Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Alessandro il 7 Aprile 2005 - 08:55Salve a tutta la lista Scrivo spinto da un articolo che ho letto sul sole24ore sul nuovo modo di Passano giornate intere a cliccare su ogni tipologia di pubblicità dai "E' la manovalanza di una truffe + in voga del momento "la click fraud" Sul web sembra stiano profilerando siti che propongono guadagni Provate a cercare sul web "earn clicking ads". Date un'occhiata ai Non nascondo le mie preoccupazioni, e cerco un conforto dalla lista. Grazie anticipatamente Alessandro |
Esperienze, idee, visioni. Su internet







Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Mauro Lupi il 8 Aprile 2005 - 09:28Alessandro,
riprendo in parte un commento fatto sul mio blog riguardo la denuncia ai
motori di ricerca da parte di alcuni inserizionisti
Il problema del click fraud è crescente ed i motori di ricerca non possono
permettersi di favorire la generazione illegittima di click: un eventuale
introito aggiuntivo (comunque piuttosto marginale) non giustificherebbe in
nessun caso il danno che ne riceverebbero in termini di immagine e di
affezione degli inserzionisti.
Su questo punto, loro affermano di lavorarci a fondo e daltronde, vista
l'umanità in cui viviamo, c'è da aspettarsi delle risposte dai sistemi di
difesa, perché qualcuno che punta a "fregare gli altri", come scrivi te,
ci sarà sempre.
Sia chiaro: i click artificiali generano comunque dei denari che vanno
nelle tasche di Google, Overture & Co., e talvolta sembrano che i diretti
interessati... "guardino dall'altra parte", però il fenomeno sta assumendo
dimensioni e rilevanza che non possono permettersi di ignorare.
Mauro Lupi
Ad Maiora
www.admaiora.com
www.maurolupi.it
Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Riccardo Degli AntoniniBuon venerdì a tutta la lista,
ho letto anche io l'articolo, e.... un po' ho sorriso....perchè?! Perchè
ho pensato agli anni di lavoro impiegati (spesso con successo) a spiegare
ai clienti (e ai non tali) che la pubblicità in internet costa meno di
qualunque altra (è vero), è molto più targetizzabile (è vero), è l'unica
che permette di verificare il risultato effettivo - toccabile con mano -
di una campagna (è vero), e - incredibile! - nel fare ciò permette al
contempo di fare tutto quanto tutti gli altri media consentono: far
conoscere il marchio, fare branding.
Ora, scoprendo l'acqua tiepida (perchè, non neghiamolo, quando qualcosa in
materia di pubblicità on line merita un articolo di una testata non di
settore e per di più leader come Il Sole, vuol dire che lo sanno già
tutti), ci dicono che i click possono essere artatamente accresciuti.
Ma chi, CHI, ha mai pensato che il click sia il vero fine di una campagna?
A quale cliente può interessare una campagna ricca di click e non di
acquisti?
Se il fine della campagna è farsi conoscere vanno benissimo campagne in
cpm, se il fine è vendere che si faccia un esame approfondito dei
risultati della campagna e dei tracciati.
Bastano pochi clienti veri, e non pagati per fingersi tali, per consentire
al cliente di dirsi soddisfatto di una campagna, e ciò vale sia nel caso
in cui un sito voglia farsi sopravvalutare, sia nel caso qualche
competitor lo voglia affondare.
Guardare ai risultati: gli spider, i cliccatori di professione, ecc. ci
sono sempre stati; non nascono ora perchè lo dice un giornale.
Buon week end a tutti.
Riccardo degli Antonini
Dott. Riccardo degli Antonini
Comprabanner s.r.l.
Settore Legale e Commerciale
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Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Pier Luca SantoroCiao Alessandro,
Provo a riprendere parte del tuo stimolo di riflessione per tentare di
integrarlo.
In apertura del tuo intervento ci dici (riprendendolo da @lfa di giovedì
scorso) che:
"Pare che riescano a guadagnare fino a 200 dollari al giorno frodando chi
investe nella pubblicità".
In riferimento a tale affermazione non riesco a comprendere se le
preoccupazioni tue e di Stefano Gualmanelli siano relative all'esborso che
in questo modo viene "estorto" alle aziende inserzioniste o se siano
riferibili all'efficacia dell' advertising on line.
Visti i contributi di chi mi ha preceduto nella discussione sembrerebbe
che prevalga la seconda versione.
A tale riguardo, al di là dei tecnicismi - già rilevati da Cristina,
Mauro, Riccardo e Stefano - mi chiedo se sia, eventualmente, questo il
problema dell' on line adv e, soprattutto, se sia una peculiarità
distintiva dello stesso o meno.
La risposta che tenderei a darmi è negativa.
Se valutassimo l'efficacia esclusivamente sulla base di tali evidenze
dovremmo, infatti, parlare della frode publicitaria in termini generali.
Quante pagine pubblicitarie su giornali e riviste non vengono viste? Ed
ancora, quanti break pubblicitari sono vittime dello zapping?
Il problema credo sia tecnico (in antitesi a tecnologico) e penso riguardi
i criteri e le metodologie di rilevazione delle audience di tutti i media
tra i quali, peraltro, internet presenta indubbiamente una possibilità di
miglior misurabilità, oltre che bidirezionalità, rispetto agli altri
"conventional media".
La domanda corretta dovrebbe quindi essere...stanno gonfiando la
pubblicità?
