualsiasi mezzo pur di fare notizia. Ovviamente ora verrà fuori l'idiota
di turno che dirà che l'importante è che se ne parli...
Giusto per fare un paragone con un'altra marca di patatine vorrei
ricordarvi gli spot delle Pringles in onda fino a poco tempo fa. Non mi
sembra fossero volgari o scadenti. Ma siamo a ben altri livelli... Le
patatine Amica Chips hanno un'immagine tutt'altro che forte, a partire dal
packaging.
Francesco De feudis
Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Antonio Di Bacco il 9 Febbraio 2006 - 11:10Concordo pienamente con Alessandro a proposito dello spot sul Tavernello,
personalmente lo giudico proprio una "ciofeca".
Una scelta per certi versi coraggiosa è invece quella di scegliere come
testimonial uno dei pornoattori più famosi del globo per pubblicizzare una
marca di patatine.
Appena visto lo spot mi sono subito chiesto una cosa: ma l'effetto sarà
dirompente su tutti i target, soprattutto per gli effetti virali che può
innescare uno spot del genere (già in atto sul web), oppure potrebbe
essere letto un pò come maschilista da un pubblico femminile?
E quindi...Pagherà la scelta di lanciare una campagna che comunque in ogni
caso fa sorridere ma che potrebbe far storcere la bocca ai moralisti
puritani?
Mi sono risposto che secondo me pagherà....e non poco!
A proposito di virale....
Per chi non l'avesse ancora visto:
http://www.youtube.com/w/Rocco -Siffredi---Amica-Chips?v=lgcF velQCKw&.. .
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da James Limohetfield il 12 Febbraio 2006 - 13:51Non vorrei allontanarmi molto dalla questione, ma direi che si potrebbe
aprire un thread apposito per il marketing riguardante il settore vinicolo.
Posso darti ragione per il vetro, ma ti assicuro che sempre più vini di
discreta caratura (da 5/6€ all'ingrosso) stanno passando a tappi in
materiale plastico. Materiale che ha la medesima porosità del sughero ma
con il vantaggio di evitare che il vino "sappia di tappo".
Per quel che riguarda la qualità del vino me ne guarderei bene! Lavorando
nel settore catering, vedo vini con bottiglia di vetro e discreta
etichetta venduti a 0,80€ a bottiglia: vino assolutamente scarso malgrado
la confezione decente.
Così si assiste a cantine che aumentano il prezzo del 20% da un anno
all'altro solo per il fatto che la stagione precedente non ha potuto
soddisfare tutti gli ordini causa grande richiesta. Sai, un vino diventa
"di moda" facilmente. Vivendo a ridosso della Franciacorta (ora
Curtefranca) ti posso garantire che si vendono buoni vini a prezzi folli,
marciando sul nome.
Tutto questo per riconsiderare il fatto che il Tavernello et similia, pur
essendo venduti in cartone, possono essere non peggio di altri venduti in
bottiglia: non sempre la confezione fa il vino.
See ya.
--
§======*======§==**=*=**==§======*======§
@ === limohetfield [at] gmail [dot] com
msn === spettabile [at] hotmail [dot] com
skype === LimohetfielD
blog === limonta.blogspot.com
§======*======§==**=*=**==§======*======§
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Francesco De FeudisSulla questione dell'aria e del vino ne ho sentite di ogni genere. Chi a
favore e chi contro. Non mi sembra questa la lista in cui discuterne. Se
la Roncato crede che l'aria faccia male al vino allora il contenitore che
non la fa passare mi sembra una buona idea da comunicare.
Chi non può comprare vini di pregio non è detto debba comprare il
tetrapack.
Vivo in Puglia e di cantine che vendono ancora il vino in contenitori da 5
litri o, addirittura, sfuso ve ne sono parecchie. Certo si tratta di "vino
quotidiano" ma non è di certo una porcheria. Lo stesso vino, poi, lo si
può trovare tranquillamente in bottiglia nei supermercati e nelle
enoteche, senza svenarsi.
Probabilmente, chi acquista Tavernello e simili, a mio avviso, non si pone
proprio il problema di cosa beve, Forse per queste persone il vino è un
alimento "accessorio" che mettono nel carrello del supermercato senza
soffermarsi più di tanto sulle alternative. È lì sullo scaffale e lo
prendono.
Probabilmente il problema può essere dovuto anche alla comunicazione che
insiste sui soliti quattro nomi che oramai hanno imparato tutti:
Sassicaia, Barolo, Montepulciano, Brunello. Forse in molti credono che
bere un buon vino significhi bere questi vini, il cui costo non è
certamente alla portata di tutti, e si fermano senza neanche cominciare a
guardarsi intorno.
A questo c'è da aggiungere la confusione che regna sovrana sugli scaffali
dei supermercati che non aiuta il profano. Nessuna marca riesce a dominare
lo scaffale o ad attrarre l'attenzione. Se consideriamo anche la fretta...
Escludo le enoteche perché chi si reca in questo genere di punto vendita
ha già qualche idea su ciò che cerca.
Bye,
Francesco De feudis
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Luca il 14 Febbraio 2006 - 09:32Ciao a tutti,
dissento su questo commento di Antonio.
