Paolo Garimberti nel suo editoriale sul "Venerdì" di Repubblica di questa
settimana mette in guardia i lettori dai bloggers:
"I blog sono benedetti se restano la versione internettiana di quello che
era il celebre Hyde Park Corner. Possono diventare maledetti se invece
diventano l'alternativa dei reporter e delle redazioni"
[articolo "Blog e notizie: maneggiare con cura"]
Mi pare francamente una solenne sciocchezza. I dinosauri del giornalismo
italico come al solito non perdono occasione per dimostrare la loro
ignoranza di internet, che si manifesta in modo penoso soprattutto in
queste goffe difese della loro corporazione.
E' sufficiente in realtà che il navigatore abbia un'informazione
elementare, ovvero che cos'è' un blog: una sorta di diario personale
pubblico. Punto. Non serve sapere altro. Ciascuno scrive le proprie
opinioni personali e di quelle eventualmente ne risponde. Nessuno pretende
che un blog sia la bocca della verità: forse che i giornali e i
giornalisti certificati dall'Ordine professionale lo sono? Figuriamoci!
Premesso questo, non si capisce perché un blog non potrebbe fare anche del
sano giornalismo: il blog anzi è il luogo ideale in un cui una notizia,
magari quella ufficiale data dall'informazione ortodossa, viene smontata,
analizzata e confrontata con molte altre fonti.
Accusare i bloggers di non avere l'autorevolezza della fonte ufficiale,
sancita dall'Ordine dei Giornalisti, è ridicolo.
Siamo bombardati tutti i giorni 24 ore su 24 dalla propaganda, dai
giornali e da tv di partito più o meno occulto.
Sono state raccontate al mondo balle colossali riguardo all'Irak, grazie
alle quali si è scatenata una guerra insensata che ha provocato decine di
migliaia di morti innocenti.
Ben vengano dunque i blog, fonte alternativa non per conoscere la verità
rivelata propinata dai tiggì 1, 2, 3, 4, 5 e 6, ma per riflettere,
discutere, confrontarsi, insomma ragionare.
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Sir Percy BlakeneyVi scrivo la mia piccola personale esperienza, ho un blog che si occupa
dei problemi della mia città, Como.
Città dove l'informazione locale è in mano all'unione industriali
attraverso un quotidiano (Corriere di Como) e la Chiesa (la Provincia)
l'editore è la Sesaab (diocesi di Bergamo).
Quindi spero sia chiaro che l'informazione locale di una città e provincia
come Como non sia proprio obiettiva, anche perchè I direttori vengono
scelti dall'editore e censurano i giornalisti che non si autocensurano,
che i direttori distribuiscono ai loro giornalisti il manuale cencelli
affinchè lo imparino a memoria..
Scrivo questo perchè gli stessi giornalisti mi mandano delle email e
qualche volta postano.
In un caso,Corriere di Como è capitato adirittura dal suo sito online di
scaricare per la campagna promozionale per le prossime elezione di un
onorevole della CDL finito li per sbaglio al posto della prima pagina
(eravamo ad ottobre e già parlava delle presenze dell'onorevole in aula
fino a fine legislatura)....
Questo blog viene letto sia dalla cittadinanza che dagli amministratori
locali, su questo blogger perchè mi trovo costretto a scrivere in forma
anonima,essendo como una piccola città, è stata posta una taglia..per
scoprire chi è... (poi parliamo di libertà).
Nella sua piccolezza il Blog fa una media di 6/700 visitatori unici al
giorno, questo senza banner o particolari tecniche di inserimento sui
motori di ricerca.
Le mail che ricevo scrivono di solito "si sentiva la necessità di una voce
fuori dal coro"....
Ad oggi al Blog, dopo 3 mesi collaborano più o meno assiduamente in forma
anonima circa 12 persone.
Concludo, non tutti abitano a Milano, Torino o Roma ma nei piccoli centri
il Blog può essere utile per fare sentire altre campane,opinioni e non deve essere
visto come pura controinformazione.
Se volete vederlo e comunque darmi opinioni in merito a queste situazioni
sarò lieto.
Ciao
Sir Percy Blakeney
www.vivereacomo.com
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Andrea Toso il 20 Gennaio 2006 - 10:07In questo 3D si è discusso molto e tutto su un piano decisamente sensato e
utile.
Il problema è l' "universo nero della comunicazione" italiana e del
giornalismo in generale. Dobbiamo per forza generalizzare ricordandoci che
non brilliamo sicuramente per "indipendenza" e rispetto delle fonti o
anche solo per lucidità rispetto a come vengono trattati (spesso con
madornale e mediocre superficialità) certi temi (pensiamo ai casi
giudiziari, alla politica, al sociale).
E' sufficiente aprire una pagina di un quotidiano o sentire i titoli di un
TG per aver chiara l'idea di come stiano andando le cose (da molti anni).
Informazioni spesso vecchie, mal approfondite e soprattutto dedicate ad un
target che è "inesistente" come i mitici stereopiti stile
"maschio-italiano-media cultura-agiato".
Le masse le raggiungiamo con i giornaletti da 20 cent e la raffica di talk
show "giornalistici" delle reti Rai o Mediaset.
I blog sono un fenomeno, ma ormai anche una grande realtà.
Si possono usare in modo dilettantistico, personale, goliardico ma anche
estremamente professionale. Nel mondo dell'informatica, della "web
evolution" e dei nuovi media sono praticamente solo i blogger a dire cose
utili e aggiornate (senza tanti agganci con i grandi nomi o le
"superpotenze").
I blogger sono una cassa di risonanza, un melting pot dinamico e "umano"
che macina, interiorizza e fa informazione. I lettori NON SONO PASSIVI.
Non esistono blog letti in "sottofondo".
Uno legge questo o quello e cambia quando si rende conto che o non è
interessato o l'informazione la trova "cucinata" meglio su altre fonti, in
continuo e costante aumento.
Io ho spesso, da anni, a che fare con giornalisti che devono scrivere o
parlare di ICT. E trovo in tutte le testate anche in quelle super
carozzate gente dotata di enorme ignoranza e superficialità restia a
capire il fenomeno Internet (vecchio di una decina di anni) e in
difficoltà anche solo a mandare una mail. Sì, una mail.
E quando scrivono di ICT il più delle volte sono della banalità enormi. Se
fai notare loro gli errori ti rispondono che tanto il lettore non capisce
la differenza.
Non di puo' generalizzare. Ne' con il giornalismo ne' con le dinamiche
della Rete di cui i blog sono solo uno strumento animato da persone alcune
estremamente in gamba e ispirate, altre semplicemente "normali".
Mi sembra che i giornalisti debbano scendere dal piedistallo e leggere di
più.
Anche Blog, anche Forum... ma soprattutto leggere e ascoltare prima di
scrivere e commentare.
Cordiali saluti alla lista, ad Elena e a tutti gli amici che ho letto in
questo 3D.
Andrea Toso
http://www.axellweb.com
http://www.officinenm.net
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Pier Luca Santoro il 17 Gennaio 2006 - 22:17Caro Alessandro,
Un abbraccio virtuale a te, tutta la lista ed in particolare (come sempre)
ad Elena.
Ho avuto modo, tra gli altri, anche io di leggere l'articolo da te citato
relativo all'autorevolezza ed alla veridicità di quanto veicolato
attraverso i blog.
Ovviamente la mia tesi potrà apparire "pour cause" ma non posso che
essere, complessivamente, d'accordo con te.
Certo fare il giornalista (seriamente) è un mestiere mentre fare il
"blogger" è, in Italia, ancora un hobby. D'altro canto è indubbio che i
blog diano, anche, un contributo alla diffusione di quella che
arcaicamente avremmo definito controinformazione e che ciò possa
costituire una molestia per taluni.
L'innovazione molesta sempre chi rifugge il cambiamento ritenendo più
conveniente il mantenimento dello status quo sia per vantaggio personale
che, banalmente, per pigrizia.
Saluti bloggati.
Pier Luca Santoro
pierluca [dot] santoro [at] tin [dot] it
www.marketingblog.it
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Emanuele BottiroliPaolo Garimberti ha scritto una verità, tant'è che ha fatto incazzare il
mondo della Rete perché ha messo in crisi un sistema.