In conclusione, ti segnalo l'editoriale di oggi del NYTimes dal titolo
"The mismeasure of television" (
http://www.nytimes.com/2005/04 /10/magazine/10NIELSENS.html?t h&emc=th.. .
gin) e la recente ricerca di E Marketers Targeting Online Customers:
Advertising Techniques and Trends
(http://www.emarketer.com/Repor t.aspx?target_apr0 5) che spero possano
ridare conforto alle tue preoccupazioni.
Un abbraccio sincero a te ad Elena ed a tutta la lista.
Pier Luca
www.bloggers.it/pedroelrey
pierluca [dot] santoro2 [at] tin [dot] it
Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Mauro Lupi il 12 Aprile 2005 - 13:44Un contributo schietto e disincatato su fenomeno del click fraud è appena
stato pubblicato da Joe Holcomb di BlowSearch
(http://www.agotoguy.com/news-a rticles/index.php?p=3 6).
E' un articolo
lungo ma molto interessante che ho commentato su
http://admaiora.blogs.com/maur olupi/2005/04/click_fraud_lop. htm l
ciao,
Mauro
Mauro Lupi
Ad Maiora
www.admaiora.com
www.maurolupi.it
Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Riccardo Degli AntoniniSalve a tutta la lista,
leggo sempre e rispondo spesso a opinioni sul funzionamento o meno della
pubblicità in rete. E mi viene un dubbio: qualcuno si chiede in qualche lista,
in qualche forum, ogni tanto, se la pubblicità in televisione funziona?
Se i cartelloni pubblicitari eretti lungo le strade funzionano? Se
sponsorizzare le
magliette di una squadra di calcio funziona? O continuiamo - solo - a
chiederci se funziona la pubblicità in rete? Perché non dovrebbe funzionare? La
pubblicità on line è anzitutto pubblicità, che anziché essere posizionata sui
giornali, nelle pause di un film, nel buio di un cinema, è posta su un sito internet.
TUTTO QUI.
E smettiamola una buona volta di fare ipocriti distinguo!
Buona giornata a tutti.
Dott. Riccardo degli Antonini
Comprabanner s.r.l.
Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Elisa il 15 Aprile 2005 - 11:17Saluti a tutti,
E' la prima volta che scrivo su questo forum ma essendo registrata vi
leggo sempre molto volentieri.
Mi sono soffermata su questo post su cui vorrei dire il mio punto di vista.
posso capire che la forma di pubblicità su web dovrebbe avere gli stessi
privilegi di quella tradizionale, ma penso che sia troppo presto per farlo
anche perchè i valori e i risultati sono determinati da troppi fattori.
Io pubblico un annuncio sul corrire della sera.
io so che il giornale è acquistato da xxx n di persone, so qual'è il mio
target (chi legge questo giornale) e ho la consapovelezza del prestigio
acquistato in anni.
quindi io ho al certezza di spedere tot e ricavare tot. (su questo penso
saremo tutti daccordo)
nel web... i fattori cambiano e il numero di questi sono molto piu' alti.
non tutti i siti (e sono molto di piu' di quelli che si pensa) hanno gli
strumenti atti alla targhetizzazione degli utenti, pochissimi ad esempio
si rivolgono a indagini di mercato tramite web... purtroppo molte volte
bastano i numeri, ma non sono i numeri che interessano al committente e
quindi alla fine non raggiunge i suoi scopi (la vendita)
e i motivi possono essere di svariato tipo.
io non considere la pubblicità on-line di serie C, assolutamente, ma forse
uno dei modi piu' efficaci ed economici per vedere o per fare
semplicemente brand awarness (se usato bene), semplicemente non si crede
ancora abbastanza in questo mezzo e quindi si parla di pagamento a
risultati avvenuti. prima mi dai poi ti pago... è la base del commercio,
nulla di piu' (almeno secondo il mio punto di vista)
questi, secondo me, sono solo i piccoli passi di un settore che ha fatto
un grande boom, per poi pedere in pocchissimo tempo la fiducia iniziale da
parte dell'utente.
Sul web c'è di tutto e di piu'.... sul corrire della sera no!
se l'utente non crede nel web è perchè alla fine abbiamo lavorato male (mi
metto nella lista perchè lavoro nel settore e penso che queto basti x
parlare di NOI), perchè di uno strumento così potente abbiamo evidenziato
solo i difetti!
abbiamo venduto a peso d'oro quello che non lo era .... semplicemenete
perchè mancava la conoscenza per farlo valere oro. E ora ci chiediamo
perchè?
Guardiamo nella storia del corrire della sera o di chanel ... e penso che
troveremo tutte le risposte ai nostri dubbi.
Se noi crediamo davvero in questo mezzo non dovremmo essere noi i primi a
garantire la vendita? perchè averne paura? questo mette solo incertezza in
utente già poco convinto.
Il marketing nasce x il semplice motivo di vendere.
Il web marketing anche.
A noi dare le garanzie dei risultati. fa parte del gioco.
questa almeno fin'ora è la mia opinione.
Un caro saluto,
Elisa
Re: Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Roberto Venturini il 19 Aprile 2005 - 07:30Beh, io non sono d'accordo, perche' non e' proprio cosi'...
Io compro uno spazio sul Corriere e so che, statisticamente, in quel
giorno della settimana e' acquistato da xx persone.
Il che non vuol dire che quando esco io sia cosi': come tutte le
statistiche e' una media...(infatti si parla di giorno medio). Se quel
giorno la FIFA decide che si rigioca Italia-Argentina, comprano tutti la
Gazzetta dello Sport e nessuno il Corriere: ma io questo non lo posso
misurare.
Sul web so invece quanti vedono il mio banner (con delle imprecisioni, e'
vero). Quindi per i media tradizionali sono statistiche, tra l'altro fatte
su campioni - per il web sono conteggi "actual" fatti sull'universo
Ergo non ho la certezza di ricevere "tot" la ma speranza statistica...