Lo spot mi piace e mi diverte: quando guardo la TV gli spot come questi mi
divertono più degli spettacoli che sto guardando (!!!!) ma non lo
definirei in nessun modo "coraggioso".
Il doppio senso, a carattere sessuale, è un meccanismo abbastanza banale.
Genera un sicuro il ritorno in termini di media (anche il Corriere ne ha
parlato) e garantisce viralità per quanto riguarda gli internauti.
Con un po di fortuna si può aggiungere anche qualche "reazione indignata"
di qualche associazione misteriosa che si arrabbia per la caduta della
moralità.
Bello si...coraggioso no!!!
Ciao
Luca
Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Alessandro Ghezzerforse la risposta è che il target è talmente "basso" che la casalinga di
Lamporecchio non fa caso a quei dettagli che per noi stridono: vede
(distrattamente) la faccia conosciuta e rassicurante di Fazzuoli, il finto
dibattito credendolo vero e oplà, il pesce cade nella rete
L'unico dubbio: il barbone incioccato di tavernello e stravaccato sulla
)
panchina ai giardinetti, si renderà conto di fare il testimonial gratis?
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Michele FaustinSalve a tutti i "Mlister".
Vorrei dire la mia sul Tavernello e sulla "Patatina"
Per quanto riguarda il Tavernello, mai spot fu più azzeccato secondo me.
Provengo da una famiglia di agricoltori produttori di uva da vino e
conosco perfettamente il Target di riferimento nonchè le perplessità di
produttori e bevitori in merito alla bontà di un vino distribuito nel
"cartone".
Fazzuoli è una star nel mondo agricolo e vi assicuro che quel tipo di
prodotto è fatto per gli agricoltori (che non si fanno mai mancare un
buon bicchiere di vino sul tavolo) e per una clientela di età piuttosto
alta (over 50 sicuramente).
Pertanto quel tipo di impostazione "seriosa" dello spot e quei personaggi
mi sembrano proprio azzeccati.
Non si potrebbe fare la stessa cosa con una bottiglia di vino da 7/10 DOC
che viene bevuta da tutto un altro tipo di target, che poi dentro la
bottiglia ci sia esattamente la stessa cosa che nel cartone è un altro
paio di maniche
Lo Spot della Patatina con Siffredi lo trovo semplicemente geniale, mi ha
colpito molto ed è proprio questo che deve fare!
Non credo che il pubblico femminile se la prenda, l'impostazione mi
sembra molto divertente e per nulla offensivo.
Siffredi è comunque un personaggio molto conosciuto anche nel mondo dei

giovani non necessariamente fruitori di film Hard, ha fatto parecchi
passaggi su Radio Deejay e ha fatto anche un paio di divertenti
collaborazioni con gli Elio, insomma anche lui ha allargato il suo Target
Salve a tutti.
Mike
Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Ilaria Previati il 15 Febbraio 2006 - 14:42Ciao a tutti.
Sono perfettamente d'accordo con te per quanto concere il tavernello.
Per le patatine, scusami ma sono veramente disgustata. Forse avrei avuto
un'opinione diversa se fossi stata un uomo, ma l'associazione di idee, ora
come ora, mi disgusta veramente tanto...
Oltretutto, se non ricordo male, proprio qua su Mlist un paio di anni fa
ci fu una discussione sullo spot delle patatine McCain, in cui una patata
gigante andava dal parrucchiere a farsi bella...qualcuno sottolineo'
(giustamente) che l'associazione di idee fra cibo e capelli non e' molto
azzeccata...
"Figuriamoci quest'altra", ho pensato fra me e me...salvo poi leggere il
tuo commento e ricredermi...
Inoltre tu dici che non credi che il pubblico femminile se la prenda: beh
io dico di si!!!
Utilizzare questi tristi mezzucci per colpire (non e' possibile che sempre
piu la pubblicita, specie in Italia, si rifaccia sempre a stimoli e
simboli sessuali!!!! ma dov'e' finita l'etica??) mi fa vergognare...mi
sento svilita!!!
E per principio NON COMPRERO MAI QUELLA MARCA DI PATATINE!!!
Buon lavoro a tutti.
Ilaria
Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Pierfranco il 17 Febbraio 2006 - 08:05Anche mia moglie ed alcune nostre amiche.
Non disgustate ( è troppo...) ma comunque disturbate.
E questo già dalla pubblicità "la patatina tira" ( non so neppure se è la
stessa marca ...).
Ma i pubblicitari avaranno fatto i conto, credo: magari gli acquirenti di
quell'articolo sono in prevalenza maschi, razza bianca, in età
testosteronica...
Buon fine settimana
Pierfranco
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Ilaria Previati il 21 Febbraio 2006 - 11:12[quote]
[/quote]
riguardo a questa, la piccola differenza e' che
-non hanno fatto una campagna cosi massiccia (io ricordo solo dei
manifesti, correggetemi se sbaglio)
-non e' cosi ambigua (dopotutto si dice comunemente anche 'una ciliegia
tira l'altra', senza nessuna malizia)
-non hanno usato una pornostar e tante belle fanciulle, di tutte le
nazionalita che lui enumera, che gli girano intorno...