Lodi e squisitezze ai bloggers d'Italia e del mondo, persone che hanno
portato una ventata d'aria nuova nel mondo della comunicazione, facendo
crollare barriere e appropriandosi dell'unico media davvero democratico:
Internet. L'unico limite del web è che contiene tutto: l'esatto e il suo
contrario. La Rete ha consegnato nelle nostre mani, specie in quelle di
chi fa della comunicazione una professione, un grande tesoro da filtrare
con intelligenza e un pizzico di buonsenso.
Fare il giornalista è un lavoro, fare il blogger è una sana passione da
incentivare. Ma solo una passione.
Il "fenomeno blog", la moda, sta creando un mare di cattivi profeti. Un
conto è scrivere sul proprio diario per condividere racconti, emozioni e
opinioni con tanti amici. Altra cosa è pensare, per il solo fatto di aver
spazio su qualche pagina web, di essere "meglio" o i depositari di qualche
verità assoluta. Cari bloggers, mi piace leggervi ma non diventatemi anche
voi dei "bulli".
Infine un dubbio: tra qualche anno esisteranno dei maxi cestini virtuali
traboccanti dei vecchi diari (blog) abbandonati ad ingiallire?
Emanuele Bottiroli (*)
(*) Uno degli iscritti a quell'Ordine che a qualcuno sta sulle ... ma che
non esiste per puro caso.
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Roberto Venturini il 17 Gennaio 2006 - 07:45Senza voler difendere i giornali e attaccare i blog, il problema
dell'autorevolezza dei blog e dei siti web e' serio.
In un giornale bisogna essere almeno in due, collusi, per far passare una
notizia falsa - chi la scrive e il suo capo / direttore / caporedattore. A
volte c'e' qualcuno del giornale che e' persino andato sul posto a vedere
con i suoi occhi prima di scrivere.
In un blog o sito chiunque puo' scrivere quello che vuole e se scrive bene
puo' essere anche credibile. E nella stragrande maggioranza delle volte
(essendoci milioni di blog) scrive di cose che ha sentito dire o letto da
altre fonti, non di cose che ha visto di persona.
Un giornale ha una posizione nella struttura della societa' che lo rende
piu' responsabile, agli occhi dell'opinione pubblica - e se viene scoperto
ad ingannare puo' anche chiudere e passare i suoi bei casini. Cosa che non
va di certo bene ai suoi azionisti. E quindi fattore di attenzione in piu'
per i giornalisti e i direttori che sono a rischio di licenziamento.
Il blogger.... 99,9% delle volte se ne frega, finche' non si arriva a
cause legali per diffamazione o simili
Ben vengano i blog come strumento di informazione sana e democratica.
Purtroppo esistono blog che fanno danni, ad es. che incitano all'odio
razziale riproponendo le tesi naziste come se fossero nuove e scientifiche.
Che il complotto ebraico-comunista-laziale-plutocratico-postmanzoniano si
e' impadronito dei media ufficiali che non dicono la verita'...
Blog che si inventano notizie a favore di una causa politica o di un altra.
Blog che diffamano persone. Ci sono blog che sostengono che nell'Irak si'
che l'esercito cristiano degli US ha trovato le armi di distruzione di
massa ma che un complotto di atei ha impedito che la notizia fosse resa
pubblica.
E questi blog sono piu' facili da fare che i blog "buoni". Inventarsi le
notizie e' piu' facile che andarle a cercare.
E direi che non c'e' modo di controllare il fenomeno della cattiva
informazione o della manipolazione dell'opinione pubblica (prima o poi
qualche regime iniziera' ad usare questi strumenti per manipolare il
pubblico, cosi' come stanno cercando di fare certe aziende - vedi coca
cola zero).
Insomma viva i blog, ma non diciamo che sono tutti buoni o che non c'e' di
che preoccuparci, per principio. La rete e' un amplificatore, ma molti
messaggi buoni non sono.
Omaggi alla lista
Roberto
* * * * * * * *
Roberto Venturini | Consulenza di Marketing e Comunicazione | Formazione
http://www.venturini.biz | http://robertoventurini.blogsp ot.co m
* * * * * * * *
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Enrico Ravini il 19 Gennaio 2006 - 13:59A proposito di giornalismo e blog, sono apperse alcune inesattezze.
1) L'Ordine Professionale dei giornalisti è un organo costituito da una
legge dello stato che abilita all'esercizio della professione
giornalistica.
2) I giornalisti iscritti all'Ordine (professionisti e pubblicisti) hanno
delle regole e delle norme (anche etiche) da rispettare e, in caso di
violazione, ne rispondono davanti all'Ordine (che può anche inibirli
dall'esercitare la professione) e alla Magistratura.
3) l'Ordine non definisce l'autorevolezza di un giornalista. Quella te la
crei da solo con quello che scrivi, con il tuo livello di competenze, la
tua preparazione, l'acutezza delle tue domande e con l'attendibilità delle
tue osservazioni.
E questo, caro Ghezzer, vale se scrivi per il NYT, per il blog del
condominio, o per una lista come questa!
Enrico
(membro della categoria dei dinosauri ignoranti)
Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Alessandro GhezzerCiao Enrico,
mi sbaglio o l'ordine dei giornalisti (che per esempio non
esiste negli USA) è stato istituito da una legge che risale
all'epoca fascista?
sapresti dirmi quanti giornalisti sono stati espulsi
dall'Ordine negli ultimi, diciamo 50 anni? (tradotto: cane non morde cane)
dici bene, caro enrico: ma allora perché per scrivere sui giornali bisogna
essere iscritti all'Ordine?
E perché l'Ordine dei Giornalisti, così come concepito in
italia, praticamente non esiste in gran parte dei paesi
civilizzati? (es. Francia, Usa, Inghilterra...)
Concludo con una citazione di Einaudi, che nell'articolo
"Albi di giornalisti", pubblicato in "Risorgimento
liberale" (12 nov. 1945), interviene nel dibattito
sull'opportunità di istituire un Albo Professionale o un
Ordine dei Giornalisti:
"Giornalisti sono tutti coloro che
hanno qualcosa da dire o si sentono di esprimere la stessa
idea che gli altri dicono o presentano male. L'albo è un
comico non senso. Non esiste un albo di poeti e non può
esistere un albo di giornalisti".
Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Alessandro Ghezzercaro enrico, tralascio tutto il resto perché ognuno resterà della sua
opinione. Chi ci legge ha la sua riguardo il livello del giornalismo
italiano che, francamente, non mi pare esaltante. E poi scusami, a me la
questione pare semplicissima.
Dovresti spiegarmi infatti per quale ragione negli USA, in Francia o in
Inghilterra, patrie della democrazia, l'Ordine non c'è. Non c'è punto e
basta.
Possibile che a loro non interessi "regolamentare l'accesso alla
professione" (?) o "il rispetto delle norme etiche"? Suvvia. Il
giornalista deve rispondere anzitutto a se stesso, ai suoi lettori e al
suo editore. Non serve altro. L'Ordine è solo l'espressione di una delle
tante, troppe corporazioni di potere che procurano più danni che vantaggi
al paese.
Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Alessandro Ghezzermi spiace contraddirti
L'Ordine dei giornalisti fu istituito in epoca fascista, precisamente con
))
legge n. 2307 del 31 dicembre 1925
Successivamente, con il Regio Decreto del 26 febbraio 1928, n. 384 (Norme
per la istituzione dell'albo professionale dei giornalisti), fu istituito
l'Albo professionale.
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Gianni Catalfamo il 19 Gennaio 2006 - 20:22Venturini dixit:
come negarlo? Però, amici giornalisti, non dimenticate che il meccanismo
qui è completamente diverso. Più o meno tutti mi offrite un paragone tra
l'autorevolezza del giornalista e quella del blogger: paragone ingiusto
perché, l'uno è un professionista con regole, studi, deontologia; l'altro
è un dilettante allo sbaraglio.
Qui la questione a mio parere non è il valore relativo dei singoli autori
(neppure in discussione), ma la loro efficacia in aggregato, dato che i
blogger - in aggregato - rischiano di essere efficaci quanto e più dei
media tradizionali nel formare le opinioni dei lettori.
