Ciao a tutti,
Alessandro Ghezzer, il solito incazzato di turno
con i giornalisti e quindi con le critiche ai blog
di Garimberti:
I dinosauri del giornalismo
italico come al solito non perdono occasione per dimostrare la loro
ignoranza di internet, che si manifesta in modo penoso soprattutto in
queste goffe difese della loro corporazione.
E direi che i blog-fan non perdono occasione per
sputare addosso ai giornalisti, salvo poi guardarsi
i tiggi' tutti i giorni, qualche volta Vespa, e poi
comperare almeno un quotidiano, qualche rivista del
loro settore, magari anche Panorama o L'Espresso,
e ogni tanto dare una sbirciatina al Sole (che fa
sempre figo e da' un tono da uomo/donna di successo)
e alla Gazzetta dello Sport (che e' squalificante, ma a
cui l'italiota maschio medio non riesce proprio a resistere).

Nessuno pretende
che un blog sia la bocca della verità: forse che i giornali e i
giornalisti certificati dall'Ordine professionale lo sono? Figuriamoci!
Be', in media sparano meno bufale e meno
"discorsi dal pescivendolo" rispetto a quanto
fanno di solito i blog, e hanno una copertura
delle notizie piu' ampia e completa, mentre i blog
scrivono a casaccio di quello che stimola l'umore
del momento del loro proprietario. Non solo. Quasi
tutti i blog sono one man band, mentre le pubblicazioni
mainstream piu' seguite hanno grandi redazioni, dove
c'e' sempre chi controlla i pezzi.
E poi i blog non pretendono di essere la bocca
della verita', come hai scritto, mentre i quotidiani
di informazione (non citatemi Eva 3000, please)
hanno questa pretesa, e un brand faticosamente
costruito negli anni, che non vorrebbero mai perdere
per avere pubblicato qualcosa di sbagliato. Quello
di brand dovrebbe essere un concetto facilmente
comprensibile, qui, no?
Premesso questo, non si capisce perché un blog non potrebbe fare anche
del sano giornalismo: il blog anzi è il luogo ideale in un cui una
notizia, magari quella ufficiale data dall'informazione ortodossa, viene
smontata, analizzata e confrontata con molte altre fonti.
Ecco, qui fai un po' di confusione.
Smontare una notizia, riprendendola per l'appunto
da un medium tradizionale, per poi confrontarla, per
l'appunto di nuovo con altre versioni date da altri
media tradizionali, e quindi commentarla, puo' essere
divertente, puo' a volte - se il lavoro viene fatto bene,
senza lasciarsi andare agli anatemi che di solito lanciano
un po' alla membro di segugio i bloggher quando fanno
queste cose - anche essere interessante e utile, ma non
e' "sano giornalismo".
O meglio: il giornalismo e' anche questo, ma e' anche
molto di piu'. Per esempio e' la creazione della notizia
stessa, usando fonti primarie e non altri media, e
verificando attentamente le fonti stesse. Un lavoro che
i bloggher non sanno fare, non potrebbero fare (e non
citatemi le rarissime eccezioni, come i soliti Salam Pax
o i blog di giornalisti) e senza cui non solo i blog non
saprebbero di che parlare, se non solo e sempre del
proprio gatto, ma senza il quale un sistema moderno e
civile non potrebbere esistere.
E tu non potresti piu' darti un tono da esperto leggendo
qualche testata di prestigio mentre prendi il caffe' al
bar...
Riletta in questo senso, la frase di Garimberti
e' molto condivisibile.
Riprendo quello che ho gia' scritto altrove, giusto
in questi giorni, in un altro luogo di Rete:
Se i blog cosi' come sono oggi (quelli che aspirano a
fare informazione, ovvio, non i diari degli adolescenti)
rimpiazzassero i media tradizionali nel fornire notizie
ed editoriali al grande pubblico (il che e' ovviamente
impossibile) la situazione sarebbe di certo disastrosa.