L'associazione di idee patatina="bella ragazza" e' palese.
Voglio dire che quello che dici tu era un messaggio che appariva ambiguo a
chi era in grado di capirlo, e 'normale' a chi non lo era (forse per
questo target era poco efficace, ma non dava adito a secondi significati,
almeno secondo me).
[quote]
[/quote]
si appunto...che rappresenta il 20% della popolazione italiana?
un gran bel target, non c'e' che dire...
non oso immaginare il costo sostenuto per
-siffredi e donzelle
-decine di passaggi su mediaset in primetime
-l'agenzia che ha creato lo spot
spalmati su 3milioni di persone...ma questo e' un altro discorso.
ciao
Ilaria
ilariapreviati @ gmail.com
icq#: 166377363
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Pierfranco il 22 Febbraio 2006 - 08:18sono d'accordo su tutto con Ilaria , ma preciserei che la ciliegia che
tira l'altra è italiano corrente (proverbio) , mentre l'associazione
patatina bella=ragazza è palese solo a chi usa quello slang. In altri
contesti può essere farfallina ( pubblicità antitarme ?) , passerina ( un
altra possibilità per del piero o un nuovo filone per la chiabotto ?)
fessa (pubblicità cepu?) è così via fino al valuisa ( per gli amici
vagina, pubblicità di viaggi low cost per donne single....và gina : in
tutto il mondo a 9.90...).
Ovvio che i cartelloni non avevano la volgarità di altre pubblicità ma, la
domanda che mi/ci faccio è:
è necessario questo uso di doppi sensi "da poco" oppure nasconde solo un
vuoto creativo o una povertà di mezzi ?
ciao Ilaria ciao Lista
Pierfranco
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Ilaria Previati il 27 Febbraio 2006 - 08:34[quote]
[/quote]
Credo la prima, ma forse il problema e' che ci (intendo l'italiano medio)
ritengono stupidi o ignoranti. O forse lo siamo davvero.
Si spera che non sia cosi e che prossimamente se ne venga fuori...
Ciao
Ilaria
Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Pierfranco il 17 Febbraio 2006 - 07:55Provocazione per provocazione, già che ci siamo perchè non una raccolta a
)
punti dove si possa vincere la riproduzione in plastica del mitico Rocco.
Pile escluse si intende...
Pensiamo a quante possibilità esistono sull'argomento, applicate a vari
prodotti...
Non sono un puritano, ma alle volte ho avuto problemi nello spiegare a mia
figlia le cose del mondo in generale, della tv e dello spettaoclo e
...della pubblicità...
Un saluto a tutti, Pierfranco
Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Riccardo Garavaglia il 17 Febbraio 2006 - 07:58Ciao Elena, ciao Lista.
L'osservazione e la dichiarazione di Ilaria mi trovano d'accordo.
Ci sono argomenti e accostamenti che, fatti in privato e all'interno di
una specifica categoria, non sono considerati negativi, perché, Ilaria,
sono espressione di una considerazione benevola di sé e del rapporto che
la comunità (in questo caso "gli uomini") "deve" avere, che è "giusto"
che abbia nei confronti di un tema. Ci si riconosce tutti e ci si
sostiene nella conferma di un sentire comune. Sbagliato è il trasferire
questo "sentire" su un altro obiettivo, al fine di vendere.
Esso non può essere usato nei confronti di tutti, proprio perché offende,
o anche solo può offendere, una parte del pubblico, come avvenuto con te
e sicuramente con altri, non credo solo donne. Sbagliato è sfruttare la
benevola considerazione di una categoria per obbligare tutti gli altri a
sopportare quel comportamento. Tra l'altro è anche antidemocratico. Ma lo
fanno i politici per primi.
E' lo stesso che per la pubblicità gay, è lo stesso che usare un qualsiasi
risibile comportamento maschile per vendere qualsiasi cosa. Tra l'altro
offendere gli uomini è lo sport preferito dei pubblicitari: per loro sono
goffi, distratti, insensibili e non so cos'altro. Ma gli uomini, per loro
natura, non si lamentano...
Io credo non sia passato giorno, non sia avvenuto un solo incontro, da che
il mondo esiste, in cui due donne che si trovino insieme non abbiano
parlato male degli uomini, ma questo non è da considerare in modo
negativo, finché avviene in privato e all'interno di una specifica
categoria. Diventa scorretto se viene usato per creare un transfer su un
prodotto.
Hai detto che ti senti svilita. Anche io, quando vedo una figura paterna
messa alla berlina dalla moglie davanti alla famiglia solo per esaltare un
prodotto (non ricordo il soggetto). Ma non mi sento svilito in quanto
uomo. Mi ci sento in quanto Essere Umano. Vorrei far capire questo
concetto, che l'errore è applicare questa pratica, non sta nel singolo
fatto.
Sarà che non mi sono mai piaciuti i luoghi comuni, gli stereotipi, le
categorizzazioni, gli estremisti, i Talebani, gli integralisti, chi ha
sempre ragione, chi non da la precedenza alla sensibilità altrui.