Il passaparola non è stato inventato da Internet, ma da essa ha ricevuto
una iniezioni di steroidi da ciclista dopato; la valuta con cui si
commercia in questo campo è la credibilità, e per ognuno dei milioni di
fessi che bloggano a sproposito c'è un caso di un giornalista corrotto, o
al soldo di questo o quel politico, o che fa le vacanze nel villaggio
appena recensito o che guida la vettura che ha appena provato.
In una certa misura, il giornalismo paga il fatto di aver - sempre in
aggregato, non s'offenda nessuno - qualche volta svenduto la propria
credibilità in cambio di una pagina pubblicitaria o per fare piacere a un
ufficio stampa un po' aggressivo.
Quante testate (escluse quelle online) hanno "coperto" la notizia dello
scandalo sui rootkit di DRM usati da Sony? Davvero poche! Dunque Mark
Russinovich sullo stesso piano di Woodward & Bernstein? Andiamoci piano,
ma il giochino di esempi e controesempi vale anche in positivo e per ogni
Indro Montanelli o Enzo Biagi ci sono blogger competenti che sanno di cosa
parlano.
Personalmente mi auguro che al fenomeno dei blog la categoria
professionale risponda rimettendo al centro del proprio universo di valori
il ruolo di garante della qualità dell'informazione agli occhi
dell'opinione pubblica che - mi risulta - sta alla base del codice
deontologico.
Un'ultima osservazione: Slashdot, Technorati o digg non sono
necessariamente più credibili di Computerworld o del Corriere della Sera:
al lettore di blog resterà sempre la responsabilità di distinguere quelli
bravi dai quaquaraquà ma - in tutta onestà - non vale anche per i
giornalisti?
Read GeekTalk, Pleon's technology practice blog!
http://www.pleon.it/web/blogs/ geektalk.ns f
Gianni Catalfamo
Tel: +39 02 2056 2420
Fax: +39 02 2056 2222
E-Mail: Gianni [dot] Catalfamo [at] pleon [dot] com
Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Francesco De FrancescoLavoro da venti anni ed ho visto le diatribe tra geometri ed ingegneri, tra
ingegneri ed architetti, tra programmatori e progettisti, tra progettisti e
analisti, tra scrittori e giornalisti, tra attori del cinema ed attori della
televisione e così via.
Quella tra blogger e giornalisti mi mancava ancora.
Sono troppo semplicista io a pensare che può esservi un buon blog ed un
cattivo blog, un buon blogger ed un cattivo blogger, un buon giornale ed
un cattivo giornale, un buon giornalista ed un cattivo giornalista?
Francesco de Francesco
www.atolloweb.com
Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Titti Zingone il 20 Gennaio 2006 - 13:59Buongiorno lista.
Catalfamo scrive:
"Qui la questione a mio parere non è il valore relativo dei singoli autori
(neppure in discussione), ma la loro efficacia in aggregato, dato che i
blogger - in aggregato - rischiano di essere efficaci quanto e più dei
media tradizionali nel formare le opinioni dei lettori".
Mi si insinua un dubbio. Probabilmente (e a pensar male ci azzecco
sempre), a 10 settimane circa dalle elezioni politiche, in un clima già
avvelenato di polemiche, ove la campagna elettorale si giocherà più che
mai con la comunicazione a 360° e nulla può essere lasciato al caso
perchè anche un solo voto può essere determinante (poichè stando ai
sondaggi odierni, entrambi gli schieramenti la vittoria pare se la
conquisteranno sul filo di lana), quella del Sig.Garimberti di Repubblica
non è mica da considerarsi una boutade!
Se anche i blog possono rappresentare un pericolo perchè offrono talvolta
controinformazione di qualità e, quindi, aggregare opinioni di teste
(ahiloro, per i politici) pensanti, meglio screditarli subito tout court,
sti maledetti bloggers!!!
Saluti
Titti Zingone
web http://tittizingone.interfree. i t
blog http://tittizingone.blogspot.c o m
Re: Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Gianni Catalfamo il 22 Gennaio 2006 - 12:15Titti:
Per quanto mi riguarda, trovo tutte le teorie della cospirazione
irresistibilmente affascinanti, ma non riesco a credere quasi a nessuna.
Sull'abuso del blogging a scopo politico, abbiamo già abbondante evidenza
e più in generale sui pericoli e opportunità del blogging anonimo (mi si
perdoni l'autocitazione -
http://www.pleon.it/web/blogs/ geektalk.nsf/dx/0501200611.35. 35GCAEFB.htm.. .
ndocument&comments)
Comunque il bello è proprio questo: i blogger continueranno a scrivere
molte baggianate e qualche considerazione sensata che i Giornalisti
(notare la maiuscola) li approvino o meno: penso anzi che più verranno
criticati, più si infittirà la rete di link e trackbacks.
E' una delle tante cose che - nel bene o nel male - non "sta per
succedere" ma "è già successa".
Se la televisione ha creato spazio per un politico televisivo, magari
esisterà anche un politico blogger ?
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Mafe De BaggisCiao Roberto, ciao tutti,
Roberto, perdonami, ma l'esperienza quotidiana di ormai cinque anni di
intenso e divertito bloggare, attivo e passivo, mi rende molto difficile
credere che chicchessia, fosse anche Shakespeare redivivo, possa far
credere a qualcuno cose non vere.
Il blogger che si diletta con temi degni di interesse giornalistico (una
specie rara, visto che la maggior parte dei blog sono diari
adolescenziali) e' un fruitore accanito di informazioni che arrivano da
piu' parti: la molla per dedicare una parte del tuo tempo a scrivere un
blog e a leggerne altri e' proprio la passione per l'incrocio delle
fonti, lo spirito critico, l'abitudine a mettere in discussione cio' che
si legge.
E' vero che un secolo di informazione manipolata dall'alto ci ha
istupiditi, ma sfido chiunque a trovare anche un solo essere umano che
si sia convinto di una qualche cosa non vera leggendola su un solo blog.
Fosse anche la ricetta dell'amatriciana.
Chi lo ritiene facile, o probabile, ci provi: aprire un blog e' alla
portata di tutti.
E comunque, qualcuno dica a Garimberti che "Hyde Park Corner" non
esiste: esiste lo Speaker's Corner di Hyde Park. D'altra parte, un suo
collega (Vittorio Zambardino) si chiede sul suo blog "E' obbligatorio
capirci di internet per parlare di internet?"
http://vittoriozambardino.blog .kataweb.it/zetavu/2006/01 /
e_obbligatori_c.html
Magari per Zambardino non e' un problema che chi trova Garimberti
credibile adesso sbagliera' il nome di un angolo di un parco londinese:
certo e' che sentire i giornalisti italiani preoccupati per la
correttezza dell'informazione, gli stessi giornalisti che parlano di
Internet solo per associarla a crimini efferati e che sono cascati come
pere in hoax idioti come quelli dei gattini bonsai, fa decisamente
ridere, amaro.
--
Mafe de Baggis | Daimon
http://www.daimon.it
ICQ #5304940 | GoogleTalk mafe [dot] debaggis [at] gmail [dot] com
tel 02 39325251| handy 3484117940
Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Roberto Venturini il 21 Gennaio 2006 - 06:58Era vero una volta.
Se tu guardi le statistiche di uso, sono tutti "attivi" quei milioni?
Pensa alla gente che conosci che usa Internet... Cioe' quasi tutti quelli
che conosci, probabilmente
Tua mamma, il collega di tua moglie, il tuo assicuratore... Tutti pronti a
"interagire" col mezzo?
Io sono sicuro di no. Internet si e' "normalizzato" tirando dentro
tantissimi user che non vogliono interagire ma solo fuire.
Che non hanno l'esperienza che molti di noi in lista hanno
Molti di questi hanno iniziato a leggere i blog ma non sono cosi' sicuro
che dispongano di tutto il senso critico necessario per individuare una
bufala...
Ancora una volta ci andrei piano...
