Re: Re: Maledetti bloggers

Venturini dixit:

Senza voler difendere i giornali e attaccare i blog, il problema
dell'autorevolezza dei blog e dei siti web e' serio.

come negarlo? Però, amici giornalisti, non dimenticate che il meccanismo
qui è completamente diverso. Più o meno tutti mi offrite un paragone tra
l'autorevolezza del giornalista e quella del blogger: paragone ingiusto
perché, l'uno è un professionista con regole, studi, deontologia; l'altro
è un dilettante allo sbaraglio.

Qui la questione a mio parere non è il valore relativo dei singoli autori
(neppure in discussione), ma la loro efficacia in aggregato, dato che i
blogger - in aggregato - rischiano di essere efficaci quanto e più dei
media tradizionali nel formare le opinioni dei lettori.

Il passaparola non è stato inventato da Internet, ma da essa ha ricevuto
una iniezioni di steroidi da ciclista dopato; la valuta con cui si
commercia in questo campo è la credibilità, e per ognuno dei milioni di
fessi che bloggano a sproposito c'è un caso di un giornalista corrotto, o
al soldo di questo o quel politico, o che fa le vacanze nel villaggio
appena recensito o che guida la vettura che ha appena provato.

In una certa misura, il giornalismo paga il fatto di aver - sempre in
aggregato, non s'offenda nessuno - qualche volta svenduto la propria
credibilità in cambio di una pagina pubblicitaria o per fare piacere a un
ufficio stampa un po' aggressivo.

Quante testate (escluse quelle online) hanno "coperto" la notizia dello
scandalo sui rootkit di DRM usati da Sony? Davvero poche! Dunque Mark
Russinovich sullo stesso piano di Woodward & Bernstein? Andiamoci piano,
ma il giochino di esempi e controesempi vale anche in positivo e per ogni
Indro Montanelli o Enzo Biagi ci sono blogger competenti che sanno di cosa
parlano.

Personalmente mi auguro che al fenomeno dei blog la categoria
professionale risponda rimettendo al centro del proprio universo di valori
il ruolo di garante della qualità dell'informazione agli occhi
dell'opinione pubblica che - mi risulta - sta alla base del codice
deontologico.

Un'ultima osservazione: Slashdot, Technorati o digg non sono
necessariamente più credibili di Computerworld o del Corriere della Sera:
al lettore di blog resterà sempre la responsabilità di distinguere quelli
bravi dai quaquaraquà ma - in tutta onestà - non vale anche per i
giornalisti?

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