Però l'etica, oltre che una regola di comportamento, deve essere basata su
un sentimento più profondo, la "pietas" , altrimenti è un bell'esercizio
di stile, non un vero sentimento, come deve essere. Perché solo possedere
un tale sentimento ti avverte "da dentro" che un comportamento è
sbagliato. Se è solo intellettuale, puoi dimenticare di applicarlo a un
tema e sei bell'e fritto, ti accorgi solo dopo dell'errore.
Che la Lista sia con Voi.
Riccardo Garavaglia.
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Gianni LombardiI pregiudizi sul Tavernello vengono da chi non conosce ne' il
marketing ne' il mercato dei vini, ne' i mercati di massa.
Il Tavernello e' un dignitoso vino da tavola che contiene il prezzo
finale proprio grazie al packaging. Il costo industriale della
maggior parte delle bevande (Sauternes ultracentenari a parte) e'
inferiore a quello della bottiglia di vetro che le contiene: vale per
molti vini come per molte birre, e anche per le bibite gassate. Anche
nel caso dei cornflakes il cartone costa di piu' del contenuto.
Probabilmente lo stesso vale per il latte e tanti altri prodotti.
Nella distribuzione industriale quello che costa e' lo stoccaggio, il
trasporto,la distribuzione e il packaging. Pochi grammi in meno
possono creare risparmi enormi: e infatti milioni di dollari sono
stati investiti nell'evoluzione delle lattine per birra e bibite che,
dall'acciaio con due fondelli sono passate, grazie all'evoluzione
tecnica, all'alluminio ultrasottile con un fondello solo.
Se gli industriali della birra potessero passare dal vetro a un altro
[La Dreher sta sperimentando da qualche anno una bottiglia di
materiale senza penalizzazioni, almeno per le birre di consumo (e qui
si intende Heineken, Moretti, Peroni, Tuborg e cosi' via), si
bacerebbero sui gomiti e camminerebbero sulle mani fino a Lourdes.
plastica]
Il problema e' che, oltre a caratteristiche organolettiche che in
certi casi non permettono alternative al vetro, i mercati di alcune
bevande sono estremamente conservatori. Il tappo in plastica e' molto
meglio del tappo in sughero (parlo dei tappi in polimeri porosi), ma
viene guardato con grande diffidenza perche' contrasta con il valore
(talvolta presunto e non reale) della "tradizione".
Gianni
--
->--> Gianni Lombardi
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Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Alessandro Ghezzergianni scusami: ma come, proprio il marketing che poggia uno dei suoi
principali pilastri sull'immagine, non considera il pregiudizio?
Se c'e' un pregiuzio, giusto o sbagliato che sia, io credo che la
pubblicità non può non tenerne conto. Se il Tavernello (ripeto SE) ha
un'immagine da vino dei barboni, non si può rispondere "la gente non
capisce nulla". Cioè si può ma non risolve il problema
Forse poi è vero, come ha osservato qualcuno, che bisognerebbe chiedersi
CHI compra il tavernello. Magari se ne vende tantissimo n Norvegia, dove
non distingue il "parmesan" cinese da quello italiano e quindi tutto fa
brodo
Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Roberto Venturini il 23 Febbraio 2006 - 20:49Non e' mai stato scritto da nessuna parte che l'immagine sia uno dei
pilastri del marketing.
E' uno degli strumenti possibili, non un pilastro.
Ad es. Lidl, hard discount, non si puo' dire abbia una "bella" immagine in
senso stretto (vai dentro ad un loro punto vendita per rendertene conto)
ma funziona (o almeno funzionava, adesso non ho i dati).
Nel marketing conta il risultato finale di una serie di fattori quali il
prezzo, il prodotto, la comunicazione, il servizio, la distribuzione, la
confezione etc etc.
In molti casi si sono sviluppati prodotti volutamente a bassa immagine
perche' una "buona" immagine avrebbe cozzato contro il prezzo competitivo
che l'azienda voleva dare per conquistare fasce basse del mercato...
Omaggi alla lista
Roberto
* * * * * * * *
Roberto Venturini | Consulenza di Marketing e Comunicazione | Formazione
http://www.venturini.biz | http://robertoventurini.blogsp ot.co m
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Re: Re: Re: Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Alessandro Ghezzerinteressante questa mail di roberto: però non credo che il consumatore
compri tavernello
pensando ai piccoli produttori italiani che non falliscono (che è, il
vino-equo e solidale?
Lui se ne frega, penso che l'unico pensiero sia quello di spendere una
certa cifra in cambio di un vino decente e possibilmente non velenoso
PS: comunque, non mi pare brutta l'idea del vino "equo e solidale" per
sostenere i piccoli produttori italiani. Ma finchè la gente pensa che il
vino in tetrapack sia fatto con le polverine...
Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Slawka ScarsoOcchio, non generalizzerei il target 50-80 - lo so che è una battuta...
Perchè verso i 50-60 potrebbero volere SOLO vini in bottiglia, e magari in
media spendono più di un 30enne. Quanto ai consumatori in età pensionabile
e comunque più vicini agli 80, immagino che siano più propensi ad
acquistare il vino sfuso che non in cartone. Per tradizionalismi vari.