Omaggi alla lista
Roberto
Roberto Venturini | Consulenza di Marketing e Comunicazione | Formazione
roberto [at] venturini [dot] biz | www.venturini.biz | Milano * Barcellona
Re: Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Mafe De BaggisCiao Roberto,
Come chiariva gia' qualcuno, e' proprio la contrapposizione a essere
fallata. I blog non sono concorrenti dei giornali. Ci sono giornali
ottimi (The Guardian) e blog pessimi (a tonnellate). Non sono i blogger
a dire di essere meglio dei giornalisti (anche se fanno spesso e
volentieri le pulci all'informazione): sono i giornalisti a rimarcare -
da ANNI - di essere meglio dei blogger.
Com'e' che si dice? Excusatio non petita?
Io non sono ottimista. E' che non mi piace essere pessimista a priori:
e' mai successo che un blog abbia convinto milioni di persone di una
cosa palesemente falsa? No. E' mai successo che una testata abbia
convinto milioni di persone di una cosa palesemente falsa? Si', da
bonsaikitten alle armi irachene di distruzione di massa.
Perche' non e' mai successo che un blog abbia creato disinformazione?
Perche' un blog e' inserito in un sistema che si basa sulla reputazione
e la reputazione e' quella cosa difficilissima da costruire e
facilissima da perdere. Un blog potente e autorevole scrive una
cretinata, o un'imprecisione? Nel giro di una giornata la rete e' piena
di smentite e prese in giro.
Quando scrivo una recensione o un articolo invece di farlo leggere a un
editor lo posto sul blog e su un newsgroup: nel giro di una giornata
imprecisioni, confusioni e cretinate sono state snidate con una
precisione micidiale. Prova.
Ma infatti non ci prova neanche! E' proprio questo il punto
ciao, Mafe
--
Mafe de Baggis | Daimon
http://www.daimon.it
ICQ #5304940 | GoogleTalk mafe [dot] debaggis [at] gmail [dot] com
tel 02 39325251| handy 3484117940
Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Roberto Venturini il 19 Gennaio 2006 - 22:58Cara Mafe...
Puntualizzo il discorso.
Il thread si sta sviluppando sulla piega blog = buono, giornalisti = cattivi.
Un approccio un po' troppo in bianco e nero, non trovi?
Io ho visto una marea di blog da schifo (e anche di articoli di giornale,
of course).
Non sono cosi' ottimista come te sulla capacità della gente di discernere
(sia cio' su un blog o su un giornale). Dipende come e' scritta la cosa,
quali "prove" vengono portate... E magari dire che cio' che si scrive e'
vero perche' sta su un blog, ed e' una verita' censurata dai giornali...
Ripeto: il mio punto è che il blog forse (forse) e' meglio dei giornali
per certi versi - ma cio' vale per pochi, buoni casi. Di certo non credo
che un blog, per il semplice fatto di essere un blog, sia meglio di un
giornale. E che un qualsiasi blogger sia meglio di un qualsiasi
giornalista. E che le notizie "vere" siano solo quelle dei blog e che la
maggior parte delle notizie dei blog sia vera e importante, più di quelle
dei giornali.
Anche perche' nei giornali si sono persone che scrivono per mestiere e che
quindi sanno fare le cose (tra cui scoprire le notizie) in modo ben
diverso da chi si mette dal nulla a scrivere un blog.
Quanti blogger possono ad esempio permettersi di prendersi una mezza
giornata per andare semplicemente ad intervistare una persona? E se tu sei
a Torino e la persona con cui parlare e' a Catania? Chi lo paga il
biglietto?
E se non sai con chi devi parlare (senno' potresti intervistarlo per
email) ma devi scoprire chesso', chi ha visto, chi sa, chi e' stato, chi
pensa che cosa...
Un blogger amatoriale di certo ha delle serie difficolta' a fare questo
tipo di giornalismo...
E non credo che tuti i giornali siano sempre cattivi.
Insomma, generalizzerei un po' di meno...
Un abbraccio e un omaggio alla lista
Roberto
* * * * * * * *
Roberto Venturini | Consulenza di Marketing e Comunicazione | Formazione
http://www.venturini.biz | http://robertoventurini.blogsp ot.co m
* * * * * * * *
Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da James Limohetfield il 20 Gennaio 2006 - 07:15Buona giornata a tutti.
Nemmeno il fruitore del (tele)giornalismo tradizionale è disposto a "bere
tutto". Semplicemente, quando apprende una notizia, non si preoccupa di
cercare altre fonti che la confermino o che ne raddrizzino la distorsione
ideologica. La scartano.
Per ritornare al discorso blog, credo che esistano davvero pochi casi (in
Italia per lo meno) di blog a stampo giornalistico. Come si diceva nel
corso della discussione, siamo a livello di "opinione", quando non di
diario adolescenziale. Ma credo che anche questo sia "giornalismo", magari
non in senso stretto, ma che si affianca a quella sezione che trova sempre
più spazio anche sui media tradizionali: i sondaggi d'opinione.
L'umore e l'opinione dei blogger è importante proprio in questo senso:
misurano la temperatura con cui una notizia è filtrata da molti cittadini.
Porto un esempio attuale, senza entrare nel merito politico.
Berlusconi dice: "Entro la fine dell'anno andremo via dall'Iraq" proprio
all'inizio della campagna elettorale, quando fino a ieri sosteneva che era
giusto rimanere per aiutare la popolazione civile.
Personalmente la prendo come un'astuta (?) mossa elettorale e
eventualmente scrivo sul mio blog quello che penso. Così altre 1000
persone, chi pro, chi contro. Così ho una misura di come è recepita la
notizia (almeno da quella fascia sociale/culturale/d'età che usa questo
strumento). Forse non è giornalismo, ma è l'opinione pubblica che fa
sentire la sua voce, aumenta il confronto, sfrutta una delle potenzialità
della rete: la comunicazione.
Ho provato a lavorare per un giornale locale: molte tematiche che ho
cercato di far pubblicare erano cassate. Mi si chiedeva l'intervista
all'assessore comunale che forse avrebbe voluto "spodestare" il sindaco;
mi si chiedeva un resoconto sulle frizioni in consiglio comunale. Tutti
argomenti che fanno vendere il giornale, mentre un'intervista al
presidente dei LUG locali non ha ricevuto nemmeno risposta, altro che
pubblicazione.
Un saluto alla lista.
-----
http://limonta.blogspot.com/
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Alessandro Ghezzeril rilievo è serio, però è sbagliato!
Tutto quello che non so l'ho imparato a scuola, come dieceva Longanesi,
però ricordo che i professori insistevano molto perché non si
confondessero le mele con le pere...
Equiparare un blog ad una testata giornalistica non ha senso. Chiunque sia
minimamente informato di come funziona internet lo sa. Sul blog nessuno
cerca la "notizia vera": semmai cerca una verifica, un confronto, una
riflessione in più.
Il ragionamento di Garimberti quindi mi pare assurdo:
sarebbe come dire che un graffito su un muro non ha l'autorevolezza del
Corriere della Sera. E grazie tante, ma che c'entra? Sono due cose
diverse. Non vedo antogonismo tra i due media ma, piuttosto,
complementarietà.
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Alessandra RossiEcco, torniamo a scandalizzarci, giustamente. E gli interventi in polemica
con A.Ghezzer mi trovano parzialmente d'accordo, ma ribadisco la
necessita' della libera informazione, dato che ritengo dobbiamo difenderci
assolutamente dal monopolio di quella funzionale al "mass-market".. o ai
mass-media. Che poi alla fine dei conti in cassa, e' lo stesso.
Cari ragazzi, vorrei tornare un momento al passato, agli esordi di questa
comunity; allora furoreggiavano le campagne, anche del "rinomato" SOLE 24
ORE, a favore di uno sconsiderato E-Commerce sbandierato come OCCASIONE
PER TUTTI, cimentandosi nel quale molti manager, imprenditori, addirittura
negozianti al dettaglio o giovani in cerca di occasioni, hanno sparso
lacrime amare.
Le baggianate ed il sensazionalismo che leggevamo sui media scatenarono su
questa lista e su altri testi di settore, autorevoli e competenti risposte
atte ad aprire gli occhi ai disinformati.
Ricordo con rispetto professionale e simpatia l'editoriale "E-Basta" di
Alberto Bregani ed "Internet, un pericolo per le aziende" di Roberto
Venturini su Web Marketing Tools, ma anche le sviscerate raccomandazioni
di Giancarlo Livraghi...