Omaggi mediatici
Roberto
Roberto Venturini | Consulenza di Marketing e Comunicazione | Formazione
roberto [at] venturini [dot] biz | www.venturini.biz | Milano * Barcellona
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Stefano Scardovi - Presidente ASSECOM il 19 Aprile 2005 - 07:59Dipende dall'obiettivo della campagna. Se per esempio e' la raccolta di
dati per un mailing allora penso che una agenzia sia competente, se e'
incrementare la vendita nel supermercato allora posso concordare con te.
Ma tu non devi dire al cliente come fare il suo lavoro. Prendi in mano il
prodotto, lo valuti tu personalmente in base alla tua esperienza, decidi
se e' possibile fare una campagna con pagamento sui risultati oppure no.
Al cliente ti limiterai a dire quanto gli costa il risultato ovvero quanto
gli costa la campagna indipendentemente dai risultati se per te non e'
ragionevolmente vantaggioso fare una campagna per risultati.
Il cliente valutera' se la campagna gli sta bene.
Non si tratta di dire che non gli fai la pubblicita'. Se tu credi (con la
tua esperienza di consumatore oculato, non e' statistico ma comunque
indicativo) che quel prodotto non avra' successo gli fai la campagna solo
se paga a campagna e non a risultato.
Sara' che sono commerciante dalla nascita e sono abituato a scommettere
sui prodotti.
Dipende sempre da chi ha il portafogli dalla parte del manico.
Ma che omaggi, noi siamo qua per vendere!
Saluti.
--
Stefano Scardovi
Presidente ASSECOM
http://www.assecom.it
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Andrea CappelloSalve a tutti.
Mi inserisco in questo argomento (scusatemi, non ho letto tutti i post)
per quel che riguarda il legame agenzia pubblicitaria/cliente.
La nostra agenzia, come qualcun'altra, una volta istaurato un buon
rapporto con taluni (pochi) clienti si espone al "rischio d'impresa"
associato al loro business accettando di lavorare in "performance" (sui
risultati o sulle vendite, a seconda dei casi).
Stiamo parlando naturalmente di società con cui un rapporto collaudato ha
permesso al titolare dell'agenzia di comunicazione (in particolare il
sottoscritto) di conoscere bene l'organizzazione e il business del suo
cliente.
E stiamo parlando di società i cui referenti hanno competenze per
relazionarsi con noi nella misurazione e lettura dei risultati, con una
"reale" propensione ad internet come strumento di business.
Rispondo inoltre ad Elisa sul suo ragionamento sulla pubblicità.
Personalmente penso che il suo ragionamento è il contrario di quanto
normalmente accade.
L'inerzia con cui responsabili marketing o ADV continuano a spendere nei
media tradizionali senza reali strumenti di misurazione del ritorno è la
causa del fatto che l'ADV viene sottovalutato, non l'effetto.
Inoltre, la fiducia da parte dell'utente non è stata mai persa.
Come testimoniano i ROI di moltissime campagne pubblicitarie che nel
confronto ON LINE / OFF LINE devono lasciare il trono al primo (certo i
dati quantitativi sono diversi perché non tutti gli utenti dei media
tradizionali usano internet).
Il discorso da farsi però è un altro, sul ruolo e la valenza del mezzo
internet.
Dice bene che dice che internet non ha la stessa funzionalità della
comunicazione effettuata dal marketing tradizionale, e che il canale
online non deve essere sfruttato in alternativa agli altri media, ma in
affiancamento con attese (dal punto di vista dell'inserzionista) e utilità
(dal punto di vista del target) diverse.
I principi di Marketing OneToOne o di Permission Marketing forse non sono
ancora stati compresi fino in fondo in primis dalle Media Agency, ma il
fatto che non siano stati compresi per mancanza soprattutto di
"esperienza" non significa che siano falsi, anzi, chi li ha capiti oggi
sventola case history che hanno dell'incredibile.
Mi rendo conto che in un post è impossibile aprire una discussione che
richiederebbe un dibattito.
Spero di aver acceso almeno una luce.
Andrea Cappello
WMR srl www.studiocappello.it
Search Engine Marketing
Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Gaia Simonato il 15 Aprile 2005 - 03:27Personalmente ritengo che internet non sia solo uno strumento di
comunicazione, ma anche un canale di vendita; questo porta a una
coesistenza di sistemi di misurazione relativi ad obiettivi di branding
(come televisione o giornali) con indici legati ad obiettivi di fatturato
o Roi (quasi da scaffale di negozio).
Il processo di acquisto dallo spot televisivo al negozio è profondamente
diverso rispetto a quello dal web al sito, soprattutto per quanto riguarda
i motori di ricerca. Utilizzare il pay per performance non significa
considerare la comunicazione on line una pubblicità di serie B, ma
ritenerla un luogo di vendita e come tale misurarla.
Ovviamente il punto di partenza è sempre il sito e il suo ruolo
all'interno delle strategie aziendali. Se parliamo di un sito di branding
è quasi inevitabile che l'unico sistema di misurazione siano impression e
click, ma se parliamo di un sito di e-commerce allora il motore di ricerca
diventa un luogo di vendita e gli indici usati per l'advertising possono
non essere più adatti.
Sottolineo che parlo soprattutto della comunicazione sui motori di ricerca
(che più mi compete), forse il discorso è un po' diverso per i banner e
gli altri strumenti.