Altrimenti non si spiegherebbero neppure i milioni di ettolitri di vino
sfuso prodotti in Sicilia, Puglia ma anche le grosse quantità del Veneto.
Certo nelle grandi città, il negozio sotto casa è il vero punto di
riferimento, ma se l'Italia non è fatta solo di "cascine e colline" come
credono gli americani, non è neppure solo fatta di grandissime città.
Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Laura Vaioli il 28 Marzo 2006 - 09:09ciao,
ho letto l'intervento di roberto che ho trovato chiaro e (visto che si
parla molto di italiani che sanno scrivere ma non comunicare..) quasi
avvincente:-)
io non bevo vino ma guardo la televisione e di quello spot non ho mai
ascoltato le parole. due cose però mi hanno colpito: il format da
programma tv e la presenza di fazzuoli. quindi non la totale italianità
del prodotto ma la buona qualità testimoniata da fazzuoli (della serie
"faccio questo di lavoro, giro l'italia al posto vostro, vi dico che
questo vino fa la sua buona funzione, vi garantisco la qualità).
nel suo
complesso trovo che il tavernello si sia aggiudicato il primato assoluto
del vino in cartone e da un punto di vista marketing abbia raggiunto una
percezione del prodotto totale.
è il primo in una categoria merceologica e
ha scelto con questo spot di non volere evocare suggestioni da vino in
bottiglia ma di credere in un mercato alternativo al "vino culturale".
voglio dire.... io mi levo tanto di cappello! dal mio punto di vista era
assolutamente la cosa giusta da fare, perchè lavora per l'identità del
brand. e scusate se è poco far diventare il tavernello un brand!!!
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Enrico Fedi il 28 Marzo 2006 - 23:12Il format dello spot non mi pare assolutamente vincente, anzi ...
questo format nasce per la carta stampata, con la definizione di
"pubblicità editoriale" e fu il primo caso in cui non ricordo quale
organismo obbligo' ad evidenziare il piu' chiaramente possibile che
trattavasi di "messaggio pubblicitario".
La percezione da parte del pubblico di questo format e' tutt'ora di
"trappola" ... La presenza di Fazzuoli e' oltretutto negativa per la sua
stessa immagine (ennesimo giornalista "venduto"?) e arriva comunque in un
suo momento di declino (anche questo percepito dal pubblico).
I miei test sono piuttosto empirici e su campione ristretto (visione
condivisa, chiacchiere da bar, etc.) ma mi hanno sempre dato risultati
attendibili.
EF*
PS.: A volte ritornano ... ben riletti a tutti quanti, vecchi e nuovi.
Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Maia il 9 Febbraio 2006 - 11:19Anche a me è successo di notarlo, ma l'effetto negativo secondo me lo ha
principalmente sul Tavernello stesso, quale persona "sana di mente"
potrebbe credere ad uno spot così, con un prodotto così?
La prima cosa che mi è venuta in mente (dopo la sonora risata) è: ma quale
sarà il consumatore tipo (a parte il "barbone") del Tavernello?
Considerato il fatto che ormai al supermercato si trovano vini DOC (niente
di eccelso ma bevibili) a prezzi veramente bassissimi????
Una risposta non sono riuscita a darmela!
AGT
Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Alessandro Ghezzerrileggendo le varie risposte penso abbia ragione venturini, io sono
)) Perché il vino in cartone non mi piace per
proprio "fuori target"
niente, mi da' un'idea terribile. M'immagino anche che se invitassi degli
amici a cena col vino in cartone mi piglierebbero a sassate. Quindi è
l'idea del vino in cartone che non funziona con una certa fascia di
consumatori. Anche se a me lo spot nn piace per nulla probabilmente devo
ammettere che funziona con il target per il quale è stato pensato.
si è vero, dev'essere una specie di messaggio subliminale: la voce di
fazzuoli che evoca "linea verde", un'agricoltura-natura disneyland che non
esiste più, il "parere degli esperti", il marchio Tavernello che resta
comunque nelle orecchie...
Poi ecco la casalinga e il nonno che girano tra gli scaffali del
supermercato e oplà, eccolo là il tavernello... e giù nel carrello.
Bisogna anche dire che il vino in bottiglia ha raggiunto prezzi spaventosi.
PS: memore di questa discussione, mi sono soffermato l'altro giorno al
supermercato: il tavenello in cartone era a euro 1,20 (se nn ricordo
male), tra i piu bassi di prezzo, ma c'erano cartoni da 0,99 e persino
0,56!!!
Ma che vino ci sarà dentro in un cartone da 0,56?
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Roberto Venturini il 12 Febbraio 2006 - 14:16Ciao Elena, ciao Lista.
...
Sicuro?
Sicuro che la massaia la pensi come te?
Lo dici tu stesso che hai tutta una cura e una cultura del vino (che la
massaia non ha... ).
Mi fai vedere i dati e le ricerche, qualcosa di oggettivo?
Questo tipo di generalizzazioni sono pericolose, pericoloso quando la
persona di marketing e' convinta di sapere la verita'.
Al mio primo lavoro serio (ero responsabile di una serie di prodotti
sperimentali in Ferrero Lussemburgo, allora il centro per la
sperimentazione europea... Un freddo...) io passavo ore nei supermercati a
guardarle, le massaie, per cercare di capire e magari ci parlavo pure.
