Credo anche io che dall'Italia si guardi con troppo romanticismo e superficialità alle storie dei campioni "simbolo" americani.
Loro ci tengono a esportare storie di supereroi, che poi sono la punta di un iceberg mentre la massa è sotto un mare... e non d'acqua.
Ma c'è comunque un buon motivo secondo me per cui da noi funziona diversamente: manca il mercato delle imprese.
In america investitori d'azzardo ti strafinanziano, scommettono sulla tua idea, perchè poi l'investimento se lo vogliono strariprendere quando nel giro di cinque anni ti fanno vendere o quotare l'impresa... se nel frattempo non sei finito tra quelli sotto il mare. E' vendersi, ma lo sai dall'inizio e può star bene.
Ma visto che da noi strutturalmente manca il mercato di vendita delle startup (non è la borsa, e non ci sono molte grandi imprese con management e cultura per fare acquisizioni delle piccole) viene a mancare l' "exit strategy" e quindi il gioco (d'azzardo) del finanziatore di ventura che scommette sull'idea non può esistere.
La s.r.l. che fai in Italia se va bene te la tieni a vita, e il capitale iniziale lo puoi ripagare un po alla volta, a rate in vent'anni, tolti i costi, commercialista e tasse. Il finanziamento di questo tipo d'impresa è - chiamatelo un po come vi pare - un mutuo. Anche questo lo sai dall'inizio, e può star bene.
Non conosco il progetto Working Capital, ma se Telecom punta 5 dei suoi (?) milioni di euro è interessante, vuol dire che prova a invertire le regole del gioco. Invece di far nascere imprese da scommesse a cui poi cercare destinazione, Telecom parte dalla destinazione (sarà lei l'acquirente di prima istanza delle imprese nate, suppongo) e guarda cosa arriva. Potrebbe essere uno dei pochi modi nel nostro sistema per finanziare la creatività e non le garanzie patrimoniali.
Certo che in questo caso sarebbe determinante non solo quale idea eccezionale verrà fuori ma anche la policy di governance con cui Telecom eserciterà il proprio ruolo di azionista. E il tipo di cultura d'impresa della struttura ponte.
... però fossi Telecom non avrei giocato l'etichetta del 2.0 come leggo qui. Focalizza sulla tecnologia... ma la tecnologia è un punto di arrivo o di partenza ?
Aggiungo al volo... "Fare un business plan" comporta delle tecnicalità lamentate nel post iniziale di questo thread, ma uno cosi intraprendente da voler diventare imprenditore sicuramente trova il modo di svangarle. Il business plan non dice se il business funzionerà: nessuno può sapere se ipotesi e previsioni reggeranno la prova dei fatti. Ma è sicuramente un modo per capire se l'aspirante imprenditore ha ragionato sulla sua idea approfonditamente, da diverse prospettive e (mai vero) con sufficiente senso critico.