E che dire della criminalizzazione generale del web? "Non andare su
Internet che ci stanno i pedofili, l'ho sentito alla TV" disse mia madre
nel 2000...
(Solo che avevo gia' 39 anni, ed ero per niente appetibile almeno per
loro, benedetta la mi' mamma!).
Ed anche su questo tema noi amanti dell'approfondimento sudammo sette
camicie e sette retoriche per far emergere dati reali. Cosa ottenemmo? In
verita' credo proprio niente, al momento. Poi la storia ha parlato da se':
l'E-Comm e l'E-Boom hanno svelato tutti i loro limiti e si e' piu'
diffusamente compreso che tanto i pedofili che le brave persone abitano il
mondo reale, quindi all'occorrenza pure quello virtuale.
Ora, per non limitarmi ad allungare il brodo della sia pur giusta
indignazione, vado al sodo: e se ci sforzassimo di fare uscire queste
informazioni dai contesti specializzati e li portassimo "in strada", un
po' di piu'? Ad esempio...le scuole, dalle elementari alle Universita'
competono molti di noi. Da mamma promuovo presso il liceo di mio figlio
incontri tematici (gratuiti) sul buon utilizzo della rete. Poco tempo per
il volontariato, ma molta motivazione.
Non e' per bonta'... gia' nel 1999, quando Elena creo' questa realta' di
scambio, fu chiaro a tutti che il mercato dei servizi web alle PMI non
sarebbe mai decollato senza una cultura di queste ultime in merito alla
conoscenza dei criteri di investimento in ICT. Guardando i siti aziendali
adesso, non vi pare che ad eccezione di una nicchia, la maggioranza degli
imprenditori non sia stata affatto raggiunta da una corretta informazione?
E se loro NON SANNO... non comprano *bene*. Ovvero: tanti preparati
professionisti non trovano a chi vendere la competenza. Allora....
Grazie ed ancora grazie a questa lista, che ci fa incontrare ed arricchire
gli uni delle idee e del lavoro degli altri! Dopodiche', usciamo allo
scoperto, un po' di piu'.
Basta poco, che ce vo'?
Alessandra Rossi
(pertinacemente)
www.percheinternet.it
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da vspataro@iusseek.com il 19 Gennaio 2006 - 15:28Vero, ma in questi casi sembra che i lettori siano gli stessi passivi
della tv.
Chi usa internet e' uno attivo, non e' disposto a bere tutto. O almeno la
tolleranza e' ai minimi.
Avete mai provato a scrivere una boiata superficiale e scoprire in quanti
vi segnalano via email stizziti che l'hai fatto ?
A me e' capitato con una sentenza segnalata da un anonimo, che non citava
la fonte vera. Un altro mi ha scritto spiegandomi la vera fonte. Un terzo
mi ha mandato la sentenza per esteso via posta e in questo momento la sto
scannerizzando.
Non credo che si bevano nulla su internet...
Una esperienza: un autorevole autore un giorno scrive una cretinata. Mi
complimento con lui esprimendo comunque i miei dubbi. Il giorno dopo mi
risponde dandomi, di fatto, del fesso, perche' si era inventato tutto e
voleva vedere chi ci cascava.
Beh', non lo leggo piu'. Credevo di potermi fidare di lui, soprattutto
quando diceva cose strane (Autore di libri, interviste, articoli...) Io
sono spietato credo come i miei lettori.
Spataro
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Roberto ChibbaroSalve a tutti lista,
vorrei spendere i miei due cents, dato che sono nel “ramo”.
Il settore giornalistico, purtroppo su molti temi recenti è imbalsamato,
impreparato, non in grado di tenere il passo. Ecco perché ci sono i blog:
perché sono richiesti e letti, colmano lacune.
Sinceramente, per citare un episodio famoso, quanti giornalisti avrebbero
pensato a togliere le pecette dal rapporto Calipari? Solo un blogger...
Quindi i blogger, lungi dal togliere all’informazione, aggiungono e molto,
completando l’informazione la dove e lacunosa.
Ma poi ci lamentiamo sempre che non ci sia libertà, possibilità di dire la
propria...
Bisogna dirlo chiaramente: su internet l’informazione non ha solo i canali
tradizionali, e aggiungo grazie a Dio. Questo può solo migliorare le
lacune di quella tradizionale...
Roberto Chibbaro
A.D. Unimagazine.it
Via Umberto 150
95100 Catania Italy
Cell. 3473412640
roberto [dot] chibbaro [at] unimagazine [dot] it
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Roberto il 25 Gennaio 2006 - 09:11Rispondo a questo messaggio direttamente ma in generale mi inserisco in
tutto il thread. Mi sento molto chiamato in causa, visto che utilizzo un
blog, il mio, in maniera seria e per scopi professionali.
Chiariamo una cosa: l'ordine dei giornalisti non certifica e non
garantisce nulla. Niente. Assolutamente. Così come non garantisce nulla
l'ordine dei commercialisti al quale sono iscritto (anche se non esercito
quasi più). Solo una cosa certificano: che uno ha seguito un certo
percorso di studi e/o formazione. E' l'utente finale che decide se questo
percorso è fondamentale o meno.
Io scrivo di economia e finanza. Che un giornalista del Sole 24 ore sia
più autorevole di me solo perchè è iscritto all'ordine semplicemente non
lo accetto. Ti assicuro che su quel giornale, che forse rappresenta la
massima autorevolezza in Italia, ho letto baggianate da primo anno di
economia. Ci sono persone che scrivono senza maneggiare minimamente la
materia.
Due persone che vedono le cose allo stesso modo non sono necessariamente
meglio di una che ha un'opinione contraria. Aggiungo una "piccola
sfumatura": non ci sono forse possibilità che i pezzi che vanno in stampa
passano perchè hanno una certa "linea editoriale" e quindi il giornalista,
sapendo come vede le cose il "boss" di fatto scriva anche per compiacerlo
ed avere più possibilità di essere pubblicato?
Riguardo a chi va sul posto a vedere, vale la distinzione fatta tra
redattori, commentatori e reporte fatta già da altri.
Il blogger ha un solo modo per acquisire autorevolezza: i risultati.
Spesso nei giornali scrivono persone di cui sopra che utilizzano
l'autorevolezza costruita dal giornale nei decenni passati.
Questo può valere se gli azionisti fossero SPA quotate a proprietà
diffusa. Considerando che molti giornali fanno riferimento a determinati
azionisti di maggioranza è probabile che rispondano della linea editoriale
più che di quello che effettivamente scrivono.
Non per mischiare mele e
pere, ti ricordi quella società di sondaggi vicina ad una certa forza
politica il cui titolare credo sia finito "non bene" che però aveva al
tempo molta autorevolezza, andava in TV, ecc. Chi dice e chi assicura che
molti giornali e giornalisti non stiano in piedi per motivi simili.
Considerando che per molti poi il finanziamenti pubblici sono la
principale fonte di entrata (la cosa è stata pubblicata di recente),
posizionarsi nell'ambito di un'area politica di riferimento aiuta.
Per questo ci sono leggi precise che puniscono questi reati e quelle
bastano. Premetto che personalmente, pur essendo apolitico e forte
sostenitore di un paese multirazziale, ritengo che se qualcuno ha idee
razziste sia libero di esprimerle.
Sulla diffusione di informazioni false i giornali ti assicuro non sono da
meno. La notizia falsa è spesso sparata in prima pagina, la smentita con
un articoletto in calce.
Ma scusa, con dei giornali che si dichiarano apertamente di partito mi
spieghi se anche uscissero dei blog di partito o aziendali che danni
potrebbero fare in più?
I regimi non hanno bisogno dei blog, controllano già tutto (altrimenti non
srebbero regimi)
Ma questo nessuno lo dice. Peraltro questo dibattito mi sembra anche...
sterile. insomma, i blog ci sono, i giornali pure. All'utente, che non è
sempre stupido come si crede, la libertà di scegliere l'uno, l'altro, o,
meglio, entrambi.
Saluti
Roberto
www.educazionefinanziaria.com
Un'ora a settimana per battere il 90% degli investitori italiani.