Dai dati che ho visto mi sembra di ricordare che il Tavernello venda
quantita' impressionanti. Forse Riccardo ha ragione e alla massaia viene
in testa qualcos'altro - ma la ragione o il torto, in ambito marketing
alla fine la da sempre al mercato e il fatto che il prodotto si venda e
per lunghi periodi.
(E mi sono tenuto, ero tentato di iniziare con una velenosissima e
)
immerita battuta su riccardo che pensava come una massaia - gli chiedo
perdono per il peccato di intenzione
Omaggi bassovinicoli
Roberto
Venturini.biz | Consulenze e Formazione per il Marketing e la
Comunicazione roberto [at] venturini [dot] biz | www.venturini.biz |
Milano * Barcellona
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Maurizio MiazgaAlessandro Ghezzer
niente, mi da' un'idea terribile. M'immagino anche che se invitassi degli
amici a cena col vino in cartone mi piglierebbero a sassate. Quindi è
l'idea del vino in cartone che non funziona con una certa fascia di
consumatori. <<<
Credo che si stia cominciando a confondere l'involucro con il contenuto.
Allora è proprio vero che "l'abito fa il monaco"!
Da quando un amico medico mi ha detto che un solo bicchiere di vino rosso
a pasto fa bene, cerco di non farmelo mancare e lungi da me l'idea di
difendere il tavernello, devo ammettere che è un onesto sangiovese da
pasto: ero senza alternative ed al supermercato l'ho acquistato. E'
accaduto una sola volta e non so se l'acquisterò ancora, ma non è poi così
male.
Invito Ghezzer a dotarsi di un decanter e di portare il vino in tavola a
temperatura ambiente circa 30-50 minuti dopo averlo versato: se il pasto è
composto da un primo tipo cannelloni o lasagne ed il secondo di carne o
formaggi stagionati gli amici non diranno nulla, senza infamia e senza
lode ad un prezzo bassissimo.
Comunque preferisco un buon marzemino del trentino.
M. Miazga
Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Slawka ScarsoIl successo del Tavernello...
Troppo forte la tentazione, vi rigiro questa degustazione scritta un paio
di anni fa, dopo aver "degustato" - inizialmente alla cieca, mascherata
da una bottiglia di Rossese di Dolceacqua (vino ligure)- il grande
Tavernello!
Tavernello 2002 n.d./100
Tipologia: Rosso – Uve: n.d. – Gr. n.d. - E (1,000) 3 – Tetra Brik:
1.000.000 – Rosso trasparente, che tende quasi al rosa cerasuolo.
All’olfattiva esordisce con i profumi fruttati che il vino ha acquisito
durante la pastorizzazione, seguiti dai tipici sentori speziati dovuti
all’affinamento in Tetra Brik. E’ sempre grazie a pastorizzazione ed
affinamento che tannicità, morbidezza e freschezza vengono perfettamente
annientati per ottenere un equilibrio impeccabile. Per i suoi vent’anni
Tavernello ci sorprende ancora con il nuovo tappo a vite - preserva
ottimamente i profumi anche dopo mesi dall’apertura. Un vino da tutto
pasto.
Che dire? Il Tavernello rischia davvero brutto considerando le recenti
evoluzione del vino imbottigliato nella Gdo. Mi meraviglia poi Fazzuoli
che non teme di giocarsi la faccia con un simile spot. Per non parlare di
quelli di Armando Testa.
Il marketing del vino si può fare (bando ai misticismi da "nettare di
bacco") - si vedano esempi come Yellow Tail - e si deve fare. Ma non così.
Ciao a tutti!
Slawka
www.marketingdelvino.blogspot. co m
Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Roberto FumarolaA mio avviso la pubblicità è molto azzeccata, proprio per il tipo di
target che dovrebbe colpire, almeno nelle intenzioni del Tavernello.
La mitica casalinga di Voghera o cmq la famiglia con coniugi dai 50-80
anni non si metterà mica a scegliere tra i vari vini DOC o in bottiglia
presenti al supermercato.
Poi la bottiglia è scomoda da aprire, da buttare (raccolta differenziata
docet) e da gestire per queste persone.
Io non ce lo vedo mio nonno che per farsi un bicchiere di vino a pranzo va
a scegliersi un DOC in una bordolese da 75 Cl. Piuttosto potrebbe
scegliere un bottiglione da 2 Lt o un fiasco da 5 Lt, che al litro costa
più o meno come il tavernello.
Ma poi chi glielo porta in casa?
Soprattutto, nel negozio sotto casa non è facile trovare vino a buon
mercato. Quante nonne vanno a piedi a fare la spesa?
Queste sono le considerazioni un commerciali/marketing che mi vengono in
mente sul prodotto.
Riguardo allo spot, visto che si parla di quello, chi segue Linea Verde
ogni santa domenica, subito dopo la messa data in TV?
E soprattutto... questa finta informazione giornalistica, data tra un
programma e l'altro, con su scritto "informazione pubblicitaria" in
minuscolo, che per l'utente medio che sto immaginando, con su un'occhiale
e che non starà prestando proprio tutta questa attenzione a quello che
scorre sul video, è un bel reminder.