Faccio un passo oltre e dico anche che, forse, i soldi spesi per la
presenza su un motore di ricerca di un sito di e-commerce non sono una
spesa di advertising, ma delle le quattro leve del marketing attengono
invece alla distribuzione. Forse non dovrebbero essere neanche conteggiati
tra gli investimenti pubblicitari a livello globale di mercato...
Saluti
Gaia Simonato
Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Riccardo Degli AntoniniUn saluto a tutti.
Nel suo articolo Mauro parla di "pay per action", altrimenti detto "pay per
performance", altrimenti detto "pay la campagna se ti fa vendere di più".
Mi chiedo se si sia mai sentito di uno sponsor che abbia detto a mamma Rai
o alla zia Mediaset: "ti pago la pubblicità con una percentuale delle
vendite"? O "ti pago se le vendite aumentano"? Ma stiamo scherzando?
Ve lo immaginate Sky
che paga la Juve solo se aumenta gli abbonamenti? La Kidman a Chanel ha
chiesto 15 miliardi e Chanel ha pagato, non ha detto: "vediamo quanti profumi
vendo".
E perché allora quando si parla di pubblicità on line il buon senso viene messo
da parte, la logica accantonata, come se ciò che vale per la pubblicità in
generale non dovesse valere per quella on-line?
LA PUBBLICITÀ ON-LINE È PUBBLICITÀ, corre l'obbligo di ricordarlo.
Il pay per performance è solo un modo per scaricare su altri il rischio della
campagna, il mal funzionamento del form da compilare, il lento caricamento
della pagina del cliente, ovvero: Chanel non paga la Kidman perché il
profumo è scadente o ha una brutta confezione, e nessuno lo compra.
Su Repubblica o sul Corriere la pubblicità come si paga? A seconda della
tiratura, essenzialmente. Perché per un sito internet non può essere lo
stesso
ed essere pagato per le pagine generate o gli utenti? Non sia mai! Per il
sito internet bisogna verificare che il click through (ossia la percentuale di
quanti acquirenti della Repubblica o del Corriere hanno memorizzato il
sorriso della signora Tim o della signora Vodafone)sia abbastanza alto e –
attenzione!
alto e sincero non vendo, m'incazzo e non rinnovo la campagna o addirittura non
pago quella fatta adducendo inadempimento (ed è un'obbligazione di mezzi, non di
risultato!!). Chi non clicca il banner è il lettore che non si fa
ammaliare dai sorrisi delle signore sui giornali; Tim che fa, non paga Repubblica?
Attenzione: internet, fra banner e newsletter/DEM, è l'unico mezzo pubblicitario
che consente un conteggio preciso del ritorno pubblicitario, ma questa
possibilità NON DEVE ritorcersi contro il mezzo stesso, mentre è quanto sta
succedendo. IL pregio rischia di diventare IL difetto. 100 milioni di banner
con un click rate basso non sono un click rate basso, sono comunque 100
milioni di banner, di pagine, che veicolano il marchio, lo fanno crescere.
Se Mauro, accennando al pay per performance, dice che ha “molte
perplessità sul
fatto che un modello legato alle vendite possa funzionare su larga scala”
io aborro solo all’idea. Qualcuno mi sa spiegare perché io devo accollarmi il
rischio che il profumo del mio cliente sia scadente?
Smettiamola di considerare la pubblicità on line una pubblicità di serie
C, e smettiamola di farci sfruttare da scellerate idee di clienti incapaci di
assumersi le proprie responsabilità.
Un caro saluto tutta la lista.
Dott. Riccardo degli Antonini
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Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Riccardo GaravagliaCiao Elena, ciao Lista.
Leggo lo sfogo di Comprabanner e sono d'accordo con lui solo per gli
effetti, ritengo che la causa della situazione che vive la pubblicità
online sia di chi la vende. Mi spiego.
Mi occupo di pubblicità da tanti anni quant'è la vostra età media, e ho
vissuto dall'interno tutti i mezzi esclusa la radio, vendendo spazi. Per
ogni nuovo mezzo è sempre arrivato il momento in cui il punto di forza
diventava il punto debole.
Questo perché chi lo vende lo propone sempre nelle trattative, lo
evidenzia. Ciò comporta una attenzione esagerata sul punto specifico e fa
dimenticare che una campagna è tale sulla stampa, al cinema o online. La
misurabilità dei mezzi online, come l'immagine (giornali), come il colore
(riviste), come il movimento e il suono (tv, cinema) eccetera, è un
boomerang, se viene enfatizzata, non per la sua natura, ma per le
aspettative che genera. E' successo per tutti i mezzi. Magnificarla come
il remedium unicum significa creare attese eccessive nei clienti, che
resteranno, badate, sempre delusi, tranne che per la tv, che, bisogna
riconoscerlo, dà i migliori risultati su qualsiasi prodotto.
Mettere in evidenza le caratteristiche dei vari media non vuol dire
dimenticare di essere obiettiivi e inserire ogni cosa nel contesto
generale. Non si può strappare un budget alla tv e sperare di dare lo
stesso risultato al cliente con i banner.
Vero è che online o offline una campagna è sempre tale, il nome viene
diffuso, la conoscenza del prodotto aumenta comunque, ma questo
atteggiamento mentale deve valere anche per la richiesta di investimento.
E' un insieme. Non per nulla lo chiamate mix.
Resto del parere che ho maturato sei anni fa. Sulla Rete la comunicazone
deve ancora essere inventata, voglio dire che si è adattato l'esistente
alla Rete, senza andare a scoprirne le vere potenzialità. Ma vedrete che
ci arriveranno. Magari partendo da un altro punto di vista, o da una
esigenza da soddisfare.
Che la Lista sia con Voi.
Riccardo Garavaglia.
Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Stefano Scardovi - Presidente ASSECOM il 15 Aprile 2005 - 07:20No, non stiamo scherzando.
La Mediaset dei primi tempi operava proprio in questo modo (letto, se non
ricordo male, in una intervista a De Cecco).
Compri 100 di pubblicita'.
50 me li paghi cash e 50 me li paghi in merce.
Io ti do altri 100 di pubblicita' gratis.
Se l'aumento delle vendite e' superiore ad un livello concordato mi paghi
anche questi secondi 100.
Se non e' questo un pay-per-sell cosa dobbiamo aspettare?
Forse perche' in tutte le comunicazioni 1to1 c'e' la facilita' di calcolo
della redditivita' dell'iniziativa? O forse tu se fai un mailing cartaceo a
10mila utenti non verifichi esattamente quello che ha prodotto?
Il web, putroppo per i pubblicitari, ha la possibilita' di contare ogni
singolo contatto preso, dove come e quando. Ovvio che di fronte ad una
profilazione precisa ci si aspettano conti precisi.
Se lavori su un campione statistico dello 0,5% hai delle aspettative, se
lavori su un campione del 100% ne hai delle altre.
Certo, ma se la Kidman fosse stata pagata in base alle vendite allora si
sarebbe certamente premunita che da parte sua Chanel avesse un prodotto
perfetto. Questo ci permetterebbe anche di evitare astemie che fanno da
testimonial a superalcolici.
Allo stesso modo io agenzia pubblicitaria verificherei con il cliente la
pefetta funzionalita' della sua parte di lavoro prima di accettare una
campagna a performance oppure gli proporrei di gestire io direttamente
tutto quanto su un minisito dando a lui solo i risultati.
Se compro spazio compro spazio, se compro risultati compro risultati.
Sara' compito dell'agenzia e del media ottimizzare affinche' io abbia i
risultati migliori e loro l'introioto maggiore.
Concordo. Pero'...
... C'e' sempre meno tempo per far crescere un marchio. Molti operatori
oggi vogliono risultati subito, non vogliono aspettare che il marchio
diventi noto
... I marchi difficilmente diventano noti solo per la pubblicita' (salvo
che sia martellante)
... Se il mercato si orienta ad un modello di pagamento in base ai
risultati la colpa non e' solo del cliente ma anche di chi gli ha proposto
questo metodo
... Il moltiplicarsi, alcuni anni orsono, dei banner sulle pagine per
avidita' degli editori ha fatto crollare drasticamente i risultati, di
conseguenza anche i prezzi pagati sono crollati (per assurdo potrebbe
essere che ora con 5 banner per pagina l'editore prenda la stessa
remunerazione di quando ne aveva 1 solo) e i clienti si sono orientati
verso modelli maggiormente controllabili (visto che il media lo consente).
Lo valuti, se sei convinto del prodotto del cliente e del tuo servizio
ovviamente sara' un successo. Altrimenti non sei obbligato ad accettare
campagne simili.
Io mi assumo le mie e decido quali media e singoli canali usare, valuto le
offerte e opto per quelle che ritengo piu' vantaggiose.
Vado ad esempio su http://www.comprabanner.it/pub /listino.php 3 e trovo
prezzi con un pay-per-click. Ma il pay-per-click non e' una forma di
pagamento sul risultato? E se il banner fosse inguardabile perche' dovete
assumervi voi il rischio?
Saluti.
--
Stefano Scardovi
Presidente ASSECOM
http://www.assecom.it
Re: Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Maurizio MiazgaNon concordo per questo motivo:
Mediaset, all'epoca, faceva parte di un gruppo che comprendeva una grande
catena di Super e Ipermercati tramite i quali poteva effettuare acquisti,
promozioni ed altro secondo la convenienza e, di conseguenza, poteva
raggiungere obiettivi di vendita predeterminati.
Per esempio: se so che la
ditta X va spinta per queste ragioni aziendali allora io Ipermercato
compro dalla ditta X e faccio delle promozioni - che comunque dovrei fare
Chi degli altri mezzi ha come socio una struttura distributiva che scarica
DUE TIR AL GIORNO di acqua minerale? Attenzione: due TIR al giorno per
ogni punto vendita!!!
Inoltre le varie GD e DO incassano cash e pagano a tre mesi se va bene,. a
sei se va male (per il fornitore, intendo).
Credo che ogni attore della filiera debba fare il proprio mestiere e chi
deve fare comunicare vada pagato per le capacità e per i mezzi che rende
disponibili. Sarà la "legge" della domanda e dell'offerta a premiare o
penalizzare chi non fa bene il proprio mestiere, non variabili legate a
fattori non controllabili direttamente.
Cordiali saluti alla lista.
M. Miazga
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Roberto Venturini il 19 Aprile 2005 - 07:41Se non ricordo male, si parla di un epoca molto, molto precedente
all'aquisto di Standa... Quindi il ragionamento non vale.
E, tra l'altro, frugando nella memoria, devo dire che non mi ricordo
nessun caso vissuto di persona in cui la sinergia Standa-Mediaset avesse
dato dei gran risultati... E si' che lavoravo su dei discreti marchi del
Largo Consumo...
Altre esperienze vissute, anybody?
Roberto
Roberto Venturini | Consulenza di Marketing e Comunicazione | Formazione
roberto [at] venturini [dot] biz | www.venturini.biz | Milano * Barcellona
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Riccardo GaravagliaCiao Elena, ciao Lista.
Ho lavorato per alcuni network tv, tra il 1981 e il 1986, e posso
testimoniare che era prassi comune copiare (da "orecchianti") ciò che il
Cavaliere istituì come "modus operandi" nella propria organizzazione.
