Il giorno 20 marzo 2009 8.15, Francesco De Francesco < email-protected [at] mlist [dot] it> ha scritto:
Sempre sulla frase "...I comunicati stampa, i servizi di relazioni con la stampa e le varie agenzie sono solo degli strumenti la cui efficacia aumenta solo ed esclusivamente se il tuo brand ha un valore ed è riconosciuto...", sono in totale disaccordo, come Mirna Pacchetti, anche io.
Faccio comunicati stampa per me stesso e per varie aziende, nessuna delle quali è importante. Spesso, molto spesso, mi sono visto riportato su giornali, alcune volte anche importanti, le notizie che diffondevo.
Punterei ad una visione meno manichea in un senso o nell'altro. Anch'io ho avuto esperienze simili alla tua e per certi versi sono d'accordo con te.
Tuttavia, parafrasando un vecchio adagio dei copywriter anglosassoni, bisogna vedere se il comunicato stampa "ha qualcosa da dire" (e deve quindi semplicemente "limitarsi a dirlo") oppure "non ha qualcosa da dire" (e allora deve "dirlo bene").
Nel primo caso hai sicuramente ragione tu. Nel secondo la brand awareness e la forza dell'azienda conta, eccome.
Ho fatto ufficio stampa in tre tipologie di realtà diverse: grande azienda, Istituzione, piccola azienda e debbo dire che l'attenzione della stampa cambia eccome quando la notizia non c'è o è poco notizia (ok, se la notiziabilità non c'è non si dovrebbe neppure farlo un comunicato, ma chiunque lavori nel settore sa bene che spesso ci si è costretti).
Hai ragione però quando dici che il mestiere, la capacità e il metodo possono fare miracoli. In particolare nel mio vissuto lavorativo i dati economici estrapolati dal sito Istat, Unioncamere o Osservatorio sul Commercio mi hanno permesso di fare molte belle figure (utilizzando come "gancio" della notizia i dati economici su una regione o una provincia). E' però anche vero che quando la notizia va in qualche modo "pretesa", esser parte di una grande realtà aiuta senza dubbio.
Ciao a tutti
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Cosmo Albertini
cosmo [dot] albertini [at] gmail [dot] com