manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Gianluca Favro il 19 Ottobre 2000 - 07:55grazie Elena per questa nuova iniziativa e in bocca al lupo a tutta la un breve intervento, prima di scappare a smau. marketing, crm, customer care/loyalty, interfacce grafiche, informazione, servizio, interattività, potere nelle mani del cliente: eppure inizia a serpeggiare il rischio di omologazione, di difficoltà di è dimenticati di un ingrediente fondamentale: l'entertainment? Gianluca Favro |
Esperienze, idee, visioni. Su internet







Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Luca Padovani il 20 Ottobre 2000 - 14:04Ho letto tutte le vostre, prime mail di mlist, e trovo che siano a dir poco
"stimolanti" (complimenti Elena!!). In particolare vorrei condividere con
Gianluca l'argomento dell'entertainment. Per quello che conta sono d'accordo
e all'interno del libro "Trading on line" di Francesco Carlà (Editore
Apogeo) c'è una interessantissima dissertazione sulla "preistoria ludica"
del computer.
Carlà sostiene infatti, e credo a ragione, che i primi contatti di molti
utenti attuali (fascia 30/40 anni) siano nati per un'esigenza di
divertimento, chi non ricorda il primo Commodore.
E' quindi ipotizzabile,
pur non esistendo dati o ricerche che lo confemino, che il navigatore
vorrebbe mantenere una valenza ludica nel suo rapporto con il computer.
E molti siti/portali l'hanno forse capito o lo stanno capendo, inserendo
sezioni con giochi. Anche l'attualissimo mondo della finanza offre
l'opportunità di simulare investimenti utilizzando programmi che
assomigliano molto a giochi d'investimento.
Buon lavoro a tutti.
Luca Padovani
Senior Consultant Advisors
Wilson & Bogart, Communication Advisors
gianluca favro ha scritto:
...
Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Francesco Caccavella il 24 Ottobre 2000 - 22:17[cut]
Anch'io ho "lurkato" per un po'; saluto dunque i partecipanti alla
mailing list e ringrazio Elena Antognazza per questa bella iniziativa.
Due parole su di me: 27 anni, redattore di un piccolo ma avviato sito
.
web, non mi occupo direttamente di mktg (ho una formazione interamente
umanistica; dunque non fate caso alle imperfezioni dei miei interventi
Sull'entertainment: anch'io penso sia fondamentale. Alcuni se ne sono
accorti già da parecchio tempo e ne hanno approfittato, penso a lucky.it
o a winnerland.com.
Di quest'ultimo si è parlato nel convegno E-Commercing 2000 svoltosi a
Roma un mesetto fa. L'esperienza di Winnerland (si gioca per vincere dei
prodotti) è stata molto positiva:
1) Winnerland mette in palio prodotti propri (universo Procter & Gamble)
= pubblicità "interna"
2) Winnerland mette in palio anche prodotti di altri marchi = pubblicità
"esterna"
3) Winnerland acquisisce in modo "indolore" moltissimi dati, anche
sensibili, su chi partecipa ai suoi giochi = personalizzazione delle
campagne di mktg e pubblicità
4) Winnerland è "cross-country": in poco tempo il sito si è espanso
anche a mercati tecnologicamente meno strutturati (Polonia e Brasile)
L'entertainment aprirebbe il sito anche ai meno giovani che, almeno in
USA, rappresentano una buona fetta di navigatori.
Su E-Commercing 2000 ho scritto un breve editoriale:
http://www.html.it/editoriale/ 43.ht m.
Ciao, Francesco
Francesco-Saverio Caccavella
Redattore H T M L . i t s r l
Via dei Castani 183/185 - Roma
Tel. 06.2300082 - Fax 06.23218617
http://www.html.it
Re: Re: manca qualcosa: l'entertainment?
Inserito da Gianluca Favro il 24 Ottobre 2000 - 20:21Ciao a Luca e a tutta la lista.
Certo il computer ha una valenza ludica che pochi vogliono rinnegare o
negare a priori. non ho letto il libro di Carlà ma l'impressione che ho
coltivato in questi ultimi 15/18 mesi è che la massificazione
dell'economia e della finanza - che da terreno di coltura per pochi e
polverosi addetti ai lavori è divenuta un grande Monopoli -, sia una
lezione che i protagonisti della new economy non hanno colto appieno.
Veicolare argomenti di grande impegno e rilevanza e renderli di
comprensione e passione comune grazie ad un coinvolgimento emotivo è
argomento che dovrebbe far riflettere tutti coloro che sono coinvolti ad
esempio in progetti di e-commerce.
Attenzione: non è mia intenzione sostenere che l'entertainment sia la
panacea di tutti i problemi del mancato decollo del b2c, ma piuttosto
che la lezione che 40 anni di comunicazione offline dovrebbe aver
insegnato a tutti noi, imprenditori-multinazionali-consulenti sembra
essere stata spazzata via. Mi sembra di ricordare decine di ricerche di
prestigiosi istituti nazionali ed esteri che evidenziavano l'esigenza
del coinvolgimento del "consumatore" che stimolato dal sorriso,
dall'ironia, dall'acume della campagna stampa/tv/affissione istituzionale
e/o di prodotto veniva magicamente attratto dalla gondola sul quale
il prodotto era esposto all'interno del punto vendita. La rete amplifica
la necessità perchè coinvolge anche il b2b, la relazione tra aziende che
è fatta comunque da persone, sia in forma digitale/elettronica, sia face
to face , by phone or fax. Eppure raramente se ne trova traccia.
In ambito business perchè "il tempo è denaro" ed ogni intrattenimento
è allora considerato peccato mortale; in ambito b2c il mistero si dipana
attraverso strane teorie sul valore dell'attenzione, sulla mancanza di
tempo...
Chissà perchè ancora oggi, allora, la parola più digitata all'interno
dei motori di ricerca è sesso?!? Tutti pornostar? Produttori hard e
gestori di sexy shop e videoteche? Forse perchè propongono evasione e la
fanno pagare a caro prezzo e sembra guadagnino molto. Che dici,
scriviamo un bel libro sugli insegnamenti di marketing che vengono dal
mondo del porno?!
Sono pronto: sicuramente la ricerca dei dati e delle case history non
sarà noiosa!
Guanluca Favro
partner e web mktg director keiretsu
io [dot] zippo [at] libero [dot] it
0338.5725197
Re: Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Roberto Venturini il 26 Ottobre 2000 - 08:03Che la funzione ludica possa essere importante, e' fuori di dubbio...
nella misura in cui l'utente e' interessato.
Dipende molto dal target o meglio, dal "conceptual target" del sito.
In estrema sintesi il concetto di "conceptual target" e' che la stessa
persona (quindi lo stesso "target") in realta', in situazioni diverse e in
momenti diversi diventa una persona diversa - con esigenze differenti.
Ad esempio: mi va benissimo di fruire di entertainment quando vado sul
sito di space.com a vedere in streaming video l'atterraggio delle Shuttle
in diretta... o quando vado a farmi un giro a vedermi cortometraggi o il
meglio della produzione Shockwave.
Non ho nessuna voglia di essere divertito quando sto effettuando una
ricerca su un motore o se vado a vedermi le news, le quotazioni, se devo
mandare un sms on line (fin quando dura) o se devo comunque fruire di una
informazione o di un servizio.
Pur essendo la stessa persona, nel primo caso "ho tempo da perdere" e
voglio che me lo si riempia, in un qualche modo - vado a cercare una
soddisfazione di un desiderio di emozioni (in grado piu' o meno
elevato)... ripescando un mio articolo su WMT vado a lavorare sul
soddisfacimento di Desideri.
Nel secondo caso probabilmente non ho tempo da perdere, voglio arrivare
nel modo piu' rapido ed efficiente possibile alla "soluzione", lavoro sui
Bisogni.
In sintesi: comunque una certa gradevolezza, una buona e positiva
experience sul sito e' sempre opportuna. Ma non deve andare a discapito
del soddisfacimento dell'obiettivo che ha l'utente. Non credo che nessuno
desideri molto entertainment quando va a vedersi un sito finanziario o
cerca di comprare un biglietto aereo Mi-Roma o quando deve fare la spesa
per casa...
Saluti
--
Roberto Venturini
Digital Vision Strategist e Partner
___________________________________
CommStrategy: New Media Strategic Insight
Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Chiara Bolognini il 24 Ottobre 2000 - 20:31Salve a tutti,
mi permetto un commento dato che Carlà è mio professore all'università e
ho seguito il suo corso ed è per questo che sono qui!
Credo che l'offerta di entertainment sia vastissima su Internet,forse
non è del tipo ludico nel senso pratico del termine (video-games),ma
continuare a inserire "servizi" (nel caso dei video-games le virgolette
ci stanno benissimo)non ben posizionati su siti/portali già stracarichi di
offerte potrebbe essere un buco nell'acqua-net!
Forse la cosa più semplice è la migliore:
dare all'utente la possibilità di autodirezionarsi nella navigazione,
dargli una bussola che funzioni meglio e che magari sia più ludica degli
stereotipati e troppo prolifici motori di ricerca...
Chiara
Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Shockdom.com il 25 Ottobre 2000 - 13:12Ciao a tutti,
occupandomi di intrattenimento in prima persona, mi sono sentito in dovere
di esprimere il mio parere.
Non ricordo su quale sito e non ricordo bene quale fosse l'agenzia di
ricerche statistiche (ma credo fosse la Forrester) ho letto che 2
navigatori su 3 navigano per trovare intrattenimento. C'era anche una
classifica delle cose più cercate, tra i quali primeggiavano lo sport, la
musica e via dicendo.
Sono convinto che l'intrattenimento sarà uno degli affari più grossi per
internet, specie pensando agli umts e ai pendolari o chiunque stia in
attesa da qualche parte...
Ma secondo me il problema sollevato è diverso. Per i siti che non sono
focalizzati sull'intrattenimento, ma che offrono, come core-business,
altri servizi, sono convinto che il problema sia uno e uno solo: la
fantasia...
cioé la mancanza di contenuti.
Ho visto nel 2000 fiorire decine e decine di siti e portali di
e-commerce...
molti dei quali l'uno il clone dell'altro o addirittura senza che l'utente
capisse qualcosa dei servizi offerti.
Se per intrattenimento si intende originalità (non essere eccentrici, per
carità), dare qualcosa di nuovo... sono d'accordo... altrimenti ad un
manager che ha una fretta del diavolo e vuole informazioni veloci, trovare
un aspetto "ludico" in un sito può servire a distrarlo più che a
servirlo...
lo può divertire ma non lo aiuta a fare più soldi o ad aumentare la
propria visibilità
Lucio Staiano
Shockdom.com
www.shockdom.com
Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Gianmario Folini il 26 Ottobre 2000 - 11:24Tutte le volte che assisto a discussioni intorno alla cultura di rete
rimango sorpreso e incredulo. Possibile, mi dico, che chi é chiamato a
sviluppare soluzioni a problemi veri e concreti, chi dovrebbe in qualche
misura guidare il cambiamento delle imprese, dell'economia e più in
generale della società e della cultura, molte volte non sa neppure di cosa
sta parlando e, di conseguenza,lo fa con modalità e termini che rivelano
incertezza e un livello formativo molte volte inadeguato ai compiti ed
alle responsabilità che si attribuisce. O siamo tutti web qualcosa o qui
qualcuno bara e si attribuisce funzioni che sono ben lontane dal
corrispondere in qualche misura al vero. D'altra parte come non rimanere
sorpresi se durante una trasmissione televisiva (NetCafé su TeleLombardia)
un responsabile di Virgilio alla domanda "chi sono i Virgiliani" con
candore ha risposto "gli internettiani". La stessa risposta che poteva
fornire mia madre, pur non conoscendo Internet e non ricoprendo nessuna
carica né funzione in una qualche net-impresa.
