Re: Re: Re: Re: Legalità nella Comunicazione (+ o -) non convenzionale: una questione giuridica o deontologica?

Beh, Pierfranco, scopro che ci troviamo d'accordo su parecchie cose dopo questo tuo intervento, e mi fa piacere.
In fin dei conti pare che siamo anche (fino ad ora) gli unici due davvero interessati all'argomento.

Avevo riletto più volte il post di Andrea, dopo che l'hai citato, e non riuscivo proprio a interpretare cosa tu intendessi dire.
Ora è tutto molto più chiaro.
:)

Se poi alcune tue affermazioni erano generalizzazioni e non accuse specifiche, ribadisco anche che non c'è nulla di personale nemmeno nelle mie considerazioni. La "furbizia" inoltre non è un male, a meno che non la si intenda "all'italiana".. appunto. ;)

Riguardo l'operazione specifica per Lanzi Moto (anche se avevo aperto questa discussione per non andare OT di là, e ora mi sa che andiamo OT di quà! :D) non c'è nessuna "levata di scudi", e questo più che le mie parole lo testimoniano due fatti (che però devi credere sulla parola): non ci aspettavamo tanto successo per la fase on-line di quella piccola campagna, e abbiamo a lungo parlato con il Cliente degli aspetti legali della stessa. Il resto lo abbiamo già scritto rispondendo nell'altra discussione.

Un po' di "orgoglio" lo abbiamo, ma è sano credo, e per operazioni più grandette (almeno rispetto a noi). Questa davvero ha già fatto più di quanto atteso da tutti noi. :)
La "furbizia" è stata narrativa, nel raccontare (e provocare), non operativa, nel "trasgredire", ed è stata voluta.

Per quanto riguarda la sicurezza invece (autorizzazioni a parte), credimi, sarebbe stato più facile farsi male mordendosi la lingua, o inciampando su una borsa poggiata per terra alla fermata dell'autobus, che con quei totem. Lo affermo con cognizione di causa, anche per mia formazione e provenienza.

Torniamo invece al famigerato "quid" :)

La gravità della pena determinata dalla gravità dell'azione. 
Il contrario è una perversione all'italiana, forse una deviazione generata dalla burocrazie o dal perdono 'alla cattolica'  ( non cattolico, bada bene) che poi sfocia nel 'buonismo' anche in tribunale.
Non sono per niente d'accordo con l'azione professionale fatta e magari pure reiterata, mettendo in preventivo sanzioni che non saranno mai proporzionate.

Mi trovi perfettamente allineato su tutto.
Riguardo l'ultima frase però, la realtà che si prefigura (e che già è in atto) è proprio quella.

Il che "risolve" il problema della legalità (saltandolo) ma, a mio avviso, demolisce la deontologia, lasciando per altro chi ha meno budget (per la sanzione ma anche per i legali) come si suol dire "con una mano davanti e con una di dietro".

Dunque, posto che se le normative non fossero necessarie allora non ci sarebbero più, campagne come quella che ha scatenato questi discorsi sarebbero indiscutibili e innocue, noi non staremmo parlando di nulla e vivremmo in un altro mondo, allora io mi chiedo perchè non diamo una mano a fare evolvere queste dinamiche di valutazione e decisione, da entrambi i lati?

Accanto a questo mi piace pensare che pure la nostra consapevolezza professionale cresca, come scrivevo nel primo post di questa discussione, e anche questo credo si possa aiutare.

Come?
Dando risalto a questi argomenti a mio avviso.
Stimolando (anche in questo caso) dialoghi.
Su questa lista, sul Web, ma perchè non organizzando anche una tavola rotonda "live", un convegno? perchè non coinvolgendo anche le autorità?
Iniziare dalla Capitale, con tutti i suoi problemi, non sarebbe certo male.

I tre nomi che ho citato aprendo questa discussione, ad esempio, sono di persone che conoscono queste problematiche e che hanno visibilità per quanto hanno (molto bene) fatto fino ad oggi nella Comunicazione non convenzionale. In questa lista ho visto anche molti nomi di persone con altissima professionalità e spesso anche con visibilità. Beh, io propongo (umilmente) di iniziare questo dialogo davvero.

Abbiamo normative che non vanno bene, e schemi di Comunicazione che sono cambiati. Ci troviamo spesso a dover scegliere se abbandonare uno schema valido o se evadere (con o senza autorizzazioni "aggiustate") le norme. Noi (EJWD) nel farlo usiamo oggi la nostra discrezionalità, la nostra deontologia, per quanto questa sia intrinsecamente discutibile, ovviamente.

Ma se provassimo insieme a fare in modo che lo scenario cambi?
Vedi, ho sempre deprecato le lamentele fini a se stesse, e persino il pensiero fine a se stesso (anche se poi la Filosofia mi ha sempre coinvolto molto) mentre credo che le cose si possano quanto meno aiutare a crescere.

Un codice etico condiviso nel settore? perchè no.
Una o più tavole rotonde sugli schemi normativi della Comunicazione non convenzionale? magari!
Chiedere con l'occasione alle autorità, ad esempio, un funzionario dedicato ale operazioni "pubblicitarie" che non rientrano negli schemi standard? non mi sembra assurdo.

P.S. per la questione del nome, come puoi immaginare, ti capisco bene!
:)

Un saluto a te e a tutta la lista,
Stelio