Una cosa più complessa, più raffinata, non avrebbe avuto senso, non
sarebbe stata apprezzata.
P.S.
Chi ricorda la pubblicità del Ronco? Quella con il rumore del tappo finto?
La situazione proposta in quella pubblicità era invece paradossale. Cena
con amici in famiglia e si serve vino in cartone.
Chi di voi lo farebbe? Neanche i miei genitori (o cmq famiglie dai 40 ai
50) lo farebbero.
Forse per il pranzo di tutti i giorni si.
Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Piccinini il 13 Febbraio 2006 - 10:09Ciao a tutti
Ciao Roberto. Mi piace molto il tuo intervento perché giudichi questo
messaggio pubblicitario rapportandolo ai SUOI obiettivi, e non a TUOI
personali.
Io mi riconosco nella tua linea. Personalmente trovo orrido questo
messaggio televisivo. Ma lo giudico geniale per l'effetto che può avere
sul target di riferimento... e, parlando appunto di target, volevo
risponderti con una battuta, visto che sono Vogherese D.O.C.
La mitica casalinga di Voghera probabilmente non acquisterà mai il
Tavernello o simili, perché ha la fortuna di vivere nell'Oltrpò Pavese che
è una delle regioni italiane che produce alcuni tra i migliori vini
d'Italia.
(Ma non li sa vendere altrettanto bene come la Toscana, a cui vanno i miei
complementi).
Quindi la casalinga di Voghera beve buoni vini a buon prezzo!
Questo, ovviamente, non significa che se ne intenda di vino!
Naturalmente la mia è una battuta; so benissimo cosa intendevi dire, e
sono d'accordo con te; molto semplicemente: il Tavernello si rivolge allo
stesso pubblico di Linea Verde (Elisir, Mi manda Rai3, ecc. ecc.). Un
format televisivo usato come testimonial. Mitico!
In poche parole Tevernello si rivolge, ai pensionati, gli unici in Italia
a credere ancora che la televisione sia fonte di informazione.
Poi esistono decine e decine di persone che bevono vini D.O.C e si
comportano da intenditori, ma non riuscirebbero a distinguerli dal
Tavernello senza vedere il cartone! A cominciare dal sottoscritto, che
beve quasi esclusivamente vino regalato.
Ma questo è un altro discorso, e succede in tutti gli ambiti della vita.
Quindi sarebbe fuori luogo scervellarsi sulle ragioni che portano la gente
a fare certe scelte o ad assumere certi comportamenti.
Però il marketing regionale e del vino mi sembra molto interessante! Oggi
gli americani pensano che l'Italia sia una grande, lunga, toscana tutta
colline e cascine! Sorprendente, no?
Ciao
Marco
Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Roberto il 27 Marzo 2006 - 11:29Ciao a tutti,
volevo dire la mia su questo argomento che, secondo me, e' sconosciuto
alla maggior parte degli italiani.
Siamo un popolo di "vinaioli" (anche se ora sembra che i californiani ci
facciano concorrenza).
pero' mi sembra che la realta produttiva del vino del nostro paese e'
sconosciuta ai piu'.
Io lavoro per una cooperativa agricola, vicino Arezzo (in Toscana) e
conosco bene la realta' dei produttori, perlomeno nella mia regione.
Le cooperative agricole sono, per tantissimi produttori di vino, il
'buyer' del loro prodotto, nel senso che non tutti (e sono la maggior
parte) dei contadini che producono vino hanno abbastanza ettari di vigne
da potersi permettere di imbottigliare e vendere il proprio vino.. cosa
che farebbero volentieri (perche' guadagnerebbero di piu').. ma sotto un
certo quantitativo di vino prodotto ogni anno non e' assolutamente
conveniente. Non mi dilugno a spiegarvi il perche' (macchine, standard
qualitativi etc.. ma soprattutto il grossista/ristorante/rivenditore che
sotto un certo quantitativo non ti prende neppure in considerazione etc.)
La Caviro (la societa' che vende il tavernello e altri che sareste
sorpresi!! indagate!) e' il 'deus ex machina' delle cooperative italiane.
Le stesse cooperative, prima della nascita della caviro (nata apposta con
questo scopo) vendevano il vino che non riuscivano a vendere (perche' in
eccedenza) ai grossisti, i quali, proprio con quel vino, facevano
concorrenza alle cooperative stesse rivendendolo ad un prezzo inferiore
(per statuto, le cooperative sono costrette a non avere eccedenze - ed il
prezzo alla fine scende parecchio).
(ps. per spiegare, le coopertative sono 'senza scopo di lucro' ovvero,
sono costrette a vendere tutto quello che hanno, e tolte le spese,
pagano, in base a quanto hanno guadagnato, il corrispettivo ai produttori
che hanno fornito il vino)
Ad un certo punto, qualcuno (non so chi sia ma credo che dovrebbero fargli
un monumento, tantissimi piccoli produttori gli devono molto anche se non
lo sanno) ha pensato: ma perche' ci dobbiamo far fare concorrenza con il
nostro prodotto? Et voila' hanno pensato di confezionare "l'eccedenza" col
tetrapak e siamo diventati il n.2 al mondo per milioni di litri venduti
l'anno (dopo i Ernst & Giulio Gallo della California!)