Se questa é la cultura delle persone che devono "pensare" l'Internet non
c'è da stupirsi se la stragrande maggioranza dei siti oltre che noiosi non
hanno nulla da dire. Sono anni che assistiamo a dibattiti sui "contenuti",
ma é pensabile che i contenuti possano venire da persone che non hanno?
Osservo ad esempio che sul sito di Elena i libri consigliati da tutti noi,
sono pubblicazioni squisitamente "tecniche", possibile mi chiedo che
nessuno riesca a navigare mentalmente ed a stabilire connessioni tra il
web marketing ed una qualche opera letteraria? Lezioni Americane di
Calvino ad esempio, oppure il libro di Carlo Formenti "Incantati dalla
rete".
Poi mi rispondo "ecco perché non riesco mai a trovare una collaborazione
in ambiente Internet" ed "ecco perché le aziende che hanno del
qualificato management fanno delle valutazioni così ingenerose nei
confronti di chi attualmente lavora in questo ambito", ed "ecco perché la
settimana scorsa invece di andare allo SMAU sono andato al Park Show di
Rimimi a seguire dei seminari sul loisir, l'entertainment, i parchi
divertimento". Bisognerebbe, forse, lasciare da parte tutto quello che sa
di "dotcom" e iniziare ad osservare, con il gusto di chi, prima ancora di
porsi il problema di capire, si lascia attraversare dalle situazioni, si
lascia attraversare dalle emozioni e dalla curiosità. Ne scaturirebbe, con
buona probabilità, un approccio ai problemi ed alle relative soluzioni,
magari meno efficace ma certamente più riflessivo, discreto ed emozionale.
Il tempo da questo punto di vista darà forse ragione a coloro che
sostengono che passata l'onda ingegneristico-informatico-commerciale che
organizza e struttura siti e comunicazione in maniera fredda, rigida e
"bulgara", si aprirà una nuova fase, quella della circolarità, della
cultura del loisir e della formazione.
Io non sono un "professional di Internet" se l'attributo fa riferimento
all'utilizzo di metalinguaggi il più delle volte incomprensibili ma che
fanno tanto new economy. Mi pare interessante, viceversa, che di volta in
volta qualcuno lanci qualche sasso: l'entertainment (ma perché non
parliamo anche di edutainment, di shopertainmet, di entertailing, etc.) é
qualcosa di certamente più complesso e sofisticato delle soluzioni
ludico-elettroniche che sinora sono state sviluppate da qualche sito.
Tempo fa ho partecipato ad uno studio preliminare su di un Portale per le
nuove tribù e cercavo disperatamente di far capire ai "nuovi
professionisti dell'Internet" il valore dell'esperienza e che
nell'affrontare il problema andavano assunte nuove categorie concettuali,
metodologiche, linguistiche, culturali. Passare dal "turismo" al
"turistare", dal porno alle "pornoculture", dal gioco all'edutainment, dal
"servizio" all'emozione, dalle droghe agli Stati alterati di Coscienza.
Non capivano ovviamente presi tra customer, care, one to one, e altre
amenità di questo tipo e non mi sorprende se quel portale é diventato uno
dei tanti portali, l'omologo di tanti altri, forse sopravviverà per un po'
di tempo sorretto da quelle idiozie che si chiamano banner. E questo é per
ora tutto, arrivederci
Gianmario Folini
Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Davide Dellacasa il 26 Ottobre 2000 - 12:56Ciao a Elena e a tutta la lista.
Prima che internet diventasse un lavoro era per me e per i miei amici
))
soprattutto entertainment. Almeno io mi divertivo (e a volte riesco ancora
a trovare il tempo per farlo) a navigare, a scherzare via email, chat,
vedere, trovare cercare... insomma, parliamoci chiaramente, internet era
intrinsecamente "divertente". Anche litigare sulle varie mailing list che
hanno avuto Elena come moderatrice era e speriamo torni ad essere,
divertente!
Insomma internet è un mezzo di comunicazione che ci mette in contatto con
altre persone che si spera abbiano pure loro voglia di scherzare e non
solo leggere le ultime quotazioni e prenotare il biglietto aereo. E lo
dimostra il fatto che non abbiamo sicuramente dovuto aspettare questa
campagna elettorale per vedere girare mail e nascere siti pieni di
scherzi, frizzi e lazzi... spesso molto più divertenti di quanto proposto
dalla televisione e dell'industria dell'entertainment! Almeno ci hanno
strappato una risata...
E' però vero che da un certo punto in poi il nostro "navigare" sulla rete
è diventato più una noiosa traversata in traghetto tra news finanziarie e
centri commerciali (neppure belli o ricchi di merci o comodi da
raggiungere) che una gioiosa gita in barca a vela! Allora si prova a
riempirci questi centri commerciali di barzellette, filmini e giochini,
sperando chissà come di rendere più divertente l'esperienza di acquistare
un'articolo da giardinaggio online (?), con il rischio paradossale che per
leggere una news da un portale mi debba tirar giù tonnellate di flash e
grafica.
Infine e questo è il tema caldo da questa estate negli States, l'industria
dell'entertainment si è accorta di (the) Internet e per un attimo è
sembrato quasi che il centro della New Economy dovesse spostarsi dalla
Silicon Valley ad Hollywood! Anche qui gli entusiasmi si sono a dir poco
raffreddati dopo il fallimento di tante .com, ma soprattutto di pop.com
(mega progetto di portale di intrattenimento che ha bruciato più di 50mio
di $ senza nemmeno riuscire ad andare online) che aveva alle spalle
addirittura il genio di Spielberg e le teste della Dreamworks!!!
Insomma. la rete era divertente e se si cerca ancora lo è. L'industria
dell'intrattenimento si è accorta che in un modo o nell'altro questo è un
altro potenziale mercato, peccato che si creda ancora che talenti di altri
settori, il cinema ad esempio, siano una garanzia di "invenzione" (e
quindi si affonda finanziariamente per pagare questi inutili talenti)
anche per l'intrattenimento in rete... ma Spielberg fa film, mica rane da
tritare interattivamente dentro ad un frullatore come Joe Cartoon
(http://www.joecartoon.com/redd ot/blender.htm l) che, per la cronaca,
risulta essere l'unico che ha fatto i soldi con l'intrattenimento online.
Ed è così che l'intrattenimento online rischia di smontarsi ancora prima
di nascere. L'Economist ci mette la sua bella pietra tombale sopra con un
survey nell'edizione del 7 ottobre
(http://www.economist.co.uk/dis playStory.cfm?Story_ID=38610 4)
che sembra scritto da mia bisnonna quando nel '48 gli hanno chiesto
di delineare il futuro dell'industria televisiva nei confronti di quella del
cinema. Attendibile?
Intanto... siamo qui tutti in ufficio, stiamo ascoltando la radio, diamo
uno sguardo alla vignetta sulla copertina del giornale e tutti... abbiamo
il PC accesso, uno screensaver che passa (il mio è di Joe) e il telefonino
che speriamo non squilli... tra un po' arriverà sicuramente un'altra mail
con una .gif in attach... insomma il mercato c'è, le idee anche, ma il
modello su cui tutto questo si reggerà da un punto di vista industriale è
ancora, come la maggior parte di quello che stiamo facendo, un work in
progress...
secondo me alcuni hanno anche la sceneggiatura... bisogna vedere se il
produttore ci crede!
Un saluto a tutti
Dd
xmedia
new media agency
Davide Dellacasa dellacasa [at] xmedia [dot] net
Amministratore Delegato http://www.xmedia.net
via Tiberio Imperatore, 15 C/27 tel. +39 06 5423691
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Re: Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Valeria Casati il 27 Ottobre 2000 - 09:50Buongiorno a tutti, grazie ad Elena per darci la possibilità di dialogare.
Ho letto con molto interesse gli interventi sull'entartainment,
e sarei curiosa di conoscere i pareri di tanti altri.
Sono una grafica che si è un po' annoiata del suo lavoro tradizionale, mi
piacerebbe sperimentare qualcosa di nuovo non solo cambiando il media
(fare solo grafica per il web mi va stretto) ma anche su quello del mio
ruolo professionale, per esempio mi piacerebbe imparare ad essere un
cosiddetto "content developer" del web.
Gironzolo in Internet da circa 3 anni, tra clienti e associazioni di
donneonline, tra chat e portali di mamme telematiche.
Sono una nuova iscritta alla lista, mi sto da poco interessando di web
mktg, Lo sto facendo non perchè sia il mio mestiere ma perchè voglio
capire "cosa c'è nell'aria", voglio cogliere insieme ai miei soci le nuove
opportunità della net economy che tutto il mondo sbandiera,
voglio farmi venire delle idee possibilmente vincenti.
(che mi consentano di guadagnarmi da vivere e facendo un lavoro che mi
appassiona)
Innanzitutto mi scuso per la poca proprietà di linguaggio, soprattutto in
termini di mktg.
A proposito di intrattenimento rifletto e mi chiedo:
vicino alla fine della TV? (comunque sembra che la TV stessa se ne stia
rendendo conto, ormai è al delirio)
interazione (è il punto forte)
(classicamente nel dopo cena) e quindi la sostituiscono a quello che per
definizione è il momento di svago/intrattenimento
(senza accezioni negative, ma perchè oggettivamente è un modo comodo per
cercare compagnia)
ne conosco tanti) che non hanno dimestichezza con tasti e schermi o che
semplicemente hanno più bisogno di altri di essere stimolati in
continuazione non solo da suoni/immagini/parole preconfezionate da un
server
che SIA la rete
connotazioni specifiche) in cui puoi trovare sempre QUALCUNO di simpatico,
che ti faccia divertire utilizzando LE SUE capacità
comunicative/emozionali e che entri in relazione con OGNI SINGOLO UTENTE
protagonismo così come di voyerismo
di un nuovo modo di animare/intrattenere?
alle macchine delle attività che solo gli umani possono fare?
Quando le macchine eseguiranno tutti i compiti-lavori
noiosi-ripetitivi-pericolosi che una volta facevano gli umani,
noi come trascorreremo l'enorme quantità di tempo libero che avremo?
Giocheremo a scacchi col server?
Ci sfideremo in giochi di ruolo con dei modelli di intelligenza
artificiale? Ci sarà ancora il bar in piazza con gli amici che ti
aspettano per bere il bianchino?
O sarà meglio che ci mettiamo a studiare sin d'ora come coltivare la terra?
Scusate se sono uscita un po' dal seminato.
Valeria Casati
Diatryma Srl - www.diatryma.it
Re: Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Gianni LombardiAt 0:01 +0200 27|10|2000, Davide Dellacasa wrote:
Ho letto solo in parte l'inserto dell'Economist, ma mi sembra che centri
in pieno i due problemi dell'intrattenimento e dello
spettacolo online uno ovvio, l'altro meno ovvio:
1. L'ampiezza di banda, su cui non mi dilungo.
2. Il fatto che l'industria del cinema e della tv sanno costruire storie
lineari (film, sceneggiati, tutto quello che va sotto il nome di
"fiction"), le quali per ora sembrano essere assolutamente
inadatte all'interattivita'.
Infatti quando guardiamo per la prima volta un film o uno sceneggiato
televisivo purchessia, cerchiamo la sorpresa, la tensione narrativa, il
colpo di scena, eventualmente lo spunto di riflessione. Se abbiamo la
possibilita' di modificare noi la storia, tutto questo cade
immediatamente.
Quando lo rivediamo piu' volte (come nel caso di film cult, di vecchi
film che ci sono piaciuti, ecc), cerchiamo la conferma di cio' che
abbiamo gia' visto e quindi anche in questo caso l'interattivita' e'
deleteria.