I bloggher resteranno "oratori di strada", come auspica
Garimberti, senza attendibilita', finche' da tali si comportano.
Se poi uno, o pochi o tanti bloggher inizieranno a lavorare
seriamente, il problema non esistera' piu', non nei termini
posti da Garimberti. E non si parlera' piu' di blog o di
citizen journalism, che resteranno come fenomeni a cote'
dei flussi informativi mainstream, ma di giornalismo on line.
E cito anche qui "Penne digitali", libro uscito da poco
e che consiglio:
http://www.internetbookshop.it /ser/serdsp.asp?shop=1&c=F DK3US7S6S6Y N
Gli autori, Baldi e Zarriello (ebbene si', giornalisti
di mestiere, anche se lavorano prevalentemente come
Agenzia on line) sostengono che anche ai tempi dei
blog e di Google News occorre una figura di mediatore
tra l'informazione e il grande pubblico. Lo si puo'
chiamare giornalista, puo' essere iscritto a un ordine o
no, puo' lavorare con la carta, con le onde radio o con i
blog, ma, come dicono loro:
"La comunicazione giornalistica richiede anche
una preparazione".
E non puo' essere solo copia e incolla o commenti su
notizie che non hanno mai fonti originali e che non
vengono mai verificate.
Accusare i bloggers di non avere l'autorevolezza della fonte ufficiale,
sancita dall'Ordine dei Giornalisti, è ridicolo.
Infatti. Dire che l'ordine sancisce l'autorevolezza e'
ridicolo, sono d'accordo. Ma sei tu a dirlo, no?
Io direi che l'autorevolezza e' data dal marchio della
testata, e dai lettori che la leggono, cose che derivano
dall'avere buoni giornalisti, interni ed esterni, con una
buona redazione, e dal non avere pubblicato fregnacce
durante la propria vita piu' o meno lunga.
E se i blog restano comunque aperti, anche dopo
avere disgustato i piu', devo fare un elenco delle
testate che - solo nel mio settore - sono state chiuse
in questi ultimi anni? In Ict, certo, ha pesato molto
la crisi con il conseguente calo delle entrate pubblicitarie,
ma quelle che hanno chiuso sarebbero di certo
sopravvissute se avessero avuto piu' autorevolezza e
quindi piu' successo tra i lettori, come del resto sono
riuscite a fare quelle tuttora attive. Detto con la
riflessione possibile ex post: hanno chiuso le iniziative
piu' deboli e meno professionali, con poche eccezioni.
Se fosse cosi' anche per i blog, quanti ne rimarrebbero
aperti?
Siamo bombardati tutti i giorni 24 ore su 24 dalla propaganda, dai
giornali e da tv di partito più o meno occulto.
Sulle solite banali e violente accuse al sistema
giornalistico non ti do corda. Sappiamo tutti che
e' che il mondo dell'informazione e' pieno di
difetti; il problema e' che i blog non potrebbero
non dico fare di meglio, ma neppure cercare di
rimpiazzarlo in minima parte.
ma per riflettere,
discutere, confrontarsi, insomma ragionare.
Oh, se i blog servono a discutere e a riflettere, molto
bene, ben vengano. Anche io uso i blog (altrui) per
discutere. Oddio, sempre che ci riescano, i blog, a
discutere bene, perche' soprattutto qui in Italia vedo
una blogosfera organizzata in tanti cortiletti chiusi e
dei "tenutari" che non amano molto i commenti critici,
con un attegiamento che, almeno mentalmente, e' due
spanne piu' meschino della policy delle rubriche di
lettere al direttore sulle grandi testate.

Anyway, resta inteso che i mezzi di informazione
sono un'altra cosa, non sono solo un "discutere e
riflettere", e che quindi le distinzioni di Garimberti
sono piu' che sensate....
Ciao a tutti, Fabio.
-- Fabio Metitieri - Icq n. 8312289
"Take me to the movies, 'cause I like to sit in the dark" (Laurie
Anderson)