Re: Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Raffaele GriecoAnche a me pare che il commento in cima sia molto corretto, ma non vedo
perché tutto questo astio nei confronti dei giornalisti. Sostituirsi ai
giornalisti commentatori vuol dire, semplciemente, fare l'intellettuale, o
il maitre a penser. Chi commenta le nostizie sui giornali- almeno i
maggiori- ha anni di esperienza e di cultura, e in ogni caso il gioco
lo si fa sui pensieri, sulla capacità di collegare fatti e persone, e
sulla retorica. Sta alla persona intelligente farsi convincere da una
buona idea, e di dubitare di una scemata.
D'altro canto il blog (non i blogger: il medium blog) è inaffidabile. Oggi
c'è, domani no. Chi lo scrive lo fa senza scopo di lucro, e se è una
persona normale che vive di redditi da lavoro e non di rendite lo farà a
tempo perso, con le difficoltà che hanno tutti a reperire informazioni
data una quantità di tempo non infinita.
Io ho un blog, e ho fatto le mie
"mini-inchieste" che non sono state altro che collegare analisi e dati di
altri e a tirare fuori una mia qual teoria che poi è rimbalzata
contemporaneamente da qualche altra parte sulla rete: in quel caso sono
stato "meglio di un giornalista" perché, per mie conoscenze personali, so
come viene impiegato -per dire- il fosforo bianco, so cosa sta succendendo
in iraq nel settore italiano, e ho basi di robe militari, o per lo meno so
dove procurarmele.
Ma non sono io, o il blog in quanto medium, ad essere
meglio di un giornale o di un giornalista. Il giornalista è uno che fa un
lavoro: lo può far bene o lo può far male.
La stragrande maggioranza dei
periodici sono composti da marchette e pubblicità, il gossip piace più
della cronaca, la cronaca stessa è molto indiscreta con i poveri e poco
con i potenti: ma con questo?
La blogsfera è un sitema per lo pù
autoreferenziale, pulpiti interconnessi che si commentano gli uni con gli
altri (per quanto questi altri siano in media molto validi o quantomeno
informati); ammesso che ci sia l'ispirazione, non esce ugualmente molto
all'esterno diquesta sfera.
Ad ogni modo, hai tempo di andarti a
recuperare fonti primarie, di controllarle con altre, e di prenderti la
responsabilità legale di quello che scrivi? Fa' il giornalista, o per lo
meno sei un giornalista. Preferisci farlo su un blog? Fallo. Ma se domani
chiudi il tuo blog, personalmente non piangerò, prima di tutto perché non
lo saprò mai. Se chiude il CorSera...
Saluti
Maffa
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Enrico Ravini il 21 Gennaio 2006 - 16:11Ti sbagli.
Stiamo parlando di abilitazione a esercitare una professione che richiede
l'iscrizione a un'albo professionale: Legge 3 febbraio 1963. All'epoca
l'Italia è già una Repubblica.
Ti segnalo www.odg.mi.it e relativi link.
Asserzione totalmente priva di contenuto.
Per essere espulsi bisogna violare una norma etica, contrattuale, o una
legge dello stato. Se sei a conoscenza di qualche caso informa i
presidenti degli ordini regionali che sono a loro volta obbligati a
trasmettere tutte le sentenze dell'Ordine alla Magistratura. Posso citarti
però una lunghissima serie di sanzioni su pezzi contenenti pubblicità
occulte fatte da giornalisti, le cosiddette marchette. Essendo iscritti
all'Ordine ne hanno dovuto rispondere; se non lo fossero stati tutto
passava come acqua
E chi lo dice? Per fare i giornalisti bisogna essere iscritti all'Ordine.
La cosa è leggermente diversa!
Aggiungo però che chi scrive sui giornali, si firma ed è giornalista ha
delle norme da rispettare. Se scrive un non giornalista, ne risponde il
giornalista responsabile della testata (termine non casuale) e il titolare
della pagina. Prova solo a pensare alle marchette....
Poi, se hai due secondi, potrei dirti che i giornalisti non sono solo
quelli che scrivono....
Ecco perchè in genere non si ha molta voglia di spiegare a uno che non sa
nulla della professione come funziona la macchina del giornale...
Sapresti scrivere 20 righe in dieci minuti, verificare le agenzie,
chiudere in tipografia, tagliare un bozzone, discutere con un art
sull'impostazione di una pagina, suffragare con i fatti le tue proproste
in un mattinale, commissionare un pezzo a un collaboratore sapendo come
andrà in pagina, fare un titolo e un catenaccio, verificare delle fonti e
leggere le agenzie in tempo reale...
Non è spocchia, credimi, ma quando sei in chiusura alle 10 di sera in un
quotidiano il capo redattore centrale (che ha un nome preciso nel
linguaggio giornalistico) non ha tempo di spiegarti quello che devi fare.
Certo se il discorso è scrivere per un mensile specializzato tutto è
diverso, ma anche qui quando sei in chiusura non hai tempo da perdere....
Scusa ma non puoi fare di un'erba un fascio?
Queste cose le impari prima dell'esame di abilitazione professionale
imposto dalla legge di cui sopra. Ci siamo passati tutti e, ti assicuro, è
stata una notevole rottura.... Per fortuna le percentuali di superare
l'esame sono almeno intorno al 50% perchè... "cane non mangia cane!",
anche se a capo della Commissione esaminatrice c'è un Magistrato
incaricato dal Tribunale di Roma ed è sua l'ultima parola.
Vuoi iniziare una raccolta di firme per la sua abrogazione? libero di
farlo, ci sta già pensando qualcuno (e ci sono anche tanti giornalisti
professionisti) con argomentazioni disparate. Una sola domanda: come credi
regolamentare l'accesso alla professione e il rispetto delle norme etiche
che un giornalista è tenuto a rispettare?
In fondo io ho la patente, credi possa fare il tassista? il problema è
serio e molto complesso ti assicuro.
Io avrei concluso con la citazione dell'art. 21 della Costituzione
Italiana.... Ma questo è solo il mio parere.
Se fossimo stati colleghi in
redazione avremmo discusso e tu mi avresti convinto della bontà di quello
che hai scritto. Io, molto probabilmente, ti avrei consigliato di tenere
gli occhi sulla palla (non andare fuori tema, si diceva al liceo ai miei
tempi), ti avrei portato alla macchinetta del caffè e ti avrei magari dato
ragione su alcune cose ma torto su una: noi stavamo parlando di
giornalisti e di persone che esercitano una professione e di nuovi media.
Chissenefrega dell'Ordine. (P.s. Ovvero: Il pezzo è da rifare.... E' solo
una battuta!!!!).
Un caro saluto.
Enrico
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Slawka ScarsoHai perfettamente ragione - anche se in quanto blogger, ammetto di essere
di parte!
Al tempo stesso credo che la reazione di giornalisti attenti al loro
posticino sia più che comprensibile. Alle volte ho come l'impressione che
chi ha già il tesserino passi più tempo a ostacolare chi lo vorrebbe
ottenere con sano lavoro, che a cercare notizie.
Nessuna offesa, è solo una provocazione in puro spirito blogger! Haha.
E il bello è che ad esempio negli Stati Uniti, anche se non ci riferisce
ai blog come fonte di informazione "certificata", una buona percentuale
dei giornalisti prende spunto proprio dai blog per ideare il pezzo.
Giornalista a corto di idee? Visita un blog, te ne verranno 1000!!!
Un saluto a tutta la mainling list!
Slawka
www.marketingdelvino.blogspot. co m
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Andrea CappelloCiao Alessandro.
Anche secondo me Garimberti nel suo articolo commette un errore.
Non è il canale che decide cosa va considerato giornalismo o no, ma il
contenuto e le critiche sullo stesso.
Il passaggio sulla preferenza del pubblico sul canale a cui accedere alle
notizie è "culturale".
E come ogni passaggio culturale abbisogna di tempo.
Che i blog stiano prendendo piede come strumento di informazione è un
fatto.
Che i blog possono scrivere cose vere o inesatte volontariamente o
involontariamente è un fatto.
Che la verità passa prima o volte solamente nei blog è un fatto.
Nel neonato blog http://blog.menostato.it/, ad esempio, si potrà notare
come i canali ufficiali di informazione siano soprattutto canali di
disinformazione.