Insomma, tutti gli esperimenti di interattivita' che cercano di portare
lo spettacolo di tipo tradizionale in qualche modo online
sono falliti perche', nonostante le mirabolanti promesse ("decidi tu la
storia", "crei tu i personaggi", "sei protagonista anche tu", ecc) in
realta' non interessano: quando uno si mette davanti a uno schermo
cinematografico, o vuole vedere una videocassetta/dvd, vuole
un'esperienza sostanzialmente passiva che - fra l'altro - e' anche
mentalmente meno faticosa.
Discorso molto diverso invece per videogiochi e giochi di ruolo, dove
l'interattivita' e' importante ma dove appunto non esiste una storia
lineare e lo spessore psicologico dei personaggi e' generalmente
molto limitato, almeno per ora. (e la psicologia dei personaggi e'
cardine essenziale di molti film, sceneggiati e opere teatrali)
Da notare inoltre che anche gli esperimenti di interattivita' a
teatro o in occasione di rappresentazioni dal vivo hanno sempre avuto una
portata limitata (il pubblico fa il coro a una canzone nota, oppure
qualche persona del pubblico - talvolta precedentemente d'accordo con la
troupe, peraltro - viene chiamata in scena per eseguire sostanzialmente
cio' che l'attore o il conduttore gli dice).
Insomma, il romanzo, il serial tv, il film, il video game e il sito
di Mission Impossible possono far parte di un'unica strategia commerciale
e di merchandising, ma richiedono competenze e talenti diversi per essere
sviluppati. E non sempre migrano con facilita' da un ambiente all'altro.
Gianni
--
->--> Gianni Lombardi
Consulente strategico di direct marketing e pubblicita' interattiva.
Autore di "Lettere Vincenti", facile manuale di business writing
("Editori di Comunicazione" - nelle maggiori librerie).
Puoi ricevere - GRATIS e senza impegno - la dispensa da cui e' stato
tratto il libro, in formato pdf (Acrobat), mandandomi un messaggio vuoto
con "mandami lettere vincenti" nel subject.
Re: Re: Re: Re: l'entartainment (da Lucca Comics)
Inserito da Shockdom.com il 30 Ottobre 2000 - 20:14Chiedo scusa se riintervengo su questo argomento.
Vorrei rispondere a Gianni Lombardi
credo perché è solo un problema temporaneo che è già meno "damocliano"
rispetto a qualche tempo fa
quando ho cominciato a pensare e proporre il fumetto multimediale tre anni
fa a vari editori, tutti avevano la stessa folgorante idea: "sì, facciamo
una storia con i bivi"
avevo già letto romanzi e fumetti di questo tipo e non mi erano piaciuti
per niente, per cui ribattevo la mia volontà a non far diventare un
romanzo un gioco.
Perché il problema è che una narrazione non è un videogame, per cui:
1) Nessuno dice che il fatto che esista l'interattività, questa debba
necessariamente essere sfruttata, almeno finché non si trova una maniera
intelligente di farlo
2) la cosa che mi era venuta in mente di fare era presentare la storia da
diversi punti di vista, di vari protagonisti, che poi convergono allo
stesso finale. L'utente può passare da un protagonista all'altro, se
vuole, altrimenti seguirew una storia lineare
Sono d'accordo. Le emozioni sono la leva principale.
Scrivo la sera e durante l'ultima edizione di Lucca Comics, la fiera più
importante in Italia per i fumetti. Per la prima volta esiste un
padiglione multimediale e la gente entra, guarda le cose che facciamo e
dice che le piace... alla fine delle teorie questa è la dimostrazione
principale...
decide la gente "perché è la gente che fa la storia"
non voglio vantare il lavoro mio e del mio socio, ma fino ad oggi la gente
si annoiava a leggere fumetti in rete, perché non erano studiati per la
rete... adesso le persone ci scrivono dicendo: "finalmente ho letto un
fumetto su Internet senza annoiarmi" e non solo merito della mia
sceneggiatura (magari!)
sono meno d'accordo. Forse guardare "In bocca al lupo" è passivo, seguire
un film di Kubrick lo è meno
Ribadisco il concetto della mail precedente. E' questione di fantasia: di
sforzarsi a trovare la maniera giusta per sfruttare le caratteristiche del
mezzo. Ricordiamo che siamo ancora all'inizio della partita...
Saluti a tutti
Lucio Staiano
www.shockdom.com
Re: Re: Re: Re: Re: L'entertainment (da Lucca Comics)
Inserito da Lucio Bragagnolo il 2 Novembre 2000 - 22:01Una narrazione non è un videogame? Attenzione a non sottovalutare i
videogame!
Mai giocato a Dungeons & Dragons? Tanti protagonisti che affrontano
insieme avventure di ogni tipo per arrivare a scoprire quello che è
semplicemente un plot ben dissimulato dal Master. Vari protagonisti, punti
di vista diversi... e - in forma cartacea - D&D esiste da decenni. Le rese
a computer di D&D e di tutti i roleplaying in generale si basano tutte sul
principio che la storia (in genere non lineare, ma di finale univoco)
viene vista di volta in volta dal punto di vista di uno o dell'altro
personaggio.
Oppure, mai visti i videogame derivati da contenuti giapponesi, come Final
Fantasy? C'è un'attenzione spasmodica alla storia, molto volte anche
piuttosto complessa e, sebbene lo svolgimento sia ampiamente non lineare,
si fa moltissimo leva sulle emozioni. Nelle fasi cruciali del gioco si
arriva ad autentici climax che invariabilmente sono non interattivi, ma
basati su filmati o su computergrafica curatissima. Di fatto il giocatore
gioca per arrivare al prossimo filmato, oltre che per arrivare in fondo al
gioco. E c'è interattività a tutti i livelli quando sserve, e non
interattività quando non è il momento. Certi videogame (non tutti)
sfruttano l'interattività in modo molto intelligente.
Sempre tornando a Dungeons & Dragons, dal gioco e dalle avventure che si
autogenerano sulle vicissitudini dei giocatori sono nati una collana
letteraria specifica e innumerevoli siti che in fin dei conti sono romanzi
fantasy.
Concludendo. Attenzione ai videogame, perché loro sono narrazioni, per
quanto peculiari. E un sito di successo ha molto da imparare a questo
livello. Se un sito sapesse coinvolgere il proprio target come riesce a
fare Final Fantasy, sarebbe l'Età dell'oro di Internet.
E la banda c'entra, ma fino a un certo punto: D&D lo si può giocare anche
con una manciata di dadi, un foglio di carta per disegnare mappe a matita
e le indicazioni del Master, che sono perfettamente e solo testuali...
Lux
What is mind? No matter. "In media stat virus."
What is matter? Never mind. - Lux
Che noia l'entertainment!
Inserito da Sofia Postai il 9 Novembre 2000 - 01:11Lucio Bragagnolo
.....
... parafrasando: attenzione a non sottovalutare le morose! un sito di
successo ha molto da imparare a questo livello. Se un sito sapesse
coinvolgere il proprio target come riesce a fare una sola morosa, sarebbe
l'età dell'oro di Internet.
Attenzione a non sottovalutare la pizza!
... per non parlare dell'Ikea: sabato a Roma c'era (alle 18.30
-chiusura prevista ore 20) una coda di almeno 200 persone (ferme,
all'ingresso!) che aspettavano pazientemente il loro turno (ingressi
contingentati per motivi di sicurezza causa affollamento). Se sei in coda
dietro 200 persone alle 18.30 semplicemente non riesci ad entrare prima
dell'orario di chiusura... eppure aspettavano... altro che tempo massimo
di caricamento 30 secondi...
Insomma, ci sono molte cose che risultano irresistibili per il proprio
target, ma non per questo dobbiamo trasformare i nostri siti in un
videogame, in una morosa, in una pizza o nell'Ikea.
Guardiamo semplicemente quali sono i siti più visitati in Italia:
Repubblica, Virgilio, ed altri, non hanno nulla che si possa considerare
entertainment, eppure paiono in grado di intrattenere un buon numero di
persone (il loro target, appunto).
Per chi pensa che l'entertainment sia una cosa che piace soprattutto ai
giovani, segnalo un sito (abbastanza bruttino) che mi pare stia avendo un
certo successo e che ha comunque una formula interessante:
http://www.superfighetto.it/ e' in pratica una chat in cui si entra come
personaggi a cui succedono varie cose (bisogna comprarsi i vestiti
facendo dei lavoretti, altrimenti ti arrestano per oltraggio al pudore,
se hai abbastanza soldi ricevi un cellulare che ti consente di ricevere
gli sms che ti mandano gli altri visitatori della chat... tutto virtuale,
si capisce).
C'e' il gioco ma ci sono -soprattutto- gli altri: il proprio look e altri
ammenicoli del gioco sono un pretesto per rompere il ghiaccio.
La chat e' sempre molto affollata (qualche centinaio di persone
complessive distribuite nei vari ambienti) e -io osservo le mie figlie
che la frequentano- il divertimento inizia solo quando entrano in
contatto con gli altri: e' allora che il gioco vale la candela.
Cambiando scenario, osservando cosa facevano le persone nel piu' grande
net cafe' d'Europa (650 posti di cui occupati almeno 400) ho notato
(curiosando scientificamente in tutti i corridoi non senza un certo
imbarazzo) che oltre la meta' leggevano e scrivevano mail...
Quello che ci intrattiene in rete sono soprattutto gli incontri con altre
persone, con cui si ragiona, si litiga, ci si confronta, ci si innamora,
si fa amicizia, ci si confida... si condivide un'idea come sto facendo io
ora alle due di notte, cosa che nessun flash, real video, quick time o
videogame potrebbe convincermi a fare.
Le aziende quindi, possono fare comunita', se ci riescono, oppure fornire
informazione (che sarebbe gia' tanto) senza pretendere di intrattenerci
con suoni e movimenti che rendono l'experience di una noia mortale
saluti
sofia postai
=============================================================
| Sofia Postai - Vocabola LAB - sofia [at] vocabola [dot] com
| http://www.vocabola.com tel ++39 41 5242209 cell 0347 3736369
=============================================================
Re: Che noia l'entertainment!
Inserito da Francesco Sala il 10 Novembre 2000 - 09:50wrote:
assolutamente d'accordo con te:
credo che il web sia "naturalmente" fatto per la community, e viceversa che
la community trovi nel web un "naturale" terreno di crescita.
mi spiego:
Pensiamoci bene: quale è la vera caratteristica del web? La principale?
A mio parere è l'interattività. E cosa significa 'interattività'? Inter+actio:
agire insieme (mi perdonino i latinisti per eventuali imprecisioni). E
quale è quella cosa che è naturalemte interattiva? La discussione.
Forse a molti l'equazione può sembrare un po'troppo semplicistica, ma io
credo davvero che il web sia fatto per la discussione, per il confronto,
per agire insieme. In quest'ottica mi arrabbio moltissimo quando mi imbatto
in un sito in cui il massimo dell'interattività concessa è dato dalla
possibilità di accettare o meno determinate politiche sulla privacy. E mi
arrabbio ancora di più quando vedo ore e ore di lavoro di promettenti
web-designer concretizzarsi in un flash movie.
Ma siamo pazzi? L'interattività sul web l'abbiamo li...a portata di mano:
ne sono piene le mailinglist, i newsgroup, le chat, gli user-sites, i
forum...e quant'altro.
Perchè non sappiamo usare questi strumenti anche per il business?
Perchè non riusciamo a trovare un modo per offrire nei nostri
negozi/librerie/agenzie/supermercati virtuali un buon servizio di
community, in cui i consumatori possano trovarsi, discutere, confrontarsi
sul prodotto, acquistare e andarsene?
Pensiamoci bene: quando acquistiamo nel mondo fatto di atomi non cerchiamo
forse di confrontarci con amici, parenti, esperti? (l'acquisto della mia
ultima automobile è passato attraverso settimane di confronto al bar con
gli amici!).