Il suo marketing (nei primi anni) faceva una analisi delle opportunità di
sviluppo di alcune aziende in alcuni settori o alcuni mercati, poi
studiava un piano (che comprendesse un massiccio uso del mezzo tv) e
proiettava i risultati; se erano soddisfacenti andava dai clienti e
proponeva loro un contratto dal costo base molto basso, ma con
retribuzioni via via più alte al raggiungimento di obiettivi reali di
vendita.
In questo modo ha portato Rovagnati da 5 a 25 miliardi di fatturato in tre
anni.
I clienti hanno iniziato a voler acquistare tutti pubblicità tv. Il mktg
Publitalia produceva tonnellate di calcoli, e le campagne venivano
retribuite, se esistevano reali possibilità di sviluppo degli affari, in
modo proporzionale agli incrementi di fatturato. Se lo sviluppo non era
possibile, al cliente veniva proposto un contratto normale, ti vendo lo
spazio a questo prezzo. In alcuni casi le aziende avevano sì possibilità
di sviluppo, ma non i mezzi finanziari per attuarlo. Gli accordi allora
prevedevano la cessione di beni in pagamento della pubblicità. Questo
veniva accettato (o proposto) se il mercato era in grado di assorbire i
prodotti ceduti. Anche io ho fatto contratti in C/M con termocoperte,
pentole, elettrodomestici, viaggi...
Dice bene Venturini, Standa è venuta dopo, non si è mai saputo se per
immettere nel canale i prodotti in eccesso (invendibili da Publitalia per
mancanza di organizzazione) o per rastrellare liquidità, entrambe le tesi
sono possibili.
Questo come testimonianza.
Ora una domanda: tra quanto tempo pensate che la pubblicità online potrà
portare un'azienda da 2,5 a 12,9 milioni di fatturato in tre anni ?
Che la Lista sia con Voi.
Riccardo Garavaglia.
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Riccardo Degli AntoniniCiao Lista,
se non fosse che non dubito sia fatto a fin di bene, ossia di sano lucro
mentale, leggere il quesito finale del mio ononimo Garavaglia mi porterebbe a
pensare che viviamo in un mondo in cui o si è i primi o è meglio ritirarsi.
Altrimenti detto: se non si riescono a raggiungere i ritorni pubblicitari
garantiti dalla tv meglio lasciar perdere. Diciamo, tendere a una cosa è
lecito, ma assolutizzare il concetto può portare a qualche equivoco.
E' appunto perchè non dubito del sano fin di bene di cui sopra che non
penso si volesse intendere così, perchè in realtà tutto il mondo reale, oltre
che quello virtuale, è una buona occasione per fare pubblicità.
Ad esempio, alla fiera Marmomac di Verona, forse la prima al mondo per il
marmo & C, dove tutte le aziende mostrano i propri marmi, le proprie creazioni in
marmo, le macchine per la lavorazione del marmo, ecc., un'azienda già
leader del settore lapideo ha ben pensato 3 anni fa di organizzare nel proprio
mega stand una passerella su cui sfilavano - musica da discoteca - modelle e
modelli. E non di marmo... I detti passeggiavano con una borsettina
trasparente con dentro un blocchetto, guarda caso, di marmo.
Ora, del marmo non so quanto effettivamente importasse alle migliaia di persone,
ambo sessi, che sostavano in quello stand, ma da tre anni a questa parte si
parla dello stand di questa azienda quasi come caratterizzante la fiera del
marmo, e l'azienda, che pur ha da allora rinnovato l'esperienza con nuovi
accorgimenti, non si è mai promossa in tv.
Anche da ciò capisco che l'omonimo sicuramente non voleva dire che le altre
pubblicità, diverse dalla televisiva, che resta la principale, non contano;
lasciamo a quella on-line il suo tempo: il bambino sta crescendo e si sta
pure facendo bello....
Dott. Riccardo degli Antonini
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Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Maurizio MiazgaParlando di scambi pubblicità-merce:
all'aquisto di Standa... Quindi il ragionamento non vale. E, tra l'altro,
frugando nella memoria, devo dire che non mi ricordo nessun caso vissuto
di persona in cui la sinergia Standa-Mediaset avesse dato dei gran
risultati...<
Se non sbaglio stiamo parlando di operazioni di cambio pubblicità contro
merce effettuate circa 15-18 anni fa, quindi in linea con la proprietà
contestuale di Mediaset (ergo Publitalia80) e Standa. Inoltre, viste le
tariffe, se non vi fosse stata una tale sinergia le ville del signore in
questione sarebbero piene di derrate alimentari ed altri prodotti fino a
costringerlo a stare fuori di casa: sarà per questo che ha deciso di stare
sempre a Roma?
Questo non significa che abbiano avuto dei grandi risultati, altrimenti
avrebbero seguito questa prassi fino ai giorni nostri, con effetti
devastanti sul mercato pubblicitario.
In effetti in alcuni casi, molto limitati, il mio cliente diventa anche
mio fornitore.
Ricordo un'operazione di sponsorizzazione per una squadra di calcio in cui
ottenni da una municipalizzata un discreto importo (qualche decina di
milioni dell'epoca) e che subito divenne fornitore di servizi per la
stessa squadra ricavando il 150% di quanto aveva investito, pur applicando
prezzi concordati.
Risultato: soddisfazione di tutti, a natale ricevo
ancora caldi auguri da tutti ed ho sempre le porte aperte per nuove
iniziative (che propongo solo quando effettivamente possono risultare
interessanti).
Hasta luego.
M. Miazga
Re: Re: Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Roberto Venturini il 15 Aprile 2005 - 20:51Beh, su questo proprio non sono d'accordo.