Per questo concordo che i blog siano maledetti:
Sfuggono al controllo soprattutto di chi il controllo lo utilizza per
manipolare la realtà a suo favore.
Permettono l'accesso alle informazioni. Che normalmente vengono offuscate
o rese inaccessibili.
Permettono di condividere con le persone le informazioni.
"Pedinano" e confutano chi bara (ah! se lo facessero i giornali e le tv!).
Creano opinione e gruppi di opinione.
Non abbisognano di controllati gruppi distributivi per essere visti.
Dimostrano che i giornalisti (quelli che si accreditano tali) non sono
solo quelli al servizio del regime.
Devo correggere un termine nell'articolo di Paolo Garimberti:
INFORMAZIONE, MANEGGIARE CON CURA!
Se c'è qualcuno sotto mira per i problemi che crea è l'informazione
giornalistica attualmente in Italia.
A livelli talmente bassi che non capisco come possa essere accettata dai
più.
Se i media tradizionali riacquisteranno dignità e libertà, un domani, lo
sarà grazie anche ai blog e a internet.
PS
Ricordo che nella classifica di libertà di stampa l'Italia si trova al 42°
posto tra Costarica e Macedonia.
http://www.rsf.org/rubrique.ph p3?id_rubrique=54 9
PS2
A conferma di quanto sopradetto, ecco come molto semplicemente trovo
opinioni di altre persone su quanto detto da Garimberti in rete:
http://www.google.it/search?hl =it&rls=GGGL%2CGGGL%3A2005 -09%2CGGGL%3.. .
og+e+notizie%3A+maneggiare+con+cura&btnG=Cerca&meta=
PS3
Se c'è una riflessione da fare, sulla quale vedo troppo poco discutere, è
sull'enorme potere che oggi hanno pochissime società (su tutte Google) che
permettono di gestire il reperimento delle informazioni in rete.
Andrea Cappello
Il mio blog: www.searchadvertising.it/marke tingblog /
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Titti Zingone il 17 Gennaio 2006 - 09:03Buongiorno lista.
Ghezzer ci segnala che:
"Paolo Garimberti nel suo editoriale sul "Venerdì" di Repubblica di questa
settimana mette in guardia i lettori dai bloggers. I blog sono benedetti
se restano la versione internettiana di quello che era il celebre Hyde
Park Corner".
Da "blogger" sono delusa ed offesa da queste parole, ma non sorpresa.
Probabilmente qualcuno sente il suo trono traballare, soprattuto quando ci
si imbatte in un esempio di eccellenza come Beppegrillo.it.
Si sa, sul web sin dai suoi esordi circola di tutto, ma con il buon senso
si pò condividere o meno quello che si legge, proprio come quando si apre
un giornale o si guarda uno di quei tg imperdibili.
Proprio in data 3 Gennaio pubblicavo sul mio blog questa riflessione sulla
libertà di espressione dal titolo che ora mi suona ancora più emblematico
e profetico.
Ve ne riporto il testo e mi scuso con Elena se ciò allungherà il mio post:
Titolo: "Comunicazione condivisa, comunicazione espressa, comunicazione
subìta"
Chi produce informazione/comunicazione si rivolge a qualcuno (settori,
categorie) o a tutti (se generalista).
L'informazione è trasferita agli individui attraverso i media o attraverso
contatti diretti (es. mailing) per essere condivisa.
Gli individui sono fruitori d'informazione quando consapevolmente la
cercano e la selezionano.
Esiste anche l'informazione subìta, quella non richiesta, che ci assale
appena apriamo una pagina web (pop-up) o giriamo in auto per le vie
cittadine (affissioni, murales, insegne) o, peggio, quando accendiamo la
tv e ci illudiamo di stare per guardare un tg ma, al posto delle news
(già di per sè pochine), ci vengono propinati gossip, informazioni
inutili (cucina, meteo, improbabili sondaggi) e le ultime dal reality di
turno.
E se un individuo volesse condividere con altri un proprio pensiero?
Renderlo manifesto con la stessa immediatezza e dirompenza di chi utilizza
o ha dimestichezza con i mezzi d'informazione gli risulterebbe
impossibile.
Il rapporto tra comunicazione espressa e comunicazione subìta in questo
caso risulterà ìmpari.
Un metro per misurare il livello di democrazia in un paese è rappresentato
dalla libertà/qualità/quantità d'informazione, non solo quella che giunge
ai cittadini attraverso i vari canali sopra citati ma anche quella che i
singoli cittadini vorrebbero a loro volta poter trasferire alla comunità.
A presto
Titti Zingone
web http://tittizingone.interfree. i t
blog http://tittizingone.blogspot.c o m
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Gareth Jax il 19 Gennaio 2006 - 09:04In un mondo ideale si.
In italia un numero imprecisato di giornalisti scrive articoli alla
"volatile di doberman" solo perche' deve anche se non ha la competenza. E
su testate nazionali.
In Italia si cerca di pubblicare lo scandaletto, solo per vendere piu'
copie.
Nel '96 i giornali diedero ampio spazio ad un avvocato che indicava il
gioco di ruolo come "causa" del suicidio di un ragazzo. E tutti i giornali
si tuffarono nella cosa, ascoltando le farneticazioni di questo tizio a
caccia di fama.
Tempo dopo il PM archivio' la cosa, non inputandola all'hobby in se': cito
dall'articolo "E' come incolpare la nebbia se hai un incidente stradale".
Ecco sono casi come questi, che mi colpiscono direttamente, che mi fanno
pensare MALE della stampa italiana!
Quantomeno se un blog o un sito parlano male del mio hobby, ho la
possibilita' di replica. Con un giornale italiano questa possibilita' non
c'e' mai stata! MAI!!
E ogni qualvolta mi capita (sempre piu' di rado) di sfogliare il giornale
e di leggere qualche articolo relativo all'informatica, quasi sempre mi
metto le mani nei capelli "Ma chi lo ha scritto questo insieme di
stupidaggini?".
Questo perche' il caporedattore non puo' sapere tutto di quello che scrive
il giornalista: due imbranati, non fanno una persona competente.
--
Best regards,
" Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,di momenti: non perdere
l'adesso. (Borges - Istanti)"
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Fabio Metitieri il 17 Gennaio 2006 - 03:45Ciao a tutti,
Alessandro Ghezzer, il solito incazzato di turno
con i giornalisti e quindi con le critiche ai blog
di Garimberti:
E direi che i blog-fan non perdono occasione per

sputare addosso ai giornalisti, salvo poi guardarsi
i tiggi' tutti i giorni, qualche volta Vespa, e poi
comperare almeno un quotidiano, qualche rivista del
loro settore, magari anche Panorama o L'Espresso,
e ogni tanto dare una sbirciatina al Sole (che fa
sempre figo e da' un tono da uomo/donna di successo)
e alla Gazzetta dello Sport (che e' squalificante, ma a
cui l'italiota maschio medio non riesce proprio a resistere).
Be', in media sparano meno bufale e meno
"discorsi dal pescivendolo" rispetto a quanto
fanno di solito i blog, e hanno una copertura
delle notizie piu' ampia e completa, mentre i blog
scrivono a casaccio di quello che stimola l'umore
del momento del loro proprietario. Non solo. Quasi
tutti i blog sono one man band, mentre le pubblicazioni
mainstream piu' seguite hanno grandi redazioni, dove
c'e' sempre chi controlla i pezzi.
E poi i blog non pretendono di essere la bocca
della verita', come hai scritto, mentre i quotidiani
di informazione (non citatemi Eva 3000, please)
hanno questa pretesa, e un brand faticosamente
costruito negli anni, che non vorrebbero mai perdere
per avere pubblicato qualcosa di sbagliato. Quello
di brand dovrebbe essere un concetto facilmente
comprensibile, qui, no?
Ecco, qui fai un po' di confusione.
Smontare una notizia, riprendendola per l'appunto
da un medium tradizionale, per poi confrontarla, per
l'appunto di nuovo con altre versioni date da altri
media tradizionali, e quindi commentarla, puo' essere
divertente, puo' a volte - se il lavoro viene fatto bene,
senza lasciarsi andare agli anatemi che di solito lanciano
un po' alla membro di segugio i bloggher quando fanno
queste cose - anche essere interessante e utile, ma non
e' "sano giornalismo".