Perchè non ricreare la possibilità di questo confronto sul web (il mezzo
inter+attivo per eccellenza)?
Certo qualcuno già inizia a farlo, ma i più non riescono a resistere alla
spamming-mania, e cercano (spesso inutilmente) di vendere alla community.
Sarebbe come un venditore di auto che, vedendomi al bar con i miei amici
intento a parlare del mio prossimo acquisto, si intromettesse nella nostra
discussione - magari urlando - per tentare di vendermi il suo prodotto.
Probabilmete io e i miei amici cambieremmo tavolo.
Non è questo che intendo quando penso a come integrare community e
business. Immagino in realtà dei siti commerce altamente interattivi,
corredati da ampie sezioni community, in cui i consumatori possano
confrontarsi indisturbati sui prodotti, parlandone bene o male, e in cui
possano essere supportati da materiale informativo e di supporto
all'acquisto.
Chi volesse acquistare un'auto su un sito del genere potrebbe prima entrare
nel suo bar virtuale, in cui confrontarsi con altra gente mentre beve una
birra virtuale (:-)scherzo!), formarsi un'opinione sul prodotto attraverso
schede tecniche, materiale di supporto, video-audio dimostrativi, e
poi...forse....acquistare.
Ho detto, sparate pure!
Fra
Francesco SALA (fsala [at] imagetime [dot] it)
Brodeur Image Time - via Vela, 1 - 20133 Milano
tel: +39 02 2056 21 - fax: +39 02 2056 2222
http://www.imagetime.it
Re: Re: Che noia l'entertainment!
Inserito da Roberto Venturini il 11 Novembre 2000 - 18:57Ehm... no, io non cerco di confrontarmi ne' con parenti ne' con amici in
tutta una serie di acquisti che faccio. Forse in caso sia molto insicuro
ma e' raro (tendo a sbagliare coraggiosamente a ragion veduta negli
acquisti).
L'acquisto della mia nuova moto e' avvenuto in splendida solitudine.
Informazione cercata sul web (e trovata ma orrenda, uso del web
demenziale), poi trovata sulla classica brochure cartacea, poi comprata
dal concessionario senza chiedere niente a nessuno. In pochi giorni.
Ora non si puo' estrapolare da uno a molti ma non credo che ci sia una
cosi' forte domanda generalizzata di community e di interazione legata
all'acquisto di prodotti on o off line
Io ad es non avrei tempo ne' voglia ne' forse interesse a trovarmi on line
con altri utenti per chiacchierare di libri o di dischi. Ne' ho tempo ne'
voglia di andare al bar se non a 30" secondi per volta per gli 8 caffe'
quotidiani.
Non dico che non ci sia gente che e' interessata ma che esistono target
diversi con esigenze diverse e la community non la vedo come panacea per
tutti i casi...
Saluti
--
Roberto Venturini
Digital Vision Strategist e Partner
CommStrategy: New Media Strategic Insight
V.le Coni Zugna 29 20144 Milano
Re: Re: Re: Che noia l'entertainment!
Inserito da Yvette Agostini il 14 Novembre 2000 - 07:58Partecipo attivamente a alcune community in rete da ormai molti anni e
forse in una sola di queste c'e' un certo interesse per scambiarsi
opinioni di acquisto.
Insomma, non penso che sia possibile e vantaggioso creare a tavolino delle
community che ruotano intorno al concetto esposto da Francesco.
Le comunita' si reali che virtuali si creano intorno a un interesse comune
per aggregazione spontanea. Il fatto che la rete abbia favorito le
aggregazioni non mi pare un valido motivo per tentare di coagulare le
persone intorno a temi che non sentono. E infatti, mi pare di capire che
quanto tentato in questo senso non riscuote un grande consenso. Fatte le
debite eccezioni, ovviamente.
Vedo invece un futuro per un utilizzo intelligente delle comunita'
esistenti...Mi spiego: prendiamo un newsgroup a caso, it.hobby.cucina (e'
il primo che mi viene in mente, ma avrei potuto citare
it.hobby.motociclismo o quasi qualsiasi altro newsgroup). Il tema portante
e' la cucina e tutto quanto ruota intorno a essa, dai prodotti migliori
per le ricette piu' gustose al tipo di pasta (una volta fu stilata una
classifica dettagliata delle varie marche di pasta con i motivi che
portavano a preferire una marca all'altra) che riesce meglio in cottura.
Beh...creare una comunita' cosi' e' inutile perche' gia' esiste. Cio' che
potrebbe essere molto utile e' monitorare la comunita' esistente,
annotando con cura i trend, i giudizi, i desiderata che vengono espressi.
Forse ho detto un'ovvieta', ma questa corsa alla creazione di comunita'
artificiali mi pare un po' assurda, quando ne esistono praticamente di
infinite che andrebbero solo seguite con attenzione e senza invasivita'.
Yvette Agostini
Community (era: che noia l'entertainment)
Inserito da Francesco Sala il 15 Novembre 2000 - 09:34rispondo a Roberto Venturini e a Yvette Agostini:
Grazie ragazzi per avere sparato! capisco che l'entusiasmo con cui avevo
scritto il primo intervento deve essere un po' smorzato. provo a
rispondervi con più pacatezza:
Yvette scrive:
Si, questo che poni è un problema che ho considerato a lungo. hai ragione:
una community è in genere il prodotto di una aggregazione spontanea e una
community progettata a tavolino risulta sicuramente piuttosto
fredda...sterile.
Quando parlavo di siti-community però, mi riferivo ad un concetto più ampio
di community. Non pensare ad un "luogo" in cui le persone si ritrovino
stabilmente per discutere, ma semplicemente ad uno spazio di
discussione/confronto occasionale, in cui le persone possano interagire in
modo 'spot' prima e dopo l'aquisto.
In altre parole: non credo certo che nessuno scelga lo spazio messo a
disposizione da un azienda come spazio stabile e duraturo di discussione
(per questo ci sono le community "spontanee", non commerciali), ma credo
che molti sarebbero interessati, prima di un acquisto, a trascorrere
qualche tempo confrontandosi con altre persone sull'acquisto da fare. (10
minuti al giorno per 3 giorni per l'acquisto di un auto - molto di più per
un mutuo o un conto corrente)
Immagino per esempio di volere comprare un'automobile online. Trovo un sito
che la vende, ma ..."fermi tutti! non sono sicuro": "come sarà davvero
l'auto? che prestazioni avrà? quali saranno i difetti che il produttore non
dice?" Per trovare risposta a queste domande entro nella community del
sito, in cui leggo articoli, recensioni dei consumatori, e mi confronto con
altri potenziali acquirenti, che magari hanno qualche dritta da darmi
("hey...non comprarla: ho saputo che è un bidone!").
Risolti i miei dubbi, decido per l'acquisto.
Dopo qualche settimana, torno sul sito, per dire alla community di
comprare/non comprare quella macchina, perchè è bella/fa schifo.
Dici che è inverosimile? (so che esiste già it.discussioni.auto, ma tanta
gente non lo conosce, altri non sanno come accedervi...e poi la macchina è
un esempio come un altro).
Ultima nota: Una community che sia "contaminata" dal business è decisamente
odiosa. Certo se qualcuno tentasse di intervenire nei newsgroup per
venderti qualcosa otterrebbe solo la tua antipatia (e quella del gruppo).
In un modello come questo che sto immaginando (commerce+community) la cosa
più importante è tenere "separati" commerce e community. Gli spazi di
discussione in sostanza dovrebbero essere liberi da promozioni e spamming e
dovrebbero garantire anche le opinioni sfavorevoli al prodotto. Idealmente
l'azienda non dovrebbe intervenire nella community. Saranno poi i clienti,
soddisfatti della discussione, ad andare sulla parte commerce (e non
viceversa).
Che ne pensi? questo è più difficile, ma in linea teorica potrebbe filare,
no?
Roberto scrive:
sono d'accordo!
ciao a tutti
fra
Francesco SALA (fsala [at] imagetime [dot] it)
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Re: Community (era: che noia l'entertainment)
Inserito da Roberto Venturini il 17 Novembre 2000 - 23:01Questo e' sicuramente possibile - si veda anche www.it.ciao.com
per buona parte degli utenti della rete, specialmente per quelli che e' da
poco che la usano, credo che i newsgroup siano veramente un tool
abbastanza sconosciuto... quindi il sito puo' essere una strada piu'
"popolare"
Verissimo. D'altra parte se la community e' organizzata dall'azienda e
questa da' un valore (informazioni di prima mano, servizio...) e non
spinge sul pedale commerciale, la cosa potrebbe stare in piedi (teoria, lo
so... ci sarebbe sempre qualcuno che forzerebbe il responsabile della
community a sparare centinaia di messaggi promozionali a settimana agli
aderenti alla community...)
Er...ok. Modello di business? Fonti di revenue?
se sei asettico e sopra le parti in teoria non potresti accettare adv per
garantire imparzialita'.
Ma anche se la accetti non ci vivi...
Beh, se le missioni non sono impossibili, nessuno ci fa i film sopra
Saluti
--
Roberto Venturini
Digital Vision Strategist e Partner
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Re: Re: Community (era: che noia l'entertainment)
Inserito da Francesco Sala il 21 Novembre 2000 - 18:30Roberto, (ma anche Yvette e lista), proseguo il dibattito:
Si, ma come dicevo in privato a qualcuno di noi, ciao.com (come del resto
dooyoo.com) sono "speaker's corners" e non comunità. Su ciao è possibile
dare la propria opinione su un prodotto, ma non è possibile ribattere alle
opininoni degli altri. Il massimo di interazione è rappresentato dal
giudizio sulle opinioni. In sostanza posso dire se un'opinione è stata
molto/poco utile, ma non posso dire perchè. Non esiste un vero confronto.
Non sto dicendo di non accettare adv. sto solo dicendo di non commettere il
grave errore di mettere le adv [in senso lato] nelle discussioni (come fa
deja.com, che replica i newsgroups inserendo un link ogni qual volta sia
nominato un prodotto in vendita).
Le discussioni servono agli utenti per formarsi un'opinione al riparo dal
bombardamento commerciale. Lo spazio di discussione deve essere "protetto".
Quando questa opinione sarà formata (se vuoi discutiamo sul come), allora
sarà l'utente a spostarsi sulla parte "commerciale" del sito, in cui
troverà prodotti da acquistare e adv a volontà.
L'importante è quindi non mischiare community e commercio.
Tra l'altro, alla "Il Sole 24 ORE Business Conference" di oggi ho avuto
un'interessante scambio di opinioni con Tom Kiernan (VP Chief Marketing
Officer di Organic)sulle modalità di conciliare advertising online e
community. Il tutto però era inserito in un contesto un po' più ampio,
percui magari domani vi scrivo un riassuntino.
ciao
fra
Francesco SALA (fsala [at] imagetime [dot] it)
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Re: Re: Re: Re: Che noia l'entertainment!
Inserito da Roberto Venturini il 15 Novembre 2000 - 10:02In effetti e' estremamente difficile costruire a tavolino vere comunità
virtuali, specialmente se mirate.
Certo, se apro un ambiente di chat posso aggregare centinaia di persone
che usano il servizio... ma da qui a dire che ho aggregato una comunita'
ce ne passa.
Molto piu' semplice ed interessante, ad esempio, individuare comunita'
reali e supportarle in un loro trasferimento in rete...
Saluti a Yvette e alla lista...
--
Roberto Venturini
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Re: Che noia l'entertainment!
Inserito da Giovanni Gandini il 13 Novembre 2000 - 09:30Non mi sembra giusto tralasciare un fatto, a mio avviso più che rilevante:
"Superfighetto" altro non è che uno strepitoso, a mio avviso, strumento di
Marketing abilmente studiato dalla Beiersdorf SPA per pubblicizzare un suo
prodotto (nda: Nivea Clear Up Strip).
