Re: Re: Re: Posizionamento nei motori di ricerca. Le aziende italiane ci sono?

Un saluto a Liliana ed a tutta la lista,

quella che è stata una sorpresa per te o per voi, per noi "in prima linea"
è purtroppo l' ennesima conferma.

Con gli amici colleghi Mauro e Marco, abbiamo spesso discusso di questi
temi e su come fare "cultura", questo post è sicuramente un ottima
occasione per cominciare o meglio continuare.

Liliana scrive

Mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di più della formazione, ma il problema
è come, senza suscitare vespai di polemiche tra ditte che voglio tutte
fornire gli stessi servizi o spese eccessive per la Camera di Commercio.
Cioè mi sarebbe piaciuto fornire un primo servizio di search engine
optimization almeno agli esportatori locali che hanno un sito in inglese
e che sono su www.padovabiz.it.
Se offro servizi di aziende private tramite la Camera di Commercio,
apriti cielo.

Se offro gratuitamente un servizio pagato dalla Camera la spesa rischia
di diventare - per circa 500 siti - assolutamente esorbitante.
Apprezzerei qualche idea, ma non offerte commerciali "normali", ma
veramente qualche idea innovativa.

Tu chiedi un idea innovativa, la mia non è tanto innovativa anzi a dire il
vero è vecchia come il mondo, risale alla scoperta da parte dell'uomo del
baratto.

In che cosa consiste? Si tratta di trovare un obiettivo comune, uno
scambio che soddisfi il cliente ed il fornitore, in questo caso una
agenzia specializzata in Web Marketing.

Fin qui sembra la cosa più ovvia di questo mondo, in realtà non è così
ovvia.

Il percorso "internettiano" delle aziende si può riassumere, decidono di:

fase 1- avere un sito (ricordate i mitici anni 98 - 99? corsa al sito,
perché? non lo sanno, ma lo vogliono.)
fase 2- averlo bello (perché? spesso per fare invidia al concorrente, o
per mostrarlo, e qui si scatenano i designer ed i flashisti)
fase 3- averlo visibile (ci stiamo arrivando lentamente)
fase 4- averlo usabile (siamo ancora lontani)
fase 5- che produca reddito (prima o poi ci arriveremo)

Se l'azienda ha come obiettivo sin dall'inizio la fase 5, è scontato che
la fase 3 come la fase 4, siano comprese nel contratto con l'agenzia
prescelta.

Se è possibile dare per scontata la fase 3 , (anche un ragazzino
smanettone è in grado di posizionare siti con una competitività media),
sulla capacità del medesimo ragazzino di scegliere le parole chiave che
convertono sarei già molto più scettico, non parliamo di usabilità o di
strategie di marketing, le professionalità necessarie non sono
riconducibili ad una unica persona per quanto capace ed esperta.

Molto spesso le aziende stesse non conoscono con quali parole chiave i
navigatori cercano i loro prodotti o servizi.

Se lasciassimo alle aziende la responsabilità totale, nella scelta delle
parole chiavi in una prima fase ci semplificheremmo il lavoro, ma poi i
nodi arrivano al pettine, le aziende vogliono la fase 4 e sopratutto la
fase 5.

L'idea di un portale che raggruppi al suo interno un certo numero di
aziende l' abbiamo sperimenta in DAUP nel giugno 2000, si è evoluta poi in
un certo numero di portarli regionali e provinciali (tuttora online) che
sono stati promossi e ben posizionati per fare da vetrina alle aziende
presenti.

Abbiamo ottenuto molto rapidamente i risultati delle fasi 3 e 4, mentre la
5 solo in parte. Perché? La motivazione o meglio alcune motivazioni le ho
scoperte analizzando i vari flussi di dati che vengono generati dai
famigerati file di log. 3 anni di log per i portali uniti ai log dei 140
clienti attivi che abbiamo oggi in gestione, sono un patrimonio di
esperienza molto rara, ma insufficiente per coprire tutti i settori, tanto
è vero che stiamo pensando con alcuni colleghi di mettere insieme i dati
per avere una base statistica più solida.

La strategia del portale è concettualmente un'analogia del centro
commerciale, dividere i costi pubblicitari per trarne un vantaggio
comune.

In realtà non è vero per tutti i settori: provate ad immaginare quando
fate una ricerca, si va su un motore (spesso Google), si effettua la
ricerca per esempio "wooden furniture". Ipotizziamo che www.padovabiz.it
sia al primo posto. Il navigatore entra nel portale e qui prima scelta da
fare, dove lo indirizziamo, alla home page? Gli facciamo ripetere la
ricerca?

Il rischio è di perdere alcuni navigatori (io per esempio tornerei su
Google). Ipotizziamo di portarlo direttamente alla pagina che risponda
alla ricerca, trovo 199 aziende che rispondono al mio requisito.
Iniziano una serie di problemi:

n 1 come mettere in ordine le 199 aziende? alfabetico? random? La scelta
penalizza sicuramente qualcuno a scapito di altri.

n 2 la maggior parte delle aziende non ha la url che manda al sito
aziendale. Costruisco un mini sito tipo pagine gialle? Spero di no :).

problema numero 3 clicco sul sito avente la url .... c'è solo la lingua
italiana. Se il navigatore ha fatto una ricerca in lingua inglese,
abbandonerà il portale. Qui si evidenzia la necessità di tradurre e
localizzare i siti (parliamo di "localizzazione", non di semplice
traduzione) per ottenere visibilità sui mercati esteri di interesse per
l'azienda.

Potrei continuare con molti altri, la nostra esperienza ci dice che a ogni
problema perdiamo moltissimi navigatori.

Non esistono soluzioni ? Si le soluzioni, ci sono!
Le agenzie come la nostra hanno l'esperienza per trovare una soluzione,
come devono fare le aziende che non hanno le conoscenze per discriminare
le offerte?

Semplice: chiedere per contratto la fase 5, ovvero pretendere non il
posizionamento, non un numero di visite al sito e il ritorno economico.

Trovare un elemento che sia il più vicino alle aspettative del cliente,
email, contatti, richieste di offerta, in alcuni casi anche visite, la
cosa più importante è l'obiettivo comune.

E' ovvio che le aspettative dell' azienda devo essere proporzionali
all'investimento effettuato. Con pochi euro non si potranno avere ritorni
miliardari.

Le strade facili, veloci e gratuite, che portino fantastici risultati non
esistono.

Cesarino Morellato

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Cesarino Morellato
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Direttore generale
DAUP S.r.l.
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