Due problemi di fondo:
A) che diavolo ne sanno le agenzie pubblicitarie di... logistica, di
composizione organolettica, di pricing, di posizionamento sullo scaffale...
Se devi assicurarti che il cliente faccia tutto per bene, allora devi
fare tu il cliente, devi caricarti di competenze che non ti spettano, di
lavori che non sono i tuoi = aumento pazzesco dei tempi e dei costi.
No, meglio che lo specialista faccia lo specialista
B) manco morto che il cliente ti lascia mettere il naso nelle cose che non
ti riguardano. Sono confidenziali, non e' roba tua, se ci metti il naso e
si inizia a discutere sul profumo che ha scelto il cliente per
l'ammorbidente o sull'uso del PVC invece del PET per il tappo, il cliente
diventa isterico e perde un mare di tempo...e cerca un'agenzia che gli
renda la vita facile invece di complicargliela
Si', ma come lo valuti? Con quale know how? Metti che il cliente ha
investito dei soldi, ha fatto ricerca, ha chiamato i fragranzieri bravi. E
a te alla fine non piace, e dici al cliente che non puo' lanciare il
prodotto con quel profumo, che tu piuttosto non gli fai la campagna (e
magari a sei mesi dal lancio lui deve iniziare una consultazione per
cercare un'altra agenzia...).
Se le agenzie si lamentano quando il cliente dice "la campagna non mi
piace" senza argomentare il perche', pensa se fossero le agenzie a dire
"il prodotto non mi piace, fallo diverso..."
Omaggi
Roberto
Venturini.biz | Consulenze e Formazione per il Marketing e la
Comunicazione roberto [at] venturini [dot] biz | www.venturini.biz |
Milano * Barcellona
Re: Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Roberto Arno' il 16 Aprile 2005 - 06:26Verissimo.
Aggiungo che, indipendentemente dalla causa, se dalle mie campagne ricavo
troppo poco, smetto comunque di investire.
Hai ragione sul poi: capire perchè non guadagno e intervenire sulle cause
giuste.
Forse, per esempio, il problema non è solo del sito, ma del prodotto
stesso, o del servizio, offerto; oppure il prezzo; oppure (provocazione?)
IL mezzo: su internet quella cosa non si vende... o chissà cos'altro.
E torniamo alle considerazioni già fatte da alcuni di noi: è opportuno che,
prima di iniziare la promozione di un sito - o prodotto, o servizio - sul
web, il consulente si interroghi non soltanto sulle azioni di marketing ma
anche sull'idoneità del mezzo e dell'oggetto che si promuove?
Personalmente ritengo di sì per il mezzo; è molto difficile sull'oggetto:
lì conta molto l'intuito, la "vision", del suo creatore... Forse i più
navigati (sic!), possono allargarsi a tanto.
Saluti a tanti bravi neuro-stimolatori
Roberto
Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Planethotel.net il 8 Aprile 2005 - 16:53Tranquillo: chi investe in pubblicità su internet non prende (sol)tanto in
considerazione il numero di click ricevuti, immagino, ma il risultato
economico dell'operazione.
Se da x mila click ricavo 0€, la campagna non funziona.
Non credo proprio che la promozione via web possa esser messa in pericolo
dai forzati del click: tranquillizzati...
Saluti,
Roberto Arnò
Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Samu il 12 Aprile 2005 - 06:54Ciao Roberto,
prendo spunto da questa tua frase per una considerazione un po'
provocatoria. Mai pensato che possa essere il sito "destinatario" della
pubblicità a non funzionare? Lavoro nell'adv online e sento troppo spesso
parlare di "scarse conversioni".
Quando però utilizzo i siti in questione come utente medio (fermo restando
che possa esistere un'etichetta di utente medio) rimango senza parole:
form di registrazione che non funzionano, link che non funzionano, etc.
Per non parlare poi della consegna (Ritardi? Articoli misteriosamente
scomparsi?) e del post vendita.
Ritengo superficiale imputare il fallimento di una campagna esclusivamente
all'adv. Ci sono tante variabili da considerare sia dal punto di vista del
sito internet (aggiornamento catalogo prodotti, prezzo, grafica,
usabilità, etc), sia dal punto di vista del ppc (parole chiave,
descrizione, deep link, etc).
Penso che imputare alla pubblicità il 100% della responsabilità per il
fallimento di un'operazione di marketing, sia come sparare sulla Croce
Rossa.
Ciao
Samu
Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Stefano Vurruso il 8 Aprile 2005 - 07:59Salve,
leggo che Alessandro è preoccupato dal fenomeno definito
dal Sole "i forzati del click" . Pare, a sentire la prestigiosa testata, che tali
forzati arrivino ad un guadagno di 200 USD (ma perchè poi non euro ? magari
solo 180...o sono solo yankee i "forzati?")
Se è vero che tali figure operano come descritto,
cliccando su link sponsorizzati tutto il giorno (che stress però...mi sa
che se li guadagnano davvero),
divorando in maniera sicuramente non produttiva per l'inserzionista,
ma molto per la concorrenza e/o (anzi più "e" che "o") per i motori,
budget destinati quindi ai "pay per click", allora, molto cinicamente,
devo dire che la cosa non mi turba affatto. Anzi, proprio per niente.
Emergerà sul mercato dei posizionamenti (come in effetti è quasi - ma
ancora molto quasi - già così)
chi utilizza altri strumenti ben più "impegnativi", professionalmente parlando,
dei posizionamenti sponsorizzati dove, lavorando quasi solo su parametri
(costo clik/budget giornaliero per Google, costo click per Ouverture) che
di professionale hanno ben poco, l'improvvisato diventa di colpo esperto di
web marketing in senso allargato.