Il target di riferimento sono evidentemente i ragazzi tra i 14 e i 18
anni, e per loro è stato creato questo "gioco" dove non credo che
l'aspetto community (e la sua importanza) sia stato in alcun modo
sottovalutato.
Concludo con due parole: Interattività e Business. Entrambe soddisfatte!
Un saluto a tutta la lista,
Giovanni
Giovanni Gandini
E-mail: giovanni [dot] gandini [at] mediastrategy [dot] it
giogndn [at] hotmail [dot] it
Re: Re: Re: Re: entertainment
Inserito da Umberto Santucci il 29 Ottobre 2000 - 11:10Ripartiamo dal significato delle parole.
entertainment: intrattenimento, divertimento, spettacolo, ricevere, avere
ospiti, prendere in considerazione.
divertimento: de-vertere, deviare
Il computer è ormai diventato lo strumento con cui molti di noi fanno
tutto ciò che devono fare, dallo scrivere al comunicare, dal disegnare
all'ascoltare musica. Stare davanti al computer è interessante,
necessario, affascinante, vitale, ma ormai non può più essere divertente
perchè ci stiamo sempre. Anche la tv la sera non è più divertente, anzi è
indice di una serata come le altre, passata in casa perchè non si aveva di
meglio da fare. Il divertimento è qualcosa di diverso dalla routine
quotidiana.
Perciò se ogni giorno uso internet, come può essere
divertente? Rifacendoci al buon McLuhan, non è tanto divertente una
barzelletta trovata in internet, quanto la sorpresa, qualcosa di
inaspettato. Non sono divertenti le feste (spesso le "feste comandate"
sono un'incubo) ma trovarsi in una situazione che inaspettatamente diventa
brillante, spiritosa, simpatica. Quindi se sto tutto il giorno al
computer, può essere divertente spegnerlo e andare in montagna (io per
esempio faccio così).
La navigazione ipertestuale è strutturalmente divertente, perchè si basa
proprio sul divergere, sul deviare imboccando una via piuttosto che
un'altra. Il discorso sequenziale è entertaining, perchè struttura il mio
tempo lungo la narrazione, e se mi conduce verso direzioni inaspettate, mi
sorprende e perciò mi "diverte".
L'entertainment dunque presume di impegnare il mio tempo, di aiutarmi a
trascorrerlo possibilmente in modo piacevole. In altre epoche erano
entertainer le etere greche, i giullari o le dame di compagnia delle
nobili matrone. Si parte dal presupposto che ci sia parecchio tempo da
riempire. Ma questo è vero solo in alcune condizioni: in viaggio o in sala
d'attesa, per esempio, dove però con i notebook anche queste situazioni si
omologheranno al normale rapporto con un computer. Purtroppo il tempo per
noi è una risorsa sempre più limitata, quindi internet non deve aiutarmi a
trascorrerlo, ma a risparmiarlo. Quindi dovrebbe essere tutto il contrario
dell'entertainment: non un viaggio lungo e noioso da riempire in qualche
modo, ma tre salti rapidissimi che mi portano dove voglio.
C'è però un discorso più profondo da fare. Così come si fonde la figura
del produttore e del consumatore, con le nuove tecnologie si fondono i
momenti del lavoro e del tempo libero, in quanto con il computer e con
internet posso lavorare e divertirmi nello stesso luogo e nello stesso
tempo. Mentre scrivo questa lettera sto lavorando o mi sto divertendo? Mi
sto divertendo, ma sto discutendo su argomenti che interessano il mio
lavoro e sto sviluppando relazioni simpatiche e forse anche utili per il
lavoro. Mi sto anche intrattenendo in una attività ludica, in quanto non
produce fatturato e soddisfa il mio desiderio di esprimermi. Questa
lettera sarebbe più divertente se avesse gif animate? Non credo proprio.
In conclusione per me l'entertainment non manca in quanto non serve,
perchè se non so proprio come passare il tempo posso fare un gioco,
ascoltare musica, noleggiare una videocassetta, andare a cena con gli
amici, fare un giro in bicicletta.
Un sito che parla di cinema o di musica non è divertente in sé, anzi può
essere molto noioso. Tom Peters riesce a parlare di management in modo
divertente, perchè insolito, diverso da quanto ci si potrebbe aspettare.
Per Mario Bucolo: oltre a sfogarti, ci dici quali sono i siti ben fatti, e
ci dici anche perché? Altrimenti è come dire: "i politici sono ladri..."
che è molto diverso dal dire: "l'on. Tizio ha rubato 10 milioni...".
Naturlamente sono d'accordo con una riflessione sul linguaggio e sulla
differenza fra un libro e un web.
Umberto Santucci
http://web.tiscalinet.it/probl emsettin g
Re: Re: Re: Re: Re: entertainment
Inserito da Gianluca Favro il 30 Ottobre 2000 - 23:02cara lista,
tenterò un' acrobazia: linkare l'intervento di Basilio con quello di
Umberto.
nel primo caso, proponi sinonimi e significati secondari, nel secondo ti
rifai all'etimo. la prova è che il secondo significato di entertainment è
quello che sviluppi nell'etimo (!!!). forse l'intenzione è strumentale,
per sostenere una tesi che tra l'altro trovo di grande interesse.
io credo che stia proprio qui la verità: sulla rete si trova solo ciò che
si cerca e dato che sempre meno credito viene dato all'approccio *to
consumer* ciò che si ricerca interessa l'ambito lavorativo. News, info di
qualsiasi genere, contatti e relazioni, acquisti e vendite: senza perdite
di tempo, con efficienza e efficacia. ma siamo proprio certi che cerchiamo
questo? oppure ce la contiamo perchè non concedersi pause mentali difronte
al computer è l'atteggiamento disincantato che il professionista deve
avere? Leggevo un intervento di Robin Reid - Ceo di listen.com - sulla
impulse economy, sulla possibilità di business offerta dalla rete di
fungere da ambiente unico in cui nascono i bisogni/desideri e vengono
soddisfatti con l'acquisto immediato. prerogativa fondamentale è il
coinvolgimento emotivo come meccanismo proattivo. io credo che in questo
ambito ci sia una possibilità ancora inespressa della rete. qui segnalavo
una mancanza.
Qui mi sembra utile citare Basilio:
"umorali" del consumatore per essere presenti al momento della decisione
d'acquisto là dove questa avviene. Cioè di essere là dove è il target, con
il giusto "prodotto allargato"....quando questi farà la prossima mossa!
acquisto/relazione che oggi e, soprattutto domani, i loro utenti
utilizzerano sul web.
Chiedo perdono se ho utilizzato in maniera strumentale il tuo intervento,
spero quantomento di non averlo travisato.
L'ultima osservazione che porto riguarda un tema di feroci dibattiti: chi
scommette che il mercato b2c avrà una potenzialità quando la rete scoprirà
e sfrutterà le opportunità di coinvolgimento e veicolazione
dell'entertainment?
Saluti
Gianluca
Re: Re: Re: Re: Re: Re: entertainment
Inserito da Luca Padovani il 2 Novembre 2000 - 16:00Io non ci scommetto. I problemi che, prima di tutto, deve superare il b2c
sono legati ai costi di distribuzione, alla sicurezza, alla velocità, ai
costi di stocckaggio della merce. Problemi di incroci logistici tra il
mondo e simulmondo. Credo che l'entertainment potrà risultare un driver
accessorio nel momento in cui i problemi sopracitati saranno stati risolti.
Ciao a tutti.
Luca Padovani
Senior consultant advisor
Wilson&Bogart - Communication Advisors
Re: Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Alessandro Ghezzer il 30 Ottobre 2000 - 09:04At 21.24 27/10/00 +0200, you wrote:
commerciale
essere
condivido tutto quanto scritto da Lombardi.
Le rappresentazioni "lineari" (film, tv eccetera) su internet ci possono
stare, ma certamente non usano il mezzo in tutte le sue possiblita'.
Il motivo e' ovvio, anzi banale: nei media tradizionali si e'
sostanzialmente passivi, su internet invece si puo' interagire ed assumere
un ruolo attivo.
Nel momento in cui saranno abbattuti i limiti tecnici (di banda eccetera)
ne vedremo delle belle
Alessandro Ghezzer
Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Gabriele Lenzi il 28 Ottobre 2000 - 14:48Ciao a tutti....
ho letto con interesse gli interventi sull'intrattenimento in rete,
soprattutto perchè non avendo una formazione specifica nè una particolare
competenza, mi sono "ritrovato" a gestire un piccolo sito che fa parte
dell'offerta in rete di intrattenimento.
Peraltro con piccoli ma apparentemente buoni risultati.
Nella mia breve esperienza di gestione di questo contenuto su internet,
diversamente da quanto ho sperimentato su altri mezzi di comunicazione,
riconosco come vero e come piuttosto generalizzato l'atteggiamento che -
sia in forma esplicita che fra le righe - si coglie in diversi interventi
pubblicati dalla lista: poca attenzione al contenuto di intrattenimento in
senso stretto ma grande attenzione al "business" possibile, inteso nelle
varianti che ognuno ritiene prioritarie per la propria attività.
Tenete conto che, non avendo alcun budget di spesa a disposizione per la
gestione del "mio" sito, parte del mio lavoro consiste nel trovarlo,
questo budget di spesa (e parte nell'impiegarlo, naturalmente).
Quindi ed in generale, io ho trovato grande attenzione al traffico, alla
visibilità, alle integrazioni di contenuto con aree dedicate alla vendita
in linea, ai possibili sponsor, etc. etc., e perciò in sostanza grande
attenzione a come "spendere" al meglio questo contenuto di intrattenimento.
Pochissima attenzione però, alla qualità (in senso stretto) di questo
specifico contenuto.
Circa il perchè di questa scarsa attenzione rispetto a ciò che logicamente
sarebbe invece da valutare con grande attenzione.... io credo sia già ben
leggibile nei nostri interventi sulla lista:
Davide Dellacasa dice che "...Intanto... siamo qui tutti in ufficio,
stiamo ascoltando la radio, diamo uno sguardo alla vignetta sulla
copertina del giornale e tutti... abbiamo il PC accesso, uno screensaver
che passa (il mio è di Joe) e il telefonino che speriamo non squilli... tra
un po' arriverà sicuramente un'altra mail con una .gif in attach... ".
Non è così?
A me la mail con l'attach è già arrivata, Davide, devo andare....
Dunque in fondo, forse l'entartainment manca (in Italia) perchè chi lavora
su internet non ne fa uso, non ha il tempo per fruirne e quando lo
"tratta" lo pensa per "altri" diversi da sè.
Con i risultati che un po' tutti conoscono.
Forse avete visto il servizio di "Report" (credo su Raitre la scorsa
settimana) sulla neweconomy, dal quale risultava chiarissimo come
l'impegno in termini di tempo per chi lavora sulla rete, fosse
esorbitante.... lì si parlava anche di 70 - 80 ore a settimana come la
norma.
Noi (io e le persone che lavorano con me) credo siamo tra le 50 e le 60
ore a settimana.
Non è che è questo "ritmo" tutt'altro che giocoso che ci fa realizzare
poco intrattenimento (e male) su internet?
Vorrei anche dire qualcosa circa la definizione di intrattenimento,
secondo me davvero a noi poco chiara (grazie Folini).... magari la
prossima volta.
Fatemi sapere... ciao.
Gabriele Lenzi
................................................................
U N I T
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Voce: 051-22.93.97 - Fax: 051-648.61.99 - Mobile: 0335-624.53.72
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Turisti per caso
http://www.turistipercaso.it
Re: Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Alessandro Ghezzer il 30 Ottobre 2000 - 08:48At 23.59 26/10/00 +0200, you wrote:
questo e' il punto, mi pare. Finora si 'e prestata la massima attenzione
all'aspetto tecnico, e ben poco a quello dei contenuti.