O meglio: il giornalismo e' anche questo, ma e' anche
molto di piu'. Per esempio e' la creazione della notizia
stessa, usando fonti primarie e non altri media, e
verificando attentamente le fonti stesse. Un lavoro che
i bloggher non sanno fare, non potrebbero fare (e non
citatemi le rarissime eccezioni, come i soliti Salam Pax
o i blog di giornalisti) e senza cui non solo i blog non
saprebbero di che parlare, se non solo e sempre del
proprio gatto, ma senza il quale un sistema moderno e
civile non potrebbere esistere.
E tu non potresti piu' darti un tono da esperto leggendo
qualche testata di prestigio mentre prendi il caffe' al
bar...
Riletta in questo senso, la frase di Garimberti
e' molto condivisibile.
Riprendo quello che ho gia' scritto altrove, giusto
in questi giorni, in un altro luogo di Rete:
Se i blog cosi' come sono oggi (quelli che aspirano a
fare informazione, ovvio, non i diari degli adolescenti)
rimpiazzassero i media tradizionali nel fornire notizie
ed editoriali al grande pubblico (il che e' ovviamente
impossibile) la situazione sarebbe di certo disastrosa.
I bloggher resteranno "oratori di strada", come auspica
Garimberti, senza attendibilita', finche' da tali si comportano.
Se poi uno, o pochi o tanti bloggher inizieranno a lavorare
seriamente, il problema non esistera' piu', non nei termini
posti da Garimberti. E non si parlera' piu' di blog o di
citizen journalism, che resteranno come fenomeni a cote'
dei flussi informativi mainstream, ma di giornalismo on line.
E cito anche qui "Penne digitali", libro uscito da poco
e che consiglio:
http://www.internetbookshop.it /ser/serdsp.asp?shop=1&c=F DK3US7S6S6Y N
Gli autori, Baldi e Zarriello (ebbene si', giornalisti
di mestiere, anche se lavorano prevalentemente come
Agenzia on line) sostengono che anche ai tempi dei
blog e di Google News occorre una figura di mediatore
tra l'informazione e il grande pubblico. Lo si puo'
chiamare giornalista, puo' essere iscritto a un ordine o
no, puo' lavorare con la carta, con le onde radio o con i
blog, ma, come dicono loro:
"La comunicazione giornalistica richiede anche
una preparazione".
E non puo' essere solo copia e incolla o commenti su
notizie che non hanno mai fonti originali e che non
vengono mai verificate.
Infatti. Dire che l'ordine sancisce l'autorevolezza e'
ridicolo, sono d'accordo. Ma sei tu a dirlo, no?
Io direi che l'autorevolezza e' data dal marchio della
testata, e dai lettori che la leggono, cose che derivano
dall'avere buoni giornalisti, interni ed esterni, con una
buona redazione, e dal non avere pubblicato fregnacce
durante la propria vita piu' o meno lunga.
E se i blog restano comunque aperti, anche dopo
avere disgustato i piu', devo fare un elenco delle
testate che - solo nel mio settore - sono state chiuse
in questi ultimi anni? In Ict, certo, ha pesato molto
la crisi con il conseguente calo delle entrate pubblicitarie,
ma quelle che hanno chiuso sarebbero di certo
sopravvissute se avessero avuto piu' autorevolezza e
quindi piu' successo tra i lettori, come del resto sono
riuscite a fare quelle tuttora attive. Detto con la
riflessione possibile ex post: hanno chiuso le iniziative
piu' deboli e meno professionali, con poche eccezioni.
Se fosse cosi' anche per i blog, quanti ne rimarrebbero
aperti?
Sulle solite banali e violente accuse al sistema
giornalistico non ti do corda. Sappiamo tutti che
e' che il mondo dell'informazione e' pieno di
difetti; il problema e' che i blog non potrebbero
non dico fare di meglio, ma neppure cercare di
rimpiazzarlo in minima parte.
Oh, se i blog servono a discutere e a riflettere, molto

bene, ben vengano. Anche io uso i blog (altrui) per
discutere. Oddio, sempre che ci riescano, i blog, a
discutere bene, perche' soprattutto qui in Italia vedo
una blogosfera organizzata in tanti cortiletti chiusi e
dei "tenutari" che non amano molto i commenti critici,
con un attegiamento che, almeno mentalmente, e' due
spanne piu' meschino della policy delle rubriche di
lettere al direttore sulle grandi testate.
Anyway, resta inteso che i mezzi di informazione
sono un'altra cosa, non sono solo un "discutere e
riflettere", e che quindi le distinzioni di Garimberti
sono piu' che sensate....
Ciao a tutti, Fabio.
-- Fabio Metitieri - Icq n. 8312289
"Take me to the movies, 'cause I like to sit in the dark" (Laurie
Anderson)
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Mita Aga RossiCaro sig.Metitieri, sicuramente giornalista,
e sicuramente molto più incazzato del Sig.Ghezzer,
il quale ha solamente detto che il blog,
lungi da essere una testata giornalistica
è il luogo dove si possono esprimere liberamente le opinioni
su qualcunque notizia giornalistica,
Lei ci conferma ancora una volta la natura protezionistica, polemica e
poco obbiettiva del giornalismo italiano.
Grazie.
Re: Maledetti bloggers
Inserito da Gianluca Diegoli il 24 Gennaio 2006 - 09:25Ciao a tutti,
secondo me parlare tout court di giornalisti e blogger è semplicistico.
Esistono diverse categorie di blogger e di giornalisti, e non parlo di
bravi e cattivi, che è una divisione che attraversa ogni cosa di questo
mondo, ed è peraltro molto individuale (per esempio associando i cattivi
agli 'illeggibili blog diari personali adolescenziali'; c'è molto da
imparare sull'universo giovanile, se si ha la pazienza di leggere e
ascoltare quei blog)
Si è notato in occasione degli scioperi dei giornalisti che molti blog non
possono sopravvivere senza notizie. Questo perchè sono blog di commento,
filtro, opinione. Non appena sono ripartite le agenzie, il flusso dei
blogger è ripreso.
Ecco perchè c'è una categoria ben precisa di giornalisti, i commentatori
da redazione, gli opinionisti, che ha paura dei blogger. Perchè fanno lo
stesso lavoro. Cercano in rete, leggono altre notizie, leggono le agenzie,
e scrivono, sulla carta, i loro commenti.
Non stanno invece sullo stesso piano dei blogger i reporter di guerra,
quelli che "indagano" su bancopoli, i giornalisti che hanno gli
informatori da dentro le procure o i tribunali, non certo i giornalisti
iperspecializzati.
Io dei giornalisti commentatori generalisti faccio tranquillamente a meno.
Ho la mia rete di blogger preferiti che ogni santo giorno, ogni benedetta
settimana filtrano, commentano e linkano le notizie che mi interessano e
nel modo che mi interessa; per me sono impagabili, tutti assieme creano un
my.giornale online di commenti e riflessioni di cui io mi fido, perchè
consolidato oramai nel tempo.
Quindi, certo esiste complementarietà tra blogger e giornalisti. Ma,
attenzione, alcuni "modelli" di giornalista sono in diretta concorrenza
con la blogosfera. E io se fossi in loro non starei tanto tranquillo.
My little cent,
saluti a tutti (giornalisti e blogger)
www.minimarketing.it
Re: Re: Maledetti bloggers
Inserito da Alessandro Ghezzermi pare che l'amico Gianluca abbia fatto un'ottima analisi. Blog e
giornalismo possono essere complementari e talvolta sovrapporsi. Ed è
questo che fa paura alla categoria dei giornalisti, veder intaccato il
loro potere da qualcuno che non è controllabile, che sfugge in qualche
modo al loro controllo. Qualcuno che ha finalmente libertà di parola, che
può criticare e perfino mettere in dubbio o smontare l'informazione
ortodossa.
Del resto i tentativi di demonizzazione o delegittimazione di internet non
sono una grande novità, sono sempre esistiti fin dalla sua nascita. Ma il
mondo cambia e non si può fermare: anche il giornalismo si trova spesso in
affanno, superato dai tempi e dalle tecnologie che cambiano.