Non dimentichiamo infatti che gran parte dell'utenza aziendale (i
clienti), in generale, vede ancora come un
prodigio misterioso il fatto di essere improvvisamente visibili, quando
prima non lo si era
e quindi scambia il posizionamnto sponsorizzato, come una operazione
certosina a portata esclusiva di guru o quasi.
Non voglio ovviamente con questo sostenere che il "pay per click" non
serve ed è utilizzato solo
da chi non è capace a fare altro, sarei sciocco e superficiale, ma una
seria consulenza
fornita ad aziende che richiedono la presenza sul web, dovrebbe comprendere,
(se necessario, richiesto e giudicato utile dal consulente per gli
obiettivi previsti),
il posizionamento sponsorizzato solo nella fase iniziale o solo in
occasione di determinate campagne
temporalmente molto limitate, mentre viene ora utilizzato e proposto da
molti, proprio in vece ed alla stregua del puro posizionamento.
Alessandro chiede poi se i motori argineranno il problema. Io mi chiedo :
a parte il problema tecnico,
già parzialmente risolto dagli stessi agendo sull'interdizione degli ip
per i click multipli, ma perchè dovrebbero sforzarsi di più?
Buon lavoro a tutti.
Stefano Vurruso
Direttore commerciale
Responsabile franchising ePOINT
Cell +39 347 7968919
s [dot] vurruso [at] mediarete [dot] it
Re: Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Gaia Simonato il 11 Aprile 2005 - 09:30Inizio rispondendo a questa frase per chiarire un po' le conseguenze del
click fraud: il problema è che gli spider entrano nel mio sito gratis,
mentre chi clicca i link sponsorizzati lo fa a spese del mio budget.
E questo vale sia che io misuri la mia campagna in funzione dei click sia
che lo faccia in funzione delle vendite o dei lead: se ogni click mi costa
50 centesimi e un utente clicca 1000 volte solo per farmi consumare
budget, mi costa comunque 500 euro. Se il mio obiettivo sono le vendite, e
il tasso di conversione (vendite su accessi) del mio sito è l'un per
cento, io ho perso 10 vendite, il ROI della mia campagna è peggiorato e
ognuno dei clienti acquisiti mi è costato un po' di più.
L'efficacia di tutto lo strumento ne risente e al limite potrei essere
costretto a rinunciarvi perché il costo acquisizione cliente è salito
troppo. Ecco perché è anche negli interessi dei motori limitare questo
problema (che se non sbaglio era anche stato inserito tra i rischi nelle
analisi per l'entrata in borsa di Google).
Naturalmente, come già sottolineato da altri, un sistema di controllo
basato sulle vendite o sul ROI rispetto a un mero conteggio degli accessi
mi permette di capire prima e meglio quando qualche cosa non va e sono
vittima di una frode di questo tipo.
Un ultima osservazione sull'utilizzo dello strumento: concordo sul fatto
che il PPC risulta particolarmente efficace in lanci o promozioni o
comunque tutte quelle attività con una durata stabilita e limitata. Va
però aggiunto come molte ricerche sostengano che i due canali,
posizionamento e PPC, vadano affiancati e si rafforzino l'un l'altro, un
po'come le PR e l'advertising. E anche nel nostro piccolo mercato italiano
ci sono aziende, dove internet è il canale di vendita strategico, che
sfruttano entrambi gli strumenti, con campagne PPC che pur essendo
continuative nell'arco dei 12 mesi sono efficaci. Su questo tema segnalo
un articolo: "Balancing Paid and Organic Search Listings"
http://searchenginewatch.com/s earchday/article.php/309587 1
Saluti
Gaia Simonato
www.sems.it
Re: Stanno gonfiando la pubblicità online?
Inserito da Cristina LignoCiao ad Alessandro, ciao alla lista,
In realta' mi sembra un fenomeno che potrebbe aver funzionato 5 anni fa,
ma difficilmente potrebbe funzionare adesso...c'e' qualche lettore di
questa lista che investe ancora il proprio tempo a guardare i report dei
click?
Per quanto riguarda tutto cio' che viene gestito a modelli CPC, credo che
si tratti di bugie che hanno le gambe corte. Chi compra click, solitamente
controlla anche il "post click". E qui l'asino casca parecchio in fretta,
posso citare un paio di casi che mi sono capitati veramente:
Frode sul cost-per-lead: un sito che aderiva al mio programma di
affiliazione e' balzato improvvisamente in testa alle classifiche. Dopo un
paio di giorni di soddisfazione, ho notato che impiegava 90 secondi per
compilare un form abbastanza complesso, strutturato in 3 step!
Controllando il dettaglio di questi lead supersonici, ho scoperto che
avevano tutti dei campi identici, a parte quelli strettamente anagrafici.
Risultato: affiliato bocciato, lead rifiutati; danno limitato a qualche
mezz'ora persa.
Frode sul CPC: qui era piu' semplice. L'affiliato generava un CTR del 50%.
Inutile dire che un banalissimo sistema di tracking riportava
dettagliatamente le sue referral pages. Risultato: affiliato retrocesso
dal CPC al CPA. Stranamente i click sono diminuiti e le vendite sono
rimaste costanti.
Ovviamente, un controllo del genere si puo' applicare anche a Google e
Overture; per ora non mi sono mai imbattuta in problemi, che pero'
verrebbero risolti controllando i dettagli dei "serial clickers".
Chi pretende di lavorare col Web, deve anche investire risorse per
gestire le proprie attivita'.
Ciao a tutti,
Cristina