Mentre gli aspetti tecnici bene o male erano conosciuti, quelli riguardo
ai contenuti erano tutti da inventare, perche' il mezzo era completamente
nuovo rispetto ai media tradizionali (l'interattivita', per l'appunto).
Si e' fatta allora la cosa meno faticosa, cioe' pigliare i contenuti dei
"vecchi" medi e riversarli paro paro su internet.
Ma e' evidente che il risultato avrebbe lasciato a desiderare: come
trasmettere programmi radiofonici alla tv e programmi televisivi alla
radio.
Ogni media ha le sue caratteristiche peculiari, e cosi' internet.
Informatici ce ne sono a tonnellate, ma professionisti in grado di
riflettere sui contenuti del nuovo mass media molti di meno.
E infatti lo si vede dal livello medio dei siti...
Del resto, e' un po' un problema generale, basta guardare i programmi
televisivi, pressoche' tutti uguali e scopiazzati uno dall'altro.
Le buone idee sono rare, perche' presuppongono non solo intuizione ma
anche e soprattutto intelligenza, cultura eccetera.
Alessandro Ghezzer
Re: Re: Re: manca qualcosa: l'entertainment?Non solo!
Inserito da Chiara Bolognini il 31 Ottobre 2000 - 01:14Già!
Allora come mai a Roma le assunzioni in Internet sono fatte a misura di
informatico e non di laureato in scienze delle comunicazioni?
Se i professinonisti del settore sono per lo più informatici il problema
sta nel fatto che chi assume pensa di risparmiare con un web-master
strapagato piuttosto che prendersi la briga di nuotare nel mare delle
nuove professionalità e costituire team efficienti...cosi i giovani
laureandi in scienze delle comunicazioni si vedono davanti un bel futuro
sulla terraferma!!!
Eppure sappiamo nuotare e non solo!
Vorrei poi fare un'osservazione prepotente e vera:la TV è per sua natura
spazzatura e questa a detta di libri di testo universitari vedo che molti
concordano sul "spazzatura" ma non molti sul fatto che la TV è cosi e
basta.
Nel momento(ci vorranno decenni)in cui essa diverrà digitale sarà
comparabile ad Internet.
Per quello che è ora alla portata di tutti è meglio non
parlarne...cambiare i contenuti in TV e non il media stesso sarebbe come
fare un lifting a un ottantenne pensando di allungargli la vita...
Chiara Bolognini
Re: Re: Re: Re: manca qualcosa: l'entertainment?Non solo!
Inserito da Umberto Santucci il 1 Novembre 2000 - 18:18Cara Chiara,
immagino che tu sia una laureata in Scienze della
Comunicazione. Io sono laureato in Lettere (ai miei tempi queste nuove
discipline non c'erano). Ho sempre pensato che nel momento in cui le nuove
tecnologie dell'informazione diventavano anche tecnologie di comunicazione
si dovesse ricorrere ad esperti di comunicazione oltre che a tecnici
dell'informatica. Ma tant'è. Ancor oggi le aziende continuano a cercare
web master ed esperti di html, o peggio di flash, e non esperti di
comunicazione. Probabilmente noi comunicatori non abbiamo saputo venderci
adeguatamente.
A questo proposito ti dico (ovviamente non solo a te ma a tutta la lista)
che alla base della comunicazione c'è la lingua. Come un esperto di html
deve scrivere un codice elegante, essenziale, funzionale, così un
comunicatore deve usare la lingua in modo appropriato.
Due sole osservazioni. Tu scrivi "sul spazzatura". Avresti potuto scrivere
"su spazzatura" o "su TV spazzatura". E ancora "il media". Potrei
perdonare un programmatore, ma non un comunicatore. Medium, plurale media,
è latino.
Anche in inglese si dice "medium" al singolare, plurale "media" (non
"mediums" come potrebbe essere) perché per gli inglesi la parola è latina.
Allora se vogliamo proporre un valore aggiunto ai web master e web
administrator, cominciamo con l'usare bene la nostra lingua.
Per il resto sono d'accordo con te.
Umberto
http://web.tiscalinet.it/probl emsettin g
Re: Re: Re: Re: Re: entertainment
Inserito da M. Miazga (Magnum Company) il 7 Novembre 2000 - 11:07Sono M. Miazga e saluto tutta la lista.
Ha scritto Umberto Santucci:
Ritengo che se un marketing manager o un venditore facciano simili
affermazioni, lo facciano a ragion veduta.
Il problema è un'altro: qual'è l'esperienza di chi ha fatto tale
affermazione?
Perchè è ben diverso il motivo se lo dice uno ben navigato oppure chi ha
lasciato la scuola da qualche mese.
Se un prodotto viene ritenuto "non vendibile", non significa che in
assoluto non ha almeno qualche compratore ma significa (detto da un
marketing manager o da un venditore, lo ripeto) che difficilmente la sua
azienda riuscirà a raggiungere i volumi di vendita necessari ad
ammortizzare i costi di : a) studio e messa a punto del prodotto; b)
industrializzazione (o messa in produzione); c) pubblicità e promozione;
d) commercializzazione; e qui mi sono limitato ai soli costi fissi a cui
aggiungere il margine per il venditore (che sostiene anche i suoi costi
fissi).
Quindi, se un Professionista fa questa affermazione è logico ritenere che
sia questa la motivazione.
Ovviamente, cercando e ricercando, ci si imbatte in cosiddetti prodotti di
'nicchia' (ovvero adatti ad una nicchia del mercato) ma proprio questa è
la differenza fra "mercato" e "nicchia": questi ultimi sono costituiti da
(relativamente) pochi utenti e sono una ottima opportunità per chi ha la
capacità, ovviamente non solo economica, di rifornirli.
Prosegue Santucci:
Siamo allo stesso discorso: se un prodotto deve avere un mercato, una
televisione deve avere gli spettatori, meglio se tanti.
In TV la prima serata ed i momenti legati a informazione (TG) e sport di
massa (calcio, automobilismo, ecc.) sono quelli in cui il ricavo per
l'emittente è più consistente (andate a guardarvi i listini!) e sono
quelli per cui vale la pena di investire per le aziende che hanno prodotti
di largo uso fra la popolazione: non sono quelli i momenti in cui si
possono fare le cose più intelligenti.
E non bisogna credere che sia facile avere sempre argomenti validi per
tenere alta l'attenzione degli spettatori di un talk show, o che siano
tanti i conduttori in grado di gestire un programma in diretta.
Il problema è sempre lo stesso: occorrono risorse (umane, economiche, di
tempo) che possono portare migliori risultati anche con prodotti di
qualità più scadente ma di grande successo.
Altrimenti perchè non proporre qualcosa di diverso la domenica allo
stadio: una tragedia greca, una commedia di De Filippo, una bella opera
lirica: la gente ama questo, ma quanti ne mettiamo insieme di spettatori
(a Roma o a Milano oppure a Bitonto)?
La gente ama la comodità, spende per la comodità: perchè un editore
televisivo dovrebbe investire i suoi soldi per andare in salita se tutti
preferiscono la discesa che è molto più comoda?
M. Miazga
www.magnum-tv.com
Re: Re: Re: manca qualcosa: l'entertainment?Non solo!
Inserito da Alessandro Ghezzer il 1 Novembre 2000 - 07:32At 03.13 01/11/00 +0100, you wrote:
penso che alla fine sia una mera questione di quattrini.
Con l'informatico pigli due piccioni (o pensi di pigliare) con una sola
fava.
L'informatico oltre alla parte tecnica puo' raffazzonare anche i
contenuti, mentre chi si occupa di contenuti, in genere, raramente e' in
grado di badare anche alla parte tecnica.
E cosi' abbiamo i siti fatti dagli informatici: con tutto il rispetto per
costoro, i risultati si vedono.
contesto questa affermazione. La tv e' solo un mezzo: se e' spazzatura, la
colpa e' di chi la fa.
Resta da capire perche' in genere si preferisce che sia spazzatura
piuttosto che altro.
Forse anche qui per una questione di costi: copiare un programma costa
meno che inventarne uno, ed e' anche molto meno faticoso.
O forse la ragione e' "politica": rimbambire le persone perche' stiano
brave e buone.
O ancora per il fatto che la tv e' in mano ai pubblicitari, che hanno i
cordoni della borsa e il cui unico obiettivo e' vendere e non fare
cultura.
Alessandro
Re: Re: Re: Re: manca qualcosa: la cultura!
Inserito da Paolo Laudati il 3 Novembre 2000 - 09:01Seguo sempre con attenzione gli interventi, spesso estremamente
interessanti. Mi avvilisco, però, quando leggo di persone che
disquisicono di marketing impregnati di luoghi comuni da utenti delle
tranvie provinciali.
Provo per l' ennesima volta ad effettuare qualche precisazione, con
la certezza che a molti partecipanti fara' piacere.
a) La tv non è in mano ai pubblicitari, (sigh) ma forse alle imprese che
investo i loro soldi nell' acquisto degli spazi. La borsa con i relativi
cordoni e' la loro, posso garantire che non la mollano un attimo e non la
lasciano gestire ad altri. Con la confusione a cui assistiamo però mi
sembra più probabile che non sia tra le mani di nessuno.
b) L' obiettivo di vendere, per una qualsiasi impresa, non mi appare poco
decoroso se perseguito con etica e legalità.
c) E' stato dimostrato che vendere non è antagonista della cultura, sono
semplicemente due azioni diverse che si puo' decidere di far coincedere o
meno. Non e' uno status, e' una scelta. Quindi sarebbe opportuno parlare
della inopportunità di effettuare delle scelte che non accrescano il
momento culturale. Dio sa quanto ne abbiamo bisogno visto che ancora si
demonizza la pubblicita' ed il profitto come i
veri mali della nostra epoca.
d) La mancanza di cultura dipende dalla mancanza di coerenza.
Come puo' una persona che utilizza tecnologie come queste additare
come pericolosa la stessa società che l'ha prodotta? Oppure come al
solito e' piu' semplice vedere la pagliuzza piuttosto che la trave?
Propongo:
del pubblicitario (ammesso che sia una offesa) o altro.
luoghi comuni e lasciarli per l'uso nei tram e nelle sale d' aspetto dei
dentisti.
validi.
Grazie
Paolo Laudati
Laudati & Partners srl - Corso Vittorio Emanuele, 167 - 80121 Napoli Tel.
+0039.081.402.361 - Fax +0039.081.403.391
www.laudati.it -- paolo [dot] laudati [at] laudati [dot] it
Re: Re: Re: Re: Re: Cultura-contro-cultura
Inserito da Giorgio Rosa Salva il 3 Novembre 2000 - 23:51Paolo Laudati scrive una serie di cose degne di rispetto per il livello di
pacatezza e la precisione chirurgica;
partendo dalla fine:
Non credo che sia una questione di coerenza.
Esistono culture molto robuste e feconde che si sono sviluppate proprio a
partire dall'idea che le tecnologie possano essere utilizzate,
appropriandosene, contro [come strumento di difesa da] la societa' che le
ha espresse.
Il movimento hacker (quello vero, non quello da barzelletta di certa
stampa e magistratura) e' sostanzialmente cementato da questa idea di
cultura.
Le tecnologie sono li', non importa quali valori abbia la societa' che le
esprime. Io posso mutarne il segno usandole per i miei scopi, che possono
in linea di principio essere contrapposti a quelli della societa', senza
essere incoerente.
Sterling, Gibson & Co. hanno fatto senz'altro cultura immaginando e
descrivendo le possibili evoluzioni della societa' sotto le spinte
contrastanti dell'introduzione e dell'uso alternativo di tecnologie.