In questo, devo dire che la pubblicita' di Fazzuoli (questa ultima) mi
pare azzeccata, perche la prima - non so se vi ricordate - quella con lui
che arriva con l'elicottero a casa della famiglia felice col 'cin cin al
tavernello' mi sembrava fosse una delle tante (che magari fanno vendere).
Ho sempre pensato, ma perche', data l'importanza che questo prodotto
riveste per tantissima gente nel nostro paese, non spiegano la cosa piu'
importante? cioe' che non e' un vino fatto con le polverine (come tanti
pensano) oppure un vino di bassa qualita' importanto dagli altri paesi
(che hanno standard di produzione che, se comparati con quelli italiani -
che sono stati alzati tantissimo dopo il caso del metanolo e ora con
l'agricoltura biologica - fanno ridere).
Insomma, penso che ora forse, abbiano capito che l'importante e' dire
almeno che l'origine di questo vino cosi' bistrattato (ma che tanti
comprano) e' perlomeno 'completamente italiana'.
Spero pero' che in futuro facciano anche capire (io penso almeno che forse
funzionerebbe di piu') davvero l'importanza che la vendita di quersto
vino ha per tantissimi (e sono davvero tanti) piccoli produttori italiani.
Sono famiglie che forse non sanno che quello che loro producono diventa
poi 'tavernello' ma che, prorpio grazie a lui non sono falliti (come
invece si prospettava dalle ricerche di mercato del 1993 o 94.. non
ricordo bene).
O se magari lo sanno non hanno modo di far sentire la loro voce..
insomma, da almeno da parte mia, grazie Tevernello, e Grazie Fazzuoli!
(magari quando va via il Berlusca ti rivediamo in tv? - insieme a Biagi
magari)
Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Massimiliano BaldocchiL'intervento e' stato veramente bello, chiaro, avvincente. Pero' una
domanda mi sorge spontanea: il vino nel tetrapack allora e' una mescola di
tanti vini?
Ovvero, se il vino viene preso da tutti i piccoli produttori, alla fine
sara' messo tutto insieme. Quindi il vino che uno beve una volta potra'
essere diverso da quello che berra' la volta dopo.
La nostra e' una terra di vinaioli e a differenza dei californiani abbiamo
solide tradizioni: messa in questa modo e' come dire che a tavola bere
aranciata o vino e' la stessa cosa, basta bere.
Tra i vari vini da tavola ci sono differenze. Questa cosa mi lascia un po'
perplesso...permettera' di vendere ma uccide la storia vinicola italiana
fatta anche del vino da tavola.
Questo e' come la penso io...non e' la verita' assoluta, ovviamente.
Dott. Massimiliano Baldocchi
http://www.htt.it
Re: Re: Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Roberto il 6 Aprile 2006 - 08:15Grazie.
Posso diriti che produrre il vino per poterlo poi vendere alle cooperative
non e' esente da controlli. Anzi. Il disciplinare di produzione (almeno in
Italia) e' una cosa molto 'seria' e viene tenuta sotto controllo
(sicuramente con analisi sul prodotto finale - ma spesso anche con
controlli a campione sulle aziende durante la produzione).
Questo ovviamente non solo per evitare che sia aggiungano schifezze
(ovvio) ma anche (soprattutto) per tenere elevato lo standard di qualita'.
Spiegarlo sarebbe lungo qui (ma comunque ci sono tantissime fonti da
internet dalla quale puoi trarre queste informazioni) ma considera che, se
uno produce il cosidetto 'vino da tavola'.. non e' che lo puo' fare 'come
gli pare'.
Questo significa che, sicuramente, con il Tavernello non avrai
quel 'bouquet' di aromi particolari perche' provenienti da una particolare
regione con caratteristiche organolettiche locali etc etc.. che so, un
Chianti (che per farlo devi produrlo per forza nella sua zona con
percentuali di vitigni stabilite etc..) o meglio un Brunello (che puo'
essere fatto solo con uve che vengono dalla zona del Montalcino..
ma comunque avrai un vino sicuramente 'omogeneo' nel senso che non e' un
mix di tutto quello che rimane. E' un vino sicuramente senza molte
pretese. ma sicuramente un vino.
Ciao
Re: Il Tavernello di Fazzuoli
Inserito da Slawka ScarsoCiao a tutta la lista!
Sono appena tornata dal Vinitaly durante il quale ho assistito al
"tradizionale" (ormai si fa da qualche anno) convegno "vino e Gdo".
Erano presenti responsabili commerciali/acquisti e direttori di vario
genere di Carrefour, Auchan, Coop e così via, oltre che rappresentanti dei
produttori.
E in più casi, si leggeva sulle loro presentazioni - fonte IRI - che le
quote di mercato del formato brik sono in calo -0,6% circa. Calo minimo,
questo è certo, ma allora il successo del Tavernello dove sta?
Ciao,
Slawka
www.marketingdelvino.blogspot. co m