Quindi, anche se la discussione sta "scivolando" un po' troppo, io
distinguerei: completamente d'accordo nel rifiutare cittadinanza ai luoghi
comuni troppo comuni su pubblicita', televisione, il lupo cattivo
eccetera, meno d'accordo se vogliamo rendere culturalmente asettico
l'oggetto della "festa", come la chiami tu.
E' qui la festa del marketing digitale (o almeno e' uno dei posti meglio
frequentati per parlarne), ma cultura e marketing si influenzano, anzi il
secondo non esiste senza la prima.
Molto del brutto, mal concepito e inutile lavoro di cui discutiamo,
moltissimi dei guai di cui ci lamentiamo nei nostri interventi sono in
ultima analisi figli di aziende - e consulenti - senza cultura di
marketing, cioe' senza cultura d'impresa, cioe' senza cultura.
Ci sarebbe molto altro da dire, magari lo teniamo per un'altra volta.
Anche perche' non sono sicuro di aver agito in modo culturalmente valido
parlando di cultura
Ciao, grazie dell'attenzione.
Giorgio Rosa Salva
Devit-Ross srl - Marketing Digitale
Parco Scientifico Tecnologico di Venezia
via della Liberta' 5-12 (Pegaso 1.45)
30175 Venezia Marghera (VE) - Italy
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posta [at] devit-ross [dot] net
Re: Re: Re: Re: manca qualcosa: l'entertainment?Non solo!
Inserito da Roberto Venturini il 3 Novembre 2000 - 09:29scrisse Alessandro Ghezzer:
Su questo, anche per interesse di parte
sono d'accordo.
Puntualizzando un po' di piu', in una qualsiasi operazione di web
marketing (o in una qualsiasi operazione di business, ad essere precisi)
l'aspetto di pianificazione strategica e' fondamentale e troppo spesso
trascurato.
Se non si capisce bene dove si vuole andare - e dove si puo' andare, date
le condizioni del mercato, della concorrenza, i bisogni/desideri degli
utenti... e' difficile farcela.
Dal mio punto di vista professionale sono tenuto a dire che la strategia
deve essere (ovviamente) a monte di tutto: definito l'approccio strategico
i contenuti, la creativita', la tecnologia segue...
Ma ci credo anche personalmente, visto che ho scommesso il mio futuro su
questo assioma...
Ho il fortissimo sospetto che sia perche' il pubblico esprime una forte
domanda per la spazzatura.
Attenzione, noi giudichiamo le cose dal punto di vista di una elite
culturale: l'italiano medio e' molto diverso da noi. La percentuale di
laureati o laureandi fra noi e' certamente molto piu' alta della media
italiana...etc etc
Fatevi un giro in provincia, per dirne una.
Visti i livelli bassissimi di lettura dei libri in italia (ad es) non mi
stupisce che la domanda di spettacoli televisivi (o cinematografici, o di
editoria...) sia di un certo tipo.
Quindi gli editori seguono la domanda del mercato...
Certo che si'!
Un editore privato, la cui missione aziendale e' di fare la grana, deve
avere un prodotto che generi alte audience e quindi alte revenue
pubblicitarie. Altrimenti chiude e va a casa.
Di conseguenza i programmi sono di un certo tipo. Idem per i messaggi
pubblicitari - se non vendono si va a casa.
La pubblicita', lo dico per esperienza, ben difficilmente riesce ad
imporre scenari di sviluppo culturali... i pubblicitari stanno molto
attenti a beccare i trend emergenti e li cavalcano, amplificandoli.
Ma alla base di tutto c'e' sempre quello che "la ggente" vuole sentirsi
dire.
E' l'editoria pubblica che, in un mercato evoluto, dovrebbe e potrebbe
assumersi il ruolo di fare cultura. Insieme con la scuola. In un'ottica
svincolata dal profitto
Purtroppo e' difficile chiedere ad una azienda privata di rinunciare a
revenues per fare cultura... a meno che non si tratti di un imprenditore
illuminato che non ha azionisti cui rendere conto...
Fin quando attraverso la scuola non si riesce a far crescere il gusto per
"la cultura" e quindi a generare una domanda, non credo vedremo tv
migliore...
Omaggi
--
Roberto Venturini
Digital Vision Strategist e Partner
___________________________________
CommStrategy: New Media Strategic Insight
V.le Coni Zugna 29 20144 Milano
Re: entertainment
Inserito da Mafe De BaggisIl giorno 9-11-2000 1:26, Roberto Venturini ha scritto:
Ma siamo poi cosi' sicuri che la gggente sappia quello che vuole, e sappia
esprimerlo? Anche in una ricerca di mercato condotta da professionisti e
con tutti i bilanciamenti del caso?
Ora, sulla comunicazione dei detersivi ti do' perfettamente ragione, credo
sia indubitabile; forse anche sulla comunicazione in genere. Di massa,
certo.
Ma siamo sicuri che una ricerca di mercato sia il modo migliore di
verificare l'accoglienza che sara' rivolta a un prodotto/servizio
completamente nuovo? Spesso impossibile da giudicare senza usarlo o averlo
tra le mani?
A parte l'aneddotica, piena di ricerche di mercato che, se ascoltate,
avrebbero bocciato tra gli altri la televisione e il Gatorade, c'e'
l'evidenza: spiegare a qualcuno cos'e' ICQ e' un delirio, farglielo usare
un attimo.
Che dati avrebbe procurato una ricerca di mercato orientata a capire
"l'interesse mondiale a sapere chi e' online dei tuoi amici", anche se di
altissimo livello (per esempio, impostata per misurare l'interesse a
rendere il tuo accesso online simile all'ingresso in un bar con parametri
psicologici e di utilizzo reale dei media di comunicazione)?
Spesso le evidenze concrete provano solo l'oggi: ma il marketing non
dovrebbe soprattutto aiutarmi a individuare i bisogni di domani pomeriggio?
ciao, mafe
--
mafe de Baggis
Daimon s.r.l.
Via Mercantini, 16 - 20158 Milano
tel. 02/39325251 - 02/39316406
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Dude - Giornale per Caso
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Re: Re: Re: Re: manca qualcosa: l'entertainment?Non solo!
Inserito da M. Miazga (Magnum Company) il 3 Novembre 2000 - 09:40Mi occupo sia di TV che di Marketing e Pubblicità per cui sono rimasto
abbastanza sorpreso dal fatto che si veda solo l'aspetto più superficiale
della TV di oggi: da persone che si occupano di Marketing mi sarei
aspettato un'analisi un poco più attenta al "prodotto. Programmi TV".
Se un prodotto ha tanti imitatori è perchè funziona e se funziona è perchè
ha tanti utenti.
Ora, da persona che segue con attenzione l'evoluzione del mercato
televisivo, posso affermare che rispecchia assolutamente i desideri (ed il
livello) del suo target.
Non è colpa dei pubblicitari ne' delle Produzioni se la MASSA
(la TV è per definizione un mezzo generalista) aspetta con ansia le
discussioni su certi programmi di Mediaset, oppure vuole guardare persone
che si reincontrano in RAI dopo decenni di lontananza in Sud America.
Anzi, come spesso accade, il Marketing ha fatto il suo onesto lavoro
individuando un target con esigenze da soddisfare e la Produzione ha
trovato le risorse tramite i Pubblicitari (che non si sono certo lasciati sfuggire una
ghiotta occasione).
A livello di TV locali il discorso cambia perchè le esigenze di far
quadrare il bilancio è molto più pressante di quanto non accada a livello
nazionale (e le televendite vanno a riempire, a pagamento, ore di mancata produzione).
Se si desidera fare paragoni, posso dire che esistono anche
giornali-spazzatura, siti-spazzatura, ristoranti-spazzatura,
auto-spazzatura, bevande-spazzatura,
ecc. (i nomi li sapete meglio di me) ma evidentemente c'è un mercato che
sceglie questi prodotti-spazzatura pur avendo alternative valide: non credo che
sia un problema politico, quanto di cultura che, evidentemente, non esiste.
Un saluto a tutta la lista.
M. Miazga
m [dot] miazga [at] magnumcompany [dot] com
www.magnum-tv.com
Re: Re: Re: Re: Re: entertainment
Inserito da Alessandro Ghezzer il 7 Novembre 2000 - 09:16CONCORDO in pieno! E sapete perche' accade questo? Perche' si preferisce
battere le strade (idee) vecchie, per pigrizia o anche per incapacita' a
percorrere vie nuove.
Perche' le idee nuove costano fatica, bisogna ragionare, bisogna rischiare.
la storia e' piena zeppa di grandi artisti misconosciuti, o di grandi idee
affossate per pura pigrizia, miopia, scarsa lungimiranza eccetera.
Quando mi vengono a dire "la ggente vuole questo", porto istintivamente la
mano alla pistola...
Perche' una balla, una balla spaziale. E' l'alibi di chi non ha idee, di
chi vuole sfruttare sempre le stesse idee trite e ritrite col minimo
sforzo, intellettuale ed economico.
ragazzi, qui mi pare che si parta sempre dall'idea -sbagliata- che se il
Perche' la Panda o la 127 sono state un successo e' la Duna
prodotto non si vende e' perche' si sbaglia tecnica di vendita.
Ma perche' non si vuole ammettere che anche il prodotto puo' essere
sbagliato??? Sbagliare e' umano, e quindi ci possono anche essere pessimi
prodotti che non saranno mai venduti, checche' ne pensino quelli del
marketing. Prodotti nati male, sbagliati, magati anche solo con
un'immagine brutta. Mi spiace dirvelo ma neppure il marketing e'
infallibile
no? Avranno fatto marketing anche per la Duna oppure no?
una cosa che mi fa impazzire dalla rabbia sono film-capolavoro trasmessi
alle 3 di notte!!!
Non e' possibile!!!
perche' e' piu' facile ed economico trasmettere un film di magazzino
piuttosto che inventarsi un programma.
Il problema e' sempre quello: i quattrini.
Alessandro
Re: Re: Re: Re: Re: Re: entertainment
Inserito da Roberto Venturini il 8 Novembre 2000 - 14:50a) Esiste una cosa chiamata "ricerche di mercato".
Le grandi aziende prima di investire miliardi a mettere in onda una
creativita', spesso fanno dei test.
E' il caso tipico dei detersivi, di cui mi sono occupato un po' di anni fa.
Se io dico che le ggente vuole gli spot dei detersivi cosi' come sono
fatti adesso, e' perche' la ricerca porta sempre a questi risultati.
Vista l'altissima competitività di quel settore (che prendo come esempio,
ma il discorso si puo' ovviamente estendere) esiste un altissimo interesse
da parte delle aziende a trovare nuove strade di comunicazione, a trovare
nuove forme creative che escano dal cliche' dove piu' o meno tutte le
marche si trovano allineate e talvolta confuse.
Si sono battute molte strade (e alcune le avevo seguite io) per vedere se
si riusciva ad uscire dal solito 'lava piu' bianco' - ma le ricerche che
avevo visto io (e il fatto che il livello medio degli spot dei detergenti
sia quello che ') portavano sempre alla conclusione che gli spot dei
detersivi forse era meglio continuare a farli cosi'.
Certo, gli esperti sanno che in ricerca, le idee innovative a volte non
escono bene. Si sono quindi visti tentativi di uscire comunque con
creativita' innovative - che sono state rapidamente abbandonate.
b) Nelle multinazionali di quel tipo, dove la carriera dipende molto
direttamente dal successo del tuo prodotto, c'e' un altissimo incentivo a
vedere se si riesce a trovare qualcosa di nuovo, che vada a uscire dal
frame tradizionale dei tuoi competitor - e di sforzo intellettuale ed
economico se ne fa veramente molto.
Quando dico (almeno io personalmente) che la "ggente vuole questo" lo dico
perche' ho delle evidenze concrete che supportano la mia posizione...
Saluti ad Alessandro e alla lista
--
Roberto Venturini
Digital Vision Strategist e Partner
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CommStrategy: New Media Strategic Insight
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: entertainment
Inserito da Carlo Bassi il 9 Novembre 2000 - 13:28Ho lasciato il dibattito che si parlava di entertainment, creatività
(intesa non solo nell'adv, ma nella comunicazione) e quindi capacità di
"dare contenuto (qualitativo) ai contenuti"; ho visto che si parlava anche
della tv, esempio oggi più evidente di mancanza di qualità.
Ma anche la rete non scherza!
Poi mi ritrovo con Venturini che parla di pubblicità; ho sicuramente perso
qualcosa; ma quando qualcuno, credo Alessandro, parla di ciò che "la
ggente vuole" non credo si riferisse alla pubblicità e ai detersivi, ma
alla qualità di quello che si "trasmette" in tv, radio in rete, facendo
entertainment.
E qui credo che il problema (liso per quanto discusso ma pur sempre
centrale), se ciò che produciamo come comunicatori sia ciò che la gente
desidera oppure ciò che mediamente (in basso!) l'inflazione dei mezzi e
della comunicazione ci costringe (e ci permette) a produrre, rimane.
Rimane la qualità bassa dei programmi tv, mediamente della musica che
ascoltiamo, di buona parte della letteratura e dei giornali.
Butto li' una provocazione: il pensiero non può essere "industrializzato".
(un esempio: una volta un autore comico era chiamato a produrre idee per
un solo programma tv all'anno; oggi dovrebbe sfornare battute "forti", 365
giorni all'anno. Impossibile!)
Ps
Spero di non essere entrato tardi e fuori luogo
Ciao a tutti
Carlo Bassi
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: entertainment
Inserito da Alessandro Ghezzer il 8 Novembre 2000 - 22:46At 00.26 09/11/00 +0100, you wrote:
fa.
io veramente facevo un discorso generale, e comunque mi riferivo
essenzialmente ai programmi tv, visto che era di questo che si discuteva...
dico
sarebbe bello discuterne nel merito, analizzare la metodologia di ricerca
fatto a questo proposito...
Perche' altrimenti e' come parlare delle "statistiche" interne (fatte in
casa) di Telecom, in cui risulta che il 99,98% degli utenti sono
straordinariamente soddisfatti :DDD
Alessandro
Re: Re: Re: Re: Re: entertainment
Inserito da Umberto Santucci il 6 Novembre 2000 - 08:47Intervengo sulla posizione di quelli che dicono: "il mercato è questo, la
gente vuole questo, quindi noi (tv, editori, web) gliela diamo, tiriamo su
il grano e tutto finisce lì", perchè questo discorso mi ha perseguitato
per tutta la vita.
Da sempre sono stato trattato come un visionario, un idealista, un illuso
da persone solide, sagge, concrete che con aria un po' cinica e un po'
bonaria dicevano: "la tua idea è bella, ma è prematura, non la
capirebbero, il mercato non è pronto, NON SI VENDE". Gli ho creduto perché
mi sembravano persone serie, piene di esperienza, capaci. E ho cominciato
a studiare marketing, comunicazione persuasiva e di impresa,
organizzazione. A un certo punto mi sono accorto con sgomento che tutte
quelle persone sagge ed esperte parlavano per sentito dire, ripetevano
luoghi comuni, non avevano fatto serie indagini ma decidevano in base a
quello che loro pensavano del mercato! E infatti molte di loro fallivano,
o creavano disastri economici, e altre avevano successo per puro caso.
Ho capito che il mercato non è una struttura immutabile, ma è plastica,
dinamica, sfaccettata, multiforme. Quindi è possibile sia soddisfare le
sue esigenze, sia indirizzarlo verso nuove esigenze.
Ho anche scoperto che nelle organizzazioni c'è un settore di ricerca e
sviluppo che studia nuovi prodotti e nuovi processi e apre nuovi mercati.
Se ci si appiattisse solo su quello che la gente vuole quando mai sarebbe
nato Internet? o il mouse? o l'interfaccia grafica? E allora perchè nella
scienza, nella medicina, nella tecnologia, nelle armi, si cerca sempre di
andare avanti e poi si fanno ricadere sul mercato i risultati della
ricerca, mentre nel business dell'entertainment si continuano a fare
giochetti e canzoncine come
50 anni fa?
E dire che tutta la storia dell'arte, della letteratura, dei media e dello
show-biz è costellata di casi in cui sono stati scartati autori e opere
che poi sono diventati successi clamorosi (valga per tutti il Gattopardo
di Tomasi di Lampedusa).
Io sono arrivato ad una convinzione: non c'è un prodotto che non si vende.
C'è solo l'incontro fra prodotti più o meno buoni e venditori più o meno
buoni. I venditori buoni sanno capire il prodotto senza preconcetti e
sanno proporlo al mercato adatto, nel momento adatto, con i volumi adatti.
Non è vero che Eros Ramazzotti si vende e Coltrane non si vende. Hanno
solo mercati diversi, e vanno trattati in modo diverso. Pensiamo ad un
suonatore basco di cornamusa che si presenta ad un discografico italiano.
Lo caccerebbe subito. Ma avrebbe cacciato Evia.
Quindi tutte le volte che un marketing manager o un venditore dice: questo
non si vende, la gente non lo vuole, bisognerebbe capire in base a quali
dati lo dice.
Anche con la tv bisognerebbe provare ad articolare meglio i palinsesti
perchè spesso si vede un programma perchè non c'è altro a quell'ora, ma ci
sarebbe una cosa interessantissima alle 23,30. E allora perchè TUTTE le
emittenti fanno il palinsesto nello stesso modo? Non sarebbe più
intelligente che almeno una provasse a sovvertire le cose, mettendo in
prima serata un bel talk show invece di un vecchio film di serie B? E dire
che Angela e Santoro hanno avuto i loro ascolti! E non doveva essere Rai3
(pubblica e finanziata dal canone) l'emittente rivolta ad un target
diverso dal nazional/popolare? Perchè allora in prima serata ci dà i
soliti film di magazzino e Pippo Baudo?
Umberto Santucci
http://web.tiscalinet.it/probl emsettin g
Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Alessandro Ghezzer il 2 Novembre 2000 - 23:50si ma non mi risulta che Gutenberg abbia scritto grandi opere letterarie.
Gutenberg ha favorito la diffusione della cultura inventando i caratteri
a stampa, non la cultura.
Dante prima, o Flaubert dopo, hanno scritto i loro capolavori senza il
bisogno di un "meccanico" alla Gutenberg.
Intendo dire che internet e' il mezzo. Quindi non ha senso che siano i
meccanici a creare i contenuti.
Sarebbe come pretendere che fosse il tipografo a scrivere gli aritcoli del
giornale.
Banalizzando: la Ferrari fa la macchina, ma e' Schumacher a guidarla
Alessandro
Re: manca qualcosa: l'entartainment?
Inserito da Francesco Caccavella il 2 Novembre 2000 - 00:50Ho letto con molto interesse le riflessioni che sono state sviluppate
sull'argomento entertainment e mi sembra che alcuni punti siano emersi con
più preponderanza di altri
[Entertainment]
Il divertimento, i loisirs, sono d'accordo con Umberto Santucci, è tutto
ciò che può permettere di "distrarci, deviarci" dalla quotidianità;
divertimento è attestato la prima volta con il significato di
"allontanamento". Allontanarsi da cosa? Appare dunque chiaro che lo
sviluppo di forme di intrattenimento sulla rete debbano avere ben chiaro
quale sia la durata e la sostanza del tempo normale, del quotidiano; per
tentare di sovvertirlo e capovolgerlo. Spesso un'e-mail con una gif, ora
anche con qualche mp3, mi distrae e mi diverte. Spegnere il PC anche.
[Contenuti]
Perché, ci si chiede, su Internet di cultura non si occupa chi è stato
formato per fare questo ma gli ingegneri? La risposta pronta sarebbe
banale: Tim Berners-Lee era un ingegnere e Vincent Cerf era un matematico,
senza link e senza protocolli non staremo qui a parlare di nulla. Senza
un "meccanico" come Gutenberg Manuzio non avrebbe potuto creare i suoi
gioielli editoriali. McLuhan era un laureato in lettere con il pallino
dell'ingegneria. Una risposta meno banale, purtroppo, ora non ce l'ho.
Allora pongo il problema da un'altro punto di vista: penso che favorire e
chiedere un movimento di "volgarizzazione" della nuova comunicazione che
costruisca il brainframe necessario ad apprezzarla sia un atteggiamento
più giusto rispetto alla disperata critica a 360 gradi; in Francia
Gallimard può permettersi di avere un catalogo di editoria off-line degno
di questo nome (tra cui uno splendido CD dedicato a Queneau e Perec sulla
letteratura combinatoria [machine à écrire]), ma in Francia si masticano
nuovi media a partire dal Minitel e le Università sono molto più vivaci
delle nostre (io ho avuto la fortuna di poter seguire un corso di
scrittura multimediale dal nome, guarda caso, di "médiation des savoirs").
Il rischio è che fra due anni, rimbecilliti dal B2B e dalle dotcom,
avremmo persone che sanno magari comprare un carciofo on-line, trasferire
soldi a Bankok in due ms e considerano la cultura multimediale il Grande
Fratello.
In un msg precedente Riccardo Garavaglia ha giustamente scritto: "L'onda
ingegneristico-informatico-commerciale passerà. Si tratta di aiutarla a
passare il più presto possibile" (anche se non sono d'accordo nel mettere
sullo stesso piano ingegneri / informatici / "commercianti").
Poi c'è dell'altro: ma siamo sicuri che i contenuti debbano essere per
forza mediati da grandi progetti editoriali? Non so, sarò un po' retrò, ma
la comunicazione da pari a pari non mediata (che è, tra l'altro, ciò
per cui è nata la rete: ircnet e usenet e ciò per cui la rete va
avanti) mi affascina molto di più. Insomma, per fare un esempio: non ho
bisogno che Mondadori o chi per lei costruisca una comunità virtuale e
così tutti i suoi omologhi; la comunità in cui ritrovarmi la trovo già
nel mezzo che uso, la trovo ad ogni click. Se invece mi serve una notizia
pronta sul protocollo XZY utilizzo i siti esistenti che, anche se non
paragonabili ai loro omologhi made in USA (ma lo stesso paragonarli mi
sembra una forzatura), offrono un'ottimo servizio.
Concludendo: le maggiori novità, *secondo me*, nel campo di nuovi progetti
culturali applicati alle nuove tecnologie non li ho trovati a SMAU né
nelle fiere a Rimini ma all'Hackmeeting, svoltosi in un centro sociale
alle porte di Roma senza nessuna organizzazione e con pochissimi mezzi
(forse è vero "i migliori professionisti sono i dilettanti").
[Formazione]
In questo caso porto un'esperienza personale: dopo la laurea mi sono
iscritto ad una Scuola di Specializzazione in comunicazione multimediale
(statale, Roma 2) in cui l'inadeguatezza della formazione era pari
solamente alla penuria degli strumenti e della cultura specifica dei
docenti. Uno dei professori del consiglio della Scuola è anche un
brillante insegnante di Scienze della Comunicazione, la facoltà che
dovrebbe, in teoria, portare nuova linfa ai nuovi media (sarebbe
interessante sentire dalle voci degli alunni su questo corso).
Non dobbiamo allora stupirci che tra le prove del grande concorso a
cattedra per i nuovi docenti (quelli che dovrebbero di qui a cinque anni
"rivoluzionare" la scuola) vi sia una "prova di informatica" consistente
nel produrre una presentazione in powerpoint dei voti degli alunni[!].
Proposta: per rendere meno sterile il dibattito sui contenuti perché non
inserire nelle risorse di www.mlist.it anche una sezione a loro dedicata?
Buonanotte,
Francesco.
http://www.html.it